Il Piano degli speculatori

Circa un anno fa (27 gennaio 2011), il PRC-FdS organizzò un convegno per illustrare ai cittadini il Piano Casa della Regione Lazio. Concepito dal governo Berlusconi per il rilancio dell’economia, esso si è tradotto nel punto caratterizzante il programma elettorale della Polverini e del suo assessore Ciocchetti.

Cercammo allora di dimostrare come il Piano Casa non costituisse affatto una soluzione al problema abitativo: di case, anche a S. Marinella, ce ne sono troppe e quasi tutte vuote, ma dal costo proibitivo e dall’affitto inaccessibile. Che poi il Piano Casa costituisca un volano economico è tutto da dimostrare: nei primi 4 mesi dall’entrata in vigore della legge, sono stati presentate nel Lazio solo 202 richieste di permesso di ampliamento (fonte “Sole 24 ore”). A chi serve allora questa legge? Soprattutto a coloro che vogliono mettere le mani sugli immobili dismessi (edifici pubblici, impianti industriali, capannoni agricoli, alberghi e ostelli, caserme…..) che, grazie al Piano Casa, non solo possono crescere in cubatura ma cambiare destinazione d’uso. Il grosso dell’affaire è proprio qui: la trasformazione da servizi in abitativo di (quasi) qualsiasi immobile. Quello che la legge proibiva è divenuto lecito per la gioia degli speculatori.

Il Piano Casa inoltre consente il cambiamento di destinazioni d’uso anche al parzialmente edificato o ancora da edificare, facilitando ulteriormente le procedure di Piano Integrato ed accordo di programma a favore dei costruttori e sacrificando i servizi per la collettività.

Il Piano Casa prevede all’art. 2 comma 4 che i comuni, entro il termine “perentorio” del 31 gennaio 2012, possano individuare (bontà loro, non è obbligatorio), con deliberazione del consiglio comunale, ambiti in cui escludere l’applicazione dalla legge.

La legge non di applica inoltre nei centri storici riconosciuti dal PTPR (Piano Territoriale Paesaggistico Regionale), nelle aree sottoposte al vincolo di “inedificabilità assoluta”, nel demanio marittimo, in ville e casali edificati prima degli anni Trenta, nelle zone a particolare rischio idrogeologico o nevralgiche per l’interesse nazionale. Tutti gli altri vincoli presenti nel PTPR e non (aree boschive, marittime, di interesse naturalistico, oasi, parchi…..) non sono esclusi dalla legge. Questo rende incostituzionale il Piano Casa del Lazio, nella sua stesura definitiva del 13 agosto 2011. A sporgere denuncia furono i Ministri Galan e Prestigiacomo (Beni culturali ed Ambiente del governo Berlusconi) in quanto una regione (nemmeno a Statuto speciale) avrebbe dovuto astenersi dal violare la Costituzione (che impone allo Stato la difesa del suo patrimonio naturalistico, faunistico e paesaggistico) ed una serie di leggi nazionali di natura superiore. Per questo sul Piano Casa della Polverini pende ancora un parere definitivo della Corte Costituzionale.

Venendo a S. Marinella diciamo che il nostro Comune, non avendo mai avuto le idee chiare sulle zone a rischio idrogeologico (su cui si è continuato a costruire allegramente), né su quali siano i suoi edifici di pregio (ad esempio, la villa con l’osservatorio astronomico vicino al parco Kennedy, con l’enorme parco annesso, sarà un edificio di pregio?), e nemmeno sui i vincoli imposti dal PTPR (per esempio su Quartaccia), si è limitato a perimetrare il centro storico (porticciolo), la fascia costiera, la foce del fosso di Vallesemplice e le ville liberty. Ha inizialmente riconosciuto che le aree interessate a Piano Integrato (Baia Serena o Poggio Principe) potevano essere esentate dal cambio di destinazione d’uso degli immobili destinati a servizi (patteggiati con il privato); lo stesso poteva dirsi per l’area dell’ex cementificio, in cui il rischio idrogeologico si unisce al pregio di un raro esempio di archeologia industriale d’inizio 900. Malgrado l’operazione non costituisse affatto il massimo della tutela, il 30 gennaio la maggioranza è riuscita a cancellare dall’esenzione al Piano casa sia immensa area dell’ex cementificio che Baia Serena, rimangiandosi in un sol boccone l’impegno di pretendere dal costruttore Alibrandi (lo stesso del Piano Integrato Benigni) i servizi mai completati a Prato del Mare. C’è da chiedersi quale costruttore privato onorerà i suoi doveri, ora che non solo Bacheca ma anche la Polverini lo hanno messo in condizione di piegare ai suoi interessi enormi aree urbane.

