La veemenza. La violenza delle parole. Gli “arnesi del demonio”. Leggo tutto con molta tristezza. I “consiglieri di minoranza” che hanno firmato mozione e comunicato non si sono nominati perché i loro nomi sono noti: in ordine alfabetico da Benci Francesco a Trebbiani Mauro, tutti e sette, passando per Paola Rocchi, che è la persona che scrive questa nota per rispetto di chi ha chiesto una risposta, sebbene non si firmi lui/lei né per nome, né per cognome. E sebbene usi parole di livore.
E la risposta può essere una sola: non c’è stato nessun tentativo di strumentalizzare alcunché, lo si voglia credere o no. Non c’è stato nessun intento violento. E non ci dobbiamo scusare proprio di niente. Questo terreno di scontro ideologico l’ha preparato la giunta (che per una volta avrà fatto una cosa a voi gradita), onorando i morti delle foibe e schifando gli altri. Se vi sembra questa giustizia, se vi sembra questa dignità, se vi sembra questo tollerabile: se potevate mai pensare che le nostre coscienze civili sarebbero rimaste zitte.
Su tutto il resto, non rispondo, se permettete, anche se avrei molto da dire su molte cose. Su chi impalava chi, per esempio. Ma la morte e il dolore spaventoso che a volte la storia produce (i colpevoli sono sempre molti, e fra tutti, alcuni sono più colpevoli di altri) mi sembrano già tanto eloquenti per conto loro.
La mia coscienza personale, di chi cerca di fare politica nel modo più trasparente e rispettoso possibile perché questo gli hanno chiesto in molti, sta serena, nonostante le vostre parole che evocano il demonio, santocielo.
“Sta come torre ferma che non crolla”, sento il divino Dante che mi risuona dentro e mi illudo che parli pure a me.
Paola Rocchi
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Rivendico innanzitutto la mia posizione di “nemico”. Non le sono carissimo, tantomeno amico. Visto che non c’è la maturità per una memoria condivisa, non venga a darci lezioni. Noi piangiamo i nostri morti ed esigiamo il rispetto. Questo buonismo alla “libro cuore” lo abbiamo già assaggiato e non ci piace. La politica comunista del doppio binario la conosciamo bene, pacifinta e buonista quando si ha torto marcio, aggressiva e guerrigliera alla bisogna.
La vergogna delle Foibe, è una pagina di storia celata per 60 anni, che è stata mistificata e nascosta. Il tentativo di volerla intersecare con la lotta politica tra fazioni è strumentale ed assolutamente vergognosa.
Non solo, la malcelata volontà negazionista dei suoi compari ne rappresenta il giusto completamento. A questo giro vi è andata male, provate alla prossima.
In allegato: la velina preparatoria al “Giorno del Ricordo” a cura del soviet litoraneo
“La verità prima delle foibe”
SANTA MARINELLA – Forse per “bilanciare” il peso delle responsabilità storiche della Shoah, a ruota della “giornata della memoria” del 27 gennaio, il 10 febbraio è dal 2005 in Italia il “giorno del ricordo” dei caduti italiani delle foibe, commemorati con monumenti, lapidi, intitolazioni di strade come “vittime e martiri della barbarie comunista slava”. Ma quanto c’è di vero in questa ricostruzione “nazional-patriottica” ?
Per prima cosa bisogna ricordare che in Istria e a Trieste la storia non incomincia il 1° maggio 1945. L’Istria venne annessa dall’Italia con il Trattato di Rapallo del 1920, come ricompensa per il contributo alla “vittoria” di quella immensa strage che passò alla storia come 1^ Guerra Mondiale. Mussolini impose l’italianizzazione forzata della regione: fu vietato l’uso dello sloveno e del croato nella scuola, sul lavoro, in chiesa, gli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano. Decine di migliaia di croati e sloveni furono costretti ad emigrare nell’allora Regno di Jugoslavia o in altri paesi esteri.
Con l’occupazione nazi-fascista della Jugoslavia nel 1941 le persecuzioni contro sloveni e croati divennero ancora più gravi: furono fucilati migliaia di ostaggi, bruciati centinaia di paesi e i loro abitanti deportati in decine di campi di concentramento italiani, e vi morirono di fame e di malattia fra 7 e 11 mila persone.
A Trieste nel 1942 fu istituito per la repressione della resistenza partigiana. L’Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia si macchiò di efferati delitti contro gli antifascisti in genere, ma soprattutto contro sloveni e croati. Furono proprio uomini dell’Ispettorato, in particolare quelli della squadra politica, la cosiddetta banda Collotti, a gettare negli “anfratti del Carso” gli arrestati che morivano sotto tortura. Nella risiera di San Saba, alla periferia di Trieste, fu costruito l’unico campo di concentramento e sterminio in suolo italiano.
Dalla capitolazione dell’Italia, l’8 settembre del ’43, fino al ’45 in Istria ci fu un’insurrezione popolare e furono arrestati molti fascisti e molti di coloro che, a vario titolo, avevano rappresentato lo Stato fascista.
Ricordare quel che successe dopo il ’45 nelle aree di confine tra l’Italia e la Slovenia come nascessero dal nulla, come se lì e nel resto della penisola non fosse accaduto nulla, come se nei campi di concentramento si fossero “disinfettate” persone, come se le squadracce nere non avessero seminato vent’anni di terrore e morte, non rappresenta solo un “parziale” onore alla memoria ma, soprattutto, un palese tentativo di rimuovere le radici antifasciste della nostra Repubblica, Costituzione, democrazia, da cui l’ideologia nazi-fascista è stata bandita per sempre. La nostra amministrazione, assai poco solerte in scadenze come il 25 aprile o il 27 gennaio, decide invece di dare risalto a questa sola data.
