Festa in sordina, tra atti vandalici ed un sindaco stanco

Ci è stato segnalato che nella notte ignoti hanno divelto il cartello
“piazza dell’unità d’Italia” e i vigili sono stati già informati.

Crediamo che sia un atto di vandalismo  grave, a conferma di quello che
tutta  la minoranza  aveva
già segnalato con un’ interrogazione, cioé la stato di abbandono della zona
centrale della nostra città. A proposito di Unità d’Italia, non possiamo
inoltre tacere sullo spettacolo
che ha offerto in questi giorni l’Amministrarzione, che riguardo le
celebrazioni del 150° non ha mostrato alcuna passione civile, né tanto meno
entusiamo.. Come sappiamo
l’Ammnistrazione  ha inserito qualcosa solo fra i festeggiamenti per la
festa
di San Giuseppe, il 18 e in modo del tutto estemporaneo. Il 15 marzo abbiamo

ricevuto l’ invito a partecipare alla
conferenza  come relatori (argomento: “il tricolore e l’inno di mameli”) ma
a queste condizioni non abbiamo accettato, e abbiamo fatto bene. Leggere la
dichiarazione di Bacheca secondo cui il sindaco si sarebbe preoccupato di
inserire i festeggiamenti per l’Italia Unita  fra quelli previsti per il
patrono al fine di “non raddoppiare i costi”  è davvero deprimente. A parte
che sarebbe bastato pochissimo (coinvolgere le scuole, i commercianti, la
minoranza per tempo e sul serio) per fare di più con pochissimi “costi”, ci
chiediamo come mai il sindaco non si sia preoccupato dei “costi” quando ha
dovuto deliberare 7000 euro di contributo per un torneo di calcetto
proposto dall’organizzazione nazionale dei papaboys, come è successo di
recente.
Fra un Presidente della Repubblica, che nonostante i suoi anni e l’abitudine

ad affrontare platee importanti,  si commuove parlando della responsabilità
di chi governa, e un sindaco di 30 anni che parla di “costi” quando c’è di
mezzo un anniversario come quello che abbiamo festeggiato, di sicuro c’è una
distanza stellare. Ma forse il sindaco non ha mostrato entusiamo per il 17
marzo, perché
è stanco del suo ruolo. In questo caso la soluzione la conosce.

Paola Rocchi e Stefano Massera


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Piani integrati: la maggioranza della maggioranza è passiva

Importante successo dell’assemblea pubblica sui Piani Integrati di Intervento (PII) organizzata dalla lista civica “Un’altra città è possibile”, sabato 22 gennaio, presso la sala Flaminia.

Il pubblico, davvero numeroso e partecipe, ha seguito con viva attenzione le relazioni dei consiglieri Stefano Massera e Paola Rocchi, ma soprattutto quella del Prof. Giovanni Caudo, docente presso la facoltà di architettura di Roma Tre. La relazione di Caudo non si è limitata a spiegare in cosa consista l’ innovativo strumento urbanistico dei Piani Integrati, dal punto di vista legislativo e tecnico, ma è entrato nel merito dei cinque PI in via di approvazione, fra i 14 piani recepiti nel 2007 dalla giunta Tidei ed “adottati”  dall’odierna maggioranza. I cinque piani integrati analizzati nel dettaglio sono stati  Baia Serena e Baia Serena- Galoppatoio, Sporting 2000, in zona “Prato del Mare”, Benigni in zona Alibrandi e Riccucci, in zona Quartaccia, in base a quanto prevede una delibera di giunta dell’ottobre 2010.

