Montezemolo si organizza: parte dal Lazio ItaliaFutura

Luca di Montezemolo si organizza, punta al territorio compreso quello del nord “occupato” dalla Lega. Operazione prepolitica, ancora. Ma certo per il suo think tank, “Italia Futura”, è l’inizio della svolta, la fine della stagione romanocentrica. L’avvio della nuova fase. Le fondamenta per le “liste civiche” montezemoliane – se mai ci saranno – verranno messe quest’anno. Perché sta partendo ora l’articolazione regionale di “Italia Futura”. Strutture locali in tutte le venti regioni. Ogni mese, a cominciare dal prossimo, ne verrà lanciata una. Le prime saranno il Lazio, le Marche e la Campania.

In campo quasi tutti imprenditori, un pezzo di società civile. Per avanzare proposte, elaborare progetti, contrastare la deriva populista partendo dal basso, dal locale. Comunque non dalla politica in senso stretto. Potranno aderire anche politici, provenienti da entrambi gli schieramenti, ma ad una condizione: aver fatto gli amministratori e gestito processi di cambiamento.

Nel Lazio, tra gli altri, Andrea Mondello, ex vicepresidente di Confindustria e poi, per sedici lunghi anni, presidente della Camera di commercio della Capitale, oggi tra i promotori dell’Api, l’Alleanza per l’Italia. Nelle Marche Maria Paola Merloni, deputata del Pd, figlia di Vittorio Merloni, patron dell’Indesit, ma anche Cleto Sagripanti che sfidò Federica Guidi per la guida dei Giovani imprenditori.

Foltissima la pattuglia campana: Gianni Punzo, presidente dell’Interporto, socio di

Montezemolo nei treni per l’alta velocità. E poi Agostino Gallozzi, ex presidente della Confindustria di Salerno; Carlo Pontecorvo, proprietario della Ferrarelle; Luciano Cimmino, presidente del gruppo Carpisa-Yamamay, Giovanni Fiore, costruttore.

Sono della partita anche Maurizio Rossi, proprietario della tv ligure Primocanale, Federico Vecchioni, presidente della Confagricoltura, Nicola Di Bartolomeo, ex presidente della Confindustria Puglia. Tra i simpatizzanti non ancora “arruolati” ci sono Andrea Riccardi, storico, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e Ivan Lo Bello, presidente della Confindustria Sicilia, leader degli imprenditori contro il “pizzo”.

“Italia Futura” va nel territorio e si ristruttura al centro. Sarà costituito una sorta di “governo ombra” di responsabili di area: ai Trasporti, Ennio Cascetta, professore a Napoli ma pure al Mit di Boston, collaboratore della “Fabbrica del programma” di Prodi e assessore nella Giunta Bassolino; ai Media, Riccardo Tozzi, produttore cinematografico, fondatore della Cattleya; alla Storia e società, il giovane storico Miguel Gotor; alle Piccole imprese e artigianato, l’imprenditore Stefano Micelli; alla Sanità Walter Ricciardi, professore al Gemelli; all’Economia, il giovane Marco Simoni della London School of economics; alla Pubblica amministrazione, Alberto Stancanelli, già collaboratore di Franco Bassanini poi capo di gabinetto del ministro Luigi Nicolais; alla Mobilità sociale Irene Tinagli, economista dell’Università di Madrid.

Montezemolo vuole infine provare a entrare nelle trincee leghiste. Il prossimo convegno di “Italia Futura”, dopo quelli sulla mobilità sociale, la scuola e i giovani, sarà sul federalismo. E per la prima volta a Milano, “capitale del rancore” e del “malessere”, per usare le espressioni del sociologo Aldo Bonomi. Nel nord, Montezemolo ha stretto un’alleanza tra think tank: “Italia Futura” con il trasversalissimo “Verso Nord”, promosso da Massimo Cacciari, Franco Miracco, spin doctor del ministro Giancarlo Galan, e Maurizio Fistarol, già sindaco di Belluno, poi deputato del Pd con cui, però, ha rotto. Obiettivo: un nuovo polo per le riforme. Perché – dicono – non tutte le strade del nord passano dal Carroccio. Ma questa è proprio la partita più difficile per l’ex presidente di Confindustria.

di Roberto Mania

da Repubblica.it


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Affonda o non affonda?