Circolo del PRC di S. Marinella “Benedetti Michelangeli”
Quattro parole prima della verità prima delle foibe
Relativamente all’articolo a firma del circolo del prc di santa marinella, occorre dover sottolineare per diritto di cronaca come, ancora una volta, i comunisti non perdono occasione per tentare di mistificare la realtà. Tutto ciò naturalmente, prescindendo dall’analisi politica che mostra tutti i limiti di una inumanità brutale per la quale esistono morti di serie A e morti di serie B. Non solo mettono in dubbio l’importanza della “Giornata del Ricordo” istituita dalla loro repubblica italiana democratica e antifascista ma fanno molto di più. Prima scrivono che la storia non inizia il 1° maggio del 1945 poi ci dicono che inizia con il trattato di Rapallo del 1920 (ma il fascismo non andò al potere nel 22?), poi non conoscendo il numero dei condannati a morte che non corrisponde alle sentenze eseguite in quegli anni dal tribunale speciale. Si avventurano in massacri di croati (ma non combattevano a fianco dell’Asse?) e si potrebbe continuare all’infinito. Nel dopoguerra i libri scrivevano che nelle foibe i nazifascisti uccidevano i partigiani, poi presa coscienza della realtà si insabbiarono quelle pagine di storia e per 50 anni non se ne seppe più niente, i miei coetanei delle foibe non sanno nulla, sui libri di storia non c’erano! Ora vengono a farci lezioni di storia, zoppa e scadente. Occorre essere dei presuntuosi ipocriti a voler raccontare la storia in un articolo di giornale, io non ci provo, però è opportuno sapere che non sempre quello che luccica è tutto oro. Anche perché “in Istria, Dalmazia e in territorio giuliano anche le pietre parlano italiano”, andateci a fare un giro.
A me francamente appare squallido il tentativo di mascherarsi tramite giri di parole e di scarso moralismo.
Le citazioni di Dante io le lascerei ai dotti e inizierei a far un minimo di autocritica e di chiarezza storica.
Sarebbe forse il caso di rendersi conto della pochezza argomentativa su cui si sta basando questa polemica.
Non vedo perchè avanzare critiche su un fatto storico così doloroso che ci riguarda.
Non vedo perchè occorra toccare il fondo, il più basso livello di mediocrità al solo fine di starnazzare.
Nessuna strumentalizzazione? nessun tentativo violento? la violenza è ben che esplicita ed evidente. La violenza sta nel cercare nell’evento storico del fascismo una giustificazione alla tragedia delle foibe. Quasi una legittimazione dell’accaduto. è scandaloso, è un atto d’arroganza,d’ignoranza e di mancanza di rispetto verso i martiri, verso una ferita che è italiana, che è la nostra storia.
La logica dei morti di serie A e di serie B è una violenza, è una squallida modalità di far politica che ha tantissimi aspetti, sicuramente, ma non certamente di tasparenza e di rispetto come lei decanta.
Per meglio ricordare quale fu il contesto in cui si consumò quella tragedia utilizzo alcuni documenti ufficiali che testimoniano come quella vicenda era iniziata molti anni prima e non può rimanere avulsa dal suo contesto storico:
“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.
Benito Mussolini, 1920
STRALCIO DELLE COMUNICAZIONI VERBALI FATTE DALL’ECC. Gen. ROATTA
NELLA RIUNIONE DI FIUME DEL GIORNO 23-5-1942:
“Il DUCE è assai seccato della situazione in Slovenia perchè Lubiana è provincia italiana. /…/
Anche il Duce ha detto di ricordarsi che la miglior situazione si fa quando il nemico è morto. Occorre quindi poter disporre di numerosi ostaggi e applicare la fucilazione tutte le volte che ciò sia necessario. /…/
L’Ecc. Roatta esprime il suo pensiero nei riguardi del sistema da usare per risolvere la situazione in Slovenia:
1) – Chiudere la frontiera con la provincia di Fiume e con la Croazia, specialmente nella zona di Gorjanci. /… /
2) – Ad oriente del vecchio confine sgombrare tutta la regione per una zona di una profondità variabile (3-4 km.). In tale zona sarebbe interdetta qualsiasi circolazione tranne che sulle ferrovie e sulle strade di grande comunicazione. Apposite pattuglie in servizio di vigilanza aprirebbero senz’altro il fuoco contro chiunque.
Il Duce concorda nel concetto di internare molta gente – anche 20-30.000 persone.
Si può quindi estendere il criterio di internamento a determinate categorie di persone. Ad esempio: studenti. L’azione però deve essere fatta bene cioè con forze che limitino le evasioni. /…/
Il C. d’A. in base alle direttive suesposte dovrà compilare uno studio, da presentare entro 3-4 giorni, dal quale risulti:
1) – zone da sgomberare dalla popolazione, indicando l’entità della popolazione da internare, suddivisa in famiglie (per categorie);
2) – quali altri provvedimenti sono ritenuti necessari;
3) – intenzioni operative nei vari stadi della situazione.
/…/
Ricordarsi che tutti i provvedimenti di sgombero di gente, li dovremo fare di nostra iniziativa senza guardare in faccia nessuno.
Solo per quel che riguarda la piccola Slovenia, nei lager italiani morirono 13.606 sloveni e croati. Nel lager di Arbe (sull’isola di Rab) ne morirono dai 1.500 ai 2.500 circa. I civili e partigiani “fucilati sul posto”, cioè durante azioni belliche, furono non meno di 2.500. 1.500 invece i fucilati civili trattenuti come ostaggi, uccisi cioè mesi dopo il loro internamento, per stanare le bande partigiane o per vendetta contro azioni verso i nostri militari. I morti per sevizie, torture, o bruciati vivi arrivano ad un totale documentato di 187. Ripetiamo: questo solo nella “provincia di Lubiana”, dove più numerose sono le documentazioni giuntaci.
S L O V E N I !
- Al momento dell’annessione, l’Italia vittoriosa vi ha dato condizioni estremamente umane e favorevoli.
Dipendeva da voi, ed unicamente da voi, di vivere in un’oasi di pace.
- Invece molti di voi hanno impugnato le armi contro le autorità e le truppe italiane.
- Queste, per un alto senso di civiltà ed umanità, si sono limitate all’azione militare, evitando misure che gravassero sull’insieme della popolazione ed ostacolassero la normale vita economica del paese.
E’ solo quando i rivoltosi sono trascesi ad orrendi delitti contro italiani isolati, contro vostri pacifici concittadini e persino contro donne e bambini, che le autorità italiane sono ricorse a misure di rappresaglia ed a qualche provvedimento restrittivo, di cui soffrite per causa dei rivoltosi
- Ora, poichè i rivoltosi continuano la serie di delitti, e poichè una parte della popolazione persiste nel favorire la ribellione, disponiano quanto segue:
1°) – A partire da oggi nell’intera Provincia di Lubiana:
- sono soppressi tutti i treni viaggiatori locali;
- è vietato a chiunque viaggiare sui treni in transito, tranne a chi è in possesso di passaporto per le altre provincie del regno e per l’estero;
- sono soppresse tutte le autocorriere;
- è vietato il movimento con qualsiasi mezzo di locomozione, fra centro abitato e centro abitato;
- è vietata la sosta ed il movimento, tranne che nei centri abitati, nello spazio di un chilometro dai due lati delle linee ferroviarie. (Sarà aperto senz’altro il fuoco sui contravventori);
- sono soppresse tutte le comunicazioni telefoniche e postali, urbane ed interurbane.
