“Egregio Dirigente Scolastico, Egregio Rappresentante dei lavoratori”, inizia così una lettera aperta che trascriviamo quasi integralmente riguardante la mozione sul Crocifisso discussa in consiglio comunale. Incomprensioni, travisamenti e la tarda ora, praticamente l’alba del mattino dopo, hanno fatto si che Carlo Mucciola, Paola Rocchi e Francesco Benci non fossero soddisfatti del testo uscito dall’aula consiliare e quindi si ripropongono così anche ai nostri lettori. “Lunedì 30 novembre il Consiglio Comunale di Santa Marinella ha votato una mozione sulla necessità di esporre il crocifisso nelle aule e negli uffici del Comune. Abbiamo abbandonato l’aula nel corso della votazione in segno di dissenso, non prima di avere formulato delle proposte alternative alla maggioranza. Questo accanirsi intorno al tema del crocifisso sta accadendo ora, in un momento storico in cui una certa classe politica e una certa carta stampata sempre più spesso strumentalizzano simboli o eventi, buttano benzina sul fuoco, creano dei “casi” laddove il paese reale non ne sente nessun bisogno. In realtà crediamo che attualmente gli italiani e i santamarinellesi abbiano altri problemi, a meno che non ci sia qualcuno a stuzzicarli, caricarli o magari distrarli con discorsi allarmati e allarmanti. Abbiamo rifiutato questa logica di strumentalizzazione. Abbiamo detto che quella mozione una volta letta o imposta alle scuole, avrebbe potuto inasprire gli animi, creare inimicizie persino tra i ragazzi, proteste da parte di insegnanti o genitori, per un verso o per un altro. Perciò la nostra proposta era quella di ritirare la mozione ed organizzare una riunione con dirigenti scolatici e rappresentati di RSU per avere un parere e per presentare l’ipotesi della mozione stessa. Immaginavamo un’occasione di confronto seria e pacata lontana dai clamori, poiché era una proposta rivolta ad evitare tensioni inutili ed inutili carichi sulla scuola o sugli uffici comunali. Abbiamo solo affermato come secondo noi il crocifisso sia un simbolo carico di un altissimo significato per chi crede, non semplicemente un segno di identità. Per chi non crede, pensiamo che resti pur sempre simbolo religioso importante fra altri importanti simboli religiosi. In ogni caso abbiamo definito il crocifisso qualcosa su cui evitare qualsiasi scontro, qualsiasi “guerra di religione”, piccola o grande che sia. Naturalmente ci hanno pensato i giornali locali a volgarizzare tutto, alcuni dei quali (per fortuna non tutti) hanno riportato che noi avremmo lasciato l’aula sostenendo la “laicità dello stato”. Chi ha firmato quegli articoli non ci risulta che fosse presente; o ha ricevuto un pezzo dall’ufficio stampa del Comune, o ha dato per scontato parole che sa pensare solo in modo scontato, o che tutti pensano in modo scontato. Banalità su banalità. Forse è appellandosi implicitamente a questo buon senso che il capogruppo di maggioranza Marco Maggi, nel rifiutare la nostra proposta, ha affermato che per altro la mozione non costituisce una vera e propria imposizione: starà ai presidi farne l’uso che credono.“
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