 

Circolo PRC-FdS “Benedetti Michelangeli”, S.Marinella

 

 

 

 

 


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Maggi spiega il Piano

Il Consiglio Comunale u.s. convocato per esaminare il “Piano Casa”, da qualsiasi parte lo si voglia valutare, ha indubbiamente prodotto un lavoro accurato e responsabile, inviando alla città un preciso segnale sull’attenzione che da sempre questa amministrazione pone sulle problematiche strategiche del territorio.

Si può ben comprendere che non era affatto semplice conciliare in un unico atto amministrativo le tante e variegate aspettative ed esigenze dei semplici cittadini, degli artigiani, degli imprenditori e dei professionisti del settore.

Viviamo tutti in un momento socio-economico di grande difficoltà che impone, in ogni decisione, di non sottovalutare le ripercussioni di vario tipo che potrebbero poi ricadere sulla città e sul territorio.

Muovendo da queste considerazioni si è deciso, per un aspetto, di confermare autorevolmente le doverose tutele al nostro patrimonio urbanistico e oltremodo di creare urgentemente occasioni “non invasive” di sviluppo e di lavoro per un settore, quello edilizio, ormai in crisi recessiva sul territorio nazionale e n on solo locale.

In questo contesto abbiamo colto favorevolmente la posizione assunta dalla minoranza, che al di là delle diverse valutazioni politico-amministrative, ha comunque offerto un contributo importante alla discussione consiliare, arrivando poi ad astenersi sulla votazione finale, in maniera, a mio modo di vedere, molto responsabile.

In questo ambito di atteggiamenti, comunque costruttivi, si stenta a comprendere la posizione assunta dall’assessore La Rosa.

Personalmente ritengo che si possa anche divergere dalle posizione generali assunte dalla Maggioranza o dalle eventuali modifiche apportate, anche all’ultimo minuto, verso decisioni già assunte.

Quello che invece non riesco a condividere è l’intransigenza concettuale con la quale si ripropongono ad oltranza le proprie tesi, anche in contrasto con quelle di tutti gli altri e soprattutto il bisogno di manifestare atteggiamenti di aperto contrasto in ambiti pubblici, che proprio perché tali, sovraespongono che li attua, e purtroppo, allo stesso tempo, impongono una successiva e inevitabile coerenza di comportamento.

 

 

Marco Maggi


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La Minoranza ed il Piano che non c’è

Il Consiglio Comunale del 30 gennaio non ha approvato Il Piano casa (come erroneamente interpretato da molti), che essendo già legge regionale, non necessita di alcuna adozione da parte dei consigli comunali. Al contrario l’

ordine del giorno era su una limitazione del Piano stesso, secondo quanto previsto dall’art. 2 comma 4 della legge della Giunta Polverini che permette ai Comuni di escludere ambiti o edifici dal piano casa per motivazioni storiche o urbanistiche, da indicare e votare nei Consigli Comunali entro il 31 gennaio. A quanto ci risulta pochi comuni lo hanno fatto ed è per questo che abbiamo ritenuto giusto l’ordine del giorno del Consiglio.

Noi consiglieri di minoranza ci siamo astenuti riconoscendo alla delibera il merito di limitare o escludere almeno in parte alcune zone del territorio comunale, ma in realtà abbiamo duramente contestato in consiglio alcuni passaggi e il modo assurdo in cui ha operato la Maggioranza. Mai ci saremmo aspettati una discussione di 6 ore su un unico punto all’ordine del giorno, che sostanzialmente condividevamo, per giunta: la verità è che la Maggioranza ha cambiato idea in corso d’opera. Bastai pensare che nel corso del Consiglio ha chiesto di riunirsi per due volte a porte chiuse per decidere, come se ancora non sapesse cosa fare. In realtà lo sapeva benissimo: cedere a pressioni e rendere di nuovo libere per l’applicazione del piano casa, zone che prima aveva deciso di escludere. In risultato è una delibera pasticciata e le dimissioni dell’Assessore La Rosa, che stava per esprimere il suo voto convinto di votare un’altra cosa.

