Santa Severa non c’è più

E’ necessario capire, ed è necessario farlo subito, se il declino ormai inarrestabile nel quale è sprofondata Santa Severa sia voluto da qualcuno con una folle quanto imprecisata strategia oppure sia il frutto dell’inerzia e della trasandata presupponenza di un’amministrazione comunale che ha depositato nella frazione ben due assessori ed un delegato. Storiche realtà commerciali, costruite negli anni con sacrificio e dedizione, hanno chiuso o lo stanno per fare. Il centro della frazione sembra una città fantasma, condita con sporcizia ed in pessime condizioni di manutenzione. E’ chiaro allora perche la strada che dall’Aurelia porta al centro di Santa Severa sia interrotta da una rotonda; chiunque entri, dopo il sudiciume e i marciapiedi divelti, le buche stradali e l’illuminazione pubblica fatiscente troverà una fontana rotta e piena di immondizie e i negozi con la serranda abbassata. Allora il malcapitato, senza fare manovre strane e pericolose, con una semplice botta di sterzo potrà tornarsene da dove era venuto. Eppure le cose, con il tempo cominciavano a funzionare. Addirittura sembrava il posto dove il programma elettorale cominciava ad essere applicato, dove era stato istituito lo spazzino di quartiere, riferimento della piccola comunità della frazione. Questo cittadino, che a volte lavorava oltre l’orario stabilito proprio per il senso di responsabilità che aveva impiegato nel lavoro che gli era stato assegnato, è stato trasferito per ragioni politiche. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti era lo spettacolo che l’incuria ha regalato a chi si fosse affacciato sul lungomare oggi con le spiagge piene di schiuma puzzolenta e detriti, rami ed immondizia, risultato dell’ennesima mancanza di manutenzione dei fossi e del modo menefreghistico con cui gli attuali amministratori hanno gestito la frazione ed ora si stanno preparando a tornare sulla ribalta. Cosa può aver pensato chi transitava oggi su quel tratto di strada, vero biglietto da visita di tutto il territorio comunale? Che senso ha battersi per riappropriarsi di un Castello se poi certe persone non si curano degli interessi della collettività? Allora quando dico insieme ad i miei amici che bisogna cambiare il metodo per cambiare anche le cose una ragione c’è.

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Avanti mezza, quasi indietro

E’ ancora un mistero, quello del porto cittadino, mistero ogni giorno più fitto e tentacolare. Tutto sembrava arrivato al capolinea, quando il Consiglio Comunale approvò la nuova convenzione con la società concessionaria ma è ancora inspiegabilmente tutto fermo. C’è un palleggiamento di responsabilità misto ad una grave mancanza d’iniziativa, da ambo le parti, che rende di fatto vano ogni tentativo di migliorare la situazione dello scalo marittimo. La mia posizione, nel tempo, è sempre stata molto ferma: non riesco a dare ragione a uno o all’altro dei contendenti. Il porto deve essere sviluppato, ce lo chiede l’economia cittadina e anche il fatto che ne ha necessità un tipo di utenza talmente particolare che se questa non trovasse soddisfazione nello scalo esistente potrebbe ottenere i permessi necessari a gestirne, dopo aver devastato altre spiagge, un altro in un ‘altra posizione. Capisco anche la posizione di attesa della società concessionaria che da anni non fa gli investimenti importanti necessari allo sviluppo della struttura e intanto incassa i canoni di ormeggio e gli affitti dei locali. Quello che non comprendo è l’atteggiamento dilatorio e abulico del Comune, l’unico che potrebbe battere i pugni sul tavolo in realtà si presenta alle riunioni per le conferenze dei servizi e subisce le continue iniziative giudiziarie della controparte. Da ultimo la società Porto Romano ha rinunciato alle modifiche che aveva apportato alla originaria convenzione per tornare sul progetto primitivo, quello del 2003. Nel far tornale la palla in mano al sindaco la società concessionaria gli contesta i ritardi ed i giri viziosi nei quali le pratiche sono state a mulinare per tanto tempo. Per esempio, una su tutte, la questione dell’assetto della viabilità in entrata ed uscita dalla struttura portuale che secondo la società concessionaria deve ricadere in quanto alla materiale realizzazione, nella responsabilità del Comune. Insomma la favola continua e nessuno dei due contendenti ha fatto un passo in avanti. C’è pendente un ricorso al Tar Lazio dallo scorso anno, ricorso che rende ancora più ingarbugliata una situazione che da sola era abbastanza chiara e limpida. Nel frattempo le sbarre hanno chiuso l’aera portuale e tutte le attività che prima i cittadini svolgevano specialmente d’estate tra le banchine ora sono interdette. Il tempo passa e le situazioni si calcificano e quelli che sono doveri tendono a diventare diritti mentre dei diritti veri nessuno si ricorda più.