2°) – A partire da oggi nell’intera Provincia di Lubiana, saranno immediatamente passati per le armi:
- coloro che faranno comunque atti di ostilità alle autorità e truppe italiane;
- coloro che verranno trovati in possesso di armi, munizioni ed esplosivi;
- coloro che favoriranno comunque i rivoltosi;
- coloro che verranno trovati in possesso di passaporti, carte di identità e lasciapassare falsificati;
- i maschi validi che si troveranno in qualsiasi atteggiamento – senza giustificato motivo – nelle zone di combattimento.
3°) – A partire da oggi nell’intera Provincia di Lubiana, saranno rasi al suolo:
- gli edifizii da cui partiranno offese alle autorità e truppe italiane;
- gli edifizii in cui verranno trovate armi, munizioni, esplosivi e materiali bellici;
- le abitazioni in cui i proprietari abbiano dato volontariamente ospitalità ai rivoltosi.
- Sapendo che fra i rivoltosi si trovano individui che sono stati costretti a seguirli nei boschi, ed altri che si pentono di aver abbandonato le loro case e le loro famiglie, garantiamo salva la vita a coloro che, prima del combattimento, si presentino alle truppe italiane e consegnino loro le armi.
- Le popolazioni che si manterranno tranquille, e che avranno contegno corretto rispetto alle autorità e alle truppe italiane, non avranno nulla a temere, nè per le persone, nè per i loro beni.
gen. Roatta, Lubiana luglio 1942 – XX
Nota del Generale Robotti
Al Capo di Stato Maggiore Galli,
chiarire bene il trattamento dei sospetti, perchè mi pare che su 73 sospetti non trovar modo di dare neppure un esempio è un po’ troppo.
Cosa dicono le norme della 3° circolare, e quelle successive ?
Conclusione :
SI AMMAZZA TROPPO POCO !
“La ignobile aggressione alla Grecia obbliga i comandi italiani in difficoltà a chiedere l’intervento della Germania, mettendo così fine alla illusione della “guerra parallela”. Nel 1941, dopo un criminale bombardamento su Belgrado, che viene rasa al suolo, Tedeschi, Ungheresi e Italiani invadono la Jugoslavia, occupandola completamente in poche settimane.
All’Italia spettano: l’intera costa dalmata, parte del Montenegro, quasi l’intera Slovenia e la Croazia, sotto forma di protettorato.
La Slovenia viene annessa, e diventa la provincia di Lubiana. La Croazia diventa un regno “indipendente”, con primo ministro Ante Pavelic, un fascista feroce e sanguinario, amico di vecchia data di Mussolini, e come Re un cugino di Vittorio Emanuele III, Aimone di Aosta. Il partito fascista e razzista croato, gli Ustascia, formato da fanatici religiosi (cattolici) e nazionalisti, appoggiati dal vescovo di Zagabria e primate di Croazia Stepinac, intraprendono fin da subito una opera di pulizia etnica nei confronti di Serbi e altre minoranze, spesso spalleggiati dalle truppe italiane.
L’intera Jugoslavia diventa territorio di stragi e di crudeltà. Alla fine della guerra, sarà uno dei paesi che avrà pagato il più alto tributo di morti, da calcolarsi in circa 1 milione e mezzo di persone su 16 milioni di abitanti.”
Marco Ottanelli – democxrazia e libertà
Ritengo che ricordare solo parte della storia sia uno di quei tentativi rozzi di quel revisionismo storico che tende ad appiattire la capacità critica che, invece, abbiamo il dovere di diffondere nelle nuove generazioni.
D’altra parte favorire giornate della memoria in cui viene strumentalmente alimentata la divisione del popolo italiano, che, ricordiamoci, solo nell’unità d’Italia e nell’antifascismo ha trovato le motivazioni per la condivisione della difesa della propria patria, non credo siano sufficienti a raggiungere questo obiettivo.
Per questo, per quanto nelle mie possibilità, mi impegno personalmente ad organizzare una conferenza sulle vicende legate alle stragi avvenute dopo la caduta del fascismo, in cui siano affrontati anche i temi legati alle foibe, da testimoni, storici e studiosi.
Giovanni Dani
Non si è ben capito cosa vi è stato tolto con le celebrazioni di ieri. Avete addirittura parlato di bilanciamento delle responsabilità storiche della shoah e di giornata a ruota del 27 gennaio. Senza parole.
La giornata dedicata alle vittime della shoah ha come obiettivo quello di non dimenticare e ci spieghi dunque lei e i suoi colleghi perchè invece dovremmo dimenticare altre vili torture umane che erroneamente e colpevolmente non sono state riconosciute per troppi anni. Lei che è tanto democratica e che ,a suo dire, con la sua coscienza fa politica nel modo più trasparente e rispettoso possibile dovrebbe più di altri riconoscere l’importanza di un momento di raccoglimento e di Preghiera rivolti a delle anime martoriate. Non entrando nel suo modo di fare politica mi legittimo solo del diritto di provare dei sentimenti di biasimo per la miserabilità della condizione umana. Nell’illusione che Dante le parli gli risponda pure e gli chieda quale sarebbe stata la sua collocazione nella Divina Commedia e quale girone l’avrebbe ospitata.
Roberta Felici
cti.: E non ci dobbiamo scusare proprio di niente
infatti voi non vi dovete certo scusare, vi dovete solo vergognare, tutto qua.
è la cosa più semplice da fare basta solo un po’ di umiltà.
cit.: Questo terreno di scontro ideologico l’ha preparato la giunta (che per una volta avrà fatto una cosa a voi gradita)
Lei quindi sottolinea il fatto che la memoria dei martiri delle foibe, è cosa gradita solamente a noi (ma a noi chi? noi italiani? ) , ma per noi non è un ricordo gradito bensì doloroso.
