Via libera al Piano Regionale dei rifiuti

Via libera dal Consiglio regionale del Lazio al piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. L’atto – approvato oggi con una delibera votata a maggioranza dall’Aula (40 favorevoli e 23 contrari) presieduta da Mario Abbruzzese (Pdl) – ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si è susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento.

Si è trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta – ha detto Di Paolo durante l’iter in Aula – “arriviamo ad uno dei passaggi più importanti e cruciali, cioè all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”.

“Oggi abbiamo la possibilità di far fare un salto in avanti al nostro territorio, fornendo un documento che aggiorna finalmente un Piano del 2002, ormai troppo arretrato rispetto ai cambiamenti morfologici e demografici che si sono verificati in 10 anni nel Lazio, ma soprattutto per i significativi progressi tecnologici che si sono ottenuti anche nel campo della gestione dei rifiuti” ha dichiarato il presidente della commissione Ambiente, Roberto Carlino (Udc), ricordando che questo atto allinea il Lazio alle richieste della Ue ed innova rispetto al piano del 2002. E’ intervenuto a dichiarare il voto favorevole del Pdl il consigliere Andrea Bernaudo, che ha ricordato come il piano rappresenti una risposta appropriata all’Europa, ma anche a quelli che, da parte sua, ha definito i fallimenti delle amministrazioni di centrosinistra a Roma e al commissariamento Marrazzo per il Lazio. “E’ un piano rifiuti – ha sottolineato – che vuole arrivare alla chiusura del ciclo della gestione dei rifiuti, che ha come priorità la prevenzione e soprattutto la raccolta differenziata”.

Dai banchi dell’opposizione, invece, il piano è stato criticato con diverse argomentazioni. Nel mirino, in particolare, la previsione di quello che è stato definito il “piano B”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiastico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. “Lo scenario di controllo – ha dichiarato Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) – è quello che perseguirà questa Giunta”. Filiberto Zaratti (Sel) ha definito il piano “una grande occasione perduta” a causa proprio dello scenario di controllo. Esterino Montino, capogruppo Pd, si è chiesto dove fossero le reali novità del piano e ha criticato la mancata previsione nel piano di risorse finanziarie e di un “sistema industriale”. Angelo Bonelli (Verdi) ha invece osservato che il piano è stato fatto senza prendere in considerazione Roma, che incide per il 70% dei rifiuti del Lazio, e poi si è arrivati a chiedere la dichiarazione di emergenza al Governo. “Da commissariare era l’Ama di Roma”. Giuseppe Celli (Lista civica Cittadini/e) ha aggiunto che gli impianti di trattamento meccanico biologico non saranno sufficienti a trattare il “tal quale” prodotto dalla Capitale, mentre Fabio Nobile (FdS) ha criticato il mancato abbandono della logica delle discariche e degli inceneritori, Claudio Bucci (Idv) ha ricordato gli interrogativi che lascia aperti il piano e criticato le scelte di Corcolle e Riano come discariche provvisorie.

Fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilità per i comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovrà conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sarà trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue.

Quanto allo scenario di controllo – definito “piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione, e invece “rafforzamento dello scenario di piano” da Di Paolo – esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora: non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione.

Per la gestione dei rifiuti il Lazio è stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potrà utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo).

Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio.

La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.

Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si è concluso l’esame in aula e il voto finale è stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.

 

 


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Porta a porta quando parte?