E come dargli torto? Giovedì 26 si è svolta commissione urbanistica e ci è stata presentata una certa delibera di Consiglio con tanto di tavole, di cui abbiamo condiviso lo spirito. Ci sembrava infatti giusto che il Comune tutelasse il suo territorio limitando e restringendo l’applicazione del Piano Casa. C’erano delle opinioni un po’ diverse al nostro interno su alcuni passaggi della delibera, ma in realtà sostanziale accordo. Il problema è che nel giro di 3 giorni la delibera è stata cambiata dalla stessa maggioranza in molte parti, togliendo alcune limitazioni importanti che all’inizio aveva previsto e inserito nella proposta di delibera. La più clamorosa è quella dell’ex cementificio: secondo la votazione di lunedì sera, quest’area di così grande valore e pregio storico ora sta a completa disposizione del proprietario, che può applicare il Piano Casa senza che l’autorità comunale possa sedersi a un tavolo per concordare assetto urbanistico, oppure opere aggiuntive, come invece poteva essere ottenuto in altro modo. Per quanto riguarda poi la possibilità di trasformare cubature non residenziali (per esempio commerciale) ancora da realizzare nelle grandi lottizzazioni, la prima delibera escludeva tre grandi aree, Poggio Principe, Poggio Bellavista, e Prato del Mare. Senza che sia stato reso chiaro il perché, la versione che poi la Maggioranza ha votato è diversa: l’imprenditore di Prato del Mare potrà così trasformare i servizi in abitazioni, e non se ne sentiva di certo il bisogno!

Altra grave omissione il fatto che pur vincolando in effetti tutta la fascia sul mare, non sia stata fatta ricognizione puntuale delle ville storiche, molte delle quali possono non trovarsi sul mare, come invece richiede la norma regionale. Tutto questo, arrivando agli ultimi giorni previsti per legge, senza che la commissione sia stata coinvolta mentre si ragionava su tali delimitazioni, ma solo per prendere atto di una cosa diversa dopo tre giorni.

La commissione avrebbe potuto lavorare in modo permanente sul tema a partire da ottobre, avrebbe potuto ascoltare i cittadini e professionisti del settore, invece c’è stato tutt’altro: un consiglio che sembrava improvvisato, con la chicca di una delibera di giunta dello scorso novembre che escluderebbe di nuovo il cementificio dal Piano Casa (per non aver risposto ad un bando), ma che secondo la Maggioranza “non vale”.

 

A nome delle tre liste di minoranza, i capigruppo Mucciola, Fronti e Rocchi

 


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Il Piano di Pepe

Credo sia paradossale quello che è accaduto al Consiglio Comunale di Santa Marinella nella serata del 30 Gennaio 2012, senza alcun raziocinio si è riusciti, in maniera disorganica e confusionale, a limitare l’applicazione del Piano Casa nel nostro Comune, adducendo motivazioni forvianti per la platea dei presenti e per la popolazione tutta.

Innanzitutto il gruppo politico di FLI, da me rappresentato in Consiglio Comunale, è stato l’unico che è andato contro queste limitazioni imposte all’ultimo giorno senza criterio.

Parlare di tutela della costa in questa delibera è del tutto forviante, il Piano Casa ha già all’interno delle limitazioni che rendono pressoché impossibili scempi sia sul mare che nell’entroterra.

Inesatto è anche il parlare di tutela delle ville storiche, le quali sono state solo parzialmente escluse da questa delibera, con una cartografia ridicola e raffazzonata portata in Consiglio Comunale.

Ritengo che se si vuole tutelare veramente il patrimonio architettonico del nostro paese, bisognerebbe portare a termine un progetto di ricerca e di tutela più ampio di una cartina fotocopiata, che contempli anche delle limitazioni al PRG stesso e non solo al Piano Casa.

Purtroppo quando si hanno poche idee e confuse, come nella delibera del 30 Gennaio, si spacciano per liberalizzazioni le limitazioni ad personam che si fanno, sempre senza disturbare i poteri forti.

 

Emanuele Pepe


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Un cuore nuovo contro i soliti noti

L’operazione congiunta che oggi ha portato Carabineri e Guardia di Finanza a mettere le manette a quattro persone di Cerveteri è, pur con tutti i condizionali e distinguo propri di un’indagine e non di una sentenza, un segnale inquietante. E’ il segnale di una polita locale non preparata a cogliere le opportunità che la Legge oggi offre agli amministratori locali o meglio preparatissima a cogliere soltanto alcune opportunità nell’ottica di un proprio vantaggio. Leggiamo il comunicato dei Carabineri che dice “L’attività di indagine denominata “Step by Step”, si basa principalmente su una segnalazione relativa a tre delibere del Comune di Cerveteri dell’aprile 2011, attraverso le quali il Consiglio Comunale ha revocato un preesistente progetto per la realizzazione di edilizia popolare (c.d. 167), ne ha approvato uno nuovo, escludendo dallo stesso un’area già ricompresa (acquistata nel frattempo da una impresa edile del luogo), sulla quale invece ha votato favorevolmente una variante al PRG per la realizzazione di un complesso edilizio residenziale e commerciale a fronte della costruzione di una scuola. Le investigazioni – dice ancora il comunicato – condotte attraverso attività tecniche, pedinamenti ed infine le più incisive perquisizioni del novembre 2011, hanno portato ad acclarare gravi indizi a carico di un noto imprenditore edile cervetrano (anche se non si escludono ulteriori partecipazioni occulte) che, avvalendosi di propri collaboratori (consulenti commerciali/tributari e legali) nonché conoscenti (soggetti gravitanti nell’ambito politico cervetrano), aveva avvicinato alcuni esponenti politici, promettendo loro la somma di € 300.000,00 a fronte del loro impegno a votare favorevolmente il progetto in argomento. Tale somma sarebbe stata riversata ai destinatari in diversi steps, corrispondenti ai passaggi politico/amministrativi costituenti l’iter di approvazione del progetto.

