Ciurma a bordo: si salpa!

Come molti sanno il lancio imminente di un grande progetto lavorativo impedirà a Cris, fondatore ideatore, di coltivare con costanza e deontologia questo blog. Insieme agli amici che da anni ci aiutano e collaborano con questa storica testata santamarinellese abbiamo pensato di lanciare una campagna di arruolamento per infoltire la ciurma del blog. Proprio a causa dell’imminenza delle elezioni amministrative a Santa Marinella e come tradizione corsara vuole chi si arruolerà perderà la sua identità e sarà identificato con il nome di un personaggio disneyano, paga zero ma con possibilità di razzia e bottino nel senso che il nostro compagno di avventure potrà finalmente dire la sua, far conoscere come la pensa e finalmente dimostrare che non essere uguale a tutti gli altri. Per unirti alla ciurma manda una mail (appunto) a ciurma@perladeltirreno.info e sarai contattato ed arruolato all’istante.

“non so piu’ quando non so piu’ come

mi son scordato il mio vero nome

ma qui nel giro mi chiamano spugna

eccomi qua

faccio il pirata ma non mi va

e tengo pure una certa eta’

son tutto buchi come una spugna…

ma voglio volare anch’io

volare a modo mio

il prezzo e’ assai alto

ma ci riusciro’

ora ho trovato la giusta via

sono qualcuno in pirateria

e questo ormai e’ il mio destino”

 

viva la pirateria

 

Spugna il nostromo


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Il Piano degli speculatori

Circa un anno fa (27 gennaio 2011), il PRC-FdS organizzò un convegno per illustrare ai cittadini il Piano Casa della Regione Lazio. Concepito dal governo Berlusconi per il rilancio dell’economia, esso si è tradotto nel punto caratterizzante il programma elettorale della Polverini e del suo assessore Ciocchetti.

Cercammo allora di dimostrare come il Piano Casa non costituisse affatto una soluzione al problema abitativo: di case, anche a S. Marinella, ce ne sono troppe e quasi tutte vuote, ma dal costo proibitivo e dall’affitto inaccessibile. Che poi il Piano Casa costituisca un volano economico è tutto da dimostrare: nei primi 4 mesi dall’entrata in vigore della legge, sono stati presentate nel Lazio solo 202 richieste di permesso di ampliamento (fonte “Sole 24 ore”). A chi serve allora questa legge? Soprattutto a coloro che vogliono mettere le mani sugli immobili dismessi (edifici pubblici, impianti industriali, capannoni agricoli, alberghi e ostelli, caserme…..) che, grazie al Piano Casa, non solo possono crescere in cubatura ma cambiare destinazione d’uso. Il grosso dell’affaire è proprio qui: la trasformazione da servizi in abitativo di (quasi) qualsiasi immobile. Quello che la legge proibiva è divenuto lecito per la gioia degli speculatori.

Il Piano Casa inoltre consente il cambiamento di destinazioni d’uso anche al parzialmente edificato o ancora da edificare, facilitando ulteriormente le procedure di Piano Integrato ed accordo di programma a favore dei costruttori e sacrificando i servizi per la collettività.

Il Piano Casa prevede all’art. 2 comma 4 che i comuni, entro il termine “perentorio” del 31 gennaio 2012, possano individuare (bontà loro, non è obbligatorio), con deliberazione del consiglio comunale, ambiti in cui escludere l’applicazione dalla legge.

La legge non di applica inoltre nei centri storici riconosciuti dal PTPR (Piano Territoriale Paesaggistico Regionale), nelle aree sottoposte al vincolo di “inedificabilità assoluta”, nel demanio marittimo, in ville e casali edificati prima degli anni Trenta, nelle zone a particolare rischio idrogeologico o nevralgiche per l’interesse nazionale. Tutti gli altri vincoli presenti nel PTPR e non (aree boschive, marittime, di interesse naturalistico, oasi, parchi…..) non sono esclusi dalla legge. Questo rende incostituzionale il Piano Casa del Lazio, nella sua stesura definitiva del 13 agosto 2011. A sporgere denuncia furono i Ministri Galan e Prestigiacomo (Beni culturali ed Ambiente del governo Berlusconi) in quanto una regione (nemmeno a Statuto speciale) avrebbe dovuto astenersi dal violare la Costituzione (che impone allo Stato la difesa del suo patrimonio naturalistico, faunistico e paesaggistico) ed una serie di leggi nazionali di natura superiore. Per questo sul Piano Casa della Polverini pende ancora un parere definitivo della Corte Costituzionale.