Il Prof. Caudo ha spiegato che le amministrazioni delle grandi città si stanno avvalendo ampiamente dei  Piani Integrati, i quali consentono incrementi anche considerevoli delle cubature, rispetto a quanto previsto dai Piani Regolatori Generali, in cambio di opere pubbliche a spese dei privati. Il successo di tale strumento si deve soprattutto al fatto che le Pubbliche amministrazioni, sempre più a corto di risorse finanziarie, demandano al privato parte delle infrastrutture necessarie. Non si parla naturalmente di opere urbanizzazione primaria e secondaria (come strade, fognature, marciapiedi o ponti) ma di vere e proprie strutture di servizio da costruire ex novo come scuole, uffici pubblici e sale teatro. Il “contratto” tra la pubblica Amministrazione e soggetti privati si fonda sul “vantaggio economico” ricavato dal privato rispetto a quanto previsto dal Piano regolatore. Se il Piano Integrato prevede solo un aumento della cubatura, il vantaggio si calcolerà su questo aumento e sarà già di una certa consistenza, ma se il Piano Integrato prevede il cambiamento di destinazione di un’area (che passa ad es. da agricola ad edificabile) il beneficio del privato rispetto al Piano Regolatore sarà molto più consistente. Una Pubblica Amministrazione che abbia a cuore l’interesse collettivo sarà particolarmente battagliera e scrupolosa nel calcolare questo vantaggio, cercando di strappare al privato una percentuale sui benefici finanziari che va da un minimo del 30% fino al 50 o 60%. Inoltre il bando con cui una Pubblica Amministrazione offre ai privati la possibilità di proporre i Piani Integrati dovrebbe essere molto chiaro sulla formulazione degli obiettivi che il pubblico vuole conseguire, di quali opere cioè avrebbe esattamente bisogno, con quali caratteristiche e dove.

Sul caso specifico di S. Marinella, Caudo ha notato che il testo del bando sui Piani Integrati del 2007 consiste in un modello standard in cui manca pressoché totalmente una formulazione chiara sia degli obiettivi specifici adatti per S. Marinella,  che delle esigenze che l’amministrazione si propone in termini di standards urbanistici.

Riguardo al caso specifico dei 5 piani integrati approvati con delibera di Giunta tre mesi fa, da un punto di vista squisitamente tecnico e del tutto esterno, il prof. Caudo ha individuato diverse anomalie. Intanto il vantaggio del costruttore non viene calcolato in base al criterio sopra esposto. Sono anzi presentate cifre incoerenti e poco credibili ad uno sguardo più attento. Altra anomalia è che opere di urbanizzazione primaria e secondaria (come il ponte per Alibrandi) sono considerate ”opere di mecenatismo” e calcolate come tali, mentre aree adiacenti alla ferrovia o all’autostrada “di rispetto” per legge, vengono “generosamente” adibite a giardino e fatte passare per aree a servizio. Secondo un calcolo davvero molto approssimato, considerando praticamente al minimo sia il beneficio economico del privato, che una richiesta della Pubblica Amministrazione assai modesta e davvero insoddisfacente(30%), solo sui cinque Piani Integrati presi in esame, il Comune di S. Marinella incamera  3milioni e 350mila euro in meno, soldi sottratti  alla collettività per generosa concessione ai privati da parte della Giunta Bacheca che ha votato al delibera.

A quanti milioni di euro questa amministrazione intende rinunciare, visto che i 14 piani integrati prevedono, nel loro insieme, una colata di cemento superiore ai 220mila mc.? L’ultima ma fondamentale osservazione di Caudo è che S. Marinella, arrivata ormai a 18.000 abitanti, non ha urbanisticamente superato la tipologia dell’aggregato di case e quartierini “assemblati” ma non collegati, male serviti e poverissimi di quelle infrastrutture che farebbero finalmente di S. Marinella una cittadina e dei suoi abitanti una comunità. Bisognerebbe quindi, per lo meno, affiancare ai Piani Integrati un regolamento sugli stessi e una revisione generale del Piano regolatore, per avere almeno un’idea di come utilizzare in maniera proficua i Piani Integrati

A tutti è risultato estremamente chiaro come questa maggioranza non stia affatto difendendo gli interessi della collettività, ma abbia passivamente accolto le richieste dei costruttori, senza nemmeno una contrattazione di mera circostanza. I consiglieri di minoranza si ripromettono di attivare tutte le iniziative politiche del caso per riaprire e modificare l’iter sui Piani Integrati, di rivedere i termini delle delibere di giunta, di continuare ad informare e coinvolgere la cittadinanza su quello che sta accadendo.