Nel corso delle indagini infatti, sono state intercettate e sottoposte a sequestro, due tranche della mazzetta concordata, di € 15.000,00 cad, cedute in occasione di due passaggi fondamentali, per il perfezionamento dell’atto finale, al quale non si è mai giunti.

Le indagini sono ancora in corso per accertare ulteriori elementi a carico degli altri indagati ovvero per accertare responsabilità di altri eventuali complici. “. Questa la cronaca ma dalle dichiarazioni degli inquirenti emerge anche e soprattutto come il segnale di guardia sia stato il differenziale di valore tra i circa 12 milioni di euro di vantaggio del proponente l’accordo di programma e il valore di circa due milioni di euro della scuola data in cambio. Qui entra in gioco il fattore di sensibilità e di etica degli amministratori. Proprio questa politica, che si compiace definirsi nuova, è su tutto il territorio nazionale sempre più spesso oggetto di attenzioni della Magistratura quando questa stessa classe dirigente non presta ascolto alle esigenze provenienti dal territorio. Ottenere il consenso del Consiglio Comunale non è sufficiente quando si tratti la trasformazione nell’uso del territorio in modo artefatto e non conforme allo strumento urbanistico appunto a tal modo che per essere approvato debba tornare in Consiglio Comunale. L’amministrazione dell’Ente Locale deve sempre essere al fianco della gente, curarne indistintamente gli interessi e sottoporre alla gente, nella forma del dibattito pubblico e della pubblica consultazione, tute le iniziative che provengono dai privati che certamente non si muovono con il gusto del pubblico interesse ma legittimamente antepongono i propri interessi a quelli degli altri. Non so come finirà l’inchiesta di Cerveteri, so soltanto che è ora di farla finita con tentativi puerili di far passare per pubblica ed indispensabile utilità i fatti propri. E’ ora invece di mostrare a chi ha il potere che il potere stesso è un animale talmente strano che può rivoltarsi in ogni momento contro chi lo nutra male. E’ ora di cambiare l’approccio generale al potere, è ora di invertire i fattori, di metter il potere pubblico al servizio della gente e non soltanto dei soliti noti.

 

 

 

 


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Arrivano gli snellitori

La giunta municipale di Santa Marinella ha nominato i nuovi Responsabili del servizio urbanistico. Si tratta dell’arch. Ugo Gentili e dell’arch. Andrea Petralla, ai quali giungono gli auguri di un buon lavoro dall’assessore competente Angelo Grimaldi e dal Sindaco Roberto Bacheca i quali prenderanno ufficialmente servizio domani, Giovedì 17 Febbraio.

“Dopo un lungo iter – dichiara l’assessore Grimaldi – finalmente si insedieranno i due nuovi responsabili dell’ufficio, dei quali abbiamo grosse aspettative e ai quali auguro un buon lavoro. La scelta di nominare due Responsabili – continua Grimaldi – nasce dalla volontà di migliorare e modernizzare il servizio, suddividendolo in due settori ben specifici: edilizia privata e pianificazione del territorio.

Con questo provvedimento sono convinto che riusciremo a portare a termine gli obiettivi preposti, importantissimi per lo sviluppo urbanistico della nostra città. Senza dimenticare, ovviamente, l’impegno e la professionalità di tutti i dipendenti dell’ufficio, che congiuntamente all’amministrazione comunale, stanno portando avanti tantissimi progetti di sviluppo urbanistico.

Inoltre – conclude Grimaldi – uno dei primi argomenti che affronteremo sarà quello di avere la subdelega per quanto concerne il vincolo paesaggistico, così da snellire moltissimo le pratiche, evitando lungaggini burocratiche e andando incontro alle esigenze dei cittadini”.