Il Club della Libertà attacca il vicesindaco Eugenio Fratturato. L’amministrazione Bacheca e ‘‘L’ancora Santa Marinella Futura’’, movimento di cui fa parte Fratturato, fanno fronte comune contro le parole del Club della Libertà. La diatriba è scattata martedì scorso, quando il Club ha diffuso un comunicato che si è lasciato facilmente interpretare. ‘‘L’accusa’’ mossa verso il vicesindaco è partita da un altro comunicato, propagato, stavolta, da ‘‘L’ancora Santa Marinella Futura’’ e servito da viatico al Club della Libertà per sospettare di un gioco alla visibilità da parte del Vicesindaco. «Fratturato – si legge nel comunicato del Club della Libertà – si è posto nuovamente al centro della scena politica, dopo due anni e mezzo assolutamente impalpabili. La costituzione di un ‘‘Laboratorio di idee’’ è la dimostrazione di come lui e l’assessore Fabrizio Romitelli si siano posti fuori dalla linea della Giunta Comunale e del sindaco Bacheca. Lo scopo è chiaro: Fratturato ha il sentore che la barca sta affondando, che l’amministrazione sia arrivata al capolinea e invece di rimboccarsi le maniche e mettersi finalmente al lavoro al fianco della gente preferiscono arroccarsi, farsi contare e misurare allo scopo di cominciare da oggi quella campagna elettorale che, con ogni buon senso, poteva ben essere iniziata a gennaio del 2013. Il sindaco Bacheca, a nostro avviso, potrà ben fare a meno di lui e della sua finta lealtà di governo». Pronta la risposta del movimento rappresentato dal Vicesindaco. «Fratturato – dice l’associazione – è sempre al centro della politica, con il suo operato, con il suo rapporto con la gente, con le sue scelte. Ci sono individui che non sanno neanche leggere ma hanno la presunzione di interpretare l’altrui pensiero. La lealtà all’amministrazione comunale che ci governa, Fratturato la esprime in ogni atto, in ogni momento che dedica al suo incarico da Vicesindaco e di assessore, e al rapporto collaborativo instaurato con gli altri membri della maggioranza. Da ciò che scrivono – conclude il movimento – traspare tutto il loro livore, la loro ostilità, il loro ‘‘terrorismo’’ mediatico: personaggi non costruttivi, senza una collocazione, senza credibilità che improvvisandosi “leader” combattono questa amministrazione con l’intento di minarla per costruirsi una personalità politica». Sulla stessa linea il sindaco Roberto Bacheca. «Mi piacerebbe – afferma il primo cittadino – che fosse chiaro un concetto: non a tutti siamo simpatici. Questo è normale, ma c’è un fatto che va oltre queste considerazioni: i risultati reali e concreti raggiunti dalla nostra amministrazione che, statisticamente parlando, sono i migliori degli ultimi vent’anni. Tutti i giorni riceviamo attestati di stima, non come chi si è candidato in altre liste, per di più vicine alla sinistra, ed oggi si erge a moralizzatore del Popolo della Libertà. A tal proposito comunico che entro fine ottobre sarà varato il direttivo del Pdl con un commissario che traghetterà il partito fino al congresso, dove il Club della Libertà sarà rappresentato come merita e nel quale si troveranno i canali interni per discutere di tutti i settori che interessano la vita pubblica». «Per tornare alle insinuazioni mosse dal Club della Libertà – conclude il Sindaco -, non v’è nessuna barca che affonda».