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Gli Amici di Flavia

Domenica 21 Ottobre, ore 16,00, presso l’oratorio della chiesa di S. Giuseppe, S. Marinella, sarà presentata l’Associazione “GLI AMICI DI FLAVIA” O.N.L.U.S.

L’Associazione, cosituita dai genitori e gli amici della piccola Flavia Montefiore morta all’età di 5 anni per una patologia oncologica, ha lo scopo di sostenere ed aiutare tutti i bambini e le famiglie che si trovano ad affrontare questo difficilissimo percorso.

 

Silvia Massera ed Igor Montefiore

 


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Tutto senz’allegria (senza una lacrima)

Non so di cosa siano fatti i sogni; certamente di un materiale più impalpabile delle nostre promesse, perché se i sogni tendono a restarci negli occhi o rimanerci in testa almeno le promesse, trasportate dalla nostra bocca alle orecchie di qualcun altro, devono avere una sostanza più densa e devono sorreggersi sull’onestà e sull’impegno morale di chi le fa. Un programma elettorale è fatto di sogni e di promesse e se potessimo disporre di una bella bilancia quello nostro sarebbe impregnato di sogni, un buon punto di partenza. Il programma di Bacheca e dei suoi compari invece è pieno di promesse, i sogni non si vedono, non si annusano perché quella è gente che non sa sognare e on sa nemmeno raccontare, gente che vede il mondo in bianco e nero ma sta tentando di metterci una pezza. Si avvicina la data elettorale e come gli scolaretti quelli svegli ma con poco profitto, avvicinandosi la data dell’esame tentano di studiare, fare i compiti, prendere appunti. Tra i compitini scaduti c’era il progetto, faraonico, che aveva lanciato l’assessore allo sport Rodolfo La Rosa verso la poltrona di assessore ovvero quello della Città dello Sport, della cultura e del tempo libero. Sport e cultura non lo so ma di tempo libero ne devono aver avuto tantissimo, gli assessori della giunta di Bacheca perche dopo cinque anni di governo si sono resi conto che l’idea di La Rosa non era stata ancora nemmeno inserita nel piano delle opere pubbliche. Ecco la pezza, allora, pronta e bella calda con l’incarico, conferito dalla giunta comunale ad un architetto romano, di provvedere ad uno studio di fattibilità. I soldi sono finiti ed il Comune di Santa Marinella si appresta a mettere le toppe ai desiderata del suo assessore tacendo, nella delibera di giunta, quale sarà il costo per le casse pubbliche del parere redatto da questo professionista. Siamo indietro con il programma, ragazzi, avrebbe detto un professore saccente ma noi che saccenti non siamo crediamo invece che il tecnico con il cranio in mano ci risponda all’amletico dubbio: se po ffà o nun se po ffà? La domanda, tutto sommato, è abbastanza circoscritta. I ragazzi che aspettano la città dello sport per poter mettere in pratica la loro voglia di sport sicuramente la risposta di questo erudito professionista potranno sbattersela al muro però dopo cinque anni di promesse una piccola risposta è sicuramente già qualcosa. Se i tempi sono questi il progetto definitivo verrà portato all’attenzione della città fra venticinque anni mentre il distinto assessore potrà esibire i prospetti redatti dall’architetto a nostre spese nella sua prossima ed imminente campagna elettorale. E’ tutta una questione di stile, Batman di Anagni ce lo ha insegnato, lui usava i soldi pubblici per creare consenso all’interno del partito, qui a Santa Marinella Batman non ha mai volato, non c’è una propensione tale da far temere per la tenuta della legalità ma il grigiore e la scarsa fantasia dei nostri governanti devono farci preoccupare lo stesso. Perché quest’esigenza di capire se il progetto tanto sbandierato in campagna elettorale cinque anni fa può essere almeno progettato e perché quest’’esigenza si manifesta proprio ora? Se uno non ha fatto una mazza lo potrebbe dire con la massima sincerità a meno che non avesse intenzioni serie di ricandidarsi e forse proprio per questo, per soddisfare questa velleità ormai soltanto narcisistica il conto dell’architetto lo pagheremo noi, mentre avremo la certezza di aver perso anche l’ultimo barlume di dignità, almeno nella considerazione dei nostri amministratori.

