Il primo che chiede avrà; il secondo?

E’ un metodo discutibile ma già ben sperimentato, basta creare un’emergenza, far finta di non essere in grado di gestire nemmeno l’ordinario e poi intervenire alla buona. Il caso dell’affidamento dell’Orto Botanico cittadino è il paradigma dello stesso modo di fare che chi oggi governa solo tre anni fa contestava al Faraone ed ai suoi soci (che poi sono gli stessi che governano oggi…ma questa è un’altra storia). Allora si contestavano gli affidamenti delle zone verdi, si ragionava intorno al fatto che il Castello di Santa Severa fosse stato regalato ad un imprenditore senza nemmeno una delibera di giunta, ci si arrabbiava perché la gestione a braccio di figli e figliastri non fosse propriamente sinonimo di trasparenza e buon andamento della cosa pubblica. La musica non è cambiata; la giovane maggioranza appena insediata ha iniziato a sparare cannonate a palle incatenate, ha elargito proroghe sulle concessioni scadute, ha dato locali a pochi euro il mese, affidato gestioni senza alcun concorso ai soliti (pochi e molto) noti in nome di uno slogan coniato, appunto, dal Faraone e da questi figli del Faraone, fatto proprio e cioè il famoso “costo zero”. In nome del costo zero con gli spettacoli al Castello si incassavano migliaia di euro, si gestivano chioschi bar mentre altri cittadini pagavano migliaia di euro di affitto per le loro aziende e così via. Il caso sotto gli occhi di tutti oggi è quello dell’Orto Botanico ma lo voglio analizzare con una doverosa premessa. La questione dell’affidamento alla Pro Loco, la mia predica in merito, non intende coinvolgere Severino Tamburrini ed i suoi soci: loro hanno semplicemente bussato e qualcuno, come dicono le Scritture, gli ha aperto (a questo punto, per rimanere in tema, a noi piacerebbe che qualcun’altro porgesse l’altra guancia: capiterà mai?). Lo schema, dicevamo, è quello solito. Basta lasciare abbandonata un area che fino a due anni fa ospitava spettacoli ed attività pubbliche varie. Per due anni l’Orto Botanico è stato incolto e desolato, addirittura senza più il cancello era diventato il mercato all’aperto dell’unica attività economica fondamentale di Santa Marinella, lo spaccio. Si è cominciata a ventilare l’ipotesi che qualcuno, senza dimostrare un curriculum corroborato da dati storici, potesse stimolare un “programma per la valorizzazione e l’ottimizzazione” e addirittura “sollevare il comune da onerosi costi di manutenzione” e quindi si è sparata, senza metterla a concorso, la concessione che non è mai, in questo tipo di pratiche, di breve durata ma deve arrivare per logica almeno subito dopo le prossime elezioni (guarda caso!). Dopo la storiella adesso arriva la predica, che racconterà come queste persone di bella penna e poca fantasia dovrebbero ricordare che stanno mettendo a disposizione di privati dei beni pubblici, acquisiti con denaro pubblico e con lo stesso denaro pubblico finora bene o male mantenuti. Per questa ragione la loro aggiudicazione secondo la Legge, ancorché temporanea, non potrà che soggiacere, nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, ai criteri dell’evidenza pubblica. E’ imprescindibile quindi che, sulla base del rispetto dei criteri di trasparenza e correttezza, si proceda all’emissione di un bando pubblico affinché chiunque sia interessato possa presentare domanda di assegnazione sulla base di ben definiti ed evidenti criteri che garantiscano la redazione di una graduatoria fondata su i principi di trasparenza, pubblicità ed imparzialità.

Ciò renderebbe possibile una verifica in tempo reale sulle modalità di assegnazione e sui requisiti personali e professionali dei vari beneficati ed eviterebbe ipotetiche tentazioni di favoritismi a tutto vantaggio dell’intera collettività. Un azione di trasparenza, alla base della cultura della legalità e di un agire a questa conseguente, che contribuirebbe a sconfiggere la dilagante percezione di un azione amministrativa fondata solo su discrezionalità e clientelismo.

Questo sarebbe agire in termini di legalità, senza riempirsi la bocca di belle parole, senza alzarsi in piedi al suono dell’inno nazionale; quella legalità che è scritta nella Carta Costituzionale ed è impressa nell’anima di tutti i cittadini, tutti meno qualcuno.