Lista Civica “Un’altra città è possibile”


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La centrale è accesa, le centraline spente

Martedì 2 marzo sono stati proiettati nella biblioteca civica di S. Marinella alcuni video e foto scattate all’interno della centrale ed del cantiere da alcuni dipendenti ENEL. I video sono stati girati, come ha spiegato la portavoce del Forum ambientalista Simona Ricotti, in forma rigorosamente anonima e consegnati al movimento No Coke che li ha girati alla Procura, la quale ha avviato un’inchiesta. L’anonimato è reso necessario dalla minaccia di licenziamento che grava su chi mostra immagini interne all’area cantieristica, sottratte oggi alla vista da un alto muro. L’area appare disseminata da rifiuti di tutti i generi (batterie esauste, metalli…..), su cui spiccano imballaggi bianchi siglati con la R (rifiuto pericoloso) e gli enormi cumuli di calce e cenerino, il residuo del carbone combusto, tossico e radioattivo. Nei documenti e nelle foto, la discarica giace a cielo aperto ma alcune ruspe lavorano per sotterrare parte dei rifiuti. L’interno della centrale è coperto da uno strato di diversi centimetri di ceneri. Tutte le assicurazioni di ENEL sul “carbone pulito”, su centrali ad alta tecnologia, sullo smaltimento delle ceneri con procedimenti pneumatici, evitando qualsiasi dispersione dell’ambiente e persino contatto con l’aria, sulla differenziazione ed il trasporto dei residui del cantiere e della combustione verso “centri altamente specializzati”, a quanto si evince sarebbero quindi letteralmente “andate in fumo”.

I due membri del consiglio comunale presenti, Giampiero Rossanese PDL e Paola Rocchi, capogruppo della lista “Un’altra città è possibile”, si sono impegnati ad incontrare nuovamente la cittadinanza di S. Marinella tra due mesi per relazionare su quanto emerge dall’osservatorio ambientale, magari con la presenza del Dott. Damiano Gasparri, membro dell’Osservatorio per S. Marinella. Per il momento le tre centraline previste a S. Marinella per il monitoraggio della qualità dell’aria sono spente, così come a Civitavecchia.

Un’altra città è possibile

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Fine della storia, brutta storia

Il 28 dicembre, a notte inoltrata, la maggioranza Bacheca ha approvato l’accordo di programma con la Porto Romano. L’approvazione è avvenuta in solitudine e senza alcun dibattito, visto che l?opposizione compatta ha

abbandonato l’aula per protesta. La commissione consiliare sul porto, richiesta il 7 luglio 2008 (un anno e mezzo fa) fu approvata in virtù dell’impatto che la grande opera avrebbe comportato. L’ampliamento fino a tre volte del porto coinvolge l’unica spiaggia libera in area urbana, la foce di due fossi, in assenza di un piano particolareggiato della costa e persino di un piano di viabilità. La commissione consiliare sul porto aveva lo scopo di coinvolgere la città nell’eterna diatriba tra Comune e società Porto Romano, restituendo ai

cittadini facoltà di decisione su un bene di loro proprietà, sottrattogli in maniera truffaldina dal losco decreto Dini.

Invece non solo la commissione ma l?intera opposizione non ha potuto accedere a nessuno degli atti che un progetto da trenta milioni di euro dovrebbe fornire in grande (e particolareggiata) copia. Gli emendamenti del Comune non sono stati resi disponibili nemmeno alle associazioni di diportisti interessate, le quali per conoscerle hanno aspettato la relazione in consiglio di Venanzio Bianchi fino all’una e trenta di notte.

L’ultimo atto di assoluta sudditanza dei nostri amministratori alla Porto Romano è stata consumato.

Il PRC ha, nell’ordine, sostenuto l’illegittimità del Decreto Dini, l’importanza di restituire il Porto agli enti pubblici competenti (Regione Lazio e Comune di S. Marinella) con un ricorso alla corte costituzionale; la necessità di pianificare un ampliamento (molto più modesto) con strumenti urbanistici trasparenti e razionali (piano della costa, piano del centro), registrando le reali necessità della città; l’urgenza di una VIA, visto il coinvolgimento dei fossi. Nessuna di queste opzioni è stata accolta, né dalla Regione né dal Comune.

Come la consigliera Rocchi ha giustamente ricordato, la società Porto Romano (non interessata all’ampliamento del porto ma solo al lucro sull’esistente) si è ben guardata dal portare aventi la convenzione originaria: ha preteso un accordo di programma in cui la fetta al privato fosse molto più appetitosa (ci sono infatti, ad esempio, i residence, non previsti dall’originaria convenzione). Ricordiamo la Porto Romano non ha ottemperato ad alcuno degli impegni sottoscritti e non ha precluso l’accesso al porto ai cittadini solo perché quest’ultimi hanno fatto la voce grossa, nel silenzio ossequioso del Sindaco. Anche lunedì, in Consiglio Comunale, l’Assessore Venanzo Bianchi (con delega al porto) non ha mancato di sottolineare l?impotenza del Comune rispetto alla Porto Romano e la necessità che la città ha dell’opera, futuro volano dell’economia locale (che però fino ad oggi non ha creato nemmeno mezzo posto di lavoro).