La GESAM prosegue alla perfezione il lavoro di AMA… ossia prende soldi per servizi che non offre.
Molti cittadini si chiedono (e ci chiedono) dove siano i mezzi necessari allo svolgimento del servizio:
autocompattatori fatiscenti e in numero insufficiente, totale mancanza di una lavacassonetti (da quando GESAM eroga il servizio i cassonetti non sono mai stati lavati, ma noi paghiamo per quel lavaggio), campane della differenziata rotte e sempre stracolme, circondate dai rifiuti, per non parlare della carenza di cassonetti nelle strade, parzialmente sopperita con l’acquisto di cassonetti in metallo di seconda mano cedutici dal Comune di Allumiere che, nel frattempo, è passato alla differenziata (per fortuna). Ricordiamo che sulla modalità di gara, vinta dalla GESAM (ditta che mai si è occupata in precedenza di rifiuti), pendono dubbi e ricorsi, denunciati con forza dall’opposizione.
Registriamo anche il sottodimensionamento del personale che, durante la stagione estiva, viene aumentato di sole 4 unità (insufficienti a sopportare l’incremento del servizio da offrire e assunti con contratti brevissimi), con conseguente rischio di mettere sotto stress i pochi lavoratori con evidente possibilità di assenze e ulteriore peggioramento del servizio. I lavoratori sono inoltre sottoposti a ritmi più duri, con l’annullamento dello straordinario pagato sostituito da “ore a recupero” obbligatorie.
L’Amministrazione nel frattempo cosa fa? Come al solito assolutamente nulla. Noi chiediamo di fare rispettare alla GESAM il contratto, con mezzi e personale idonei al servizio, gli chiediamo inoltre di tutelare i lavoratori che ancora devono ricevere la seconda parte di liquidazione da parte di AMA.
Chiediamo dove sia finita la raccolta porta a porta che doveva cominciare il primo giugno.
Cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa.

Circolo PRC-FdS “Benedetti Michelangeli” di S. Marinella


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Santa Marinella è blu, Santa Severa nera

Altro che biondo Tevere! La foce del fiume che bagna la Capitale è considerata la zona più inquinata della Regione, soprattutto per la presenza massiccia del batterio E.Coli, che quest’anno ha fatto scattare la “bandiera nera” di Legambiente. Goletta Verde 2011 fa tappa nel Lazio e non fotografa affatto una bella situazione.

 

Oltre al Tevere, infatti, le zone particolarmente inquinate – che hanno meritato la bandiera nera dell’associazione ambientalista – sono Anzio – che, di contor per il secondo anno si era invece aggiudicato la bandiera blu della Fee – il Comune di Pomezia e l’isola di Ventotene, per le tante criticità del territorio.

 

Altri 14 lidi sono stati segnalati come critici e altri 9 come fortemente inquinati: il lungomare Pyrgi a Santa Severa, nel comune di Santa Marinella, il fosso di Zambra a Cerveteri a Campo di mare, la foce del rio Vaccino a Ladispoli, il canale sulla spiaggia di Rio torto a Pomezia e presso via San Francesco a Torvajanica, il fosso grande ad Ardea, Torre Astura, presso il ponte sul canale idrovore Valmontorio a Nettuno, e il fosso dei Tre denari in località Passoscuro a Fiumicino.

 

“La maglia nera – ha commentato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati- è per la foce del Tevere, la più inquinata del Lazio. I valori dei batteri escherichia coli superano di quasi 40 volte i limiti di legge e fanno scattare una ‘bandiera nera’ al comune di Roma e ad Acea, che gestisce il servizio idrico integrato della capitale, per la pessima qualità del fiume, dove in questi giorni c’è una nuova moria di pesci”.

 

Ma c’è di più: a preoccupare la Legambiente è anche il “pericoloso progetto di pennelli antierosione ad Anzio – 15 opere frangiflutti, lunghe 100 metri e poste a 200 metri uno dall’altra – gravemente privo delle necessarie autorizzazioni ambientali”.

E “questa barriera, che dovrebbe arrivare a 4 km di lunghezza – ha fatto sapere Cristiana Avali, direttrice di Legambiente Lazio – sta già provocando cattivi odori”.