Per lei forse è doloroso per altri motivi o per il semplice fatto che si ricordi la barbarie dei comunisti, quindi è comprensibile quanto vergognosa la sua indignazione.
cit.:onorando i morti delle foibe
Ma quale cittadino mi domando io si indignerebbe tanto se venisse ricordata la memoria del suo popolo
cit.:se potevate mai pensare che le nostre coscienze civili sarebbero rimaste zitte
le vostre coscienze civili sono rimaste zitte per 60 anni… VERGOGNA!
cit.: Su tutto il resto, non rispondo, se permettete, anche se avrei molto da dire su molte cose.
lei ha da dire molto su molte cose, ma resta il fatto che dice solo quello che vuole lei omettendo verità a volte scomode come quella delle foibe… visto che insegna in una scuola ne ha mai parlato con i suoi studenti prima che la verità venisse fuori? o non lo sapeva nemmeno lei? o lo sapeva ma considerava giusto non parlarne e non ricordare?
cit.:La mia coscienza personale
La sua coscienza personale le fa fare distinzioni tra morti di serie A e morti di serie B? Le suggerisce che le foibe siano un ricordo gradito? La fa indignare davanti al ricordo doloroso che ha dovuto subire il suo popolo,quello che le ha dato i voti, la sua patria, quella dove lei amministra un comune?
Lei forse preferirebbe non ricordare continuando a mantenere nascosta la verità, come avete sempre fatto,
ma per insegnare soprattutto c’è bisogno prima di conoscere e far conoscere la storia e la verità tutta.
Ha scritto Giovanni Dani
“Per questo, per quanto nelle mie possibilità, mi impegno personalmente ad organizzare una conferenza sulle vicende legate alle stragi avvenute dopo la caduta del fascismo, in cui siano affrontati anche i temi legati alle foibe, da testimoni, storici e studiosi.”
Io lo ringrazio.
Per il resto, non risponderò più agli interventi inseriti qui con parole di aggressività, di sfida. Forse ci sono persone che di quella aggressività hanno bisogno nella loro vita, auguri. Forse esistono quelli che di nemici hanno bisogno, non li invidio. Mi stupisce e mi colpisce però lo stravolgimento dei fatti, la totale mancanza di comprensione, che in fin dei conti è la cosa più grave e quella più pericolosa. Credo che questa sia la diretta conseguenza di chi disconosce completamente l’altro, non lo vuole ascoltare in nessun modo (qualcuno praticava in tempi non troppo lontani la soppressione fisica). Così:
1) si è pensato che dietro alla firma “i consiglieri di minoranza” si celasse chissà quale ipocrisia, invece era solo una formula sintetica, visto che eravamo tutti;
3) si è parlato di “strumentalizzazione”, quando era solo una reazione logica e persino prevedibile alla “dimenticanza” della giunta rispetto alle celebrazioni del 27 gennaio;
2) ci si è sentiti orribilmente offesi dalla formula “carissimo amico”, senza capire che quella formula non l’ho davvero scritta io, ma il gestore del blog, in genere titolista formidabile;
3) si è parlato di “buonismo” a partire da questo fraintendimento, mostrando di ignorare completamene temperamento e scala di valori di chi si voleva colpire.
Che altro? Un retroscena che a me fa sorridere un po’.
Per questioni assolutamente contingenti, indipendenti dalla mia volontà e da quella degli altri, mi sono trovata ad organizzare io l’uscita di una classe quinta del liceo in cui insegno, per partecipare alla intitolazione del parco di via Lazio ai martiri delle Foibe. In realtà avrei potuto defilarmi, non avendo io nessun incarico particolare. Invece non l’ho fatto, per senso del dovere, per deontologia professionale, per rispetto nei confronti della scuola che aveva deciso di accogliere l’invito dell’amministrazione, dei ragazzi che erano liberi di dare la loro adesione oppure no, soprattutto per rispetto del loro sacro diritto di capire, di farsi un’idea, magari anche solo di farsi venire la curiosità di approfondire.
Oh, che orribile buonismo il mio, che intollerabile “politicamente corretto”….
Paola Rocchi
In principio era del tutto inimmaginabile che qualcuno potesse utilizzare il “Giorno del Ricordo” a fini strumentali e politici. E’ una cosa talmente ingobile che nessuno avrebbe potuto immaginarlo.
Sfortunatamente per i signori della “Storia e della Cultura” a questo giro è emerso il tentativo sottorraneo e l’evidente doppiopesismo, il risentimento e la frattura degli schemi del “tutto il bene di quà tutto il male di là”. Tutto ciò gli ha fatto perdere lucidità e tranquillità.
Innanzitutto si è utilizzata una mozione di “minoranza” per veicolare una scandalosa lettura marxista del dramma delle foibe, aggregando anche consiglieri che sono palesemente distanti dalla tipica pratica leninista di manipolazione della verità. Questo ci auguriamo possa avere delle ripercussioni, perchè rimanere ostaggi del partito della rifondazione comunista su posizioni indifendibili, dovrà, ci auguriamo, sortire qualche effetto su alcuni consiglieri di minoranza.
Successivamente, si è tentato di affibbiare la responsabilità di questo sconsiderato atteggiamento nei confronti del “Giorno del Ricordo”, alla giunta di centrodestra che ha dato risalto alla celebrazione quindi rea “di aver alimentato lo scontro ideologico” (sic!).
Poi è stata citata la velina del circolo prc di santa marinella e nessuno ci ha scritto sopra due righe!
Adesso, con elementi presi alla rinfusa da un documento scritto da Marco Ottanelli, zeppo di affermazioni sconsiderate veniamo invitati da Giovanni Dani a “meglio ricordare quale fu il contesto in cui si consumò quella tragedia ” che “non può rimanere avulsa dal suo contesto storico”. Come se a causa di questo possiamo passare sopra a falsificazioni, insabbiamenti, menzogne e inversioni della realtà. Se lo andasse a cercare tra chi quel dramma l’ha subito…. http://www.adesonline.com/
Dietro tutto ciò, ancor prima delle foibe, della giunta di centro destra, delle vostre vergognose affermazioni, delle minoranze e accessori, possiamo riconoscere come ancora una volta vi sia il tentativo di affermare una doppia morale.
