E’ un metodo discutibile ma già ben sperimentato, basta creare un’emergenza, far finta di non essere in grado di gestire nemmeno l’ordinario e poi intervenire alla buona. Il caso dell’affidamento dell’Orto Botanico cittadino è il paradigma dello stesso modo di fare che chi oggi governa solo tre anni fa contestava al Faraone ed ai suoi soci (che poi sono gli stessi che governano oggi…ma questa è un’altra storia). Allora si contestavano gli affidamenti delle zone verdi, si ragionava intorno al fatto che il Castello di Santa Severa fosse stato regalato ad un imprenditore senza nemmeno una delibera di giunta, ci si arrabbiava perché la gestione a braccio di figli e figliastri non fosse propriamente sinonimo di trasparenza e buon andamento della cosa pubblica. La musica non è cambiata; la giovane maggioranza appena insediata ha iniziato a sparare cannonate a palle incatenate, ha elargito proroghe sulle concessioni scadute, ha dato locali a pochi euro il mese, affidato gestioni senza alcun concorso ai soliti (pochi e molto) noti in nome di uno slogan coniato, appunto, dal Faraone e da questi figli del Faraone, fatto proprio e cioè il famoso “costo zero”. In nome del costo zero con gli spettacoli al Castello si incassavano migliaia di euro, si gestivano chioschi bar mentre altri cittadini pagavano migliaia di euro di affitto per le loro aziende e così via. Il caso sotto gli occhi di tutti oggi è quello dell’Orto Botanico ma lo voglio analizzare con una doverosa premessa. La questione dell’affidamento alla Pro Loco, la mia predica in merito, non intende coinvolgere Severino Tamburrini ed i suoi soci: loro hanno semplicemente bussato e qualcuno, come dicono le Scritture, gli ha aperto (a questo punto, per rimanere in tema, a noi piacerebbe che qualcun’altro porgesse l’altra guancia: capiterà mai?). Lo schema, dicevamo, è quello solito. Basta lasciare abbandonata un area che fino a due anni fa ospitava spettacoli ed attività pubbliche varie. Per due anni l’Orto Botanico è stato incolto e desolato, addirittura senza più il cancello era diventato il mercato all’aperto dell’unica attività economica fondamentale di Santa Marinella, lo spaccio. Si è cominciata a ventilare l’ipotesi che qualcuno, senza dimostrare un curriculum corroborato da dati storici, potesse stimolare un “programma per la valorizzazione e l’ottimizzazione” e addirittura “sollevare il comune da onerosi costi di manutenzione” e quindi si è sparata, senza metterla a concorso, la concessione che non è mai, in questo tipo di pratiche, di breve durata ma deve arrivare per logica almeno subito dopo le prossime elezioni (guarda caso!). Dopo la storiella adesso arriva la predica, che racconterà come queste persone di bella penna e poca fantasia dovrebbero ricordare che stanno mettendo a disposizione di privati dei beni pubblici, acquisiti con denaro pubblico e con lo stesso denaro pubblico finora bene o male mantenuti. Per questa ragione la loro aggiudicazione secondo la Legge, ancorché temporanea, non potrà che soggiacere, nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, ai criteri dell’evidenza pubblica. E’ imprescindibile quindi che, sulla base del rispetto dei criteri di trasparenza e correttezza, si proceda all’emissione di un bando pubblico affinché chiunque sia interessato possa presentare domanda di assegnazione sulla base di ben definiti ed evidenti criteri che garantiscano la redazione di una graduatoria fondata su i principi di trasparenza, pubblicità ed imparzialità.
Ciò renderebbe possibile una verifica in tempo reale sulle modalità di assegnazione e sui requisiti personali e professionali dei vari beneficati ed eviterebbe ipotetiche tentazioni di favoritismi a tutto vantaggio dell’intera collettività. Un azione di trasparenza, alla base della cultura della legalità e di un agire a questa conseguente, che contribuirebbe a sconfiggere la dilagante percezione di un azione amministrativa fondata solo su discrezionalità e clientelismo.
Questo sarebbe agire in termini di legalità, senza riempirsi la bocca di belle parole, senza alzarsi in piedi al suono dell’inno nazionale; quella legalità che è scritta nella Carta Costituzionale ed è impressa nell’anima di tutti i cittadini, tutti meno qualcuno.
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