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Tra la Città e la politica

Più di qualche “scrutatore”, di qualche studioso e cultore della politica cittadina sostiene che con quest’ultima amministrazione si sia realizzato un totale appiattimento della presunta classe dirigente santamarinellese, si sia perso ogni orientamento politico e si sia valicato il confine della nebbia più profonda, con un grigiore denso e melmoso che dovrebbe avvolgere tutto. Personalmente non sono completamente d’accordo con questo tipo di analisi ed anzi ritengo che siano tantissimi gli stimoli che arrivano se non dalla politica dalla città, dai suoi meravigliosi abitanti, per dirla con una parola ormai abusata dalla società civile. Effettivamente è mancato l’appuntamento con un grande progetto, tale da rivoluzionare gli stanchi equilibri esistenti, è mancata una forte discontinuità con il passato, lontano ed anche recente. Non si è saputo, in parole povere, restituire alla politica la centralità che ha sempre meritato. Manca una guida forte, insomma, coadiuvata da una classe dirigente che merita di essere veramente alternativa ad un establishment ormai logoro, una classe dirigente nuova che senta con sempre maggiore urgenza la necessità di farsi portavoce di un sogno considerato ormai dai più come indispensabile. Non c’è più scelta, bisogna riattivare la macchina economica, investire in infrastrutture strategiche per stimolare la crescita. Non è mai esistito un “modello Bacheca” capace di unire la maggioranza e dirigerla verso un unico e nobile scopo, in maniera stabile ed univoca. Nessun tema importante è stato focalizzato, affrontato e risolto. E’ opportuno comunque che questa amministrazione comunale, se ne ha veramente la forza, vada avanti; la gente non fa il tifo per questo o quel sindaco ma richiede piuttosto attenzione e premura per poter realizzare quel riassetto dei rapporti formali ed istituzionali, quei progetti e quelle scelte che possano favorire lo sviluppo e la crescita della città, allontanando allo stesso tempo l’incertezza ed il clima d’instabilità che viviamo da troppo tempo. E’ lo stesso clima che in una fase difficile come quella che stiamo vivendo chiama la sua classe dirigente che abbia la presunzione di governare e non vivacchiare a scelte difficili, a grandi assunzioni di responsabilità. Sarebbe troppo facile e poco onorevole, ora e per chiunque, intercettare il malcontento, utilizzare lo zoccolo durissimo dei tanti scontenti, dei delusi dalle tante promesse. La politica è una cosa diversa e molto seria, che richiede per prima cosa un percorso fatto di studio e di approccio ai problemi teso a ricucire un robusto rapporto di fiducia con la città intera, costruire un patto tra i cittadini e chi li vuole guidare verso il futuro, un patto che sia in grado di costruire un consenso largo non intorno ad una singola persona ma ad una squadra di persone di altissimo profilo personale e professionale. Il lavoro sarà arduo e molto impegnativo ma il tempo è dalla nostra parte: i due anni che ci separano dalle prossime urne elettorali serviranno a studiare e lavorare per assicurare un futuro diverso e migliore ai nostri figli. Ne varrà sicuramente la pena.