da Civonline.it


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Condannato Bosone

Condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione Vittorio Bosone. Risponde di diversi tipi di bancarotta per un valore complessivo di 10 milioni in qualità di titolare della Ies, società che prima di fallire nel 2007 curava per varie procure i servizi di intercettazioni telefoniche e ambientali. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare Simone Luerti, che non gli ha riconosciuto le attenuanti generiche. Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri Luigi Orsi e Stefano Civardi, tra il 2004 e il 2007 Bosone avrebbe depauperato il patrimonio della Ies, da un lato distraendo circa 500mila euro tra contanti e apparecchiature elettroniche e informatiche della società, dall’altro creando un buco da 10 milioni di imposte non pagate e contributi previdenziali non versati. Gli investigatori hanno poi scoperto che a partire da gennaio 2009 le attrezzature distratte sono state cedute alla Global Intelligence srl, società con lo stesso oggetto sociale della Ies, affinché Bosone nonostante il fallimento potesse ancora esercitare la propria attività. L’amministratore di fatto della Global era il commercialista Massimiliano Menghi, oggi condannato a 2 anni e 8 mesi per ricettazione fallimentare. Con lui sono stati condannati o hanno patteggiato per lo stesso reato pene tra un anno e 4 mesi e 2 anni e 8 mesi l’amministratore di diritto e due tecnici. Tutti gli imputati erano stati arrestati nel maggio 2009. (Omnimilano.it)


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Fini ha già scelto

“Nasce il primo aprile ma non sarà uno scherzo”. Esponenti del mondo della politica e dell’informazione riceveranno il 1° aprile una cartolina con questo testo, che “parteciperà”‘ loro la nascita di “Generazione Italia”, l’iniziativa politica benedetta da Gianfranco Fini e gestita in prima persona dal vicepresidente dei deputati Pdl Italo Bocchino che avrà per simbolo un fiocco tricolore che incrocia una ‘G’ verde ed una ‘I’ rossa, con in mezzo il colore bianco.

Mancava solo il nome, che è appunto “Generazione Italia”, ma l’iniziativa politica anticipata dal direttore del Giornale, Vittorio Feltri nel suo editoriale, parte: proprio il primo aprile.

Un modo per far politica nel Pdl nell’attesa che il partito si strutturi e si organizzi meglio sul territorio, si spiega per cercare di allontanare il dubbio che stia nascendo una “corrente finiana” o un “partito del presidente” (della camera, ndr). “Generazione Italia” fa riferimento in tutto e per tutto a Fini, nasce con il suo pieno benestare, ma chi la fonda per adesso parla di un nuovo strumento per coinvolgere, all’interno del Pdl, chi si sente vicino a Fini e alle sue posizioni.

Qualcosa di speculare ai “Promotori della Libertà” lanciati dal premier Berlusconi con Michela Vittoria Brambilla, anche se l’iniziativa non è rivolta al mondo dei movimenti ma alla classe politica nazionale e al territorio. Una struttura che nasce dunque non “contro” il Pdl, si sostiene ma per renderlo più forte.

Dapprima a partire sarà il quotidiano online www.generazioneitalia.it. Ma subito dopo il battesimo web della nuova creatura politica vicinissima al Presidente della Camera e cofondatore del Pdl Fini, arriverà la convention dell’8 e 9 maggio a Perugia, dal titolo “Destinazione Futuro”. Quasi un congresso, con 1.200 delegati, le conclusioni di Fini nella giornata finale, una telefonata di Silvio Berlusconi programmata per il sabato ed inviti a ministri, coordinatori, capigruppo e massimi esponenti del Pdl, oltre a diversi ospiti internazionali.

Accanto al web magazine, nascerà a breve una “Associazione amici Generazione Italia”, con tanto di statuto e con struttura sul territorio ed un gemellaggio – caldeggiato in particolare da Fini – con la “Generation France” di Jean Francois Copé, il capogruppo Ump all’Assemblea nazionale francese (che Bocchino incontrerà il 19 a Parigi). “Generation France” si presenta come club de reflexion, gruppo di riflessione, per offrire un dibattito di idee sui temi dell’attualità. Ed è lo strumento principale delle politiche del giovane politico francese, nei quali in diversi vedono il delfino di Nicolas Sarkozy.

