Intercettazioni e inchieste il progetto top secret di una centrale di controllo

 intercettazioneEsperti in tecnologie, ma anche ex militari. Spioni, ma anche ingegneri. Geniacci del computere maneggioni con amicizie variegate. C’ è un po’ di tutto nelle società d’ intercettazione, negli uffici di chi piazza microspie o ascolta le telefonate altrui. E il caso appena scoperto di Rcs, Research control systems, mette sotto i riflettori non solo le persone, ma «il metodo». Un’ inchiesta penale ha cominciatoa raccontare l’ esistenza di una «manina»: molto abile, perché è riuscita a sfilare un file dall’ hard disk di un magistrato della procura di Milano, impegnato nelle indagini su Silvio Berlusconi. Lo spionaggio interno. L’ impronta digitale elettronica di questa manina porta a Rcs: forse a un dipendente infedele. Ma questa società ha spopolato per anni a Milano, ricevendo numerosi incarichi, anche se i suoi soci non sono noti. Sono incredibilmente nascosti dietro una fiduciaria. Chi sceglie le società. Ogni Procura nomina le società d’ intercettazione che desidera. In Italia ce ne sono una quarantina e chi conosce il settore racconta (chiedendo l’ anonimato) non solo «il chiaro», ma anche un «nero», fatto di interessi enormi e di ruberie spicciole, generalizzate. Quasi sempre, i magistrati lasciano stabilire ai loro detective «l’ interlocutore tecnico». Non ci sono appalti o gare pubbliche, ma si va per chiamata diretta: per stima, o chissà. I prezzi troppo variabili. Come aveva accertato tempo fa la procura di Roma, i costi possono variare a seconda dei rischi che si corrono. Ma perché a Campobasso un’ intercettazione costa 3,85 euro al giorno, a Roma, Chieti e Avezzano 5 euro, mentre ad Arezzo 25, a Lodi 27 e 29 a Saluzzo? Perché le microspie a Roma potevano costare 19 euro al giorno mentre a Catania 195? Le società del Nord. La maggiore concentrazione di queste società si trova al Nord, una a Trieste, la Innova, e le altre tra Milano, Lecco e Como. Come la Sio di Cantù, la Rcs di Milano (quella sotto inchiesta) e la Area di Binago, tutte società per azioni. È un settore delicato, dove ogni tanto spuntano astri nascenti. Come uno che negli ultimi tempi va per la maggiore a Milano, Giuseppe Del Vecchio: siccome si va «per chiamata diretta», si presenta come «il nipote», inteso come il nipote del neo procuratore generale Manlio Minale. Minale, ovviamente, non lo avalla, ma l’ esempio rende l’ idea del clima fondato su amicizie e conoscenze. Conoscenze anche di altissimo livello. Una presenza «berlusconiana». Il titolare storico dell’ importante Sio si chiama Elio Cattaneo, ma la società è partecipata da Ubaldo Livolsi. E va aperta subito una grandissima parentesi. Livolsi è un manager legato a triplo filo a Silvio Berlusconi. È il genio dei conti che tredici anni fa riesce a quotare Mediaset in Borsa. E nel 2006 luie- attenzione-i manager di Finmeccanica cominciano a lavorare