Premetto che non si può parlare di caduta di stile dell’assessore Venanzo Bianchi perché la risposta che ha dato, insinuazioni connesse, all’amica e collega Monica Martini, in replica ad un suo articolo apparso sul Messaggero, è puerile nella stessa maniera di come è puerile la mentalità e l’atteggiamento di tutta questa odierna “classe dirigente”, in modo omogeneo e nessuno escluso. Il fatto è di quelli che fanno riflettere, grave ed importante, ma che sarebbe passato sotto silenzio se Monica non avesse fatto il suo lavoro, quello di informare la gente su cose che la gente non può normalmente sapere. Se la gente conoscesse tutti i fatti che accadono intorno i giornali non si venderebbero ed i giornalisti, non avendo null’altro da fare, sarebbero a spasso oppure a fare gli assessori comunali. Tornando comunque ai fatti, questi sono semplici e crudi: per una ragione che non vogliamo sapere e che l’assessore Bianchi non è stato in grado di spiegarci i telefoni della Polizia Locale, della Protezione Civile e dei servizi comunali mercoledì e giovedì, quando le strade erano fiumi in piena ed i danni si cominciavano a contare, erano muti, non potevano comunicare, per la solita ragione e cioè che qualcuno non aveva pagato qualcosa. La gravità nella notizia è che se fosse successa una tragedia nessuno sarebbe potuto intervenire perché non sarebbero stati operativi i vari collegamenti. Non ci venga a raccontare, l’assessore, che esiste un parco radio: il personale era in giro e le radio erano tutte al magazzino. Ma l’assessore ha voluto strafare, ha cazziato la bionda giornalista chiedendole con la voce pierina che sa fare solo lui di stare al suo posto, di lasciar giocare i grandi. I grandi stanno giocando, infatti, ma ho l’impressione che non si divertano tanto come non si diverte più nessuno dei cittadini. Lui parla di “chi non ha nessuna remora a screditare l’amministrazione, magari per fini personali”. Qui l’assessore è sibillino, dice e non dice, magari se invece di scrivere fosse andato in video avremmo capito di più da un cenno del capo, ma ci lascia con la bocca asciutta, più che con un dubbio con una dottissima ignoranza. Forse è amareggiato perché sotto il fumo delle grandi parole di questa impalpabilissima amministrazione l’arrosto non c’è più, “se lo sò magnato” direbbe qualcuno. Forse anche lui credeva che qualcosa sarebbe cambiato, o meglio sarebbe potuto cambiare e si rende anche lui conto che è anche lui a tenere fermo lo sviluppo di questa splendida città, con un’amministrazione comunale impegnata sempre a fare qualcos’altro, spesso anche fuori dai confini comunali, mentre qui ci si allaga, qui non si trova lavoro, qui nulla decolla. Un collega di giunta dell’assessore Bianchi, proprio riguardo ad un’inchiesta che stavo conducendo sulla persona e sulla figura del prossimo direttore generale del comune mi disse che dovevo finirla di rompere i coglioni, che non si spiegava come mai il mio atteggiamento fosse cambiato, che cercassi sempre in tutte le cose il pelo nell’uovo. Gli risposi che non ero io ad essere cambiato, ma lui ed i suoi sodali. Quando rompevo le scatole all’amministrazione Tidei tutti facevano il tifo per me; oggi che faccio sempre e nello stesso modo il mio sporco lavoro, continuando a cercare i peli nelle uova, chi è cambiato veramente? La stampa e la politca sono funzioni sociale, vitali per lo sviluppo democratico. Tentare di minare la credibilità dei giornalisti è un delitto contro la libertà dei cittadini. I politici potranno non essere rieletti, i giornalisti “ci mettono la faccia”, tutti i giorni.
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Bravo Cris, continua a “rompere i coglioni” a chiunque non abbia,o richieda, la necessaria trasparenza atta a gestire la cosa pubblica…