Venendo a S. Marinella diciamo che il nostro Comune, non avendo mai avuto le idee chiare sulle zone a rischio idrogeologico (su cui si è continuato a costruire allegramente), né su quali siano i suoi edifici di pregio (ad esempio, la villa con l’osservatorio astronomico vicino al parco Kennedy, con l’enorme parco annesso, sarà un edificio di pregio?), e nemmeno sui i vincoli imposti dal PTPR (per esempio su Quartaccia), si è limitato a perimetrare il centro storico (porticciolo), la fascia costiera, la foce del fosso di Vallesemplice e le ville liberty. Ha inizialmente riconosciuto che le aree interessate a Piano Integrato (Baia Serena o Poggio Principe) potevano essere esentate dal cambio di destinazione d’uso degli immobili destinati a servizi (patteggiati con il privato); lo stesso poteva dirsi per l’area dell’ex cementificio, in cui il rischio idrogeologico si unisce al pregio di un raro esempio di archeologia industriale d’inizio 900. Malgrado l’operazione non costituisse affatto il massimo della tutela, il 30 gennaio la maggioranza è riuscita a cancellare dall’esenzione al Piano casa sia immensa area dell’ex cementificio che Baia Serena, rimangiandosi in un sol boccone l’impegno di pretendere dal costruttore Alibrandi (lo stesso del Piano Integrato Benigni) i servizi mai completati a Prato del Mare. C’è da chiedersi quale costruttore privato onorerà i suoi doveri, ora che non solo Bacheca ma anche la Polverini lo hanno messo in condizione di piegare ai suoi interessi enormi aree urbane.

 

Circolo PRC-FdS “Benedetti Michelangeli”, S.Marinella

 

 

 

 

 


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Maggi spiega il Piano

Il Consiglio Comunale u.s. convocato per esaminare il “Piano Casa”, da qualsiasi parte lo si voglia valutare, ha indubbiamente prodotto un lavoro accurato e responsabile, inviando alla città un preciso segnale sull’attenzione che da sempre questa amministrazione pone sulle problematiche strategiche del territorio.

Si può ben comprendere che non era affatto semplice conciliare in un unico atto amministrativo le tante e variegate aspettative ed esigenze dei semplici cittadini, degli artigiani, degli imprenditori e dei professionisti del settore.

Viviamo tutti in un momento socio-economico di grande difficoltà che impone, in ogni decisione, di non sottovalutare le ripercussioni di vario tipo che potrebbero poi ricadere sulla città e sul territorio.

Muovendo da queste considerazioni si è deciso, per un aspetto, di confermare autorevolmente le doverose tutele al nostro patrimonio urbanistico e oltremodo di creare urgentemente occasioni “non invasive” di sviluppo e di lavoro per un settore, quello edilizio, ormai in crisi recessiva sul territorio nazionale e n on solo locale.

In questo contesto abbiamo colto favorevolmente la posizione assunta dalla minoranza, che al di là delle diverse valutazioni politico-amministrative, ha comunque offerto un contributo importante alla discussione consiliare, arrivando poi ad astenersi sulla votazione finale, in maniera, a mio modo di vedere, molto responsabile.

In questo ambito di atteggiamenti, comunque costruttivi, si stenta a comprendere la posizione assunta dall’assessore La Rosa.

Personalmente ritengo che si possa anche divergere dalle posizione generali assunte dalla Maggioranza o dalle eventuali modifiche apportate, anche all’ultimo minuto, verso decisioni già assunte.

