Genio e sregolatezza sarebbero il massimo delle qualità. Se i politici santamarinellesi avessero un qualche talento anche l’assoluta mancanza di regole nelle quali vivono e pretendono di far vivere sarebbe perdonata. Siamo al capolinea, è arrivato il redde rationem, il nodo è giunto al pettine e chi più ne ha più ne metta ma il senso è comunque sempre quello. La stagione delle promesse e dei buoni propositi è finita e proprio la campagna elettorale per le elezioni regionali, appena partita, ci darà l’occasione per scoprire gli altarini di molti soggetti e di rendere al nostro inclito pubblico la dimostrazione geometrica dell’ennesimo teorema. Con la testa costantemente sotto terra il tipo di politico oggi diffuso per la maggiore si cura di scavare gallerie sempre più profonde per seminare e nascondere i propri ortaggi infestando ora un campo ed ora l’altro. La talpa nostrana non ha radici genetiche, non ha padri e non ha figli. Soprattutto non ha memoria, non ha riconoscenza e non ha onore. Così, sempre più spesso, può capitare che il politico “emergente” di turno ringrazi con un bel calcio nel culo chi ha fatto sempre un mazzo per lui e chiami a fungergli da braccio destro il primo avversario disponibile. E’ una cosa che andiamo raccontando da tempo ma nonostante le nostre piccanti analisi pare che il fenomeno sia sempre più attuale. C’è però un contrappasso. Se la moralità, politica naturalmente, manca nel benefattore tantomeno può non trovarsene traccia anche nel beneficato. Se uno, per esempio, avesse fatto l’ultima campagna elettorale per le amministrative in Forza Italia e, dopo la stereofonica vittoria del PdL, avesse bussato per ottenere il pagamento di una cambiale elettorale invece protestata; se colui o codesto o comunque questo nostro (diciamo ex ) amico avesse raccontato a tutti “scusami ma io mi faccio i cazzi miei, tutti fanno così” e fosse andato a bussare alla porta dell’Orsetto per ottenere un posto di lavoro accasandosi quindi con Alleanza Nazionale; se addirittura l’Orsetto invece di chiuderlo nel suo gabinetto (posizione alquanto scomoda e probabilmente equivoca viste le dimensioni del bagno sindacale) lo avesse incastellato, tanto da ricavarne gratitudine a vita, mani baciate e tutto il resto, e a soli due mesi dalle elezioni il nostro invece di sponsorizzare la fiamma tricolore fosse passato, per ragioni di moda o di personale aspirazione, al garofano rosso, a questo signore (e consentitemi il termine è da usare esclusivamente in senso biologico) cosa potremmo chiedere? Cosa vuoi di più dalla vita? Lui non potrebbe rispondere altro che…un lucano! Morale della favola? Campare di promesse, sapendo di non poterle mantenere, è un bel vivere; quando si tratta di passare ai fatti probabilmente la colpa sarà sempre degli altri. Bisogna avere pazienza, esiste anche qualcuno che chiacchiere non ne fa ma si muove nell’interesse della gente e con questo solo interesse davanti tante sono le cose fatte anche nell’ultimo anno. Attendere e sperare sono cose che possiamo fare con tranquillità, per ora non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno ma solo tirare giù certe maschere ormai troppo viste e riviste in giro, solo magari per farci quattro risate.
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