Ufficio stampa del Comune di Santa Marinella


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Piani integrati: la maggioranza della maggioranza è passiva

Importante successo dell’assemblea pubblica sui Piani Integrati di Intervento (PII) organizzata dalla lista civica “Un’altra città è possibile”, sabato 22 gennaio, presso la sala Flaminia.

Il pubblico, davvero numeroso e partecipe, ha seguito con viva attenzione le relazioni dei consiglieri Stefano Massera e Paola Rocchi, ma soprattutto quella del Prof. Giovanni Caudo, docente presso la facoltà di architettura di Roma Tre. La relazione di Caudo non si è limitata a spiegare in cosa consista l’ innovativo strumento urbanistico dei Piani Integrati, dal punto di vista legislativo e tecnico, ma è entrato nel merito dei cinque PI in via di approvazione, fra i 14 piani recepiti nel 2007 dalla giunta Tidei ed “adottati”  dall’odierna maggioranza. I cinque piani integrati analizzati nel dettaglio sono stati  Baia Serena e Baia Serena- Galoppatoio, Sporting 2000, in zona “Prato del Mare”, Benigni in zona Alibrandi e Riccucci, in zona Quartaccia, in base a quanto prevede una delibera di giunta dell’ottobre 2010.

Il Prof. Caudo ha spiegato che le amministrazioni delle grandi città si stanno avvalendo ampiamente dei  Piani Integrati, i quali consentono incrementi anche considerevoli delle cubature, rispetto a quanto previsto dai Piani Regolatori Generali, in cambio di opere pubbliche a spese dei privati. Il successo di tale strumento si deve soprattutto al fatto che le Pubbliche amministrazioni, sempre più a corto di risorse finanziarie, demandano al privato parte delle infrastrutture necessarie. Non si parla naturalmente di opere urbanizzazione primaria e secondaria (come strade, fognature, marciapiedi o ponti) ma di vere e proprie strutture di servizio da costruire ex novo come scuole, uffici pubblici e sale teatro. Il “contratto” tra la pubblica Amministrazione e soggetti privati si fonda sul “vantaggio economico” ricavato dal privato rispetto a quanto previsto dal Piano regolatore. Se il Piano Integrato prevede solo un aumento della cubatura, il vantaggio si calcolerà su questo aumento e sarà già di una certa consistenza, ma se il Piano Integrato prevede il cambiamento di destinazione di un’area (che passa ad es. da agricola ad edificabile) il beneficio del privato rispetto al Piano Regolatore sarà molto più consistente. Una Pubblica Amministrazione che abbia a cuore l’interesse collettivo sarà particolarmente battagliera e scrupolosa nel calcolare questo vantaggio, cercando di strappare al privato una percentuale sui benefici finanziari che va da un minimo del 30% fino al 50 o 60%. Inoltre il bando con cui una Pubblica Amministrazione offre ai privati la possibilità di proporre i Piani Integrati dovrebbe essere molto chiaro sulla formulazione degli obiettivi che il pubblico vuole conseguire, di quali opere cioè avrebbe esattamente bisogno, con quali caratteristiche e dove.

Sul caso specifico di S. Marinella, Caudo ha notato che il testo del bando sui Piani Integrati del 2007 consiste in un modello standard in cui manca pressoché totalmente una formulazione chiara sia degli obiettivi specifici adatti per S. Marinella,  che delle esigenze che l’amministrazione si propone in termini di standards urbanistici.

Riguardo al caso specifico dei 5 piani integrati approvati con delibera di Giunta tre mesi fa, da un punto di vista squisitamente tecnico e del tutto esterno, il prof. Caudo ha individuato diverse anomalie. Intanto il vantaggio del costruttore non viene calcolato in base al criterio sopra esposto. Sono anzi presentate cifre incoerenti e poco credibili ad uno sguardo più attento. Altra anomalia è che opere di urbanizzazione primaria e secondaria (come il ponte per Alibrandi) sono considerate ”opere di mecenatismo” e calcolate come tali, mentre aree adiacenti alla ferrovia o all’autostrada “di rispetto” per legge, vengono “generosamente” adibite a giardino e fatte passare per aree a servizio. Secondo un calcolo davvero molto approssimato, considerando praticamente al minimo sia il beneficio economico del privato, che una richiesta della Pubblica Amministrazione assai modesta e davvero insoddisfacente(30%), solo sui cinque Piani Integrati presi in esame, il Comune di S. Marinella incamera  3milioni e 350mila euro in meno, soldi sottratti  alla collettività per generosa concessione ai privati da parte della Giunta Bacheca che ha votato al delibera.