Quello che invece non riesco a condividere è l’intransigenza concettuale con la quale si ripropongono ad oltranza le proprie tesi, anche in contrasto con quelle di tutti gli altri e soprattutto il bisogno di manifestare atteggiamenti di aperto contrasto in ambiti pubblici, che proprio perché tali, sovraespongono che li attua, e purtroppo, allo stesso tempo, impongono una successiva e inevitabile coerenza di comportamento.

 

 

Marco Maggi


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La Minoranza ed il Piano che non c’è

Il Consiglio Comunale del 30 gennaio non ha approvato Il Piano casa (come erroneamente interpretato da molti), che essendo già legge regionale, non necessita di alcuna adozione da parte dei consigli comunali. Al contrario l’

ordine del giorno era su una limitazione del Piano stesso, secondo quanto previsto dall’art. 2 comma 4 della legge della Giunta Polverini che permette ai Comuni di escludere ambiti o edifici dal piano casa per motivazioni storiche o urbanistiche, da indicare e votare nei Consigli Comunali entro il 31 gennaio. A quanto ci risulta pochi comuni lo hanno fatto ed è per questo che abbiamo ritenuto giusto l’ordine del giorno del Consiglio.

Noi consiglieri di minoranza ci siamo astenuti riconoscendo alla delibera il merito di limitare o escludere almeno in parte alcune zone del territorio comunale, ma in realtà abbiamo duramente contestato in consiglio alcuni passaggi e il modo assurdo in cui ha operato la Maggioranza. Mai ci saremmo aspettati una discussione di 6 ore su un unico punto all’ordine del giorno, che sostanzialmente condividevamo, per giunta: la verità è che la Maggioranza ha cambiato idea in corso d’opera. Bastai pensare che nel corso del Consiglio ha chiesto di riunirsi per due volte a porte chiuse per decidere, come se ancora non sapesse cosa fare. In realtà lo sapeva benissimo: cedere a pressioni e rendere di nuovo libere per l’applicazione del piano casa, zone che prima aveva deciso di escludere. In risultato è una delibera pasticciata e le dimissioni dell’Assessore La Rosa, che stava per esprimere il suo voto convinto di votare un’altra cosa.

E come dargli torto? Giovedì 26 si è svolta commissione urbanistica e ci è stata presentata una certa delibera di Consiglio con tanto di tavole, di cui abbiamo condiviso lo spirito. Ci sembrava infatti giusto che il Comune tutelasse il suo territorio limitando e restringendo l’applicazione del Piano Casa. C’erano delle opinioni un po’ diverse al nostro interno su alcuni passaggi della delibera, ma in realtà sostanziale accordo. Il problema è che nel giro di 3 giorni la delibera è stata cambiata dalla stessa maggioranza in molte parti, togliendo alcune limitazioni importanti che all’inizio aveva previsto e inserito nella proposta di delibera. La più clamorosa è quella dell’ex cementificio: secondo la votazione di lunedì sera, quest’area di così grande valore e pregio storico ora sta a completa disposizione del proprietario, che può applicare il Piano Casa senza che l’autorità comunale possa sedersi a un tavolo per concordare assetto urbanistico, oppure opere aggiuntive, come invece poteva essere ottenuto in altro modo. Per quanto riguarda poi la possibilità di trasformare cubature non residenziali (per esempio commerciale) ancora da realizzare nelle grandi lottizzazioni, la prima delibera escludeva tre grandi aree, Poggio Principe, Poggio Bellavista, e Prato del Mare. Senza che sia stato reso chiaro il perché, la versione che poi la Maggioranza ha votato è diversa: l’imprenditore di Prato del Mare potrà così trasformare i servizi in abitazioni, e non se ne sentiva di certo il bisogno!

Altra grave omissione il fatto che pur vincolando in effetti tutta la fascia sul mare, non sia stata fatta ricognizione puntuale delle ville storiche, molte delle quali possono non trovarsi sul mare, come invece richiede la norma regionale. Tutto questo, arrivando agli ultimi giorni previsti per legge, senza che la commissione sia stata coinvolta mentre si ragionava su tali delimitazioni, ma solo per prendere atto di una cosa diversa dopo tre giorni.