La città non è stata difesa, visto che persino l’avvocato del Comune è pagato dalla Porto Romano, e non è stata tutelata nemmeno nell’atto finale dell’iter, sottraendo all’opposizione quell’azione di controllo che poteva garantire all’accordo maggiore trasparenza.

La brutta storia del porto si conclude ingloriosamente, come ingloriosamente è cominciata. Vista l’alta probabilità che società Porto Romano porterà avanti le infrastrutture meno costose e più redditizie, affidando a valenti avvocati il compito di trovare i cavilli che impediscano quei famosi grandi investimenti infrastrutturali, che l’Assessore Bianchi fiduciosamente annuncia e attende da anni, bisogna continuare a vigilare su questa storia, tipicamente italiana.

Il Circolo del PRC di S. Marinella “Benedetti Michelangeli”


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Santa Marinella come Venezia: costruiremo sull’acqua.

Il Consiglio Comunale ha ratificato lunedì sera la convenzione urbanistica riguardante l’ampliamento del porticciolo turistico di Santa Marinella. Il voto, compiuto dai soli consiglieri di maggioranza con l’assenza di Emanuele Pepe e Giovanbattista Boelis, è avvenuto tra le molte polemiche sollevate dai consiglieri comunali di minoranza. Aveva aperto la questione Stefano Massera chiedendo alla maggioranza di ritirare alcuni punti all’ordine del giorno. “Vogliamo fare un’opposizione seria – ha dichiarato – questo è un dispettuccio” riferendosi alla polemica montata nei giorni precedenti e relativa alla consegna delle convocazioni del consiglio proprio a cavallo delle feste natalizie, cosa che ha materialmente impedito ai consiglieri di minoranza di prendere visione degli atti relativi alle delibere all’ordine del giorno, atti peraltro approntati solo poche ore prima di andare in aula. “La delibera del porto richiede un confronto serio con la parte di città che ci ha votati”. Quindi sembrava che la seduta potesse comunque svolgersi secondo un copione improntato a ragionevolezza e reciproca disponibilità. Il sindaco aveva chiesto di iniziare la discussione sull’ordine del giorno e di convocare una riunione volante dei capigruppo non appena giunti al primo dei punti da rimandare a nuova data. All’improvviso la sterzata. Le posizionid ella maggioranza si sono irrigidite, forse la fronda interna che in questi giorni stava montando come un’onda marina è stata ricondotta nei ranghi. Fatto è che nel giro di un paio d’ore le aperture del sindaco e dei suoi ai ragionamenti dei consiglieri di minoranza sono improvvisamente sparite. Si sarebbe continuata incondizionatamente la seduta. Strepiti del pubblico, vero protagonista anche nel cuore della notte e vivaci proteste dei consiglieri che si sono sentiti frodati. Le voci di un possibile rinvio si erano diffuse, quasi come un copione intendente ad inquinare le anime, già dal primo pomeriggio. Ha preso la parola Massimiliano Fronti. “Avete paura del confronto. – ha esordito apostrofando così la maggioranza – avete paura di darci gli atti o non sono mai completi? La parte documentale relativa alla delibera sul porto è composta da 21 elaborati grafici. Quella sul project financing per la nuova sede comunale non era ancora pronta nemmeno stamattina. Abbandonerò il consiglio e lo faccio a malincuore, ma mettetevi voi nei nostri panni”. Il sindaco Bacheca ha replicato che gli atti erano a disposizione. “Possiamo discutere con gli atti che abbiamo a disposizione adesso” ha detto il primo cittadino ma evidente era la differenza tra il fascicolo di fronte al segretario comunale, alto più di un palmo, e i pochi fogli dentro le cartelline di consiglieri ed assessori. Andrea Bianchi, presidente della commissione speciale sul porto ha reclamato la mancanza di un passaggio degli atti nella sua commissione. Anche Paola Rocchi ha attaccato il sindaco. “Noi abbiamo bisogno di parlare con lei. Il testo della delibera sul porto sembra scritto dall’avvocato D’Amelio e non dal Comune di Santa Marinella. Le delibere sono tutte da vedere e da confrontare”. Per Carlo Mucciola il problema dell’approvazione ha una veste di responsabilità da non sottovalutare. “Presenteremo immediatamente una denuncia alla Corte dei Conti. Sono convinto che su queste delibere ci saranno da pagare molti danni e non voglio che a turare fuori soldi siano i cittadini ma solo i consiglieri comunali che le approvano”. Particolarmente sentita, anche dal pubblico che ha rumoreggiato e sottolineato con caldi applausi gli interventi dei consiglieri di minoranza è stata la conclusione di Massimiliano Fronti. “la data di oggi segna uno spartiacque, da oggi non ci sarà più una minoranza ma soltanto un’opposizione”.