A quanti milioni di euro questa amministrazione intende rinunciare, visto che i 14 piani integrati prevedono, nel loro insieme, una colata di cemento superiore ai 220mila mc.? L’ultima ma fondamentale osservazione di Caudo è che S. Marinella, arrivata ormai a 18.000 abitanti, non ha urbanisticamente superato la tipologia dell’aggregato di case e quartierini “assemblati” ma non collegati, male serviti e poverissimi di quelle infrastrutture che farebbero finalmente di S. Marinella una cittadina e dei suoi abitanti una comunità. Bisognerebbe quindi, per lo meno, affiancare ai Piani Integrati un regolamento sugli stessi e una revisione generale del Piano regolatore, per avere almeno un’idea di come utilizzare in maniera proficua i Piani Integrati

A tutti è risultato estremamente chiaro come questa maggioranza non stia affatto difendendo gli interessi della collettività, ma abbia passivamente accolto le richieste dei costruttori, senza nemmeno una contrattazione di mera circostanza. I consiglieri di minoranza si ripromettono di attivare tutte le iniziative politiche del caso per riaprire e modificare l’iter sui Piani Integrati, di rivedere i termini delle delibere di giunta, di continuare ad informare e coinvolgere la cittadinanza su quello che sta accadendo.

Lista Civica “Un’altra città è possibile”


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Il futuro inizia dalle regole

C’è una spiegazione per tutto, c’è sempre una spiegazione. Proviamo a fare un passo indietro, nella speranza che una visione più ampia del problema possa rendere chiari gli schemi ideali che ci sono sotto. Lo spunto principale è scritto qui:”L’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”. Non è un epitaffio né una cosa buttata giù da me: è l’articolo 41 della nostra Costituzione. La Carta fa spesso riferimento al concetto di “utilità sociale”, lo considera un po’ come il prezzemolo, un po’ come quello che il vecchietto nella famosa pubblicità amava definire “il sale della vita”. Adesso che a forza di fare passetti indietro siamo con il sedere sul poggio della collina possiamo guardare giù con una visione più ampia e trovare subito sotto di noi gli amici di Alibrandi. Non ce l’hanno con i costruttori, non ce l’hanno con chi vuole fare impresa. Se ci guadagna qualcosa, come è giusto che sia, buon per lui. Rivendicano, e forse non lo sanno, la funzione sociale della libera imprenditoria italiana. Qual’è il fall-out di questa iniziativa economica da realizzare nel loro rione? La risposta è molto difficile, i punti di vista sono assolutamente opposti. Se chi fa impresa si considera un raider non ha nulla da recriminare: arriverà a Santa Marinella, si farà un gran pacco di fatti suoi, costruirà i suoi trecento loculi, arrivederci e forse grazie. La situazione di Alibrandi non è questa. Durante la prima riunione un assessore ebbe, in un momento di concitazione, a profferire una frase assolutamente emblematica di un certo modo di pensare. Si stava comparando l’offerta che questo imprenditore illuminato faceva alla città in corrispettivo del diritto ad edificare. La cosa, all’assessore, deve essere sembrata assolutamente poco conveniente, rispetto alla richiesta che i pochi cittadini presenti al dibattito avanzavano, tanto da farlo sbottare in un poco elegante:”dobbiamo pensare anche al guadagno dell’impresa”. Il guadagno dell’impresa, caro assessore, esiste ed è notevole. Sfuggono ai più alcuni concetti di base, tanto avvezzi siamo ormai ad un concetto di edilizia negoziata tanto mercantile quanto esso stesso sintomo di un potere statale che cede sempre più il passo ad un arrembaggio alla cosa pubblica fatto di insignificanti baratti e di strappi sempre ormai troppo frequenti alle regole. Perché l’asso nella manica è sempre uno: su quelle aree non si può costruire. Non stiamo parlando di modificare un indice di qualche unità, di ridurre un distacco di mezzo metro. Striamo trasformando il piombo in oro, terra acquistata a due soldi perché inedificabile diventa cemento e la pietra filosofale è la giunta comunale, la corte dell’orsetto che da tre anni parla solo di urbanistica, ha come unica unità di misura il metro cubo e ragiona in funzione dei vari promotori. La funzione sociale di un impresa venuta ad edificare a Santa Marinella dovrebbe essere tutt’altra. Hanno ragione gli abitanti di Alibrandi, come domani quelli di Valdambrini e poi quelli del rione Fiori e di tutti gli altri quartieri di Santa Marinella e di Santa Severa a chiedere innanzitutto maggior rispetto e poi che il lavoro di questi soggetti sia motore di sviluppo. Nessuno ragiona in termini di urbanistica, di scienza di utilizzo del territorio, di vivibilità e di futuro. Se esistono centinaia di abitazioni inutilizzate ed invendute, forse migliaia, perchè dovremmo derogare alle regole e far costruire altre case in luoghi dove ciò non è previsto? Come ha detto, assessore, ci regalano un ponte? Beh, forse è lo stesso ponte che voi stessi avete più volte promesso e mai siete riusciti a realizzare, voi dite per mancanza di soldi, io sostengo per mancanza di interesse. I soldi ci sono, basta non sprecarne ed ove non si trovassero si potrebbero sempre istituire tasse di scopo che, a differenza delle rapine realizzate con i vari autovelox nascosti, i cittadini sarebbero ben lieti di pagare a fronte di utili opere pubbliche. Gli abitanti di Alibrandi hano ragione, ne hanno tanta; basta con i vecchi sistemi, basta con le vecchie facce. La gente cresce e sa ragionare con la propria testa, non si accontenterà più di un parcheggio, di un piccolo bar e di un asfittico parco pubblico, oggetto magari fra qualche anno della concessione ad un amico dei soliti amici. Le regole certe e durature fanno la trasparenza, aumentano la competitività, aiutano il progresso ma soprattutto non scavano il solco profondo che esiste oggi tra gli amici e i non amici, tra chi può fare e chi deve solo guardare. Si vuole fra costruire per forza ad Alibrandi? Siano gli abitanti del rione a scegliere con quali opere compensare il danno che questa trasformazione del territorio recherà al loro quartiere, ne hanno diritto.