insieme sul progetto della carta d’ identità elettronica. A stretto contatto di gomito con Livolsi lavora – ancora attenzione, poi vedremo perché – Sabatino Stornelli, della Selex, una società di Finmeccanica. La cinghia si stringe. Dopo quasi vent’ anni di grandissimi guadagni, la scure del governo Berlusconi sulle spese di giustizia ha mandato in fibrillazione queste società. E capita di tutto. C’ è chi, come Vittorio Bosone, strangolato da debiti, da appalti mai più concessi,e da una gestione un po’ allegra, è finito anche in bancarotta e in galera. Era il precursore delle intercettazioni con la sua Ies, egemone del settore, scalzata infine dal contrastato e sempre più contratto mercato anche dalla Electron Enterprise di Tommaso Palumbo. E c’ è chi, come le «lombarde», trova uno sponsor politico nell’ onorevole Nicola Molteni, della Lega. L’ interpellanza Molteni. È molto utile «rileggere» l’ onorevole, che lo scorso gennaio trova «incoraggianti e positive le proposte avanzate dal ministro Alfano» su «un sistema unico delle intercettazioni e la centralizzazione degli appalti». Però, nel frattempo, occorre pagare le aziende, il cui credito è «pari a circa 140 milioni di euro». Il ministro Alfano paga. Lo scorso luglio, temendo il blocco delle indagini e un danno d’ immagine incalcolabile per il governo che dice di puntare sulla sicurezza, il ministero di Angiolino Alfano paga. Un po’ meno, ma paga. Dice in pratica alle aziende: se rinunciate agli interessi e ci fate uno sconto dal 5 al 10 per cento, vi paghiamo i debiti pregressi, prendendo i soldi extra budget (dal capitolo di spesa 1360). Le aziende, ormai all’ orlo dello strangolamento, accettano. Il debito antico viene dunque sanato. E per il pagamento degli ultimi due anni? Nulla si muove e i dipendenti delle imprese sono di nuovo in gravi ambasce. I sussurri sul progetto vero. Mentre il Lodo Alfano veniva bocciato, in questi ambienti così particolariè stato tutto un sussurri e incontri segreti. Perché stanno rispuntando – ecco chi ritroviamo – il manager Finmeccanica Stornelli, il berlusconiano Livolsi e pochi altri. Sono questi che «riceveranno» dal governo l’ intero mercato, uccidendo qualsiasi concorrenza, così temono gli spioni. Non ci sarà più spazio per i «piccoli», né per chi vuole restare indipendente. Progetto secretato. Ed è qua che si annida è il punto cruciale: lanciando un’ idea di «necessaria razionalizzazione», sarà possibile far arrivare in poche mani e in poche orecchie il controllo assoluto delle indagini dei magistrati? Risposta: proprio così. Facciamo un esempio molto concreto. Se passa questo progetto Alfano, che per ora è «secretato» e sta al ministero, sarà impossibile che una procura periferica possa intercettare nella piena riservatezza, grazie a una società qualsiasi scelta a caso, un imprenditore che si offre di portare ragazze al premier. Tutto sarà in «mani più sicure». Ma per chi? -