La commissione avrebbe potuto lavorare in modo permanente sul tema a partire da ottobre, avrebbe potuto ascoltare i cittadini e professionisti del settore, invece c’è stato tutt’altro: un consiglio che sembrava improvvisato, con la chicca di una delibera di giunta dello scorso novembre che escluderebbe di nuovo il cementificio dal Piano Casa (per non aver risposto ad un bando), ma che secondo la Maggioranza “non vale”.

 

A nome delle tre liste di minoranza, i capigruppo Mucciola, Fronti e Rocchi

 


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Il Piano di Pepe

Credo sia paradossale quello che è accaduto al Consiglio Comunale di Santa Marinella nella serata del 30 Gennaio 2012, senza alcun raziocinio si è riusciti, in maniera disorganica e confusionale, a limitare l’applicazione del Piano Casa nel nostro Comune, adducendo motivazioni forvianti per la platea dei presenti e per la popolazione tutta.

Innanzitutto il gruppo politico di FLI, da me rappresentato in Consiglio Comunale, è stato l’unico che è andato contro queste limitazioni imposte all’ultimo giorno senza criterio.

Parlare di tutela della costa in questa delibera è del tutto forviante, il Piano Casa ha già all’interno delle limitazioni che rendono pressoché impossibili scempi sia sul mare che nell’entroterra.

Inesatto è anche il parlare di tutela delle ville storiche, le quali sono state solo parzialmente escluse da questa delibera, con una cartografia ridicola e raffazzonata portata in Consiglio Comunale.

Ritengo che se si vuole tutelare veramente il patrimonio architettonico del nostro paese, bisognerebbe portare a termine un progetto di ricerca e di tutela più ampio di una cartina fotocopiata, che contempli anche delle limitazioni al PRG stesso e non solo al Piano Casa.

Purtroppo quando si hanno poche idee e confuse, come nella delibera del 30 Gennaio, si spacciano per liberalizzazioni le limitazioni ad personam che si fanno, sempre senza disturbare i poteri forti.

 

Emanuele Pepe


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Via libera al Piano Regionale dei rifiuti

Via libera dal Consiglio regionale del Lazio al piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. L’atto – approvato oggi con una delibera votata a maggioranza dall’Aula (40 favorevoli e 23 contrari) presieduta da Mario Abbruzzese (Pdl) – ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si è susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento.

Si è trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta – ha detto Di Paolo durante l’iter in Aula – “arriviamo ad uno dei passaggi più importanti e cruciali, cioè all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”.

“Oggi abbiamo la possibilità di far fare un salto in avanti al nostro territorio, fornendo un documento che aggiorna finalmente un Piano del 2002, ormai troppo arretrato rispetto ai cambiamenti morfologici e demografici che si sono verificati in 10 anni nel Lazio, ma soprattutto per i significativi progressi tecnologici che si sono ottenuti anche nel campo della gestione dei rifiuti” ha dichiarato il presidente della commissione Ambiente, Roberto Carlino (Udc), ricordando che questo atto allinea il Lazio alle richieste della Ue ed innova rispetto al piano del 2002. E’ intervenuto a dichiarare il voto favorevole del Pdl il consigliere Andrea Bernaudo, che ha ricordato come il piano rappresenti una risposta appropriata all’Europa, ma anche a quelli che, da parte sua, ha definito i fallimenti delle amministrazioni di centrosinistra a Roma e al commissariamento Marrazzo per il Lazio. “E’ un piano rifiuti – ha sottolineato – che vuole arrivare alla chiusura del ciclo della gestione dei rifiuti, che ha come priorità la prevenzione e soprattutto la raccolta differenziata”.