 

Dati rincuoranti invece emergono nella “guida blu” di Legambiente e Touring club italiano, dove vengono premiate 12 località del Lazio: al primo posto della classifica regionale, con quattro vele, troviamo le spiagge di Montalto di Castro, seguono, con tre vele, alcune zone di Tarquinia, Sperlonga, Ventotene e, con due, Sabaudia, San Felice Circeo, Nettuno, Santa Marinella, Gaeta, Ostia e Ponza. Una sola vela, infine, per Anzio.

da GreenMe.it

 

 


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Regione Lazio: audizione della commissione rifiuti

(uff.sta) Il rischio di un nuovo commissariamento per i rifiuti nel Lazio, la previsione nel piano di un unico ambito territoriale ottimale (Ato) a livello regionale e il nodo dell’intesa tra Comune di Roma e Ministero della difesa sul poligono della Farnesiana ad Allumiere. Questi alcuni degli argomenti al centro dell’audizione, tenutasi questa mattina in commissione Ambiente del Consiglio regionale del Lazio, sul nuovo piano rifiuti regionale. “Questa commissione – ha commentato il presidente Roberto Carlino (Udc) – sta portando avanti un lavoro condiviso, con l’intento di raccogliere eventuali suggerimenti migliorativi al testo del piano. Da domani inizieremo l’esame della proposta”. Alla seduta hanno partecipato la Provincia di Roma, quelle di Viterbo e Frosinone oltre al Comune di Allumiere. Assenti il Comune di Roma e le altre due province, aspetto questo stigmatizzato dai consiglieri Francesco Storace (La Destra) e Giuseppe Celli (Lista Civica). Alla seduta è seguita un’ulteriore audizione con la partecipazione di Uncem Lazio, Upi Lazio, Arall e Legautonomie Lazio.

 

La prospettiva di un eventuale futuro commissariamento del Lazio per la questione rifiuti, tornata ad affacciarsi di recente sugli organi di stampa, è stata accolta negativamente dai consiglieri Carlo Lucherini (Pd), Ivano Peduzzi (FdS) e Daniela Valentini (Pd). Dello stesso orientamento l’assessore all’Ambiente della Provincia di Roma, Michele Civita. Quanto, invece, alla suddivisione in un unico Ato regionale – a sua volta ripartito in tanti “sub Ato” corrispondenti grosso modo ai territori provinciali – è stato il sindaco di Allumiere, Augusto Battilocchio, primo a chiedere alla Regione una marcia indietro, con la separazione di Roma dal resto della provincia “viste le sue dimensioni”. Una linea condivisa e propugnata anche da Lucherini, che ha suggerito un ambito per ogni provincia ed uno ad hoc per la Capitale. Della stessa opinione i consiglieri Celli e Giuseppe Parroncini (Pd), il quale ha reclamato l’approvazione accanto al piano rifiuti di una legge regionale sugli Ato. L’assessore provinciale Civita, infine, ha espresso dubbi sulla legittimità di un unico ambito a livello regionale oltre che sulla deresponsabilizzazione che avrebbero in conseguenza di ciò i singoli enti locali.

 

Dubbi sulla rispondenza al codice dell’ambiente e alla normativa regionale sui rifiuti sono stati sollevati da Bruno Manzi di Legautonomie Lazio: nella definizione degli Ato bisognerebbe far riferimento ai territori delle province. Ma, anche in questo caso, è stata sottolineata l’opportunità di un ambito a se stante per Roma capitale. L’Upi ha annunciato di aver sottoscritto un documento assieme a Legautonomie, che verrà sottoposto all’attenzione del Consiglio delle autonomie locali (Cal) del Lazio, e ha chiesto una espressa presa di posizione a favore delle province come baricentro della gestione dei rifiuti. Donato Robilotta, presidente dell’Associazione regionale delle autonomie locali del Lazio (Arall), ha sollevato il problema della mancata individuazione del soggetto a cui è affidata la gestione di ciascun ambito. “Chiedo che venga aperto un tavolo tra Regione ed enti locali – ha detto – sulla questione delle autorità d’ambito in generale”. Inoltre Robilotta ha chiesto premialità per chi persegue l’obiettivo della raccolta differenziata e penalità chi non la fa.