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Fratturato rompe…i giochi

Lo strappo è fatto. Eugenio Fratturato e Fabrizio Romitelli fanno un salto in avanti ed aprono la campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative. Tutto è affidato ad un comunicato solo apparentemente laconico, alla voce di Donatella Selis che in nome e per conto recita il de profundis all’amministrazione Bacheca e lancia il vicesindaco nella mischia attraverso una serie di messaggi a volte chiari ed a volte sibillini. Come quando dopo aver decantato Fratturato quale primo degli eletti nella tornata del 2008 dice che il suo movimento ha spesso assunto posizioni scomode. Davvero? Avevamo bisogno della dichiarazione d’intenti della Selis perché di questa scomodità di Fratturato e dell’Ancora non ce ne siamo mai accorti. Molto allineato, mai in evidenza, organico ad un certo modo di concepire e gestire il potere Fratturato ha presentato l’altra sera il suo “Laboratorio d’idee” già battezzato in estate dall’onorevole Alfredo Antoniozzi. A proposito di idee e di politica Fratturato si è ultimamente manifestato come paladino dei berlusconiani a Santa Marinella; orbene, direbbe qualcuno, nelle due paginette vergate a bella scrittura del comunicato stampa non una parola è spesa sulla politica, mai si fa riferimento al partito che governa la Nazione e dovrebbe pure governare Santa Marinella. Perché quanto documentato sulla riunione di martedì è una vera e propria dichiarazione di guerra a Bacheca ed a tutta la maggioranza, un salto in avanti come quelli che solo Fratturato sa fare, una rottura meditata e covata da gennaio scorso ed ora venuta alla luce perché probabilmente qualcuno ritiene che l’esperienza Bacheca sia giunta al capolinea. Probabilmente adesso si tratta, almeno per Fratturato, di approfittare del doppio sfascio, quello di un’amministrazione comunale ormai in ginocchio e quello di una porzione della politica cittadina, quella che si riconosce nella sinistra e nel centrosinistra giunta al capolinea, senza un leader e senza alcuna idea di come programmare il futuro. L’Ancora quindi, in nome del bene della città, lascerà il centrodestra che comunque le è andato sempre abbastanza stretto e comincerà un’altra volta a cercarsi una casa più comoda ed accogliente, Questa, almeno per sommi capi, la chiave di lettura di un operazione che di politico ha veramente ben poco, preannunciata come il lampo preannuncia il temporale, da qualche estromissione di peso, dal fatto che alcuni seguaci della prima ora hanno lasciato il “movimento” per tornare nelle fila del centrodestra. La politica santamarinellese è tutta particolare, assorbe le scosse ma è refrattaria al bradisismo. Noi la pensiamo al contrario e lo abbiamo sempre detto; non siamo mai stati fautori della rottura dei giochi e riteniamo sempre prematura ogni forzatura, anche se solo paventata. Come al solito anche stavolta staremo in finestra a guardare, certi che le conseguenze dello strappo stavolta non saranno indolori, ne va della dignità di un amministrazione comunale che se insensible alle esigenze della gente si è pur sempre distinta per essere autoreferenziale e presuntuosa.

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In pasto al mostro

Non ci sorprende più la veemenza dei proclami, il machismo stereotipato inquinato da una spinta volitiva tesa all’impossibile, la presenza sulla stampa di frasi declinate soltanto al futuro o al condizionale. La politica è anche questo, quelli tra noi più smaliziati e navigati hanno visto senz’altro di peggio. Quello che fino ad ora non riuscivamo a capire era l’indifferenza di questi signori di fronte alla montante protesta della gente, alla presa di coscienza dei cittadini che cominciano, oltre a mugugnare, a farsi sentire sugli stessi mezzi di comunicazione. Poi in un lampo tutto è diventato chiarissimo. Credevamo che dietro tutto questo ci fosse un’intenzione, una presa di distanza dalla gente, come per dire alla gente quello che alla gente piace sentirsi dire e basta. Dopo due anni e mezzo di promesse i siamo accorti di una grande verità: la “giovane” amministrazione comunale che credevamo fosse granitica, un monoblocco diretto verso il progresso, indirizzato verso un domani migliore non ha una struttura unitaria ma è come una gigantesca Idra, un animale dalle tante teste e tra tutti questi crani non si capisce dove sia quello che contiene i neuroni. Mi spiego meglio. L’amministrazione comunale della “grande novità”, abbiamo scoperto, ha tante teste ma non si capisce chi sia veramente il capo, chi comandi, chi possa dettare la linea da seguire, che ispiri in concreto la svolta, che sappia guidare la barca verso il mare aperto e non farla cozzare quotidianamente sempre contro lo stesso scoglio senza farla uscire dal porto. Dopo le teste c’è un corpo, stavolta unico, unitario, che corrisponde alla macchina comunale, quella che dietro un ordine chiaro, legittimo ed univoco, dovrebbe far funzionare la città. Di esempi ne abbiamo a decine, quotidiani. Il presidente della società multiservizi si è formalmente dimesso da qualche mese. Non ci interessa adesso indagare sulle cause del suo dissenso dall’amministrazione che lo ha nominato, ci interessa spiegarvi la ragione per la quale non gli è subentrato nessuno: tra le tante teste che parlano, scrutano e giudicano nessuna si è imposta sulle altre. Un altro esempio? Con una patch rimediata all’ultimo istante è stato nominato il comandante della Polizia Locale; il concorso non si faceva in tempo a bandirlo e ci teniamo un funzionario a contratto. Nel frattempo il bando per il concorso nessuno lo ha preparato né richiesto. Un altro esempio? L’ultimo! Quest’amministrazione verrà ricordata alla storia per il numero, veramente esiguo, di consigli comunali. I comuni a noi confinanti ne organizzano almeno un paio al mese e noi? Ci atteniamo alle feste di precetto, cercando di farne il meno possibile probabilmente per paura di andare sotto alla prima votazione ma più probabilmente perché ormai è chiaro che a dettar legge, anche in consiglio comunale, è il Tar del Lazio. Insomma non si riesce a capire tra le tante teste quale sia quella del capo, chi comandi veramente a Santa Marinella, chi sia in grado di dettare tempi e regole, di dare il passo e spronare chi rimane indietro, di incoraggiare chi dubita di farcela, di mettere pace tra chi bisticcia, non si capisce chi veramente sia in grado di far innamorare del proprio sogno i cittadini, chi sia capace di dimostrare il proprio carisma. La differenza, l’enorme voragine che c’è tra il dire ed il fare è quindi il sintomo di mancanza di potere decisionale e di distanza dall’organismo esecutivo; la macchina, la meravigliosa macchina corre sull’autostrada senza guida. Non possiamo fare altro che nutrire quest’Idra, in attesa che dalla nube dei bisticci si capisca chi comanda veramente a Santa Marinella, chi ha la capacità di rilanciare questa città ed assicurare un futuro dignitoso ai suoi abitanti; purché non vengano divorati dal mostro che loro stessi hanno creato.