PIERO COLAPRICO

Repubblica — 04 dicembre 2009 pagina 12 sezione: POLITICA INTERNA

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Urbanistica: l’avvocato Damiani spiega perchè si può ricorrere

Continua l’inchiesta che questo giornale ha avviato sulla vicenda che vede un gruppo di cittadini contrapposti ad un’impresa di costruttrice ed all’amministraziohe comunale di Santa Marinella per tutelare i loro diritti riguardo le nuove costruzioni che stanno nascendo in città. I cittadini, coordinati dall’associazione “AssoDiritti” sostengono che in questo caso specifico, paragonabile però a tanti altri oggi esistenti in città, il progetto che ha fatto nascere il palazzo in costruzione su via IV Novembre non poteva essere autorizzato in quanto non sono stati rispettati i criteri legali sulle distanze con i manufatti confinanti. La scorsa settimana l’avvocato Liberatori ha spiegato la vicenda alla luce dell’ordinanza del Tribunale di Civitavecchia. Oggi è il turno dell’avvocato Michele Damiani, del Foro di Roma, che segue la vicenda davanti al tar del Lazio. Avvocato può spiegarci brevemente cosa bisogna intendere per “costruzione”, considerato che il Tribunale Ordinario di Civitavecchia ha recentemente chiarito che la distanza dal confine di un edificio che presenti sporgenze non meramente decorative e stabilmente incorporate nell’immobile deve essere misurata tenendo conto delle sporgenze stesse? “La disciplina generale sulle distanze legali è contenuta nell’articolo 873 del codice civile, che prescrive, in via inderogabile, una distanza minima tra le costruzioni su fondi finitimi pari a tre metri. Sono fatte salve, tuttavia, le disposizioni contenute nei regolamenti comunali, i quali solitamente impongono l’osservanza di distanze maggiori. Ai fini dell’osservanza di dette distanze, la nozione di costruzione contemplata dall’ 873 c.c., comprende tutte le opere infisse stabilmente al suolo. L’opera, anche se realizzata in legno o con altro materiale, deve essere considerata “costruzione” ogniqualvolta abbia i caratteri della solidità, stabilità e immobilizzazione e, certamente, sono soggetti all’osservanza delle distanze legali e/o regolamentari sia i manufatti che realizzino una determinata volumetria (ad esmpio, perché chiusi su tre lati), sia gli sporti aventi una funzione non meramente decorativa. Più precisamente, la giurisprudenza ha sempre ribadito che possono essere escluse dalla nozione di costruzione rilevante ai fini dell’osservanza delle distanze legali soltanto gli sporti aventi carattere meramente decorativo, quali i cornicioni, le lesene e le canalizzazioni di gronda, perché trattasi di opere che svolgono funzione ornamentale, di rifinitura o meramente decorativa.” Avvocato Damiani, in quali casi il privato può adire il Giudice Amministrativo? “E’ opportuno operare un distinguo. Quando la controversia è instaurata tra soggetti privati che chiedono il rispetto delle distanze legali o regolamentari bisognerà adire il giudice ordinario; quando invece il soggetto si duole della illegittimità del titolo abilitativo emesso dalla Amministrazione comunale, ad esempio perché rilasciato in violazione delle norme (anch’esse giuridiche) sulle distanze legali, sussiste la Giurisdizione del giudice amministrativo. Quindi, soltanto chi vanta l’esistenza di un effettivo interesse all’annullamento dell’atto potrà adire l’Autorità giudiziaria. In termini giuridici, il concetto si esprime dicendo che il ricorrente deve vantare un interesse qualificato e differenziato all’annullamento dell’atto: un interesse differenziato da quello degli altri consociati e fatto oggetto di particolare attenzione da parte dell’Ordinamento; così, ad esempio, colui che sia proprietario di un immobile sito nelle vicinanze di un costruendo edificio, quale titolare di un diritto di proprietà (o altro diritto reale), potrà proporre Ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale competente per territorio. In questa ultima ipotesi rientra la controversia da me seguita ed incardinata davanti al TAR del Lazio nell’interesse di un privato cittadino contro il Comune di Santa Marinella, al fine di ottenere la sospensione cautelare, prima, e l’annullamento, dopo, del titolo abilitativo (permesso di costruire) rilasciato dall’Amministrazione comunale per la costruzione di un fabbricato di civile abitazione in Via IV Novembre. Il TAR del Lazio, nell’accogliere la domanda di sospensione cautelare del provvedimento impugnato (ordinanza 192/2008), ha evidenziato l’esistenza di violazioni delle norme sulle distanze ed in particolare la violazione dell’art. 3 delle norme tecniche di attuazione del P.R.G. che stabiliva una distanza minima non inferiore a 7 metri dalle altre costruzioni e dalle strade adiacenti.” Avvocato Damiani nella vicenda da Lei indicata, il provvedimento giurisdizionale cui ha fatto riferimento, è stato successivamente “superato” dalla Ditta costruttrice con la presentazione di un nuovo progetto affetto però dagli stessi vizi di legittimità già riscontrati dalla Autorità giudiziaria. Come si è evoluta la vicenda? “Come da lei ben esposto, la ditta costruttrice ha chiesto ed ha inspiegabilmente ottenuto dal Comune di Santa Marinella un nuovo permesso di costruire. Detta variante è stata tuttavia ritualmente impugnata con motivi aggiunti, perché affetta, tra l’altro, dagli stessi vizi di legittimità (mancato rispetto delle distanze legali) che inficiavano il precedente permesso costruire. Probabilmente tali provvedimenti saranno fonte di responsabilità per gli amministratori comunali, attesa anche la possibilità per il privato cittadino di chiedere al Tribunale Amministrativo Regionale, oltre all’annullamento dell’atto anche la condanna del Comune di Santa Marinella al risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’illegittimo esercizio di pubbliche funzioni.”


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