Se la fondazione finiana “Farefuturo” ed il “Ffwebmagazine” vicinissimo al Presidente della Camera sono rivolti più all’esterno, all’elite politica del paese ed alla pubblica opinione, “Generazione Italia” punta alla classe politica del Pdl: parlamentari, dirigenti regionali e locali, iscritti.

da ilGiornale.it


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Nun ce vonno proprio stà

La giunta regionale ha votato all’unanimità una delibera contenente il ricorso alla corte costituzionale per chiedere l’illegittimità del decreto legge varato venerdì sera dal consiglio dei ministri.

“La giunta regionale del Lazio non può fare nessun ricorso avverso il decreto del Governo, in merito alla presentazione delle liste, perché è sciolta da mesi e può fare solo ordinaria amministrazione. Una impugnativa alla Corte che impegna anche la prossima amministrazione non rientra tra le fattispecie di ordinaria amministrazione”. Così in una nota Donato Robilotta, consigliere Regionale del Popolo della Libertà.

“Allo smemorato Montino e alla giunta regionale – aggiunge – ricordo che a seguito delle dimissioni da Presidente della Regione di Piero Marrazzo, il 29 ottobre 2009 Il Presidente del Consiglio, Bruno Astorre, ha firmato il decreto di scioglimento dello stesso Consiglio che comporta anche le dimissioni della giunta, che resta in carica limitatamente all’ordinaria amministrazione. Dunque qualsiasi atto farà questa sera o domani la giunta non avrà nessun valore giuridico ma solo politico”.

(OmniRoma)


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Caracci contro Palozzi

MARINO: CARACCI DENUNCIA 4 ANNI DI ILLEGGITTIMITA’

DELL’AMMINISTRAZIONE PALOZZI E PRESENTA UN DOSSIER AGLI

ORGANI DI INFORMAZIONE

Ce n’è per tutti i gusti nel dossier che stamattina Sandro Caracci, consigliere

comunale indipendente ex-PD, ha presentato ai cittadini e agli organi di

informazione su questi 4 anni di amministrazione di centrodestra al comune di

Marino, con Adriano Palozzi al timone. Un papier di 12 pagine con il racconto

circostanziato di fatti, appalti, gare, assunzioni, cottimi e lavori pubblici che

potrebbero essere scambiato per la trama di un film, ma che invece

riguardano la conduzione del Comune di Marino.

“Qui ci sono cose da pazzi!” ha dichiarato Caracci “e mi meraviglia che

mentre per le stesse attività nel resto d’Italia ci siano funzionari, politici e

amministrazioni sui giornali, di quello che succede a Marino, non dice mai

niente nessuno. Non voglio parlare dell’urbanistica, che meriterebbe un

incontro a parte, ma qui tra ditte di famiglia, incarichi affidati agli amici e

comitati elettorali ce n’è abbastanza per gridare allo scandalo!”

Si parla di consulenze attribuite senza rispettare le leggi, lavori affidati a

cottimo e sempre d’urgenza, che giustificano esborsi a ditte varie, che

risultano spesso essere tra i finanziatori dei giornali del Sindaco, oppure

aventi sede e amministrazioni negli stessi locali di parenti e amici.

Ma Caracci continua: “Concorsi fatti d’estate senza essere pubblicati sulla

Gazzetta Ufficiale solo per chi deve essere assunto tra l’entourage del

Sindaco, esborsi enormi per acquistare mezzi della nettezza urbana e

cassonetti che tutti i Comuni stanno dismettendo, Consiglio Comunale

svuotato di ruolo, perché si affidano incarichi direttamente dalla segreteria del

Sindaco, come quello di 25 mila euro per studiare un’area (Campo Pozzi)

dove la famiglia Palozzi vorrebbe realizzare un edificio a scopo artigianale, 5

milioni di lavori affidati a cottimo sempre alle stesse ditte, gare al ribasso

inesistente (addirittura la presa in giro dello 0,01%!), appalti alle tipografie di

famiglia che hanno raggiunto nel 2009 il 66% di tutti gli incarichi tipografici

affidati dal Comune. E questi sono solo piccoli esempi.”