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L’ha detto lui

“In questa città troppe persone piccine e meschine fanno sì che nessun progetto di vera crescita possa prendere piede: cultura, turismo, viabilità, decoro, opere pubbliche tutto è privo di progettazione, immerso in una palude, in sabbie mobili che tirano a fondo. E i risultati sono, purtroppo per l’ormai ex Perla del Tirreno, sotto gli occhi di tutti. C’è bisogno di un cambiamento di mentalità nelle persone, c’è bisogno dell’uscita di scena di personaggi che tramano nell’ombra arrivando a diffamare il lavoro e la figura di chi invece cerca di fare un qualcosa di positivo per la città”. Sembra una dichiarazione di guerra, un’altra delle tante discese in campo che le spiagge della Perla hanno visto sempre più numerose via via che la scena è stata invasa da personaggi con sempre minore spessore. E invece no, la frase di grande impatto è stata pronunciata da Alessandro Fiorucci che ha scritto il proprio epitaffio sulla lapide di TeleSantaMarinella. “Dati i ripetuti e persistenti attacchi politici (perfino su siti d’informazione locale, di hacker sulla mia casella di posta elettronica) che interessano la mia persona, il mio operato e persino quello della mia famiglia, attacchi vigliacchi che mi mettono in bocca frasi da me mai pensate nè pronunciate – scrive Fiorucci – constatato che tanta gente se la prende con il sottoscritto anche quando non c’entra nulla, considerato che questo lavoro non viene in alcun modo riconosciuto e che è anzi motivo di critica e denigrazione continua, con grande dolore sono costretto ad abbandonare il progetto di TeleSantamarinella e a lasciarlo nelle mani del responsabile tecnico Claudio Lippi”. Fiorucci quindi lascia la barca che affonda, ignorando il progetto faraonico di Fiorucci (lui stesso), consistente nel far “affiorire” dai giovani una forza propositiva e non distruttiva. Che dire, se non il canonico “avevamo ragione noi”? Ma voglio fermarmi qui, non voglio essere frainteso come è successo per l’altro intervento che ho realizzato su “la meglio gioventù” di TSM, strumentalizzato ed utilizzato, come al solito, in guisa di testa di ariete. La situazione politica, e di concerto quella sociale, di Santa Marinella non è viva, mai è stata così tendente al grigiastro. Molte persone si danno molte arie ma non tira un filo di vento. Che sia il momento di cambiare passo, cambiare musica lo vado dicendo da così tanto tempo che ormai non mi diverte nemmeno più ripeterlo. Vi rendo la notizia così com’è limitandomi ad insaporirla con un piccolo condimento, una frase di J. R. Tolkien molto adatta alla situazione ed al periodo. “Come poteva esserci un finale allegro, come poteva tornare il mondo com’era dopo che erano successe tante cose brutte?”Che altro dire? Alziamoci in piedi e rendiamo al prode Fiorucci almeno l’onore delle armi.