Dai banchi dell’opposizione, invece, il piano è stato criticato con diverse argomentazioni. Nel mirino, in particolare, la previsione di quello che è stato definito il “piano B”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiastico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. “Lo scenario di controllo – ha dichiarato Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) – è quello che perseguirà questa Giunta”. Filiberto Zaratti (Sel) ha definito il piano “una grande occasione perduta” a causa proprio dello scenario di controllo. Esterino Montino, capogruppo Pd, si è chiesto dove fossero le reali novità del piano e ha criticato la mancata previsione nel piano di risorse finanziarie e di un “sistema industriale”. Angelo Bonelli (Verdi) ha invece osservato che il piano è stato fatto senza prendere in considerazione Roma, che incide per il 70% dei rifiuti del Lazio, e poi si è arrivati a chiedere la dichiarazione di emergenza al Governo. “Da commissariare era l’Ama di Roma”. Giuseppe Celli (Lista civica Cittadini/e) ha aggiunto che gli impianti di trattamento meccanico biologico non saranno sufficienti a trattare il “tal quale” prodotto dalla Capitale, mentre Fabio Nobile (FdS) ha criticato il mancato abbandono della logica delle discariche e degli inceneritori, Claudio Bucci (Idv) ha ricordato gli interrogativi che lascia aperti il piano e criticato le scelte di Corcolle e Riano come discariche provvisorie.

Fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilità per i comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovrà conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sarà trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue.

Quanto allo scenario di controllo – definito “piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione, e invece “rafforzamento dello scenario di piano” da Di Paolo – esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora: non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione.

Per la gestione dei rifiuti il Lazio è stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potrà utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo).

Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio.

La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.

Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si è concluso l’esame in aula e il voto finale è stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.

 

 


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Se lo dice e poi lo ridice lui…

In data 23 novembre 2011 uscimmo con un comunicato stampa attraverso il quale facevamo una pesante critica su alcune affermazioni dell’Assessore al bilancio Venanzio Bianchi.

Dichiarazioni inerenti a favoritismi verso “amici e conoscenti” ai quali sarebbero state tolte delle multe.

La risposta di Bianchi non si fece attendere e ci diede dei mistificatori!

Abbiamo chiesto ed ottenuto la registrazione del Consiglio Comunale e riportiamo la trascrizione del passo al quale facevamo riferimento:

 

Ass. Venanzio Bianchi:

Ci sono anche oggi politici tra noi che poi, chi si interessa di far togliere la multa, chi si interessa di non far pagare un tributo, chi si interessa di non far pagare una cosa.

Queste cose.. Si si è uno spettacolo… Manuele Si fa tutti non ti preoccupare, non ti preoccupare si fa tutti, in qualche modo tutti quanti si cerca di mantenere il rapporto con l’amico, di agevolare l’amico.

Io non mi vergogno di dire queste cose… tempo al tempo Paola tempo al tempo… chi è stato in consiglio comunale più di voi e ha rappresentato la vostra forza politica l’ha fatto pure lui.

 

Evitiamo qualsiasi commento e lasciamo giudicare ai lettori chi è il mistificatore, chi abusa del proprio potere, chi fa della politica un malcostume che continueremo a combattere.

 

 

Circolo Futuro e Libertà Santa Marinella

 

Il Presidente

Fabio Gasparri

 

 


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Parte da Tarquinia la Polizia Locale condivisa

Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola lancia l’iniziativa per gestire con i comuni di Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano, le funzioni e i servizi di Polizia Locale. «Di necessità virtù. – afferma il primo cittadino – Per far fronte alla carenza di personale e all’impossibilità di assumere nuove unità, per le scarse risorse economiche a disposizione, è importante trovare nuove forme di collaborazione tra le Amministrazioni». Obiettivo del progetto è avere un migliore presidio del territorio e una razionalizzazione dei costi, anche perché sono sempre più consistenti i tagli agli enti locali. Tagli che pregiudicano la possibilità di garantire alla popolazione i servizi primari. «Per questo motivo ho fatto scrivere dai tecnici una convezione che sarà inviata in questi giorni ai sindaci di Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano, con i quali ho già avuto modo di confrontarmi e trovare la loro disponibilità. – conclude il sindaco Mazzola – Nelle prossime settimane si terranno nuove riunioni. Se approvata, le Polizie Locali delle cittadine interessate potranno operare su una zona molto ampia e intervenire laddove ce ne sia necessità».