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Il crocifisso e tutto il resto

“Egregio Dirigente Scolastico, Egregio Rappresentante dei lavoratori”, inizia così una lettera aperta che trascriviamo quasi integralmente riguardante la mozione sul Crocifisso discussa in consiglio comunale. Incomprensioni, travisamenti e la tarda ora, praticamente l’alba del mattino dopo, hanno fatto si che Carlo Mucciola, Paola Rocchi e Francesco Benci non fossero soddisfatti del testo uscito dall’aula consiliare e quindi si ripropongono così anche ai nostri lettori. “Lunedì 30 novembre il Consiglio Comunale di Santa Marinella ha votato una mozione sulla necessità di esporre il crocifisso nelle aule e negli uffici del Comune. Abbiamo abbandonato l’aula nel corso della votazione in segno di dissenso, non prima di avere formulato delle proposte alternative alla maggioranza. Questo accanirsi intorno al tema del crocifisso sta accadendo ora, in un momento storico in cui una certa classe politica e una certa carta stampata sempre più spesso strumentalizzano simboli o eventi, buttano benzina sul fuoco, creano dei “casi” laddove il paese reale non ne sente nessun bisogno. In realtà crediamo che attualmente gli italiani e i santamarinellesi abbiano altri problemi, a meno che non ci sia qualcuno a stuzzicarli, caricarli o magari distrarli con discorsi allarmati e allarmanti. Abbiamo rifiutato questa logica di strumentalizzazione. Abbiamo detto che quella mozione una volta letta o imposta alle scuole, avrebbe potuto inasprire gli animi, creare inimicizie persino tra i ragazzi, proteste da parte di insegnanti o genitori, per un verso o per un altro. Perciò la nostra proposta era quella di ritirare la mozione ed organizzare una riunione con dirigenti scolatici e rappresentati di RSU per avere un parere e per presentare l’ipotesi della mozione stessa. Immaginavamo un’occasione di confronto seria e pacata lontana dai clamori, poiché era una proposta rivolta ad evitare tensioni inutili ed inutili carichi sulla scuola o sugli uffici comunali. Abbiamo solo affermato come secondo noi il crocifisso sia un simbolo carico di un altissimo significato per chi crede, non semplicemente un segno di identità. Per chi non crede, pensiamo che resti pur sempre simbolo religioso importante fra altri importanti simboli religiosi. In ogni caso abbiamo definito il crocifisso qualcosa su cui evitare qualsiasi scontro, qualsiasi “guerra di religione”, piccola o grande che sia. Naturalmente ci hanno pensato i giornali locali a volgarizzare tutto, alcuni dei quali (per fortuna non tutti) hanno riportato che noi avremmo lasciato l’aula sostenendo la “laicità dello stato”. Chi ha firmato quegli articoli non ci risulta che fosse presente; o ha ricevuto un pezzo dall’ufficio stampa del Comune, o ha dato per scontato parole che sa pensare solo in modo scontato, o che tutti pensano in modo scontato. Banalità su banalità. Forse è appellandosi implicitamente a questo buon senso che il capogruppo di maggioranza Marco Maggi, nel rifiutare la nostra proposta, ha affermato che per altro la mozione non costituisce una vera e propria imposizione: starà ai presidi farne l’uso che credono.“


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Una discarica non è solo immondizia

Il problema delle discariche abusive nel nostro Comune è davvero grave, tant’è che la minoranza sta per presentare un’ulteriore interrogazione.

Questa però è una risposta che scrivo come insegnante. Come si può immaginare, veder nascere e rinascere continuamente una discarica all’ingresso del nostro liceo è per noi docenti particolarmente deprimente. Inutile parlare di regole e rispetto, affrontare l’educazione civica e studiare la bellezza nelle arti, se poi quella discarica è l’esempio concreto che il mondo va da tutt’altra parte.

