Questa è un’amministrazione spendacciona. Tranquilli, non hanno appena comprato una nuova auto blu ovvero organizzato una cena con gli amici degli amici di Santa Marinella: quello che viene speso, a piene mani e senza risparmio, in questi giorni è il capitate culturale e di credibilità che il cosiddetto (e naturalmente cosiddetto è assolutamente un eufemismo) centrodestra si era conquistato nel tempo. Qualche esempio? L’ho già detto e già fatto. Il sindaco non si pronuncia, mai, su nulla. Problema Ama? Vedremo. Il porto? Incontreremo. La magistratura si sente derisa dagli spot a favore dell’autovelox? Mah. Sono errori, questi, la cui moltiplicazione ormai quotidiana dilapida, fra le altre cose, il capitale di simpatia che dovrebbe sorreggere un’amministrazione in una piccola città come la nostra. Manca una strategia e va elaborata presto, va elaborata anche la ricerca di un’identità, va risolta, a breve, la questione di una leadership inesistente o quantomeno impalpabile. La coalizione che oggi governa Santa Marinella è eterogenea, nata sotto il segno di un berlusconismo rampante ma che nulla ha tratto dai modi e dai disegni del Cavaliere. Convivere tutti non è facile, soprattutto se non c’è una guida riconosciuta, se ognuno ha ricominciato a pensare esclusivamente in piccolo, camminando guardandosi la punta delle scarpe. La domanda, come diceva quello, sorge spontanea: se la politica è tutto questo, se la politica è tutta qui, chi prenderà domani, o forse dopodomani, le redini del PdL cittadino? La domanda è ingenuamente perplessa, non si tratta della solita provocazione o di un mezzo per portare una notizia a galla. Non ci sono i numeri, non ci sono le persone, non ci sono i leader adatti a far girare un partito nuovo e dalle forti ambizioni in una città addormentata come questa. Se ne parlerà a settembre? Forse, ma quello che so io è che un partito che abbia la pretesa di rappresentare veramente una città dovrà nascere tra la gente e questo a Santa Marinella non avverrà, perché non lo vuole nessuno. Scendere tra la gente significa confrontarsi, significa dover subire anche critiche senza poter rispondere perché riposte non se ne possono dare. Avevamo la possibilità di poter vivere una stagione nuova e ce la siamo fatta scappare dalle mani, un po’ per supponenza, un po’ per il pressappochismo che avvolge chi è troppo preso dai problemi del vivere quotidiano. Diamoci una mano, ne va non solo della politica ma anche dello stile di vita, della qualità della vita che chi abita una città piccola e bella come questa ha diritto di esigere.
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