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Piano integrato di Alibrandi: la risposta dei cittadini

Martedì 21 dicembre si è svolta al Rione Alibrandi un’altra riunione per discutere del cosiddetto piano integrato Benigni, oltre 30mila meri cubi di nuove costruzioni che dovrebbero essere autorizzate in zona bianca di piano regolatore (dove non si potrebbe costruire), in cambio di un ponte che collega il Rione con Via Latina, un parco attrezzato con all’interno un locale di circa 100mq concessi dalla proprietà costruttrice.

La precedente assemblea del 26 ottobre era stata organizzata dall’Amministrazione per spiegare il progetto.

 Considerati i tanti dubbi e le preoccupazioni che l’incontro aveva suscitato fra i cittadini, è sorto un comitato spontaneo che ha scritto una petizione, ha raccolto oltre 250 firme e ha chiesto di incontrare il Sindaco.

L’Amministrazione informava il comitato di aver comunicato al proprietario di riproporre il progetto modificato su delle indicazioni dettate dell’amministrazione.

In data 14 dicembre, il comitato veniva messo a conoscenza del nuovo progetto che però è quasi identica alla prima: è proposto solo “uno sconto” di circa 5% sui metri cubi da costruire come residenze (che diventano circa 28.693 mc), multi servizi/commerciale/multisala che diventano 7173 mc), una rotonda non prevista inizialmente sull’area destinata a parco e 2000 mc. di edilizia pubblica.

La nuova proposta è stata presentata al quartiere appunto nella riunione del 21, ma il risultato è rimasto lo stesso: stesse le preoccupazioni, stesse le perplessità e stesso il disaccordo degli abitanti del quartiere.

Secondo un pensiero comune ai numerosi cittadini intervenuti all’assemblea, si teme che le condizioni di Alibrandi, invece di migliorare, peggioreranno, per il notevole aumento di nuovi appartamenti (si stima oltre 150) da costruire, con l’inevitabile degrado delle condizioni della viabilità, già critica, e di tutte le infrastrutture o i servizi del quartiere.

I convenuti all’assemblea hanno  notato una notevole sproporzione fra il vantaggio del costruttore e ciò che andrebbe a ricevere la città in generale e Alibrandi in particolare.

Del resto la proposta dell’Amministrazione non è sostenuta da uno studio sulle esigenze urbanistiche e ambientali del quartiere.

Non c’è un’analisi sui flussi del traffico e sui servizi, cosa che i cittadini di Alibrandi ritengono necessario considerando anche che nelle zone adiacenti sono state approvate altre lottizzazioni per migliaia di MC.

Per questo, a conclusione dell’assemblea, gli intervenuti hanno concordato sull’esigenza di incaricare  un tecnico che possa valutare in modo molto attento tutte le problematiche, incarico che il quartiere è disposto ad affrontare anche a proprie spese, se l’Amministrazione continuerà a non farlo.