Come si può intuire, il problema è particolarmente grave ad inizio di scuola, perché è sufficiente che qualche settimana trascorra senza segnalazioni, per ritrovarsi una discarica vera e propria, con notevoli cumuli di rifiuti ingombranti e di risulta. Avviato l’anno scolastico succede questo: le cariche di responsabilità del nostro liceo segnalano la discarica; tra la segnalazione e l’intervento passano qualche volta alcuni giorni, più spesso diverse settimane, se non mesi. Nel frattempo la discarica cresce. Se si tratta di rifiuti ingombranti la rimozione è relativamente semplice. Con i suoi tempi, ma comunque AMA arriva e porta via. Il frigorifero e alcuni mobili sono infatti stati rimossi dopo pochi giorni dall’inizio della scuola, se ci avete fatto caso.

Ben diverso è il caso dei materiali di risulta, per cui c’è necessità di ruspe, camion e aree di smaltimento. Da quando qualcuno ha fatto il salto di qualità scaricando sulla strada calcinacci, lavandini e water, questi stazionano persino dei mesi nell’area, mentre ogni giorno la discarica cresce sempre di più e si “arricchisce”. Di altri calcinacci e di nuovi rifiuti ingombranti. Esempio di questi giorni: tra venerdì e domenica notte sono stati scaricati parecchi mobili bianchi e rotti. Venerdì non c’erano, ora sì.

La discarica che abbiamo trovato al ritorno dalle vacanze è per altro fra le più consistenti degli ultimi anni. C’erano persino dei cassoni di eternit che almeno quelli sono stati rimossi subito dall’ufficio tecnico. Per tutto il resto, come sempre la segnalazione è stata fatta. A parte l’intervento che ho appena ricordato, pare che l’ufficio tecnico abbia dato mandato ad Ama di rimuovere anche i calcinacci, ma i giorni passano e la discarica cresce. Questa mattina l’ufficio tecnico è stato nuovamente sollecitato a intervenire e ha preso l’impegno di sollecitare a sua volta di nuovo Ama. Il problema è che è necessario inventarsi qualcosa di risolutivo, altrimenti l’area resterà pulita qualche giorno, dopo di che si ricomincerà da capo…

Paola Rocchi


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Paola Rocchi: Giovanni è indispensabile, anche fuori dal Consiglio

Sulle dimissioni di Giovanni Dani da consigliere comunale interviene, rammaricata, paola Rocchi, candidato sindaco nella lista in cui Dani si è presentato alle ultime elezioni amministrative ed ora capogruppo anche dello stesso Dani. “All’indomani delle sue dimissioni da Consigliere di minoranza voglio porgere a Giovanni Dani i miei saluti ed i miei ringraziamenti per l’opera fin qui svolta. Con le sue dimissioni il Consiglio Comunale di Santa Marinella perde una persona di grande spessore e di autentica passione politica; un uomo intelligente, creativo, pulito e generoso. Come capogruppo della lista “Un’altra città è possibile” non posso che condividere la dura analisi della attuale situazione politica di Santa Marinella con la quale Giovanni si è dimesso. Ne capisco benissimo le delusioni e la stanchezza, la rabbia genuina, che tante volte è capitato anche a me di provare. Naturalmente – continua paola Rocchi – continuo a credere nel ruolo della nostra lista, del nostro progetto, delle nostre idee di vero rinnovamento, come del resto Dani. Per quelle stesse idee Giovanni continuerà a battersi fuori dal Consiglio come ha dichiarato, mentre io continuerò a farlo nel mio ruolo istituzionale di minoranza, con tutto quello che ciò comporta. Avrò al mio fianco Stefano Massera di cui tutti in città conoscono le doti umane, la determinazione e le competenze professionali. Di lui personalmente conosco bene anche la passione civile, nonché i suoi tanti interessi che lo rendono una persona aperta al mondo, curiosa e sempre aggiornata. Come tutti i candidati della nostra lista, Stefano condivide inoltre con Giovanni la stessa idea di una politica trasparente e sganciata da ogni interesse personale. Gli porgo i miei più calorosi auguri di buon lavoro. Vorrei in questa occasione anche ringraziare il Partito della Rifondazione Comunista che a mio parere comunque costituisce a Santa Marinella un punto di riferimento anche per chi ha assunto a sinistra posizioni più moderate. In questi mesi il Partito della Rifondazione è stato sempre vicino alla lista con grande coerenza e supporto, morale e pratico. Non dubito che i suoi rappresentanti continueranno a farlo. La verità è che, anche a Santa Marinella, la strada per una politica realmente nuova (ispirata agli ideali di vera democrazia, al rifiuto delle spartizioni partitocratriche, al rispetto delle regole, alla giustizia sociale, alla difesa dell’ambiente) è in salita, ma di sicuro possibile. Si tratta davvero di costruire un fronte compatto e competente, un’alternativa concreta a questo centro-destra inefficiente nella pratica di governo e ammuffito nei metodi. La precedente esperienza a fianco di Pietro Tidei non ha fatto che lacerare, dividere e sfinire le forze di centrosinistra. Ora che quell’esperienza si allontana, costruire la nostra alternativa sarà più facile. Nonostante le dimissioni di Giovanni, il nostro comune progetto prosegue, nella condivisione con altre forze sane della città.”