 

La provincia di Viterbo ha annunciato l’approvazione di una delibera con osservazioni al piano la prossima settimana e lamentato di dover sopportare il conferimento di rifiuti indifferenziati provenienti dai comuni del Reatino. La Provincia di Frosinone, invece, ha mosso critiche ai confini del sub Ato di riferimento nel quale la proposta di piano ricomprende anche tre comuni della provincia di Latina: Minturno, Gaeta e Spigno Saturnia. La situazione debitoria dei comuni nei confronti dei gestori delle imprese di smaltimento, emersa nel corso della precedente audizione delle pmi del ciclo rifiuti, il consigliere Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) ha chiesto ipotesi di soluzione all’Arall. Robilotta ha evidenziato la necessità di norme stringenti andando verso una premialità dei comuni virtuosi. Una domanda della consigliere Annamaria Tedeschi (Idv) ha infine consentito all’assessore Civita di illustrare lo stato dell’arte degli impianti di trattamento meccanico biologico nella provincia di Roma.

 

L’occasione dell’audizione ha permesso al comitato “No megadiscarica” di Allumiere, presente nell’auletta della Pisana, di chiedere alla Regione di appoggiare una richiesta di ritiro dell’intesa tra Comune di Roma e Ministero della Difesa. In proposito il Consiglio regionale ha approvato, il 9 marzo scorso, una mozione che respingeva l’ipotesi di Allumiere per la localizzazione di un nuovo polo di smaltimento, trattamento e recupero dei rifiuti. Francesco Storace ha detto di ritenere scongiurata tale eventualità, visti gli impegni assunti dalla presidente Polverini il 2 marzo. Secondo il capogruppo della Destra, il punto non è annullare il protocollo, ma renderlo inefficace: il fatto che un sito sia ritenuto adeguato da due soggetti non significa che la Regione debba sceglierlo. Non della stessa opinione tanto Lucherini quanti Peduzzi, i quali di fronte alla prospettiva di un commissariamento del Lazio hanno giustificato il timore che il sito del poligono di Allumiere possa essere rispolverato, visto che già si trova nella disponibilità del patrimonio statale. “Non è un fatto formale il ritiro di quell’intesa” ha ribadito Peduzzi.

 

Ha partecipato alla seduta il consigliere Francesco Pasquali (Fli).

 


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Parole, parole, parole…..

(cad) Da ben 1256 giorni le antenne di via Ortigara e via Valdambrini svettano contro il panorama di Santa Marinella, proprio di fronte a due importanti e popolose scuole. Sono i monumenti di un modo di amministrare fatto di chiecchiere, autoreferenzialità e molto compiacimento personale. Se fanno bene o fanno male lo sapremo purtoppo soltanto fra vent’anni. Nel frattempo è utile ricordare ancora come  i due impianti siano la dimostrazione che se le chiacchiere non smuovono le montagne, figuriamoci le antenne. Ieri Enel oggi Telecom è facilissimo fare politica andando a braccetto con i poteri forti


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“Un’ altra città è possibile” con il comitato antidiscarica di Allumiere

La lista “Un’altra città è possibile” appoggia e sottoscrive la raccolta di firme per la delibera di iniziativa popolare, promossa dal comitato cittadino di Allumiere contro la discarica (http//antidiscarica.wordpress.com). La petizione intende soprattutto impegnare il Comune di Allumiere a non accettare compensazioni economiche ai danni ambientali provocati dalla discarica e a non cedere ad alcun ricatto occupazionale. Si vuole con tutta evidenza evitare di ripercorrere la strada della conversione a carbone di Tor Valdaliga Nord, che fu osteggiata dagli enti locali a tutti i livelli, dai cittadini e persino da un referendum consultivo, ma l’unico obiettivo raggiunto da questa grande mobilitazione fu quello di alzare il prezzo delle compensazioni, accettate da ben cinque Comuni (tra cui quello di S. Marinella).

