Tu sei tu (più qualcosa che ti arriva da lassù)

E’ un articolo del Messaggero di oggi che mi da lo spunto per quella che ormai è diventata una consueta riflessione, quasi quotidiana e serale, sull’andamento e sulle prospettive della mia Città. L’articolo parla di emergenza abitativa ma non si riferisce alle giovani coppie che in testa alla stessa pagina cercano quattro locali a Civitavecchia a 1000 euro al mese. Parla ed evidenzia come anche in questa Perla, a vocazione turistica, una cittadina che qualche tempo fa si sarebbe definita “ridente” c’è poco, molto poco da ridere a causa del forte disagio sociale che alcune persone e addirittura alcuni nuclei familiari vivono costantemente e forse senza alcuna prospettiva. Credo fermamente nel fatto che il salto di qualità che auspico e sostengo, da realizzare a partire dalla prossima amministrazione comunale, possa essere tale da favorire l’inclusione sociale allo scopo di ridurre sempre di più questi fenomeni drammatici. Non viviamo in una megalopoli, alcuni di noi per caso essendo nati a Santa Marinella ma altri, come me, per scelta e pur se chiamiamo Città la Perla del Tirreno pensiamo e speriamo che della Città questa abbia e conservi solo i lati positivi. Le relazioni umane, il senso di comunità, la possibilità di allungare una mano verso chi ha bisogno sono i tratti distintivi del nuovo pensare e vivere a Santa Marinella. E’ desolante camminare soprattutto d’estate per via della Libertà, per piazza Civitavecchia, intorno alla zona della Caccia a Riserva e scoprire che sono un dormitorio a cielo aperto e nessuno fa nulla non tanto per cacciare i “barboni” quanto per accogliere in misura adeguata queste persone che per scelta, a volte, o per necessità hanno deciso di vivere in maniera diversa da quella nella quale siamo abituati a vivere noi. Mi ferisce però l’inerzia di quest’amministrazione, un sistema di potere che nulla fa di fronte a questo fenomeno che viene sottovalutato fino a quando non è troppo evidente, che ordina sgomberi quando ci sta per scappare il morto, che ritarda colpevolmente i pagamenti dei sussidi, che spreca risorse che potrebbero essere destinate agli altri, ai diversi, a tutti i nostri fratelli. E i problemi non sono soltanto quelli della casa; c’è un modo di vivere che sta travolgendo affetti e valori, con una crisi economica che amplifica anche i piccoli contrasti fino a farli diventare insostenibili, ricacciando gli ultimi sempre dalla parte degli ultimi. L’amministrazione comunale potrebbe farsi un vanto di ogni piccola cosa fatta in favore di questi ed invece preferisce spostare la polvere sotto il tappeto ed aspettare che il vulcano esploda. Ma non possiamo attenderci molto da chi saluta con gioia l’apertura di ben quattro nuove attività di scommesse e video lottery, come se la Perla fosse una piccola Las Vegas e non dice nulla della progressiva chiusura dei negozi di generi alimentari, tutti finiti nelle mani dello stesso imprenditore, e ancora dell’abbandono di ogni altra iniziativa imprenditoriale. Non esiste alcun tipo di attività di sostegno per chi ha difficoltà relazionali eppure in tante famiglie esistono problemi di dipendenza dalle sostanze, dall’alcool, dal gioco; lì il Comune potrebbe giocare un ruolo importante spingendo Istituzioni serie e coinvolgendo la cittadinanza in azioni di recupero di quelli che sono i nostri figli ed i nostri fratelli e che comunque sono parte di noi. Spendere soldi, tanti soldi in questo settore è realizzare un investimento mai in perdita. Per realizzare però iniziative simili servono caratteri forti, decisi e volitivi, serve avere un disegno preciso, cavalcare anzi un grande sogno e soprattutto credere che piuttosto di sfruttare sia meglio seminare. Il sentimento fondamentale, da trasmettere anche in quella che credo sia l’operazione, il rapporto umano più arido e cioè una campagna elettorale, non è quello della promessa ma quello della speranza. Si è soli quando anche la speranza non c’è più e quando anche la speranza è venuta meno mancano le prospettive e ogni cosa perde la sua dimensione. Chi vorrà mettersi alla guida di questa barca che ha perso la rotta da troppo tempo dovrà tracciarne una in maniera decisa e per condividerla non solo con i suoi compagni di viaggio ma con tutta la cittadinanza dovrà seminare speranza, tanta speranza e mettere al primo posto i più vulnerabili tra tutti i cittadini. La metà sarà quella di rendere questa meravigliosa Città un posto migliore, non un luogo con più case o più strade ma un posto dove si possa vivere meglio.

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