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Buongiorno tristezza (amica della mia malinconia)

Diceva oggi il giornale che è cronico, affetto cioè da malattie croniche seppur lievi, il 50% degli italiani over 65 e che nella stragrande maggioranza dei casi, la patologia clinica cronica è a totale carico delle famiglie. Si fa tanto parlare nella situazione cittadina preelettorale attuale della compilazione,a volte per copia conforme, di programmi elettorali e questi programmi elettorali sono sempre l’elenco di una serie di cose da realizzare, cose materiali e più o meno utili. Da tempo spingo verso un cambiamento radicale delle situazioni e della politica in senso lato, spingo, assieme ai miei amici, per un rinnovamento della politica locane nelle persone ma soprattutto nel modo di pensare. E per attuare questo abbiamo scoperto, come la più famosa acqua calda, che va cambiato innanzitutto l’approccio al sistema Città che intendiamo sottoporre ai nostri concittadini, va cambiato il rapporto con i nostri desideri di crescita e miglioramento, va ripensata in positivo l’intera strategia affinché sia possibile lasciare ai nostri figli qualcosa di più di una lunga fila di lampioni piantati, peraltro, mai sulla stessa linea e nel frattempo provare tutti a vivere meglio. E questa visione più alta e più distaccata delle cose ci ha indotto a spostare l’attenzione, come a noi piace dire, dalle cose alle persone. Maggiore attenzione si porrà verso le persone, intese come popolazione della Città ma anche come aggregati di interessi vari, maggiore sarà la propensione verso un futuro migliore e verso uno sviluppo che non per forza sia condotto attraverso imposizioni e condizionamenti. Più si potrà guardare alle persone e più ampia potrà essere la leva che condurrà nel domani le giovanissime generazioni di oggi. Abbiamo tolto ai nostri figli il piacere di un dibattito serio ed attento sul loro futuro perché esistono dinamiche elettorali formattate, Santa Marinella è una città che da sempre rifiuta il cambiamento, secondo qualcuno anche a causa della sua conformazione geografica. Nessuno si cura di restituire ai cittadini un luogo di aggregazione, un posto dove scambiare due parole. Nessuno si prende cura delle fasce di popolazione che come accennavo in testa all’articolo oggi sono quelle più esposte alla crisi. Essere a carico della famiglia con una patologia cronica diventa non solo un sistema per drenare risorse economiche ma anche per isolare le persone. In questo senso l’amministrazione comunale, ludica e giocosa più che mai, nulla ha fatto per la fascia d’età che si sta’ avvicinando alla canizie se non implementando i servizi di centri sociali per anziani, prima uno, poi due e finalmente tre, gestiti con lo stesso sistema spartitorio utilizzato per ogni altra iniziativa. Perché i centri sociali e non una microrete di attività e di monitoraggio continui per verificare le situazioni critiche e gestire un assistenza qualificata e convenzionate? La risposta è sempre quella, i centri sociali sono considerati come peschiere sempre a disposizione nei periodi di raccolta elettorale, si gratifica il nonnino per poi indurlo a votare nella convinzione che dopo aver ascoltato la fisarmonica qualcosa anche nel resto del piatto possa tornare utile. Il metodo è brutale, mercantile, utile a confinare le persone in riserve di caccia e non integrare gli anziani in una società alla deriva, che proprio dagli anziani potrebbe trarre una linfa importantissima, quella della continuità. Dove sono finiti i servizi comunali come quelli che ci facevano trovare i nonni davanti alle scuole? Sono andati scomparendo perché i soldi per gestirli non si trovavano più, mentre i soldi per le feste ci sono e quelli per costruire un’altra riserva di caccia, pardon, un altro centro anziani si sono trovati. Ma mentre il servizio che il nonno svolgeva davanti alle scuole era rivolto alle persone, quelle fragili come i bimbi, il centro anziani è una cosa, ha i muri, le finestre e tanti bei voti dentro. Come facciamo a non sentirci diversi?

