“L’attacco poetico/astronomico: ” sono le sette di mattina…e mi reco al bar” con cui il dott. De Vito si cimenta a confronto, non troppo congruamente con l’altro più celebre: ” era l’ora che volge al disio” potrebbe essere l’occasione per una tirata polemica, seppur caustica e severa, almeno più articolata, tale da far comprendere perché mai alla sette di mattina sorbendo un caffè al bar si avverta di colpo, in questo paese, l’evidenza di un “baratro culturale” responsabile essendo l’amministrazione in carica.
Stentiamo a cogliere, il legame concettuale/sillogistico tra una placida colazione e la rivelazione di un apocalisse! Se questo è il metodo del suo comprendere non osiamo pensare che cosa potrebbe succedere a pranzo, laddove, tra libagioni sostanziose e cumuli di proteine, la capacità divinatoria del nostro vien posta a forte sollecitazione. Le vie della fantasia, come quelle del dott. De Vito sono infinite.
Ciò rilevato, continuando col pescare nel ricettario gastronomico, il dott. Paolo qualifica l’attività culturale, fin qui espressa dall’amministrazione Bacheca, vero “minestrone” cioè, coacervo di iniziative di destra e di sinistra. Ma, gentilmente e con garbo, dichiara, poi, di non voler entrare nel merito; ma era conveniente, perché tali rivelazioni non restassero senza sviluppo. D’altra parte cosa si può dire di più a chi, come gli attuali amministratori, è mancante di cultura? Non par di scorgere in queste affermazioni l’ineffabile snobismo del solitario e raffinato bizantino, colui dopo il quale c’è il diluvio? Dovremmo credere perciò che il dott. De Vito da quanto umilmente afferma, in questo deserto culturale che è la nostra cittadina, sia l’unico che possegga le chiavi baconiane del sapere e del potere e l’unico, naturalmente, ad aver conseguito, ad esempio, un 110 e lode.
Potremmo gloriarci d’aver siffatto monumento di sapienza, ma potremmo anche riderne perché conosciamo la storia di Golia e, soprattutto, perché vivono nella nostra cittadina personaggi che in termini culturali non sono secondi a lui. Ma il movente che sta a capo di questa sua sortita è l’affermazione del delegato alla cultura secondo cui sono operanti corsi propedeutici universitari. Eh si! Perché tale iniziativa pare che sia il classico dente che gli duole. E’ a memoria storica che nella precedente amministrazione Tidei il dott. De Vito abbia avuto incarico di programmare ed avviare questi corsi, permanendogli la convinzione d’essere il solo capace di poterli riprendere. In sintesi: siamo davanti alla sindrome dell’insostituibilità. Ed allora probabilmente disturbato per non essere stato interpellato e lo diciamo con il rispetto che egli merita, ha creduto di tacciare le dichiarazioni di Pino Galletti, di peregrine banalità tal che egli, producendosi in una sparata ironica, sfida il suddetto a mostrare ” le carte e tutti gli atti” che legittimano l’avviamento dei corsi menzionati. Ma Pino Galletti, non ha scritto che sono in corso attività di orientamento e di propedeutica; ha soltanto affermato di impegnarsi ad avviarli. Il che, caro dott. De Vito, è ben diverso da quanto lei commenta. Perciò, se è suo desiderio intraprendere la carriera del polemista, dovrebbe ben conoscerne fasi e meccanismi: studio dell’avversario, analisi del suo pensiero, carte a disposizione e capacità dialettica. E poi, il duello. Ma , dal suo scritto, che si configura nelle sue intenzioni come micidiale stoccata, vien fuori la figura di un incauto. Ci viene alla mente l’apologo del piffero di montagna, anche perché dei suoi prodotti culturali espressi tempo fa, poco rimane; nessuna traccia avendo lasciato, come schiuma nell’acqua o fumo nell’aria. Ricordiamo con ammirazione l’intervento di quel modello di cultura che risponde al nome di Luxuria. Quello fu un gran momento. Ora – e questa non gliela passiamo – per parlar di cultura, come fa lei quando sorbisce un caffè al bar alle sette di mattina, occorre averne consapevolezza del possesso. Noi infatti, assecondando il suo metodo, non entriamo nello specifico epistemologico del suo dire, ma analizzeremo il suo scritto sotto l’aspetto formale, e cioè:
- con il verbo IMBATTERSI ( denotante moto a luogo ) si usa la preposizione IN e non SU. Perciò è da scriversi: “mi imbatto in una frase” e non come lei dice: ” su una frase”;
- Un baratro, anche in senso figurato, non si DETERMINA, ma si CREA;
- “repertorio riunito a formare”. Semmai sono le iniziative di destra o sinistra, come lei afferma, ad essere riunite. Un repertorio è un repertorio e basta, insuscettibile di riunificazione;
- Lapsus machinae o la testa da un’altra parte? “Non voglio entrare nel merito delle attività riportate perché ritengono …” chiaro anacoluto sintattico che stravolge la logica coerenza di un IO che vira verso un immotivato ESSE;
- Quando si adotta NON è vietato, per stile e per cultura sintattica, far seguire NESSUNO dacché due negazioni affermano. Pertanto : ” che non trova nessun fondamento” va corretto con “… alcun fondamento”.
Facciamo, infine, nostro il suo ammonimento secondo cui è necessario pensare prima di parlare, rammentandole nel contempo altrettanto necessario consultare grammatica e sintassi prima di scrivere.
Per uno che denuncia un baratro di carenza culturale non c’è male.L’amministrazione comunale
Comprendiamo la polemica in corso tra De Vito e l’amministrazione comunale ma non condividiamo la leziosa e vuota replica. Quindi, in mezzo ai due duellanti, vorremmo evitare di fare noi, la figura degli sciocchi. A pagina quattro della rivista del comune citata da De Vito si legge:” Non mi piace assolutamente illudere e non sto qui ad inondarti di false promesse per farti sognare, ma ti voglio semplicemente ricordare ciò che abbiamo realizzato, dal punto di vista culturale, in questi primi mesi di mandato:…avviamento dei corsi propedeutici universitari a cura dello staff docenti dell’Università di Tor Vergata…” Il resto si commenta da solo.
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