ENEL aleggia su questa ipotesi di discarica anche per una seconda ragione: la possibilità di bruciare CDR (combustibile da rifiuto) nella centrale. L’obbiettivo che la partecipatissima assemblea svoltasi ad Allumiere il 18 marzo si è posto non si limita infatti a bocciare l’ipotesi di discarica ma si propone di abbandonare la strategia degli inceneritori e di modificare il piano dei rifiuti della Giunta Polverini: smaltire i rifiuti nello stesso ambito provinciale in cui sono stati prodotti. Roma rischia infatti di soffocare il resto della provincia, esportando i suoi rifiuti anche nei comuni “virtuosi” come Allumiere, in cui la raccolta differenziata ha raggiunto il 80%. In realtà, ha affermato il consigliere provinciale di SEL Gino De Paoli, la scelta di Allumiere sarebbe addirittura a monte dello stesso piano dei rifiuti su base provinciale. Il protocollo d’intesa tra La Russa e Alemanno non sarebbe altro che un’ulteriore tassello: il sito scelto per la discarica è infatti una servitù militare su cui la Regione non ha giurisdizione. Per questa ragione la maggior parte degli interventi dei numerosi rappresentanti istituzionali e sindacali ha insistito sul ritiro di questo protocollo.

Il pericolo denunciato dall’onorevole Tidei è che, malgrado il voto unanime del Consiglio regionale del Lazio del 9 marzo 2011 contrario all’ipotesi di discarica ad Allumiere, la Polverini sia costretta ad approvare la discarica per decreto governativo d’urgenza. A Roma potrebbe infatti verificarsi l’emergenza di Napoli ed a quel punto la volontà degli enti locali sarebbe completamente superata.

Per quanto riguarda gli inceneritori, ricordiamo che la legge regionale di iniziativa popolare, promossa dalla campagna “Non bruciamoci il futuro”, su cui la Lista “Un’altra città è possibile” e il Circolo del PRC di S. Marinella si spesero fortemente con assemblea e banchetti per la raccolta di firme, è stata bocciata dalla giunta Polverini malgrado il numero delle firme richiesto sia stato ampiamente raggiunto.

Il consigliere regionale Peduzzi ha denunciato come il piano rifiuti della Regione Lazio punti decisamente su discariche ed inceneritori quando già si brucia più di quanto viene prodotto, mentre sulla differenziata non si investe una lira. La contrarietà alla discarica non si limita a non volere i rifiuti in casa propria ma intende rigettare proprio gli interessi di AMA, ACEA, Alemanno e Cerroni a cui la Regione dà la priorità.

I cittadini si organizzano ma hanno anche il sospetto che sia troppo tardi, che qualcuno abbia già deciso sulle loro teste e che occorrerà fermare i compattatori con le mani, come ad Acerra e Chiaiano, nel parco del Vesuvio. Per questo è indispensabile un movimento compatto e unitario sia ad Allumiere che nel comprensorio.

Lista civica “Un’altra città è possibile”


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Antenne: il sindaco è a fianco, anzi…quasi dietro

Il Sindaco di Santa Marinella, Roberto Bacheca, ribadisce il sostegno e la vicinanza dell’amministrazione comunale al Comitato di Via Ortigara, relativamente alla delocalizzazione dell’antenna Telecom.

“Abbiamo avuto molti incontri – afferma il Sindaco – necessari ad intavolare soluzioni con i dirigenti Telecom, che al momento però non sono stati utili a risolvere il problema, molto sentito dal sottoscritto e da tutta l’amministrazione, e ovviamente, dai cittadini che vivono nelle zone adiacenti l’antenna. Proseguiremo la nostra battaglia – continua Bacheca – per garantire i giusti diritti degli abitanti, nonostante la Telecom continui a non dare risposte positive”.

