Ci dovrà pensare la Sisal, forse sarà l’unica soluzione. Nel consiglio comunale di lunedì l’indomito Mauro Trebiani, sempre precisino e puntiglioso, ha sollevato una cosa che l’assessore la bilancio Bianchi ha tentato di ricacciare sotto il tappeto, come si fa con la polvere nel salotto buono due minuti prima dell’arrivo degli ospiti. Tutti gli altri, consiglieri comunali e pubblico, hanno assistito al piccolo battibecco un po stanchi e un po’ infastiditi, non riuscendo bene a comprendere di cosa si trattasse. Ora ve lo spiego io o almeno ci provo. L’oggetto del contendere sono 13 milioni di euro, a tanto infatti ammonta il totale delle anticipazioni di cassa iscritto, per variazione, nel bilancio del comune di Santa Marinella per l’anno 2009. Di cosa si tratta? Di tredici milioni di euro che l’amministrazione comunale si è fatta anticipare a valere sulle entrate correnti. Vabbè, parliamo come magnano. Si tratta del totale dei soldi che il tesoriere del comune, credo si tratti di Banca Intesa, ha prestato all’amministrazione per far fronte alle spese e tenendo conto dei soldi che dovevano entrare in cassa ma che nel momento del bisogno (c’è naturalmente bisogno e bisogno, in questo caso si tratta di bisogno economico) in cassa non c’erano. Una sorta di prestito “al volo” che per ragioni di contabilità pubblica (molto diverse tecnicamente dal cosiddetto conto della serva) deve essere indicato nel conto di riferimento nel suo ammontare totale e non nell’utilizzo medio che ne viene fatto. Feroce ma dissacrante e divertente lo scambio di battute tra i due. Uno (indovinate chi?) faceva notare come il conto anticipazioni fosse stato iscritto per 2,5 milioni di euro nel conto finanziario del 2007, per 10 milioni di euro nel conto 2008 e si fosse arrivati ora ad indebitarsi per ben 13 milioni. L’altro ha risposto piuttosto seccato che si trattava di cifre virtuali. Certo data la materia ostica, data l’ora tarda, dato lo spessore culturale tecnico dell’uditorio abbastanza sottile, all’assessore è sembrata l’unica risposta in grado di smarcarlo dalla palude sabbiosa in cui si stava ficcando. Non aveva tutti i torti, la posta di bilancio non rappresenta un debito corrente ma è in realtà un prezioso indicatore del fatto che i conti comunali sono arrivati all’enfisema, che il tentativo di pareggiare le uscite con le entrate è fallito dall’inizio e che il tentativo di guadagnare terreno, nella rincorsa disperata al pareggio di bilancio, è stato mancato nonostante l’introduzione della sovrimposta Irpef comunale e della robusta trasfusione di liquidi operata dall’Enel. Spendiamo più di quello che riusciamo ad incassare ovvero incassiamo meno di quello che dobbiamo spendere. In economia si chiama vincolo di portafoglio ed è una delle formulette di base che si imparano al primo anno di studi; qui pare che nessuno ne abbia fatto tesoro. Basterebbe amministrare con modestia, basterebbe ridurre anche solo qualcuna tra le tante spese inutili, mandare a casa qualcuno di quelli a cui è stata regalata, a spese nostre, una bella poltrona od una rendita di posizione. Dite che il totale delle poltrone regalate non riuscirebbe a coprire il debito complessivo dell’amministrazione? Può darsi, ma almeno si sarebbe dato un segnale forte e gagliardo, a rappresentare la volontà di aggiustare le cose e non contribuire a sfasciarle, a dimostrare che si lascerà la cosa pubblica in condizioni migliori di quando gli elettori l’hanno consegnata. Ma l’obiettivo probabilmente non è quello del buon governo. Consoliamoci allora con questo bel tredici, attenti a non perdere la schedina.
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