E via così in un crescendo che lascia poco all’immaginazione, viste anche

alcune risposte già arrivate degli enti interpellati.

Caracci risponde a Palozzi, ma non risparmia critiche al locale Partito

Democratico: “Questa è la risposta a Palozzi quando dice che l’opposizione è

tutta becera e disfattista. Vorrebbe fossimo tutti yes men, ma non è questo

tutta becera e disfattista. Vorrebbe fossimo tutti yes men, ma non è questo

che troverà da questa parte! Il fatto che il nome di Palozzi sia sempre con più

insistenza citato sui quotidiani nazionali in relazione alle inchieste di questo

periodo, desta preoccupazione e non lo dico io, lo dice persino il CIS, nella

persona di Felice Catapano. Questa amministrazione è solo un comitato

elettorale a tempo pieno per far fare carriera a Palozzi e ai suoi fidi e la gente

che dice di tutto questo? Il problema è che la gente non vede alternativa. Il

PD cosa dice di queste questioni? A Roma il PD attacca Alemanno sugli

stessi temi, a Marino invece che fa?”

Caracci infine invita gli enti interpellati a dare giudizi ad esaminare le denunce

con più celerità: “La lentezza con cui questi enti rispondono è la più fida

alleata di Palozzi e intanto ho scritto ben 3 volte al Ministro Brunetta per far

presenti queste questioni, ma ancora non ha risposto. Forse i fannulloni e le

illeggittimità esistono solo per l’opposizione?”

Marino, 5 marzo 2010

Dossier scaricabile interamente e foto sul sito: http://www.sandrocaracci.it


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Castellammare, indagati 27 consiglieri comunali

Sono indagati dalla Procura di Torre Annunziata per avere indebitamente intascato i gettoni di presenza delle commissioni consiliari. E nelle prossime ore, con l´atto di chiusura delle indagini, sono anche destinati ad un rinvio a giudizio con le gravi accuse di falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. Eppure, quei 27 consiglieri comunali di Castellammare di Stabia – sui trenta complessivi – appaiono già tutti ricandidati alle elezioni amministrative fissate per il 28 e il 29 marzo.

È un autentico paradosso, una storia che dovrebbe appartenere alla satira politica, l´ultimo scandalo che riguarda la cittadina stabiese: la stessa che è già stata al centro del delitto di camorra del consigliere Gino Tommasino, avvenuto un anno fa; e della vicenda del killer (coinvolto proprio nel caso Tommasino) che risultava iscritto nelle liste del Pd, insieme alla moglie di un elemento di spicco del clan D´Alessandro.

Quei 27 consiglieri comunali, stando alle indagini della Guardia di Finanza coordinate dal procuratore aggiunto Raffaele Marino, risultavano presenti in tutte le commissioni consiliari. Formalmente seduti a discutere dei temi amministrativi più disparati mentre, nella realtà, si trovavano invece a casa, per strada o dagli amici ad occuparsi di tutt´altro, regolarmente pedinati dalle Fiamme Gialle. Tutto falso, dunque: tranne i compensi, regolarmente intascati dagli indagati, circa 700 euro al mese. E la bufera, di cui già si vociferava in città, esplode sul Palazzo colpendo di fatto entrambi gli schieramenti, proprio alla vigilia del rinnovo del consiglio comunale. Le eccezioni si contano su mezza mano: appena 3 consiglieri su 30 risultano estranei al raggiro.

