Il loffio è in tutti noi

Chi non ha figli, forse, non può capire e tra chi ha figli è proprio chi ne ha più di uno che si potrà sentire toccato nell’animo da fatti come quello che sto per raccontare. Allora, facciamo finta che il sindaco sia un buon padre e che gli assessori siano tutti i suoi figli. Si sa, i figli sono tutti belli e cari ma c’è sempre quello che vorrebbe brillare e in effetti, alla prova dei fatti, è loffio nonostante si agiti ed adoperi per primeggiare, per far vedere che anche lui vale e soprattutto conta qualcosa. Da cosa si riconosce il loffio di turno? Dalla saccenza con la quale apostrofa gli altri ragazzi, magari quando il papà li porta a pranzo dalle suore, che ne so, ed allora il nostro loffio, poverino, si da da fare, monta in piedi sulla sedia per declamare la poesia mandata a memoria. Ma soprattutto il loffio si riconosce dal libro che porta sempre sotto il braccio, bello, grande, foderato. Cosa ci sia nel libro nessuno lo sa ma è indispensabile portarselo dietro, gli hanno detto che conferisce autorità e quindi “è d’uopo”! Anche il padre-sindaco gliene chiede conto, vuole sapere in cosa si sia nascosto tra quelle pagine e lui, che ha già brillato in prestidigitazione esibendo in consiglio comunale misteriose lettere Telecom, non si smentisce. Mai cederà il suo segreto che ora scopriamo avere anche un nome, “I C. di G.”, misterioso arabesco grammaticale e non poteva essere altrimenti. La trama è nota, si parla di cemento, di piani integrati d’intervento, di modifiche al piano regolatore spacciate per doni alla città ed ai suoi abitanti. Ora la situazione si fa calda, i più colti tra voi inizieranno a fare paragoni. Anche all’epoca del Faraone un libro, quello dei 32 progetti, decretò l’inizio della fine. Il nostro (sindaco) si gratta e tira dritto e guarda questo suo figlioccio con la commiserazione di chi ha seppellito la ragione sotto un palmo di affetto. L’interesse della gente sul futuro di quest’amministrazione è vivissimo, troppo decantata, troppo pompata, ora ha congelato ogni iniziativa in attesa di lavori pubblici che tardano a decollare. Mollare proprio ora, nonostante il clima rovente e la mancanza di quattrini, sarebbe uno smacco troppo grande. Sarebbe un grande peccato proprio ora, con l’operazione di riavvicinamento tra tutte le forze del centrodestra che è stata imbastita e che a breve darà i suoi frutti. Allora diamoci da fare, tiriamo fuori il lofio che è in tutti noi, mischiamo le carte, confondiamo gli avversari, scendiamo in strada con un libro sotto il braccio pronti a sorridere a tutti e salire sulla prima sedia libera per recitare poesie. Sempre meglio di correre e litigare, sgomitando, per metterci seduti su una delle poche poltrone rimaste, come fatto finora. La disunione fa comodo solo a chi cerca il torbido per rimestare nel fango, a chi cerca soltanto il suo profitto.

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