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Il Comitato ricorre al TAR

Oggi non stupisce più nulla, non stupisce se un Piano Integrato (Piano Integrato Benigni-Alibrandi delibera N°31/11) viene approvato a notte fonda in una calda sera d’estate, non stupisce nemmeno che alle quattro del mattino ad assistere alle meccaniche alzate di mano dei Consiglieri Comunali fossero presenti sia i costruttori interessati al progetto, belli schierati in prima fila, sia molti abitanti della nostra città preoccupati per ciò che stava per accadere e che è accaduto… Ma è successo anche, con sommo stupore di tanti, che quest’ultimi si sono guardati in faccia e hanno potuto vedere, ognuno sul volto dell’altro, il riflesso della propria indignazione. E così è accaduto che un pugno di persone che si conoscevano appena o non si conoscevano affatto hanno messo da parte i propri pregiudizi, gli orientamenti politici, i luoghi comuni come “tanto non cambierà mai nulla”, e hanno fatto sempre più spazio al buon senso e all’impegno civico (merce rara di questi tempi), si sono parlati, si sono confrontati e così…….è successo!

E’ successo che da pochi sono diventati tanti, talmente tanti da far preoccupare un po’ di persone tra cui lo stesso Sindaco Bacheca che inizialmente pareva far finta di nulla. Queste tante persone che oggi sono un Comitato, si sono riunite, documentate, hanno parlato con gli abitanti dei Rioni Alibrandi, Combattenti e Pirgus ed hanno saputo ascoltare ciò che la gente aveva da dire, concretizzando il tutto in un diffuso dissenso per i contenuti della delibera approvata; sì, perché come molto spesso accade, la disinformazione fa il bello e il cattivo tempo e le false informazioni fanno pure di peggio, infatti in molti giornali il costruttore e il politico di turno hanno dato dei numeri in termini di Metri Cubi e Metri Quadri degni di un’estrazione del superenalotto. Hanno voluto far passare una vera e propria lottizzazione come un’opera di miglioramento per un quartiere che di fatto di migliorie non avrebbe, hanno chiamato Piano Integrato un progetto che è completamente difforme dai principi dei Piani Integrati, hanno mostrato un progetto alla gente e ne hanno approvato un altro al Consiglio Comunale, indovinate a favore di chi? La risposta è semplice se si pensa che i 23000 metri cubi di edilizia residenziale (che è quella che fa guadagnare il costruttore), diventano in poco tempo 27000, poi si parla di 2000 mq di edilizia sociale, e la gente pensa: “che bello i meno fortunati potranno avere una casa”, ma alla gente abbiamo dovuto spiegare che nel progetto approvato c’è solo l’area individuata per l’edilizia sociale ma non c’è scritto ne’ quando verranno fatte le case ne’ a spese di chi, o meglio a spese di chi è evidente, dei cittadini di Santa Marinella e che quindi i meno fortunati possono anche ricominciare a non dormire la notte.

Tornando a quel Comitato che si chiama “11 AGOSTO 2011”, tornando a quell’indignazione, a quelle coscienze che hanno portato alla luce degli aspetti completamente ignorati dall’Amministrazione Comunale, come il rischio idrogeologico dell’intera zona, tornando a quello che la gente veramente chiedeva, che erano dei servizi, e non la nascita di un nuovo quartiere, comunichiamo ufficialmente che Sabato 12 Novembre 2011 è stato depositato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, contro il Comune di Santa Marinella ma a favore di tutta la cittadinanza nonché del nostro territorio. Dopo un attento studio della delibera e il confronto con relazioni tecniche ambientali, urbanistiche e geologiche, (il Comune non si sforzi a farle, ci abbiamo pensato noi !!!), nonché una palese discordanza tra i guadagni troppo scarsi del Comune nei confronti di quelli del costruttore e dopo che il Sindaco ha fatto orecchie da mercante quando noi gli abbiamo chiesto numerose volte di ritirare la Delibera N°31, dopo tutto ciò, in estrema ratio, il Comitato ha ritenuto lecito ricorrere al T.A.R.. Il ricorso è fortemente motivato e supportato da documentazioni tecniche e competenti, siamo certi che questo progetto verrà bloccato dall’autorità competente, come siamo sempre certi che la Amministrazione Comunale saprà in futuro confrontarsi in maniera più corretta e coerente con i propri cittadini ed avrà il buon senso di approvare i futuri Piani Integrati secondo dei criteri precisi, sostenibili e convenienti per gli abitanti e per il territorio, che sono poi criteri intrinseci nei principi per cui dovrebbe agire un rappresentante politico (molto spesso di questo i nostri rappresentanti non hanno memoria).