“Vogliamo ricordare – prosegue una nota del Comitato di Via Ortigara – che l’antenna di telefonia mobile fu installata nell’omonima via senza convocare i comitati cittadini e senza preavviso ai residenti per cui lo sconcerto fu grande. In soli due giorni si raccolsero circa 1500 firme anche perché l’antenna, essendo vicinissima alla scuola “Carducci” che ospita numerosi alunni, portò molte famiglie a firmare spontaneamente la petizione. Inoltre gli immobili acquistati con grandi sacrifici si deprezzarono e le finestre di molte case ebbero come unico panorama l’antenna. Per la delocalizzazione fu fatto un ricorso al TAR, un ricorso al Consiglio di Stato ( respinto ) ed un esposto corredato di petizione con firme alla Procura della Repubblica di Civitavecchia ( archiviato ). Il Comitato Ortigara organizzò un sit-in in “Passeggiata” con numerosi cittadini il 10 Settembre 2008; un meeting allo “Sporting Club” il 24 Aprile 2008 ( relatore il dott. Ghirlanda ) chiedendo al Sindaco Bacheca l’impegno di un tavolo partecipato con la Telecom e di adoperarsi al fianco del Comitato per qualsiasi ragionevole soluzione al problema; impegno fino ad oggi mantenuto rispettando appieno il principio di precauzione e l’articolo 32 della Costituzione Italiana dove è prevista la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo.

In questi anni abbiamo lavorato seriamente ottenendo il 16 settembre 2009 un incontro con l’allora direttore della Telecom ove si giunse ad un accordo verbale per l’installazione di microcelle ( impianti di rice-trasmissione molti piccoli, eroganti da 1 a 5 watt a livelli così bassi da rispettare il principio di minimizzazione raccomandata dall’OMS ) coniugando la sicurezza dei cittadini con la necessità di un servizio pubblico ottimale da parte della Telecom. Purtroppo, ad oggi, l’attuale Direttore della Telecom, pur confermandoci che nel caso di Via Ortigara le emissioni magnetiche sono ampiamente all’interno dei liti di esposizione previsti dalla legge italiana, ci informa che gli altissimi costi che l’operazione “micro celle” comporterebbe non consentono, per ora, di aderire alla nostra richiesta e di essere disponibili ad un nuovo incontro al fine di valutare altre strade possibili.

Avremmo voluto che per Santa Marinella, sul problema antenne, si iniziasse un discorso nuovo, come nelle città italiane più all’avanguardia, fatto di controllo diretto sul sistema del monitoraggio delle emissioni, l’utilizzo concordato di tecnologie avanzate e meno dannose con l’applicazione costante del principio di precauzione. Siamo tuttavia sereni poiché abbiamo lavorato per il bene di tutti.

Ringraziamo chi ogni giorno ci ha sostenuto, quelli che ancora oggi ci chiedono di non mollare e, perché no, anche chi ci critica dandoci la forza di non lasciare nulla di intentato”.

Ufficio Stampa del Comune di Santa Marinella


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Arriva Porta a Porta, tutti davanti alla tv

“Ho avuto occasione di iniziare ad occuparmi personalmente di come la nuova società, svolgerà il servizio, in relazione anche al metodo del “Porta a Porta”, che finalmente sarà avviato anche a Santa Marinella.

Il tempo trascorso è servito comunque ad acquisire le giuste informazioni affinché la società possa operare con serietà e competenza per pulire la nostra città come merita. Ho avuto un primo incontro con i tecnici della ditta vincitrice dell’appalto congiuntamente alla società che si occuperà della pubblicità e della comunicazione.

In tale occasione sono emersi lati assolutamente positivi su come la GESAM ( e non la Tekneko come erroneamente riportato nell’articolo di stampa ) imposterà il servizio.

