In pasto al mostro

Non ci sorprende più la veemenza dei proclami, il machismo stereotipato inquinato da una spinta volitiva tesa all’impossibile, la presenza sulla stampa di frasi declinate soltanto al futuro o al condizionale. La politica è anche questo, quelli tra noi più smaliziati e navigati hanno visto senz’altro di peggio. Quello che fino ad ora non riuscivamo a capire era l’indifferenza di questi signori di fronte alla montante protesta della gente, alla presa di coscienza dei cittadini che cominciano, oltre a mugugnare, a farsi sentire sugli stessi mezzi di comunicazione. Poi in un lampo tutto è diventato chiarissimo. Credevamo che dietro tutto questo ci fosse un’intenzione, una presa di distanza dalla gente, come per dire alla gente quello che alla gente piace sentirsi dire e basta. Dopo due anni e mezzo di promesse i siamo accorti di una grande verità: la “giovane” amministrazione comunale che credevamo fosse granitica, un monoblocco diretto verso il progresso, indirizzato verso un domani migliore non ha una struttura unitaria ma è come una gigantesca Idra, un animale dalle tante teste e tra tutti questi crani non si capisce dove sia quello che contiene i neuroni. Mi spiego meglio. L’amministrazione comunale della “grande novità”, abbiamo scoperto, ha tante teste ma non si capisce chi sia veramente il capo, chi comandi, chi possa dettare la linea da seguire, che ispiri in concreto la svolta, che sappia guidare la barca verso il mare aperto e non farla cozzare quotidianamente sempre contro lo stesso scoglio senza farla uscire dal porto. Dopo le teste c’è un corpo, stavolta unico, unitario, che corrisponde alla macchina comunale, quella che dietro un ordine chiaro, legittimo ed univoco, dovrebbe far funzionare la città. Di esempi ne abbiamo a decine, quotidiani. Il presidente della società multiservizi si è formalmente dimesso da qualche mese. Non ci interessa adesso indagare sulle cause del suo dissenso dall’amministrazione che lo ha nominato, ci interessa spiegarvi la ragione per la quale non gli è subentrato nessuno: tra le tante teste che parlano, scrutano e giudicano nessuna si è imposta sulle altre. Un altro esempio? Con una patch rimediata all’ultimo istante è stato nominato il comandante della Polizia Locale; il concorso non si faceva in tempo a bandirlo e ci teniamo un funzionario a contratto. Nel frattempo il bando per il concorso nessuno lo ha preparato né richiesto. Un altro esempio? L’ultimo! Quest’amministrazione verrà ricordata alla storia per il numero, veramente esiguo, di consigli comunali. I comuni a noi confinanti ne organizzano almeno un paio al mese e noi? Ci atteniamo alle feste di precetto, cercando di farne il meno possibile probabilmente per paura di andare sotto alla prima votazione ma più probabilmente perché ormai è chiaro che a dettar legge, anche in consiglio comunale, è il Tar del Lazio. Insomma non si riesce a capire tra le tante teste quale sia quella del capo, chi comandi veramente a Santa Marinella, chi sia in grado di dettare tempi e regole, di dare il passo e spronare chi rimane indietro, di incoraggiare chi dubita di farcela, di mettere pace tra chi bisticcia, non si capisce chi veramente sia in grado di far innamorare del proprio sogno i cittadini, chi sia capace di dimostrare il proprio carisma. La differenza, l’enorme voragine che c’è tra il dire ed il fare è quindi il sintomo di mancanza di potere decisionale e di distanza dall’organismo esecutivo; la macchina, la meravigliosa macchina corre sull’autostrada senza guida. Non possiamo fare altro che nutrire quest’Idra, in attesa che dalla nube dei bisticci si capisca chi comanda veramente a Santa Marinella, chi ha la capacità di rilanciare questa città ed assicurare un futuro dignitoso ai suoi abitanti; purché non vengano divorati dal mostro che loro stessi hanno creato.

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Per saperne di piu':

  1. leggi anche...Quel Partito è un mostro
  2. leggi anche...Un mostro, con rispetto parlando

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