L’orsetto è gongolante, o fa finta di esserlo. Arrivano truppe fresche, pensa, quindi stiamo andando forte, quindi il nuovo partito, quello che tutti gli italiani attendono da ormai oltre un anno, la cui nascita, frutto di un travaglio inaudito, viene rinviata di trimestre in trimestre come le apocalissi di certe sette del nuovo mondo, è forte, stabile e tiene. Ma cosa deve tenere, il nuovo partito? Innanzitutto gli iscritti, a quanto pare molto numerosi, intorno a se. E questa è una condizione che non si sta ancora verificando. Se le truppe saranno la sommatoria degli iscritti di Alleanza Nazionale e Forza Italia sicuramente non dovremo temere grossi affollamenti in centro città. Non sarà il partito che fa le assemblee dentro una cabina del telefono ma una dignitosa sala dovrebbe contenere tutto il popolo del PdL cittadino. Poniamo anche che questa manovra politica sappia toccare il cuore alla gente di Santa Marinella, poniamo che il numero degli iscritti arrivi a quota 1000 cittadini, tutti convinti dal Presidente del Consiglio ed accattivati dal saper fare e dai buoni risultati ottenuti da quest’amministrazione comunale, quella del “faremo”. Il problema che si pone oggi, che l’orsetto da politico svagato qual è ha compreso perfettamente, è quello della guida del partito. Il nuovo “organismo” non potrà essere condotto da una cooperativa, la storia della cabina di regia è una bufala. Serve un leader, una guida, un’unità nel partito che oggi non ci sono. Non servirà a nulla, allora, battere i piedi per terra, farsi raccomandare dalla Capitale. Di fronte ai cittadini, a quella parte di cittadini che si vuole impegnare in politica, le chiacchiere serviranno a poco. Quello della leadership sarà un tema su cui è impossibile confrontarsi. Bisognava già averlo fatto perché non saranno le tessere a contare. A Roma lo sanno talmente bene che hanno vietato ai due partiti di farne ma qui sono state fatte ugualmente, la repubblica è un’altra, questa. Allora, se si guarda con l’ottica dell’analisi, si spiega l’attivismo di Esposito, il suo fare manifesti sibillini, l’essere sempre presente, il lodare a destra e manca, il voler piacere ed il voler piacersi. Per lui potrebbe essere, questa, l’occasione per fare il salto di qualità. In fondo altri candidati, per la guida del PdL cittadino, non ce ne sono, almeno in apparenza. Tenere unite tutte le truppe che stanno affluendo, sarà un compito gravoso, come importante sarà dare la linea al partito e quindi alla maggioranza che governa la città: di pressioni per questa nomina ce ne sono già molte. La questione della leadership si mescola, vivacemente, con quella della tensione interna che attanaglia la maggioranza. La soluzione potrebbe essere quella di uno strappo, con i vecchi metodi, con i vecchi apparati, con la vecchia gestione del potere. La soluzione dovrebbe essere quella di creare un partito veramente aperto alla gente, trasparente, nel quale poter veramente affrontare la questione della crescita di una nuova classe dirigente in previsione di un ricambio generazionale da affrontare praticamente subito. Ma brusche correzioni di rotta non se ne potranno fare. Non facciamoci illusioni, il nuovo partito nascerà già vecchio, imbrigliato da chi si è limitato a fare tessere senza convocare le assemblee pur previste dallo statuto per non perdere la poltrona. Si scatenerà la guerra dei mondi, dei due mondi. Quello dei vecchi e nuovi iscritti, pronti a reclamare qualcosa, la solita prebenda che non guasta mai, o almeno una leccata al piatto della pastasciutta, tutta gente che rimarrà alla finestra a guardare l’altro mondo, quello di qualcuno che questo stato di cose, questo modo di fare e pensare lo vuole cambiare veramente.
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