Tra il fumo, il tanto fumo che si sta facendo intorno alla nomina del nuovo presidente della multiservizi, potrebbe intravedersi qualche pennacchio bianco, segno inequivocabile di una scelta, tra le tante proposte. Ormai i tempi sono maturi, anzi stringono. E se da una parte diventa sempre più insistente il nome di Venanzo Bianchi c’è chi sussurra anche quello di Bruno Ricci, nipote di Achille Ricci, che tra le altre cose, elemento non da trascurare, fa il commercialista. Quindi il bivio vede da una parte il politico e dall’altra il tecnico ed in ogni caso la scelta, dovesse cadere tra questi due nomi, non sarebbe una scelta partitica, nel senso che ormai l’accordo elettorale che vedeva la carica di presidente del cda della società comunale come in quota a Forza Italia sarebbe saltato, travolto come gli altri impegni elettorali non mantenuti dall’amministrazione in carica. Già nei prossimi giorni comunque si saprà il nominativo del prescelto, tenuto anche conto che tutto il consiglio di amministrazione fu nominato a maggio dello scorso anno e tra poco dovranno quindi essere rinnovati anche i due incarichi da consigliere. Nulla fa escludere quindi anche la nomina per un breve periodo di un personaggio, magari poco noto, con il semplice incarico di traghettatore verso la scadenza di maggio, fino alla quale il fumo intorno alle nomine si farà tanto denso da celare il disaccordo che frena ancora la ricostituzione del collegio. La società dovrà virare urgentemente verso la produttività massima. Un piano industriale, pur richiesto a gran voce dagli attuali consiglieri di maggioranza e dal sindaco, quando sedevano nei banchi dell’opposizione, non è ancora stato ideato né presentato. Si mormora che la società intenda rilevare almeno parte dei servizi attribuiti ora all’Ama e relativi alla raccolta ed al trattamento dei rifiuti urbani ma nessuno si sbilancia in un settore quanto mai impegnativo. I vari consigli di amministrazione che si sono succeduti nel tempo non hanno dimostrato grandi doti organizzative ed ora che l’azienda non ha nemmeno un direttore generale allargare i settori di intervento senza aver nemmeno consolidato procedure e relazioni industriali, potrebbe essere un salto nel vuoto. C’è l’incognita infrastrutture a pesare sull’azienda che finora si è servita dei beni comunali quali uffici, utenze, veicoli e macchinari diluendo i costi di esercizio, prassi ormai evidentemente non più praticabile e che non ha mai consentito di appurare con chiarezza quali fossero i reali costi di questo tipo di esercizio dei servizi comunali. Al nuovo consiglio di amministrazione spetterà quindi un durissimo lavoro, condito anche dal malumore dei dipendenti della società, gli stessi lavoratori che hanno visto le ultime buste paga notevolmente più leggere ma che ad oggi, nonostante i vari summit sindacali che si sono tenuti a Santa Marinella, non hanno ancora capito perché guadagnano di meno. E nessuno glielo ha ancora spiegato.
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