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L’estate è già finita: siamo rimasti al palo

La stagione è appena iniziata ed i due consiglieri comunali di minoranza della lista “Un’altra città è possibile”, Paola Rocchie Giovanni Dani, chiedono al sindaco Bacheca di dare un segno di vita, di mettere energia e vitalità in decisioni e scelte che potrebbero rivelarsi utili a far decollare una stagione turistica che praticamente si è spenta prima di cominciare. Primo, tra i problemi sollevati dai due consiglieri comunali, è la pessima ospitalità che si sta per offrire ai turisti “nonché l’inerzia, l’inefficienza e la superficialità che sempre più sta allontanando i nuovi amministratori dai cittadini di Santa Marinella. Chiediamo quindi al Sindaco di prendere provvedimenti immediati nei casi ove sia possibile. Purtroppo – continuano i due consiglieri – la cosa non potrà riguardare il parco Kennedy, che per ora non è più lo stesso. Una potatura scriteriata e tardiva ha tolto la possibilità di ombra sotto gli eucalipti al centro del parco. Quello che era uno dei luoghi pubblici frequentati con piacere da molti, soprattutto bambini e genitori, fresco e abbastanza ospitale, è diventato per lo più un luogo assolato e polveroso. Tornando poi a tutto il territorio comunale, i rari accessi a mare di spiagge libere sono nelle condizioni di sempre, in alcuni casi rasentano l’indecenza; niente si è fatto per migliorarli, aprirne di nuovi o renderli accessibili ai disabili. I cassonetti traboccano rifiuti e sono maleodoranti, anche in pieno centro; le strade sono per lo più sporche e piene di erbacce. Delle tre fontanelle di acqua potabile nel centro di Santa Marinella, due hanno i rubinetti rotti, una è ormai solo decorativa. Di bagni pubblici decorosi, neppure l’ombra. Di piste ciclabili due, una a Santa Severa ma fuori dal centro abitato e una a Santa Marinella, che comincia dal niente e finisce nel niente, a Capolinaro. Qui i ciclisti, secondo progettisti e amministratori, dovrebbero pedalare su un’elegante superficie a mattoncini, anziché liscia. Nessuna pista ciclabile è stata per altro inserita nel recente piano delle opere pubbliche triennali.
Alla fine di maggio inoltre, l’ufficio turismo e cultura non aveva ancora in visione nessuna proposta organica e complessiva elaborata dai delegati Boelis e Galletti sull’estate turistico-culturale alle porte, ma sole proposte singole, che andranno evidentemente a costituire “il cartellone” estivo, staremo a vedere con quale logica e con quali tempi.” Insomma una stagione estiva che si annuncia più difficile del solito, senza programmazione e senza che nessuno abbia approntato la benchè minima struttura adatta ad accogliere turisti e villeggianti. Complice il bilancio, approvato tra mille resistenze soltanto alla fine della scorsa settimana, complice la mancanza di iniziativa di chi deve proporre e decidere, appena denunciata dai consiglieri comunali di minoranza. In mezzo una Santa Marinella soltanto una volta “Perla del Tirreno” i cui fasti e celebrità sono soltanto un lontanissimo ricordo.