Quella dei cortei per l’iraq (per i quali tra l’altro siamo solidali) contrapposto al silenzio per il tibet;
quella dei sit in per i rapiti della chiesetta progressista contrapposta ai silenzi per le religiose rapite;
quella della solidarietà agli immigrati clandestini contro il silenzio su stupratori, rapinatori e spacciatori;
quella delle lacrime ad intermittenza a seconda di chi siano i morti;
quella della solidarietà e del soccorso rosso se l’aggredito è un compagno contrapposta al silenzio, alla complicità e al dileggio se invece la vittima è dell’altra parte;
quella del “quanto è bravo il Papa” se implora di fermare la guerra in palestina, contrapposto agli attacchi e agli insulti se si occupa di aborto, divorzio e omosessualità.
Quella dei morti di seria A perchè tengono in piedi la vulgata resistenzialista e antifascista contro quelli di serie B che la smontano.
Per concludere una chicca divertente che, se non fosse per la tragicità del tema, non può essere tenuta coperta. Oltre a invitarvi a leggere per intero l’articolo citato da Dani all’indirizzo: http://www.democrazialegalita.it/speciali/Speciale_Marco_foibe07febb05.htm ), vi allego un estratto che rende merito alla straordinaria altezza morale dell’autore Marco Ottanelli.
La vera storia delle Foibe
Il bilancio
Anche se le dimensioni di una tragedia non dovrebbero essere misurate solo dal numero delle vittime, è chiaro che le cifre sono sempre di forte impatto. In questa ottica, sul numero dei morti dei quaranta giorni di occupazione slava (Tito fu poi indotto a ripiegare e ad abbandonare almeno la fascia costiera) e di quelli del periodo successivo dell’immediato dopoguerra, si è scatenato un indegno balletto. Fonti della destra e di associazioni di profughi parlano di 20-30 mila morti, ma tali numeri sono assolutamente esorbitanti. Il dibattito triestino e giuliano, dentro e fuori dei confini nazionali, ha spesso esasperato i calcoli, le cifre sono state, talvolta, sparate alla cieca. Gli studiosi, ma non soltanto loro, hanno, invece, fatto un buon lavoro. Si è arrivati a indicare cifre attorno alle quattro-cinque migliaia. Una cifra che comprende, lo ribadiamo, non solo gli infoibati. I quali, calcolati secondo il criterio dei corpi estratti direttamente dalle caverne, sono in effetti 570. Cinquecentosettanta sono dunque gli ufficialmente infoibati. Molti. Ma nulla giustifica i bilanci di fantasia, stilati nell’ordine delle decine di migliaia solo a scopo di pura propaganda e di falsificazione della Storia.
… che spettacolo……
Da ‘Gli antefatti’: Francia e Inghilterra, per esempio, malgrado il considerevole apporto italiano alla vittoria comune, non vedevano di buon occhio la nostra espansione nelle ex province asburgiche e, di conseguenza, prestavano orecchio alle rivendicazioni jugoslave secondo le quali il nuovo confine avrebbe dovuto toccare il Tagliamento ed inglobare nella Federazione persino la città di Udine. A complicare le cose era intervenuto successivamente il presidente americano Wilson il quale, forse perché abituato a tracciare confini su terre deserte e senza storia come quelle degli Stati Uniti, pretendeva ingenuamente che la nuova frontiera venisse fissata ‘lungo linee di nazionalità chiaramente riconoscibili’. […] Nei mesi che seguirono, i contrasti fra le Potenze vincitrici si erano ulteriormente acuiti. La ‘linea Wilson’, che assegnava alla Jugoslavia l’Istria orientale e la Dalmazia, era stata violentemente contestata dall’opinione pubblica italiana. Il capo del governo, Vittorio Emanuele Orlando, in segno di protesta, aveva addirittura abbandonato piangendo la Conferenza della pace di Parigi. (da ‘L’esodo – La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia’, pag.16)
Da ‘Anno 1943′: ‘Finalmente arrivano loro!’ Non ci fu italiano in terra d’Istria che non tirò un sospiro di sollievo e non levò al cielo un commosso ringraziamento vedendoli apparire. Certo, in nessun’altra parte d’Europa era mai accaduto a dei soldati tedeschi di essere accolti come liberatori. Ma in Istria è accaduto anche questo. (da ‘L’esodo – La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia’, pag.64)
Da ‘Anno 1945′: La favola delle foibe come ‘tombe di fascisti’, alla quale per anni hanno finto di credere anche molti storici italiani, è stata peraltro smentita da autorevoli fonti jugoslave. Per esempio, da Milovan Gilas, l’intellettuale serbo che durante la guerra partigiana fu il braccio destro di Tito e che in seguito diventò il più acerrimo avversario del Maresciallo. In un’intervista rilasciata a ‘Panorama’ nel 1991, Gilas raccontò che nel 1946 egli si recò personalmente in Istria con Edward Kardelj, allora ministro degli Esteri jugoslavo, per organizzare la propaganda anti-italiana: allo scopo di dimostrare l’appartenenza alla Jugoslavia di quella regione. ‘Era nostro compito’ spiegò Gilas al giornalista ‘indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto’. (da ‘L’esodo – La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia’, pag.142)
Da ‘L’esodo’: Tutto questo accadeva a Pola nel febbraio del 1947 sotto gli occhi del generale inglese Robert W. De Winton, governatore uscente della città, dopo che la firma del Trattato di pace l’aveva assegnata agli jugoslavi. ‘Ciò che più indigna’ scriveva Indro Montanelli, testimone oculare dell’esodo degli italiani dall’lstria ‘non è tanto l’abbandono di Pola quanto il modo in cui viene eseguito; in uno stillicidio di morti, nella continua insicurezza delle persone, in una ragnatela di difficoltà per i nostri e di condiscendenza per gli altri: tutto per ‘sdrammatizzare’, tutto per negare che esista un problema palesano’. […] Nella sua indignata corrispondenza, Montanelli non esita a polemizzare anche con coloro che in quei giorni, in Italia, tentavano di mascherare la ‘pulizia etnica’ attuata spregiudicatamente dai titini con la teoria diffusa ad arte secondo la quale l’esodo era espressione dei ricchi borghesi e dei fascisti che fuggivano dal comunismo. Confessa il giornalista: […] ‘Mi ingannavo. Per il 90 per cento questi esuli sono dei poveri diavoli e le loro masserizie ne denunciano la miseria. […] L’unico italiano di Pola (persino due pazzi: un maschio e una femmina, hanno voluto fuggire) che aveva mostrato intenzione di rimamere, è un professore comunista che, subito dopo la liberazione, fondò un circolo di cultura italo-slavo puntando sulla carta della fraternizzazione. Ieri ha chiesto anche lui di imbarcarsi. Lo aveva chiesto anche il sindaco italiano e comunista di un paesetto vicino, di nome Facchinetti, ma non ha fatto in tempo: una pallottola lo ha freddato mentre preparava i bagagli’. (da ‘L’esodo – La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia’, pag.155-156)