Tra l’altro, senza che fosse compreso nel capitolato, la ditta ha deciso, a proprie spese, di provvedere alla pulizia totale della città, dal centro alle periferie dal 1° Marzo, accorgendosi evidentemente anche loro, come noi e come tutti i cittadini, della carenza del servizio passato.

In secondo luogo, alla fine del mese di Marzo, saranno apposte su ogni strada della città, cartelli che indicheranno il giorno e l’ora in cui la via verrà spazzata.

Infine sarà istituito un numero verde gratuito per le segnalazioni dei cittadini in caso di degrado o disservizi.

Ripeto una mia massima: i rifiuti non “crescono” da soli, e più che garantire in futuro il nostro massimo impegno nella pulizia della città e nei casi di criticità, non possiamo fare. Contiamo molto su quella larga fascia di civiltà che i cittadini hanno per evitare di degradare il territorio. Mi paiono gravi infine, le dichiarazioni dell’opposizione, ovvero di rivolgersi alla Procura di Perugia, poiché imputano a quella di Civitavecchia di non aver iniziato alcun’azione nei confronti della vicenda. Vorrei inoltre far notare che le competenze amministrative della gara spettano ad una commissione tecnica, e non alla politica, ne di maggioranza ne di minoranza. Come se non bastasse il TAR, sul ricorso che ne chiedeva la sospensiva, ha dato parere negativo, non trovando motivi ostativi alle motivazioni della commissione giudicatrice. Mi sembra quindi, che i consiglieri di opposizione abbiano già deciso il loro verdetto, nonostante le decisioni sopraindicate.

Prima di fare sterili ed inutili polemiche, che tra l’altro in due anni e mezzo sono state bocciate dalla cittadinanza sia in occasioni elettorali che nell’ambito delle procedure amministrative, vorrei che si desse la possibilità di veder operare la nuova società, dopodiché, tutti insieme, potremo giudicare la bontà del lavoro svolto.

La critica che sento più spesso riguarda il fatto che la nuova società non abbia una struttura “elefantiaca” come ad esempio, è l’AMA. Mi sembra evidente che questa caratteristica non ha certo contato nell’efficienza generale del servizio, visti i risultati ottenuti in questi ultimi anni”.

Il Sindaco Roberto Bacheca

Vedere la nuova società all’opera piacerebbe anche a noi, vedere Santa Marinella (Santa Severa compresa) pulita piacerebbe anche a noi ma più di tutto ci piacerebbe sapere il motivo, a gara vinta e incontestata, il perchè dei continui rinvii. Questo nessuno ce lo ha mai spiegato chiaramente, come nessuno ci ha detto la ragione vera del cambio in corsa della titolarità della delega ai rifiuti. La sensazione predominante è che i nostri concittadini l’unica Porta a Porta che riusciranno a vedere a Santa Marinella potrà essere il programma di Bruno Vespa in seconda serata, quasi tutti i giorni, su Rai Uno. Appicciàtela.