Si tratta del medico Franco Faella, dell´avvocato Nicola Cuomo (nipote di Antonio Gava) e del dottor Mimmo Cioffi. Tutti gli altri, secondo l´accusa, si spartivano i gettoni in cambio di atti falsi. Un caso che suona due volte beffardo visto con gli occhi dei cittadini: i 27 sospettati di essere imbroglioni sono pronti ad occupare di nuovo quel posto. Gli altri tre, invece, sono quelli che non si ricandidano.

Il procuratore Marino e gli investigatori della Finanza hanno controllato con puntualità gli atti del lavoro delle commissioni. Contemporaneamente, alcuni di quei consiglieri venivano seguiti o scoperti altrove mentre avrebbero dovuto essere al lavoro al Comune. Un´altra triste puntata della vita politica cittadina infiamma il clima di questa vigilia elettorale che vede il centrosinistra spaccato su due candidati (il primo cittadino uscente per il centrosinistra, Salvatore Vozza, e lo sfidante, ex Pd, Nicola Corrado) e le accuse al vetriolo con l´avversario di centrodestra, l´ex pm Luigi Bobbio che ha accettato tra i suoi sostenitori un altro transfuga del Pd, Cimmino, che lo stesso Bobbio, un anno fa, aveva definito «losco».

di Conchita Sannino

da napoli.repubblica.it


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Mancano i soldi? I Comuni rimediano con le multe stradali

Ogni italiano munito di patente ha pagato in media 76 euro, ogni vigile ha compilato verbali per 43 mila euro – I Comuni italiani fanno cassa con le multe stradali, che fruttano di più delle addizionali Irpef. Il risultato è che gli italiani pagano una vera e propria tassa occulta. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Adnkronos consultando i bilanci dei Comuni italiani. Nel 2008 sono state fatte 12,6 milioni di multe, 1.427 all’ora e 24 al minuto. Ogni italiano munito di patente ha pagato in media 76 euro mentre ogni vigile ha compilato verbali per 43 mila euro.

VOCE IRRINUNCIABILE – Le entrate per le infrazioni degli automobilisti sono infatti una voce irrinunciabile per far quadrare i conti e le amministrazioni comunali indicano in bella evidenza il gettito previsto per i prossimi esercizi nei bilanci di previsione. Una cifra crescente che viene stimata tenendo conto delle entrate degli anni precedenti e, soprattutto, delle voci di spesa da compensare. Il Comune di Verona, per esempio, dalla vo­ce «sanzioni al codice della stra­da» conta di in­cassare quest’anno 13,2 milioni di euro contro i 10 milioni del 2009. Il Comune di Salerno prevede un aumento del gettito delle multe che pas­sa dagli 11 milioni del 2009 ai 15 milioni del 2010. E la tendenza rimane inalterata se, invece dei Comuni più grandi, si prendono in considerazione quelli minori.

QUADRATURA DEI BILANCI – Il meccanismo favorisce evidenti forzature. Se al 30 giugno le multe incassate sono inferiori alla cifra indicata nei bilanci di previsione, nella seconda parte dell’anno si trova il modo di «far quadrare i bilanci». In tutti i bilanci dei principali Comuni italiani, andando a scomporre il flusso delle entrate da sanzione del codice della strada, si evidenzia un aumento consistente delle multe comminate nella seconda parte dell’anno.

VIOLATA LA LEGGE – L’articolo 208 del Codice della strada prevede che i proventi delle multe vadano reinvestiti in attività a favore della sicurezza e della prevezione degli incidenti stradali. Una prescrizione che viene spesso disattesa. Come evidenzia uno studio della Fondazione Caracciolo dell’Aci sui piccoli Comuni e polizie locali: «il 50% dei Comuni non utilizza le risorse derivanti da suddetti proventi come previsto per legge». Altrettanto evidente è la mancata applicazione della direttiva Maroni del 14 agosto 2009, che impone di installare gli autovelox su strade ad alto rischio di incidenti.