Da ‘Una pagina di storia da dimenticare’: Alcuni anni più tardi le autorità governative dichiararono la risiera ‘monumento nazionale’, equiparandola alle Fosse Ardeatine, con la precisazione che si trattava dell”unico campo di sterminio nazista funzionante in Italia’. Inascoltate furono invece le proposte avanzate dalle associazioni giuliane affinchè fossero dichiarate monumento nazionale anche le foibe di Basovizza e Monrupino, le uniche rimaste in territorio nazionale dopo la delimitazione dei nuovi confini. La polemica fra le due parti tornò ad infuriare anche in seguito. Da un lato si insisteva che le foibe, ‘luogo di dolore e di desolazione’, dovevano essere equiparate alla risiera e alle Fosse Ardeatine ‘perché un crimine commesso da chi ha perso o da chi ha vinto rimane sempre tale’. Dall’altro si sosteneva l’incompatibilità di confronto fra gli eccidi della risiera e quelli delle foibe perché dettati i primi da un disegno genocida e i secondi dallo scatenarsi di ‘una spirale di secolari reciproche prevaricazioni fra le nazionalità contrapposte’. Si giunse così al 25 aprile del 1975 quando, in occasione dei trentesimo anniversario della Liberazione, giunse a Trieste il presidente della Repubblica Giovanni Leone. Anche in tale occasione, le foibe furono ignorale. La cerimonia si svolse infatti nel cortile della risiera dove, alla presenza del capo deilo Stato italiano, la commemorazione ufficiale fu tenuta da uno sloveno in lìngua slovena e quindi incomprensibile per la maggioranza dei presenti. L’episodio, di gusto se non altro discutibile, non mancò di sollevare mormoni di protesta. (da ‘L’esodo – La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia’, pag.92)
buono studio signor DANI
Sicuramente Dante avrebbe trovato un cerchio anche per lei sig.ra roberta come per tutti ,ma rimane il fatto
che tutti gli scempi che sono avvenuti da guerre e dittature e atti contro ogni forma di vita
vanno sempre condannati e non passi il fatto di morti di serie A e di serie B anche
se avvenuti in circostanze diverse e dopo anni di soppressione. ma non dimentichiamoci
che il 28/10/1922 (marcia su Roma ) e 04/04/2008 (Insediamento giunta Bacheca) sono due date tragiche per la nostra democrazia.
Francesco.
dopo una giornata di lavoro, ero qui per rispondere, per precisare delle cose assolutamente travisate (non ho scritto io “carissimo amico”, tanto per dire la cosa più stupida).
Ma dopo aver letto, il cuore mi manca.
Certo sarei stata una pessima combattente, una pessima partigiana, visto che siamo in tema di lotta contro le ingiustizie, e le atrocità.
Credo tanto in tanti valori per cui tanto mi spendo, per cui tanto lotto, ma di fronte a qualcosa che è aggressione, che è intento di graffiarmi la pelle, o l’anima, di fronte a chi non vuole ascoltare, non si predispone a capire ma infilza ogni parola e ne fa motivo di grida e di colpi, io abbasso le mie mani e in silenzio resto zitta. Di fronte a chi non guarda negli occhi, non capisce le persone, non le vuole capire, io resto zitta e me ne vado.
Pensate quello che volete, restare pure certi e sicuri delle vostre perfette e lucide verità, della vostra gioia di avere nemici.
Qualcuno doveva farlo, era giusto farlo. Ma a scuola non c’era nessuno per farlo (per motivi perfettamente legittimi e indipendenti dalla volontà di tutti) se non io. E così io l’ho fatto, sebbene non mi spettasse, sebbene avrei potuto semplicemente defilarmi. L’ho fatto per senso del dovere, per deontologia, per rispetto. Ho predisposto io le cose perchè i ragazzi di una quinta del liceo Galilei potessero recarsi all’intitolazione del parco con la loro insegnante di storia.
E adesso vergognatevi voi, se ne avete il coraggio. Io mi fermo qua.
Paola Rocchi
A noi oltre al cuore manca qualcos’altro nel sentirla. Lotta contro le ingiustizie, le atrocità..ma che dice?ma si rende conto? per quanto riguarda il suo senso del dovere nell’accompagnare la classe al parco stendiamo un velo pietoso e capiamo la sua vera natura. Non era il senso del dovere che doveva guidarla ma un senso cristiano che purroppo nonostante i suoi sforzi di farlo credere alla gente non le appartiene. Complimenti.
Un cittadino deluso.
SIETE TUTTI RIDICOLI E PENOSI.. ECCO A VOI, SIGNORE E SIGNORI, QUELLA CHE SI PROPONE COME LA CLASSE DIRIGENTE DEL 2009, CHE INVECE DI PENSARE AL BENE DELLA CITTA’ SI ABBASSA A QUESTE STRUMENTALIZZAZIONI, FINO AD ARRIVARE – NON SI CAPISCE A CHE TITOLO – AD INTERPRETAZIONI STORICHE E ROZZAMENTE STORIOGRAFICHE..PUR DI AVERE UN MINIMO DI LUCE. CHE SCHIFO. NON PENSO CHE, NE DA UNA PARTE E NE DALL’ALTRA SI SIA MAI CADUTI COSì IN BASSO. UNA PSEUDO-CLASSE DIRIGENTE INCAPACE DI PRENDER POSIZIONE SUI TEMI IMPORTANTI DELLA CITTA’, CHE IN QUESTI MESI, SIA IN MAGGIORANZA CHE IN OPPOSIZIONE HA PRESO INIZIATIVE SPORADICHE, SENZA CRITERIO E IN QUESTO CASO SENZA SENSO, FORSE PERCHE’ NON IN GRADO, NON ALL’ALTEZZA DI RISOLVERE I REALI PROBLEMI DELLA GENTE. E ARRIVANDO AL PUNTO, PUR DI APPARIRE, DI STRUMENTALIZZARE I MORTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. PERO’ SUL CASO MARONGIU.. SILENZIO! SUL CASO RI.REI….PER CARITA’… SUL CASO CONTRAVVENZIONI..TUTTI ZITTI… SULLA STATICITA’ ECONOMICA E LA MANCANZA DI UNA PROGRAMMAZIONONE, DI UNA CONCRETA STRATEGIA PER IL RILANCIO DELLA CITTA’… E CHI NE PARLA?