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Il giro di boa

Domani la svolta, domani sarà il 12 aprile, giorno nel quale il Tar del Lazio sarà chiamato a decidere sulla richesta di sospensione delle delibere assunte nella riunione di consiglio comunale dello scorso 28 dicembre. Si parlò soprattutto del porto e della convenzione urbanistica che pare essere, secondo alcuni, la chiave di volta dello sviluppo cittadino. Ecco, domani saremo giunti ad un bivio. Chi governa impalpabilmente questa meravigliosa città, nel caso in cui il Tar dovesse dare ragione ai ricorrenti sospendendo le delibere di quella travagliatissima notte di fine anno, dovrà fare ammenda di un sistema che indipendentemente dalle valutazioni della magistratura non piace a nessuno. Dovrà ammettere che il chiudersi nelle stanze e decidere per conto degli altri è un modo che non paga, il pretendere di decidere il tutto per tutti non è un metodo efficace, il nascondere le carte a chi le deve vedere per tirarle fuori con espedienti da calcio della parrocchietta è un gioco che non vale la candela. Nel caso in cui invece il Tar decidesse di non sanzionare questi comportamenti chi ci governa dovrebbe iniziare a mettersi in testa di allargare la torta, di alzare il velo che socchiude tutti i progetti e le prospettive, perché è impensabile che non ce ne siano, di aprirsi al dibattito, sia con gli elettori che con la classe politica cittadina. Essere soli non ha mai pagato, la solitudine è consona al comando soltanto quando si sa comandare. Ecco, in ogni caso domani dovrebbe essere il giorno del giro di boa. Fare tesoro degli errori commessi è importante, darsi da fare per non commetterne più è più importante ancora. Dialogo e iniziative, questa la ricetta da percorrere senza più alcun indugio. La partita è importante, di avvoltoi appollaiati sui rami ce ne sono a decine, soggetti assetati di potere che nulla hanno a che vedere con le persone per bene e di buona volontà necessarie a far ripartire, non dico decollare ma semplicemente ripartire, questa città.

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Siamo circondati, e meno male!

Spuntano come funghi e ne siamo tutti felici. L’invasione, se così si può dire, è iniziata. Passeggiando per Santa Marinella ho trovato sul bancone di un bar una rivista, un giornalino, che richiamava ad un sito internet di informazione in tempo reale. Si tratta di Infosantamarinella.it che abbiamo inserito subito nel nostro blogroll. Non voglio parlare di qualità o di fattura sia del cartaceo che del telematico: è inutile accennare a cose che possono essere belle o brutte, funzionali o meno ma che dipendono sempre ed inesorabilmente dalla fantasia, dalla capacità economica e dalla professionalità di chi si getta in quest’avventura. Quello che voglio sottolineare e che è piaciuto subito a tutti noi del blog è che questa città, che a volte sembra sorda e ottusa, ha partorito un’altra voce. Ripeto ancora non voglio dire né pensare a giudizi sul messaggio, ci basta, sapere che un’altra voce si sia svegliata e voglia cominciare a farsi sentire. Abbiamo spesso detto che non pretendiamo di essere depositari dell’unico punto di vista azzeccato, di avere la verità in tasca. Così come nella nostra testata scriviamo chiaramente che quella che vogliamo esprimere dalle nostre righe è una Santa Marinella descritta da un punto di vista assolutamente anticonformista. Molti si ergono scagliando la famosissima prima pietra ma non i rendono conto di non aver capito il messaggio. Il blog, questo blog, è un mezzo per raccontare e far discutere. Il fatto di aver registrato, dalla sua prima uscita nel lontano 2005, un notevole seguito fatto non solo di lettori ma anche di persone che hanno voluto provare a realizzarne uno anche loro significa che si è raggiunto lo scopo di far nascere all’interno di questa città una coscienza critica. Di questo siamo contenti e molto, molto felici. Sul chi abbia, tra tante voci, il dono della verità? Lasciamo decidere al tempo, per adesso limitiamoci a fare gli auguri, e tanti, agli amici di Infosantamarinella, ne hanno bisogno e se li meritano tutti.