Concludiamo col ringraziare chi ha avuto il coraggio e la responsabilità di sottoscrivere il ricorso al T.A.R. e le tante centinaia di santamarinellesi che hanno firmato “contro” i criteri adottati per questo PII, senza la firma di questi cittadini, semplici abitanti del quartiere e commercianti, il Comitato “11 Agosto 2011” avrebbe potuto fare ben poco.

Grazie e ancora grazie.

Il Comitato 11 Agosto 2011

 


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Bacheca il palazzinaro

Dopo le proteste nate dall’approvazione in Agosto del Piano Integrato Benigni, il Sindaco aveva annunciato che la sua giunta si sarebbe fermata a quel Piano Integrato.

Ad ottobre leggiamo invece che i piani integrati e accordi di programma (Porto Romano) saranno il nuovo volano del lavoro, la risposta al problema della disoccupazione a S. Marinella, il grande rilancio occupazionale. Davvero una bella novità! Bacheca ripropone, pari pari, la politica palazzinara degli anni ’70. Veramente innovativo!

Se non altro i nostri amministratori non ci raccontano più la barzelletta che i Piani Integrati, vere e proprie lottizzazioni camuffate, servano a risanare i quartieri e a fornire servizi. L’argomento si sposta sul ricatto occupazionale, da sempre argomento forte della speculazione edilizia a S. Marinella.

Parliamo allora di questa occupazione, che dovrebbe nascere dall’indiscriminata cementificazione del territorio. Si tratta di un’occupazione “una tantum”: finita la palazzina finisce il lavoro, oppure si fa un’altra palazzina. E allora? Si deve continuare a costruire all’infinito in un territorio che infinito non è? Non esiste l’edilizia di recupero, di restauro, di mantenimento. Non esiste bio-edilizia. Non c’è nemmeno uno straccio di pianificazione urbana, né di piano di riassetto idrogeologico. Secondariamente sono anni che l’economia turistica è in calo ed ogni anno raggiunge picchi negativi: meno presenze, meno affitti, meno noleggi di ombrelloni, meno clienti ai ristoranti. E’ lavoro anche questo, ci pare. Dovremmo puntare a presenze turistiche tutto l’anno coordinando i servizi e i portali informativi, inserendo S. Marinella nei circuiti turistici e culturali provinciali (i Castelli medioevali, l’Etruria archeologica, i Monti della Tolfa..…). Da questo punto di vista la gestione comunale del castello di S. Severa sarebbe interessante per la creazione di posti di lavoro stabili. Si dovrebbero inoltre tenere pulite le spiagge, che giacciono come cadaveri per 9 mesi all’anno, anche quando la stagione climatica ne permetterebbe la fruizione fino a novembre. Forse si sarebbe dovuto salvare quello che è stato un vettore economico in passato: la floricoltura, oggi agricoltura biologica o agriturismo. Anche questo sarebbe lavoro che chiama lavoro, non “una tantum” ma volano di qualità della vita di tutti. Invece da S. Marinella si scappa a gambe levate. Solo il punteruolo rosso pare trovarsi benissimo!

Vorremmo tanto che i nostri amministratori, invece di ispirarsi ai palazzinari anni Settanta, prendessero a modello sindaci come Angelo Vassallo, assassinato ad Acciaroli nel Cilento, che ha arricchito tutti i suoi concittadini puntando decisamente sul recupero paesaggistico ed ambientale. I valori immobiliari del Comune di Acciaroli si incrementano mentre quello dei nostri immobili precipitano verso il basso e le case subiscono deprezzamenti. Non pretendiamo che Bacheca abbia il coraggio di Vassallo ma almeno una briciola di quello spirito davvero innovativo.

 

Circolo PRC-FdS “Benedetti Michelangeli”


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