FA MOLTO PIU’ COMODO FARLA DA PROTAGONISTA IN QUESTIONI DI LANA CAPRINA, CHE NON RICHIEDONO NEPPURE QUEL MINIMO DI IMPEGNO INTELLETTIVO E DI RESPONSABILITA’ POLITICA E DI CUI, FRANCAMENTE, NON FREGA NIENTE A NESSUNO. SE NON SIETE CAPACI DI FARE POLITICA, ANDATEVENE A LAVORARE!
NEGAZIONISMO E… “GIUSTIFICAZIONISMO”
IL NEGAZIONISTA E’ COLUI CHE NEGA DETERMINATI EVENTI O FATTI PERCHE’ NON CI CREDE, CERCA DI MINIMIZZARE, OPPURE RITIENE DI NON AVER TROVATO RISCONTRI SUFFICENTI ALLA VERITA’ STORICA, IL GIUSTIFICAZIONISMO, HA UN SIGNIFICATO MOLTO DIVERSO, A TORTO, SI VOGLIONO GIUSTIFICARE.. MASSACRI, SCEMPI, TORTURE, STRAGI, PERSECUZIONI,… CON LA EFFERRATA LOGICA DELLA VENDETTA TRASVERSALE…..STIAMO PARLANDO DELLE FOIBE !
E’ MOSTRUOSO, CHE L’OPPOSIZIONE CHE FA CAPO A: ROCCHI, DANI, FRONTI, MUCCIOLA, BIANCHI, TREBIANI, BENCI, ABBIANO PROTESTATO PER IL GIORNO DELLA MEMORIA, CON FALSITA’ ( O IGNORANZA STORICA).. CON DEMAGOGIA, CON PRESSAPPOCHISMO POLITICO, CON SPREGIUDICATEZZA IDEOLOGICA AL SERVIZIO DEI CATTO COMUNISTINOSTRANI, LE FALSITA’ E LE MENSOGNE STORICHE PER GIUSTIFICARE IL MASSACRO DI DECINE DI MIGLIAIA DI ITALIANI ,VECCHI, DONNE BAMBINI, COLPEVOLI.. SOLO DI ESSERE ITALIANI..TORTURATI, MASSACRATI, VIOLENTATI, PERSEGUITATI…VERGOGNATEVI!!!!!!!D’ALTRONE, I COMUNISTI ITALIANI SONO QUELLI CHE HANNO APPOGGIATO, LA STRAGE DEGLI ITALIANI( VEDI IL CAPO PARTIGIANO MORANINO), IL MURO DI BERLINO, L’INVASIONE DELL’UNGHERIA, DELLA CECOSLOVACCHIA, DELL’ECCIDIO DELLE FOSSE DI KATIM ( POLONIA), DEL BAGNO DI SANGUE A POSTDAM,A STETTINO, A DANZICA, AI VOPOS DELLA GERMANIA DELL’EST CHE SPARAVANOA QUANTI VOLEVANO RIFUGIARSI IN OCCIDENTE, ALLA COSTRUZIONE DEL PARADISO SOCIALCOMUNISTA; 50.000.000(CINQUANTA MLIONI)DI MORTI EUROPEI NON STIAMO PARLANDO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, MA DEL DOPO GUERRA, DAL 1945 FINO ALLA CADUTA DEL MURO DI BERLINO. CONDANNATI DALLA STORIA, ATOMIZZATI DALL’ELETTORATO, CONTINUANO A SPARGERE ODIO E VELENI. MA LA COSA ANCORA PIU’ GRAVE, E’ CHE UNA CERTA OPPOSIZIONE CATTO CUMUNISTA CONSIGLIARE LI APPOGGIA!!
EGREGIO SIG.; FRONTI, MUCCIOLA, BIANCHI, TREBIANI,BENCI.SIAMO DISPONIBILI A DARVI LEZIONI DI STORIA ( GRATIS ) EDA PAGARVI UNA VISITA SUI LUOGHI DEL MARTIRIO ITALIANO!
VERGOGNATEVI
FIRMATO: CELDRAN GARCIA
ma cos’è il teatrino delle miserie e delle pietà?
ma per favore….
sto zitto e vado via in silenzio… che nessuno mi segua mi raccomando, ahahahahahah.
Una breve raccolta di simpatici episodi, in armonia con i paladini della democrazia e della giustizia di santa marinella. Dai comunisti ce lo aspettavamo, dai loro utili complici meno……
Estratti da http://www.noreporter.org
Dedicato alla Minoranza in consiglio comunale
Il preside dell’istituto nautico di Gaeta sospende uno studente perché ha affisso un volantino in ricordo dei Martiri delle foibe.
Una lettera inviatagli
Gentile Preside signor Troisi,
corrisponde al vero che Lei ha decretato la sospensione dal Suo istituto, il Nautico Caboto, di uno studente, Daniele, tra l’altro rappresentante del medesimo istituto alla consulta provinciale, in quanto reo di avere affisso un volantino per commemorare la Giornata del Ricordo? Ai suoi occhi è una mancanza disciplinare così grave ricordare gli Italiani assassinati dai loro aguzzini? Ci piacerebbe conoscere il Suo giudizio, sia in quanto giornalisti, sia in quanto cittadini, sia in quanto italiani. E siamo certi che il Suo giudizio interesserà anche coloro che sono preposti all’amministrazione di questo Paese.
Certi che si tratti di un equivoco e fiduciosi in un Suo intervento riparatore la salutiamo con il rispetto che merita.
Esattamente con quello!
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Stecca!