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I pupi e le tette

Non vogliono fare polemiche inutili, ma anche Alessandro Fiorucci ed i suoi, abbandonate le spesse fette di prosciutto che gli coprivano gli occhi, si mettono dalla parte dei cittadini. Curioso il destino di TeleSantaMarinela. Nata grazie ai contributi dell’amministrazione Tidei ha seguito ed ospitato nei suoi studios la campagna elettorale del giovanissimo sindaco della Perla. Eletto l’orsetto, TSM ha vissuto alle spalle dei cittadini attraverso il suo braccio amministrativo, l’associazione Swam, ed in barba ad ogni norma di decenza ed ai regolamenti vigenti (magari letti una riga si ed una no) ha iniziato a drenare denaro pubblico, ovvero ad allatt.arsi alla mammella di via Rucellai, come i cuccioli della lupa romana. Ricordate eventi assolutamente superflui come il Tricheballacche? O le inusuali riprese dei consigli comunali? Ogni evento del primo anno e mezzo dell’amministrazione Bacheca ha visto protagonisti i giovani registi di TSM e la loro telecamera HD. I tempi cambiano ed a volte diventano veramente difficili. Chiuso il rubinetto, finiti i contributi a pioggia adesso TSM è stata costretta anche a lasciare gli studios di via Aurelia. In tempi di magra, si sa, riciclarsi è l’anima del successo, lo sprint per affrontare in controtendenza la crisi, la scusa per vendicarsi, probabilmente, dell’ennesima promessa non mantenuta dell’orsetto e della sua banda di allegri compari. Allora ecco in strada Fiorucci ed i suoi, a caccia di scoop, di malamministrazione, di argomenti facili facili, quindi, ed anche molto numerosi, purtroppo aggiungiamo, nella Perla. Ecco che TeleSantaMarinella scopre il malaffare, punta la piscina comunale e urla allo spreco di denaro pubblico, sfruttando un suo servizio per dileggiare l’assessore allo sport, La Rosa, reo di aver promesso alla città l’apertura dell’impianto per settembre 2009. A noi fa piacere, insomma una bocca in più a denunciare questo pessimo modo di fare amministrazione e politica ma certo, proprio TSM che racconta di spreco di denaro pubblico ci pare una cosa un pò troppo “hard”:  a volte l’astinenza gioca brutti scherzi? Noi paghiamo è il titolo della rubrica ma Fiorucci certo non sa di essere arrivato secondo: noi pagavamo anche quando lui prendeva i contributi, ricchi e senza grasso, dalla giunta. Oggi il vento è cambiato o meglio le casse si sono asciugate ovvero sono state prosciugate anche da Fiorucci e da quelli come lui e sulla critica sociale se non proprio l’esclusiva vorremmo avere almeno la primogenitura. Vabbè, sono tempi duri per tutti, non se ne abbia a male il buon Fiorucci, lui ha scoperto solo ora la “critica sociale” mentre noi siamo da sempre abituati a filosofare con il martello, senza riguardi per nessuno. Tempi duri anzi durissimi, dicevamo,  soprattutto per l’orsetto che ha puntato tutto sulla rielezione di Lollo ed ora oltre al suo candidato preferito perde anche l’amicizia e la collaborazione mediatica di Fiorucci e della sua band. Se non si potrà più dire “grazie Lollo” chi avrà più il coraggio o la faccia tosta di dire “bravo Bacheca”?