Solo dopo tale analisi attenta sarà possibile riformulare una proposta che i cittadini sperano possa essere accolta dall’Amministrazione. Per lo stesso motivo auspicano che l’Amministrazione non voglia accellerare i tempi e portare a breve il piano integrato all’approvazione del Consiglio Comunale, senza la condivisione del quartiere, i cui cittadini da decenni chiedono una vera riqualificazione.

Vogliamo ricordare le dichiarazioni del sindaco dopo l’approvazione delle nuove norme tecniche al Piano Regolatore Generale: Con questo intevento non permetteremo altri scempi urbanistici e Santa Marinella tornerà ad essere una città vivibile.

Caro sindaco speriamo che il Rione Alibrandi faccia parte del comune di Santa Marinella.

Delegazione Rione Alibrandi


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Santa Marinella come Venezia: costruiremo sull’acqua.

Il Consiglio Comunale ha ratificato lunedì sera la convenzione urbanistica riguardante l’ampliamento del porticciolo turistico di Santa Marinella. Il voto, compiuto dai soli consiglieri di maggioranza con l’assenza di Emanuele Pepe e Giovanbattista Boelis, è avvenuto tra le molte polemiche sollevate dai consiglieri comunali di minoranza. Aveva aperto la questione Stefano Massera chiedendo alla maggioranza di ritirare alcuni punti all’ordine del giorno. “Vogliamo fare un’opposizione seria – ha dichiarato – questo è un dispettuccio” riferendosi alla polemica montata nei giorni precedenti e relativa alla consegna delle convocazioni del consiglio proprio a cavallo delle feste natalizie, cosa che ha materialmente impedito ai consiglieri di minoranza di prendere visione degli atti relativi alle delibere all’ordine del giorno, atti peraltro approntati solo poche ore prima di andare in aula. “La delibera del porto richiede un confronto serio con la parte di città che ci ha votati”. Quindi sembrava che la seduta potesse comunque svolgersi secondo un copione improntato a ragionevolezza e reciproca disponibilità. Il sindaco aveva chiesto di iniziare la discussione sull’ordine del giorno e di convocare una riunione volante dei capigruppo non appena giunti al primo dei punti da rimandare a nuova data. All’improvviso la sterzata. Le posizionid ella maggioranza si sono irrigidite, forse la fronda interna che in questi giorni stava montando come un’onda marina è stata ricondotta nei ranghi. Fatto è che nel giro di un paio d’ore le aperture del sindaco e dei suoi ai ragionamenti dei consiglieri di minoranza sono improvvisamente sparite. Si sarebbe continuata incondizionatamente la seduta. Strepiti del pubblico, vero protagonista anche nel cuore della notte e vivaci proteste dei consiglieri che si sono sentiti frodati. Le voci di un possibile rinvio si erano diffuse, quasi come un copione intendente ad inquinare le anime, già dal primo pomeriggio. Ha preso la parola Massimiliano Fronti. “Avete paura del confronto. – ha esordito apostrofando così la maggioranza – avete paura di darci gli atti o non sono mai completi? La parte documentale relativa alla delibera sul porto è composta da 21 elaborati grafici. Quella sul project financing per la nuova sede comunale non era ancora pronta nemmeno stamattina. Abbandonerò il consiglio e lo faccio a malincuore, ma mettetevi voi nei nostri panni”. Il sindaco Bacheca ha replicato che gli atti erano a disposizione. “Possiamo discutere con gli atti che abbiamo a disposizione adesso” ha detto il primo cittadino ma evidente era la differenza tra il fascicolo di fronte al segretario comunale, alto più di un palmo, e i pochi fogli dentro le cartelline di consiglieri ed assessori. Andrea Bianchi, presidente della commissione speciale sul porto ha reclamato la mancanza di un passaggio degli atti nella sua commissione. Anche Paola Rocchi ha attaccato il sindaco. “Noi abbiamo bisogno di parlare con lei. Il testo della delibera sul porto sembra scritto dall’avvocato D’Amelio e non dal Comune di Santa Marinella. Le delibere sono tutte da vedere e da confrontare”. Per Carlo Mucciola il problema dell’approvazione ha una veste di responsabilità da non sottovalutare. “Presenteremo immediatamente una denuncia alla Corte dei Conti. Sono convinto che su queste delibere ci saranno da pagare molti danni e non voglio che a turare fuori soldi siano i cittadini ma solo i consiglieri comunali che le approvano”. Particolarmente sentita, anche dal pubblico che ha rumoreggiato e sottolineato con caldi applausi gli interventi dei consiglieri di minoranza è stata la conclusione di Massimiliano Fronti. “la data di oggi segna uno spartiacque, da oggi non ci sarà più una minoranza ma soltanto un’opposizione”.

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