TRUFFE – Cresce anche il rischio di truffe ai danni degli automobilisti. Come nel caso dei sensori collocati sui semafori: la Cassazione con una sentenza del 30 ottobre 2009 ha dichiarato nulle le multe in caso di assenza del vigile urbano. Ma i verbali continuano ad arrivare. Basta aver oltrepassato un incrocio con il rosso scattato da 4 decimi di secondo su una strada congestionata con la circolazione che procede a passo d’uomo, per subire una multa di 160 euro e la decurtazione di 6 punti sulla patente.

PIÙ CARE – Dal 1° gennaio 2009 sono aumentati gli importi previsti per violazione del Codice della stada:

- divieto di sosta da 36 a 38 euro

- divieto sosta con pericolo da 74 a 78 euro

- eccesso di velocità fino a 10 km/ora da 36 a 38 euro

- eccesso di velocità tra 11 e 40 km/ora da 148 a 155 euro

- mancato uso cinture sicurezza o seggiolini da 148 a 155 euro

- sorpasso vietato semplice da 70 a 74 euro

- sorpasso vietato con pericolo da 143 a 150 euro

- sorpasso vietato con veicoli pesanti da 281 a 295 euro

- passare col semaforo rosso da 143 a 150 euro

- violazione generica della segnaletica da 36 a 38 euro

- mancata precedenza a incroci da 143 a 150 euro

- guida in stato ebbrezza da 500 a 12 mila euro

- guida sotto effetto stupefacenti da 1.500 a 12 mila euro. (fonte: Adnkronos)

da corriere.it


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Il sindaco ideale

Consigliere regionale con i voti del centrosinistra, sindaco con quelli del centrodestra. La tecnica del dottor Pasquale Giacobbe, medico di base e primo cittadino di Pozzuoli, la città dei mitici Campi Flegrei, nel far resistere il proprio piede nelle classiche due scarpe, merita una menzione particolare. Perché Giacobbe ha elevato la furbizia a pratica politica complessa facendovi ricorso anche nella fase estrema della destituzione, per incompatibilità, dall’incarico regionale.

Quando finalmente la Regione Campania si è decisa – mesi dopo l’ingresso dell’incompatibile in aula – a notificargli la decisione di espellerlo dal consesso per via del suo doppio incarico, Giacobbe si è dato alla fuga. Dagli uffici comunali è scomparso e anche dalla sua abitazione. Il messo notificatore non ha potuto far altro che accertarne l’assenza, l’irreperibilità. “Macché assente, ero malato, cioè in ferie. E solo per una settimana e per questi ultimi tre giorni”, dice il sindaco ricomparso in tempo a rendere la sua furbizia vincente ed esemplare. Perché la notifica, che adesso è stata ricevuta, è compiuta fuori tempo massimo e consentirà al sindaco di resistere nel seggio fino alla scadenza naturale del prossimo marzo. Quel che voleva.

La tecnica di Giacobbe, che d’ora in poi sarà studiata e forse emulata altrove, riserva all’autore anche un altro premio. Da luglio, come la legge gli concede, pur consapevole della propria incompatibilità, ha optato di ricevere, tra le due buste paga in gara, quella più pesante: quella cioè da consigliere regionale. A cui è stato chiamato nel maggio scorso in sostituzione di un suo ex compagno di partito, Roberto Conte, destituito perché condannato.

Giacobbe si era candidato nel 2005 con la Margherita, ed è subentrato grazie ai voti raccolti sotto quel simbolo quando il suo tragitto politico aveva già mutato segno. Nel 2008, grazie al sostegno del centrodestra, era infatti stato eletto a sindaco di Pozzuoli. Sapendo far di conto Giacobbe ha capito che la sua forza sarebbe derivata dalla capacità di resistere nell’ubiquità: un po’ al comune un po’ al consiglio regionale; un po’ di destra e un po’ di sinistra. Quando il suo nuovo partito ha comunicato la decisione che i sindaci, nel caso vogliano sottoporsi alla prossima gara regionale, devono assolutamente dimettersi dalla carica di primo cittadino, lui non ha fatto una piega. Non solo non si è dimesso da sindaco, ma ha reso difficile anche la ricezione della notifica della Regione Campania per quel secondo incarico.