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Quel Partito è un mostro

Con il decreto emanato venerdì dal Consiglio dei Ministri riparte la campagna elettorale del PdL santamarinellese. Il partito è quanto mai spezzettato nel grande assortimento di candidati. Lollobrigida, Armeni, Celori, Malcotti, Robilotta, Mazzocchi e Maselli sono solo alcuni tra i nomi che vengono diffusi e sostenuti. Il sentore è quello di un partito diviso e litigioso, che non ha saputo affrontare al meglio l’opportunità concessagli da una felice congiuntura tra il governo cittadino e quello nazionale. Manca l’iniziativa politica, manca anche la voglia di stare tra la gente; nessun tipo di manifestazione, se non a ridosso di appuntamenti elettorali, è stato mai tentato. E’ chiaro che un nuovo partito dimostra l’esigenza di avere una nuova classe dirigente; l’appuntamento con le urne, ormai definitivamente fissato per la fine di marzo e che vedrà fortunatamente presente anche il PdL, sarà l’occasione per tirare le somme e guardare avanti. Non esiste un coordinamento cittadino, se non sulla carta, e anche chi governa la città, pur essendo stato eletto sotto l’insegna del Pdl, non ritiene necessario un confronto politico di rilievo con i soggetti che, pur essendo all’interno del partito, non fanno amministrazione ma politica, stando quotidianamente in mezzo alla gente. Risultati elettorali alla mano l’appuntamento del 28 e 29 marzo sarà anche l’occasione per decidere sul rimpasto di giunta che il sindaco Bacheca ha più volte annunciato e sempre rinviato a dopo le elezioni regionali. Il timore è che qualcuno sia ancora convinto di poter vantare una rendita di posizione, di non avere la necessità di misurarsi con il consenso popolare e di poter continuare ad avere una posizione di rilievo senza l’obbligo di dimostrare talento e risultati. Nessuno naturalmente si aspetta una purga all’interno della maggioranza ma in tanti auspicano un sereno dibattito sul futuro del partito di maggioranza relativa che indubbiamente dovrà coincidere con il futuro della città. Crescita e sviluppo hanno bisogno di menti fresche, disinteressate e propositive, la città ha atteso fin troppo ed invano che qualcuno dimostrasse di avere una marcia in più.

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I replicanti

“Io ne ho viste cose, che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi b balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser”. I replicanti a cui mi riferisco però non sono quelli narrati nella storia di Blade Runner ma più prosaicamente i nostri comunicatori cittadini che non hanno mai nulla di nuovo da offrire e si limitano a replicare (da qui il nome di cui sopra) ad ogni piè sospinto, giocando di rimessa, sempre in difesa e mai in attacco. Hai voglia tu a sottolineare che serve il mestiere, che paghiamo troppo per avere praticamente nulla, che la comunicazione del comune ci costa sette euro sette a riga. Il problema non è di quei poveri ragazzi: hanno trovato la poltrona vuota ed hanno collocato le loro auguste chiappette al caldo. La bandiera italica ha al centro lo stemma “tengo famiglia” e non l’ho detto io, faccio il giornalista e mi voglio limitare a raccontare questa stranissima città. La differenza epocale che qui sentiamo tutta è tra il “governo del fare”, sponsorizzato dall’inossidabile Cavaliere ed il governo del chiacchierare, strana realtà santamarinellese. E se almeno sapessero raccontare le cose, se ci sapessero intortare per bene potremmo essere soddisfatti. Oggi mi passano per una stra-vittoria la concessione di un contributo per la raccolta differenziata (stavolta “grazie Lollo” non ha funzionato, siamo alla Provincia non in Regione, a chiedere con il cappello in mano). Dov’è il trucco? Che dall’epoca del Faraone queta dovrebbe essere la terza o la quarta volta che qualcuno ci accorda un contributo per un progetto che non siamo stati in grado di far partire semplicemente perche non esiste. La cosa più grave è che andremo in consiglio comunale, forse venerdì, per battezzare la gara di appalto per far sostituire l’Ama concedendo contemporaneamente una proroga alla stessa Ama perché la gara d’appalto di cui si parla da due anni ancora non è stato in grado di farla partire nessuno. La politica, innanzitutto, si deve pensare, meditare, concepire. Senza la politica l’amministrazione è semplicemente burocrazia. La politica si pensa e si comunica in una maniera che non deve essere soltanto in grado di far conoscere le scelte di chi governa a chi viene governato ma anche di trascinare la gente a condividere certe scelte. Se non si fanno però scelte vere si rischia di far degenerare la politica a quella che qualcuno proprio qualche giorno fa ha definito “un teatrino cortigiano”. Adesso qualcuno replichi pure a queste mie affermazioni. L’unica cosa che non si potrà smentire è che la gente della mia città è stata ancora una volta presa in giro, su un tema di importanza epocale, perche qualcuno che doveva operare e comunicare certe scelte, non oso dire addirittura “condividerle” aveva altro da fare. “Quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia” ha detto il replicante, quello autentico.

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