Dire “Che estate di merda!” a Santa Marinella assume mille sfumature, forse troppi significati- Il turismo, prima risorsa cittadina, è al palo, caduto come al solito sotto un diluvio di dichiarazioni, di minacce, di tentativi di ritorsione. Il sindaco dei grandi progetti deve cominciare a darsi da fare sulle piccole cose, per esempio parlando a senso ed a modo possibilmente carte alla mano e frequentando di più la sua città. Il mese scorso, con le prime ondate di cacca a galla sull’acqua aveva annunciato, come il generale di un esercito in rotta, che avrebbe denunciato chiunque avesse parlato di merda a mare: il disfattismo si sa, è sempre deleterio ma la puzza è stata più forte dei proclami e la cacca galleggia ancora, se ne sente l’odore, forte, se ne avverte il colore all’orizzonte, minaccioso. Cosa fare? Il consiglio che sentiamo di dargli, efficace e tagliente se solo lui avesse il coraggio di darci retta, sarebbe semplicemente quello di “non fare l’onda”, di non accumulare vergogna su vergogna, di rimboccarsi le maniche e di mettersi al lavoro per la città e per i cittadini. La battaglia contro la merda è irrimediabilmente persa e il fetore se ne andrà con il crepuscolo di questa stagione. Un vero condottiero a questo punto avrebbe sostituito tutti i suoi colonnelli, nessuno ha fatto nulla per essere ricordato. Per esempio il primo a pagare pegno dovrebbe essere il delegato al turismo Boelis. Troppo occupato a ringraziare ed inchinarsi con il microfono in mano sui (pochi) palchi delle manifestazioni estive si è dimenticato di dare vita, di aprire magari con l’apposito taglio del nastro, il chiosco delle informazioni turistiche che si erge, pieno di polvere, sulla piazza principale della città. E’ fuori di dubbio che una città che deporta i propri cittadini a fare i turisti nelle altre zone d’Italia dimostra di avere veramente poco da raccontare in tema di turismo, di non aver voglia di valorizzare, di proporre, di sperimentare. Lo spettacolo dei turisti che razzolando su piazza Civitavecchia attendono per decine di minuti sotto il sole che qualcuno gli possa almeno dire che il chiosco è ufficialmente chiuso vale la pena di essere visto. Certo, affiggere un bel cartello con sopra scritto una cosa di fantasia, che ne so, magari un bel “chiuso per ferie” sarebbe stato impegnativo, un esempio di comunicazione istituzionale da esportare magari a livello universitario o forse sarebbe sembrato ai soliti disfattisti, quelli per intenderci della merda a mare, un’altra bandiera da innalzare sulla via crucis del decadimento e della sconfitta ma avrebbe messo in pace l’anima ai quattro turisti che ancora credono che le cose possano funzionare. Noi al contrario non siamo disfattisti ma vaccinati; a questi signori che vengono in visita nella nostra città verrebbe voglia di raccontargli che il turismo, a Santa Marinella, è una delle tante leggende metropolitane a cui non crede più nessuno, che è uno dei motori dello sviluppo economico della città che forse proprio per evitare uno sviluppo vero, distante dalle speculazioni e dal cemento, viene strozzato dalla mancata destinazione di risorse proprie, che è un binario morto sul quale parcheggiare con apposita litania di scuse ogni fallimento delle amministrazioni comunali che finora si sono succedute. E poi, in fondo, a cosa serve un chiosco per le informazioni turistiche? A promuovere il turismo locale? A dare lavoro ad un plotoncino di persone, magari temporaneo, estivo ma che gli consenta di fare un po di esperienza e mettersi in tasca qualche euro? Boelis questo non lo sa, glie l’ha mai spiegato nessuno? Meglio per lui tenersi questa dottissima ignoranza e continuare a sorridere ed inchinarsi davanti ad un pubblico sempre più esiguo e meno sorridente. E il chiosco che fine farà? Un’ideona potrebbe essere quella di trasformare tutta quella parte della piazza in un bel “punto verde di qualità” e magari, data l’urgenza di una stagione estiva che sta per finire, assegnarlo a qualche amico per convertirlo in piccolo bar o negozietto e fargli alzare due scudi: di fare una gara non c’è bisogno, anche di amici ne sono rimasti pochi.
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