Irreperibile, fuori sede, in una parola: scomparso. La fantastica fuga, giacché alla furbizia gli italiani offrono sempre grande considerazione, gli è valsa una seconda deroga ad personam: il partito di Berlusconi gli concederebbe, nel caso voglia, di candidarsi al consiglio regionale senza doversi dimettersi. Le regole sono fatte per essere derogate, e i furbi, che non sono fessi, vincono sempre. Lei Giacobbe si candiderà al consiglio regionale? “Se il partito me lo chiede…”. E non si dimetterà da sindaco come prescrive la legge: “Assolutamente no”.

Appunto.

da www.repubblica.it


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A processo per spionaggio il boss della Burani

Un valzer di intercettazioni, di microspie e di telecamere nascoste, un sistema in cui venivano spiati senza tanti riguardi colleghi, dipendenti e rivali: è questo il tema del processo che si aprirà a novembre davanti al tribunale di Milano, secondo quanto disposto ieri su richiesta del pubblico ministero Maurizio Romanelli. Un processo che costituirà uno spaccato interessante su un fenomeno – quello delle intercettazioni abusive – che sembra diventato quasi endemico, tra spiate ed hackeraggi in grande stile e intrusioni artigianali.

Al centro dell’inchiesta del pm Romanelli ci sono tre diversi episodi, tutti accaduti a Milano nel corso degli ultimi anni. Il più rilevante, che è anche quello da cui ha preso il via l’intera indagine, riguarda Walter Burani, amministratore delegato della Marella Burani, celebre holding di moda, da qualche mese in acque assai cattive (tanto che il tribunale di Milano ne ha chiesto il fallimento). Nel maggio 2008 negli uffici di un dirigente della Burani era stata scoperta per caso una microspia. Dalla denuncia del manager era nata una inchiesta che aveva portato alla scoperta degli esecutori e del mandante della spiata: i due «operativi» erano due tecnici della Italcons, una delle aziende del settore, utilizzata anche dalla Procura di Milano per le intercettazioni giudiziarie. I due erano finiti in galera. E sotto inchiesta a piede libero era stato messo Walter Burani, che interrogato da Romanelli aveva ammesso di avere messo sotto ascolto il dirigente per verificare la fondatezza di alcuni sospetti. Ed il 10 novembre per Burani e i suoi due spioni arriverà il momento del processo. Ma la Procura non si era fermata, e aveva scoperto che il «caso Burani» non era l’unico in cui Italcons si era data da fare senza troppi scrupoli. La stessa società aveva fornito le sue prestazioni a un dentista milanese, piazzando su sua richiesta ben undici telecamere nel suo studio per tenere d’occhio pazienti e collaboratori: ed è un episodio piccolo ma significativo, perché racconta della facilità con cui anche un comune cittadino può decidere oggigiorno di mettersi a frugare illegalmente nella vita del prossimo. Per quella piccola vicenda viene incriminato e rinviato a giudizio anche uno dei personaggi più in vista del business delle intercettazioni a Milano: Vittorio Bosone, socio di riferimento della Italcons e titolare della Ies, società di fiducia della Procura. Anche Bosone nel frattempo è caduto in disgrazia, la Ies è fallita, lui è stato in carcere per bancarotta fraudolenta e il prossimo 26 febbraio dovrebbe arrivare la sentenza per quel reato. Ma il 10 novembre dovrà tornare in aula per rispondere dello spionaggio per conto del dentista e delle altre intercettazioni illegali che – si è scoperto – realizzava all’interno della sua stessa azienda a carico di collaboratori di cui non si fidava più.

di Luca fazzo da ilgiornale.it


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