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Siamo a quota mille

Ci avevamo provato, ci avevamo creduto e come nei migliori film soltanto il tempo ci ha dato ragione. Eravamo stati dipinti come denigratori, bugiardi, pressappochisti e “bastoni fra le ruote dell’amministrazione”. Sono passati trentadue mesi da quando l’antenna è stata edificata in via Ortigara ed un altro impianto ha svettato su un tetto di via Valdambrini, anche in questo caso proprio di fronte ad una scuola. In questi mille giorni si sono succeduti i proclami, gli inviti, i fogli con accordi fatti e ratificati sbandierati ma mai mostrati, le parole d’ordine sono state “delocalizzazione”e “trasformazione” ma come tante altre cose promesse e dichiarate nulla è successo. Ricordo quasi con commozione la grande massa di gente che si è spostata sotto Natale nel 2007 per venire insieme a noi e protestare, gente che non abitava nelle vicinanze degli impianti e che si è mossa soltanto per puro spirito di cittadinanza, di solidarietà, quella vera che nasce dall’abitare tutti nello stesso piccolo comune. Queste sono le persone frodate, questi sono i cittadini presi in giro. L’antenna sta ancora li, nessun provvedimento è stato preso, il comitato nato sull’onda della protesta è silente, si è arreso. Noi cittadini no e per questo ricominciamo da adesso a spingere con tutte le nostre forze perché quelle costruzioni vengano dichiarate illegittime, e per questo non dimentichiamo sia le vane promesse che l’emergenza ambientale che si è creata dentro le nostre case e davanti alle scuole dei nostri figli. L’antenna è il monumento vivo e funzionante alla politica del vorrei, del faremo, del vi prometto. Adesso basta, i nodi stanno arrivando tutti al pettine, la gente non è nemmeno più stanca e stufa ma si sta solo disamorando di una città che non decolla e non va da nessuna parte. Chissà quanto altro tempo le antenne rimarranno al loro posto, sicuramente fino a quando farà comodo così alla signora Telecom ma nonostante tutto non riusciamo a metterci l’anima in pace, non ipotechiamo il nostro futuro solo perché qualcun altro ha altro a cui pensare.

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Una discarica non è solo immondizia

Il problema delle discariche abusive nel nostro Comune è davvero grave, tant’è che la minoranza sta per presentare un’ulteriore interrogazione.

Questa però è una risposta che scrivo come insegnante. Come si può immaginare, veder nascere e rinascere continuamente una discarica all’ingresso del nostro liceo è per noi docenti particolarmente deprimente. Inutile parlare di regole e rispetto, affrontare l’educazione civica e studiare la bellezza nelle arti, se poi quella discarica è l’esempio concreto che il mondo va da tutt’altra parte.

Come si può intuire, il problema è particolarmente grave ad inizio di scuola, perché è sufficiente che qualche settimana trascorra senza segnalazioni, per ritrovarsi una discarica vera e propria, con notevoli cumuli di rifiuti ingombranti e di risulta. Avviato l’anno scolastico succede questo: le cariche di responsabilità del nostro liceo segnalano la discarica; tra la segnalazione e l’intervento passano qualche volta alcuni giorni, più spesso diverse settimane, se non mesi. Nel frattempo la discarica cresce. Se si tratta di rifiuti ingombranti la rimozione è relativamente semplice. Con i suoi tempi, ma comunque AMA arriva e porta via. Il frigorifero e alcuni mobili sono infatti stati rimossi dopo pochi giorni dall’inizio della scuola, se ci avete fatto caso.

Ben diverso è il caso dei materiali di risulta, per cui c’è necessità di ruspe, camion e aree di smaltimento. Da quando qualcuno ha fatto il salto di qualità scaricando sulla strada calcinacci, lavandini e water, questi stazionano persino dei mesi nell’area, mentre ogni giorno la discarica cresce sempre di più e si “arricchisce”. Di altri calcinacci e di nuovi rifiuti ingombranti. Esempio di questi giorni: tra venerdì e domenica notte sono stati scaricati parecchi mobili bianchi e rotti. Venerdì non c’erano, ora sì.

La discarica che abbiamo trovato al ritorno dalle vacanze è per altro fra le più consistenti degli ultimi anni. C’erano persino dei cassoni di eternit che almeno quelli sono stati rimossi subito dall’ufficio tecnico. Per tutto il resto, come sempre la segnalazione è stata fatta. A parte l’intervento che ho appena ricordato, pare che l’ufficio tecnico abbia dato mandato ad Ama di rimuovere anche i calcinacci, ma i giorni passano e la discarica cresce. Questa mattina l’ufficio tecnico è stato nuovamente sollecitato a intervenire e ha preso l’impegno di sollecitare a sua volta di nuovo Ama. Il problema è che è necessario inventarsi qualcosa di risolutivo, altrimenti l’area resterà pulita qualche giorno, dopo di che si ricomincerà da capo…

Paola Rocchi


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