“L’infamia e la viltà sono vergogne che lasciano eredi”
“L’infamia e la viltà, sono vergogne che lasciano eredi. Oggi 10 febbraio 2009, una banda di epigoni dei torturatori si recherà a Primaporta, alle porte di Roma, per depositare una corona di fiori ai partigiani titini”. Lo ha dichiarato Gianluca Iannone, presidente nazionale di Casapound Italia, in merito all’ iniziativa promossa dagli studenti dell’Onda in onore dei partigiani jugoslavi. “Colpisce- prosegue Iannone- come tanta ignoranza possa agire indisturbata, fomentando l’odio razziale e antinazionale; colpisce come a distanza di tanti anni ci sia ancora spazio per tali rappresentanti della bassezza umana”. “Sono” – conclude Iannone – “gli ultimi 30 relitti che si raccolgono attorno alla bandiera lorda di sangue dell’antifascismo, l’unica che gli è rimasta. Sono gli ultimi 30 “infami” che insozzano il ricordo dei Martiri in spregio della dignità di tutto il popolo Italiano”. Iannone ha poi concluso con delle parole dedicate alla memoria degli italiani uccisi.”Migliaia di Italiani in queste ore rivolgono il loro pensiero ai 350.000 esuli e alle 25.000 vittime che nel silenzio dell’epoca e dei decenni successivi, furono relegati a cittadini e morti di serie B.
Oggi è il giorno della memoria dei Martiri italiani trucidati nelle foibe dalle bande dei partigiani titini e Casapound Italia rende loro onore con il silenzio ed il ricordo in centinaia di cerimonie in tutta Italia”.
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DA EPOLIS SARDEGNA:
Come da diversi anni a questa parte il comitato 10 febbraio ha organizzato a Cagliari una manifestazione per ricordare i martiri delle foibe e gli esuli istriani, giuliano, dalmati.
La fiaccolata, ha visto sfilare per le vie del centro diverse centinaia di persone, senza che fosse presente alcun vessillo politico, ma solamente tricolori e bandiere dell’Istria e della Dalmazia; purtroppo però come ogni anno, anche stavolta uno sparuto gruppo di antifascisti, dava un bell’esempio di democraticità con striscioni che recitivano “10, 100, 1000 foibe”, intonava vetusti cori, e scagliava bottiglie di vetro all’indirizzo del corteo, composto tra l’altro anche da molte persone anziane. Per fortuna dei contromanifestanti (oramai sempre più patetici, e schiacciati dall’indifferenza delle gente), un massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine ha impedito che ci fosse un contatto diretto.
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FOIBE: VENIER (PDCI), NON DIMENTICARE AGGRESSIONE ITALIANA
POL S0A S41 QBXK FOIBE: VENIER (PDCI), NON DIMENTICARE AGGRESSIONE ITALIANA (ANSA) – ROMA, 10 FEB – «La giornata del Ricordo è lo strumento con cui si è rimossa la pagina più vergognosa della storia italiana. La destra fascista e nazionalista è riuscita, con la complicità attiva di molti esponenti del Pd, a far dimenticare l’aggressione razzista italiana contro le popolazioni slave di Slovenia e Croazia». Lo dice Jacopo Venier, responsabile esteri del Pdci. «I tragici episodi delle foibe e l’esodo istriano – afferma Venier – vanno contestualizzati e riportati alla loro reale dimensione storica. I comunisti devono difendere la verità contro le strumentalizzazioni che servono a legittimare forze golpiste e reazionarie e ad alimentare un revanscismo aggressivo nei confronti dei Balcani». (ANSA). COM-KSE 10-FEB-09 12:28 NNN
FINE DISPACCIO
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Per Finire in bellezza……………………..
Studenti di sinistra davanti al monumento dei partigiani jugoslavi
In 25 omaggiano i «compagni» caduti
Giuseppe Grifeo
Bandiere rosse, pugni chiusi e canti della Resistenza. Così ieri a Roma, venticinque ragazzi appartenenti a collettivi di sinistra hanno reso omaggio ai caduti partigiani iugoslavi davanti al monumento a loro dedicato nel Cimitero Flaminio.
Erano rappresentati dei gruppi Resistenza Universitaria-La Sapienza, Militant, Collettivi Universitari Roma3 e Collettivo Lavori in Corso-Tor Vergata.
«I morti italiani delle foibe, solo 700, non furono frutto di pulizia etnica degli iugoslavi – ha spiegato il portavoce David – ma condannati dopo giusti processi. Erano tutti fascisti e, dopo l’8 settembre 1943 con l’arrivo dei tedeschi, nazionalsocialisti». Non migliaia, ma poche centinaia di morti, «Rendiamo onore ai partigiani iugoslavi morti in Italia: anche a loro dobbiamo la nostra libertà». Atmosfera opposta al IV Municipio di Roma dove nella nuova sede tecnica del governo locale, in via Fracchia, è stata scoperta una targa sui morti italiani delle Foibe. Il presidente Cristiano Bonelli: «Servirà ai cittadini che non conoscono questa parte di storia italiana».
11/02/2009
http: //iltempo.ilsole24ore.com/interni _esteri/2009/02/11/988529-omaggiano_compagni_c aduti.shtml
Servizio permanente effettivo, la compagnia bella della minoranza……
Trieste. Esuli aggrediti in Slovenia dai nostalgici titini: «Via i fascisti»
Da”Il gazzettino”
TRIESTE (6 marzo) – Sono stati accolti con slogan e insulti da un gruppo di nostalgici di Tito con tanto di tricolore con la stella rossa e i simboli dei partigiani titini.
Nel mirino, come racconta Fausto Bilolasvo in un articolo pubblicato dal sito internet del Giornale, un gruppo di esuli istriani, fiumani e dalmati che ieri mattina avrebbe voluto deporre una corona di fiori su una foiba a 12 chilometri da Trieste, nei pressi del paese sloveno di Lokev.
Accolti al grido di «Berlusconi fascista», gli esuli hanno dovuto fare marcia indietro senza poter raggiungere la foiba.
L’anno prima la commemorazione era stata bloccata e multata dalla polizia slovena perché mancavano le autorizzazioni. «Questa volta avevamo 36 pagine di permessi ottenuti grazie al consolato italiano a Capodistria. Tutto in regola, ma è servito a ben poco», spiega Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani che ha organizzato l’evento.
Gli esuli, circa una settantina giunti in pullman da Trieste, si erano incamminati a piedi a causa di un divieto di transito istituito per l’occasione. Improvvisamente sono iniziati gli slogan e i canti partigiani, fino a quando il gruppo si è trovato di fronte un gruppo di nostalgici titini con intenzioni chiaramente bellicose. Urlavano: «Morte al fascimo, libertà al popolo». Appurato che gli esagitati cercavano lo scontro fisico – scrive Giornale.it – agli esuli non è restato altro da fare che tornare indietro.
Oltre alla vergogna che dovrebbero provare codeste persone,ammesso che conoscano il significato della parola….ONORE AI MARTIRI DELLE FOIBE!