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Un Consiglio chiassoso ed inconcludente

Consiglio rissoso e indisciplinato, con punte di vera cattiveria istituzionale da una e dall’altra parte quello che si è tenuto giovedì sera a Santa Marinella con un ordine del giorno nel quale, come abbiamo già annunciato, erano riconfluiti numerosi argomenti già trattati ma che avevano bisogno, per imperizia o per vicissitudini accadute, di essere riapprovati. Tra questi l’atto costitutivo del Consorzio che gestirà l’Osservatorio Ambientale costituito tra i comuni del comprensorio interessati dai fenomeni ambientali legati allo sviluppo della centrale elettrica di Civitavecchia. Su argomenti come questi si poteva misurare la sensibilità politica di un consiglio comunale che invece pare pensare sempre a qualcos’altro e quindi, complice la gestione dell’aula condotta in modo superficiale da un presidente sempre più di parte, si è quasi sfiorata la rissa. Le parti naturalmente sono rimaste ognuna sulla sua posizione, tra la maggioranza che chiedeva di approvare lo statuto tale e quale al modello confezionato e ritoccato dagli altri comuni del comprensorio e la minoranza che invece voleva recedere dall’istituzione o quanto meno introdurre alcuni emendamenti al testo. “L’osservatorio – ha detto l’assessore Venanzo Bianchi molto partecipe in tutto il dibattito – ha come finalità il controllo del territorio dal punto di vista ambientale, ed è proprio di nostra volontà che al monitoraggio siano direttamente coinvolte le amministrazioni dei comuni interessati. Le varie associazioni ambientaliste avranno sicuramente più considerazione ed ascolto da parte del consorzio che da altri enti”. Di diverso parere i consiglieri di minoranza che hanno definito il consiglio comunale di giovedì come un “atto grottesco”. “Da anni – ha detto paola Rocchi in margine alla seduta – mentre a parole gli amministratori di questo territorio giurano di essere impegnati a difendere la salute dei cittadini, nei fatti spianano la strada ad Enel ede ai suoi piani economici, ignorando in maniera colpevole e sistematica le richieste accorate di un popolo inquinato da decenni. Fino a questo momento potevamo dire che fossero responsabili solo sindaci e giunte di Civitavecchia, ma ora si stanno allineando perfettamente anche alcuni di quelli del comprensorio, tra cui S.Marinella. L’atto con il quale si va a costituire il Consorzio è quanto di più scialbo e generico si poteva immaginare; ha una valenza semplicemente tecnica, non mostra nessuna volontà politica volta a sostenere con forza la funzione di controllo di Consorzio e Osservatorio, ignora completamente le prescrizioni VIA, forse perché troppo imbarazzanti, dimentica totalmente di citare e considerare il rapporto con le associazioni e i comitati, con gli studi scientifici che il territorio ha espresso ed esprime. Del resto la mancanza di volontà politica e il suo aspetto esclusivamente tecnico, sono stati tranquillamente ammessi da Venanzo Bianchi, il quale come assessore al Bilancio si è dichiarato inoltre perfettamente soddisfatto che le attività del Consorzio siano pagate da Enel per un milione di euro l’anno, fingendo di non ravvedere la inadeguatezza di un accordo concordato da un’azienda privata che paga chi la dovrebbe controllare. Sebbene tutta l’operazione sia assurda, noi consiglieri di minoranza abbiamo cercato di migliorare quel testo, introducendo appunto degli elementi “politici”, rivolti da un parte a vincolare il più possibile le attività del Consorzio e dell’Osservatorio nell’ottica della difesa del territorio e dall’altra a sancire la volontà di ascoltare e raccordarsi con le associazioni di cittadini. Abbiamo infine semplicemente chiesto che il delegato del sindaco abbia un curriculum che lo qualifichi per le attività del Consorzio e che la sua nomina sia ratificata dal Consiglio. La maggioranza- conclude il capogruppo di “Un’altra città è possibile” ha votato in blocco contraria a questi nostri emendamenti migliorativi ed è stato davvero uno spettacolo avvilente vedere tutte quelle mani alzate, gesto chiaro di resa alle logiche dei poteri forti.” Tra le contestazioni sollevate al sindaco ed ai suoi consiglieri c’è stata appunto quella che ha rimarcato come ogni trattativa prima con l’Enel poi con i Comuni che costituiscono il Consorzio sia stata condotta non da una commissione rappresentativa dei cittadini attraverso i consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza democraticamente eletti ma semplicemente da un delegato del sindaco che ha gestito le due vicende da dietro una scrivania senza consentire alla città, che pure ha i suoi rappresentanti in consiglio comunale di poter sapere, vedere, controllare e dire la sua.


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