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Basta con l’Acea

Da troppo tempo moltissimi cittadini abitanti nelle zone di: “Poggio Bellavista, Le Cese, Colle dell’Ara, Via Colfiorito e traverse, alimentazione Campo Sportivo Comunale e limitrofe, zone presso l’Istituto Ancelle della Visitazione (ex Bonizi), subiscono l’erogazione di acqua non potabile da parte della ACEA.

La situazione ogni giorno sta diventando sempre più insostenibile.

L’ACEA alle continue e pressanti sollecitazioni di questa Amministrazione, non ha mai dato risposte concrete, chiare e risolutive al problema.

Le bollette continuano ad arrivare nonostante il continuo divieto di non utilizzare l’acqua.

Abbiamo l’obbligo e il dovere di salvaguardare la salute dei cittadini; ce lo impone il ruolo che stiamo ricoprendo; dobbiamo pretendere un servizio di qualità e dire basta con l’inefficienza di questa ACEA perché se non lo facciamo noi che rappresentiamo la parte politica del paese, saranno i cittadini ad intervenire con una “class action” e a chiamarci a rispondere davanti alle autorità ed a risarcire i danni da loro subiti.

La tutela qualitativa e quantitativa dell’acqua deve diventare una priorità della nostra Amministrazione perché da troppo tempo la città di Santa Marinella attende una risposta.

Da oltre 10 giorni l’Ing. De Felici rappresentante dell’ACEA, non risponde alle continue e pressanti telefonate del sottoscritto.

In data 6 agosto con prot. 114/12 ho chiesto al Sindaco una convocazione urgente della Maggioranza per l’adozione di tutti gli atti necessari a garantire che venga erogata acqua potabile per tutta la città di Santa Marinella.

 

Considerato che a tutt’oggi l’incontro non è stato ancora fissato, sollecito il Sindaco a convocare con urgenza i Consiglieri per la ricerca di soluzioni alternative all’ACEA.

Eugenio Fratturato

 


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Rinnegare una passione no ( ma non posso dirti sempre si)

Se le cose cambieranno o meno, dopo l’apertura delle urne nelle prossime amministrative, dipende soltanto dalla considerazione che ognuno ha del valore del proprio voto. In molti si asterranno convinti che il proprio parere non faccia la differenza. Questi cittadini non hanno mai visto il tabellone con i risultati, i numeri hanno una tremenda efficacia quando parlano a chi li sa leggere. I non votanti sono stati il primo partito, a Santa Marinella, e potevano eleggere il loro non sindaco se avessero voluto contare qualcosa in più di nulla. Ci sono quelli che votano per famiglia, per parentela, perché non riescono a dire di no al cugino del cognato della sorella. Ci sono poi quelli che non sanno resistere alle promesse e sono la razza peggiore perché pensano di essere loro stessi una vera nullità. Il ragionamento che fanno è molto semplice. E’ vero che tizio è un gran bugiardo e solo per questo non andrebbe votato ma siccome Caio non mi ha promesso nulla perché sa di non potermi promettere nulla se solo Tizio, per caso, riuscisse a farmi avere quello che mi ha promesso avrei guadagnato personalmente qualcosa; se la cosa non dovesse avvenire pazienza, non ci avrei rimesso nulla. La logica, signori miei, è la stessa della partecipazione alla lotteria istantanea tipo gratta e vinci: so che non mi capiterà mai ma perché non provare? E’ la somma dei voti, direbbe Totò, che fa il totale, è solo la somma dei voti, in democrazia, che determina le scelte collettive. Se uno pensa che il proprio voto non possa contare nulla ha sbagliato in partenza, è un rinunciatario, un perdente come quello che pensa che per essere conquistato basti una semplice promessa. I programmi servono a disegnare, per costruire bisogna essere in tanti, per raccontare bugie basta un pifferaio solo.

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Perchè non ti comprai ( e adesso non ti vendo)

Si era molto adirato il nostro carissimo sindaco quando il consigliere di minoranza Dani alla fine di un acceso alterco aveva profferito un “mortacci vostri” più come moto di sdegno che come offesa alla pietà dei defunti. Ma in molti, in maggioranza. celebrarono questa situazione come un’offesa diretta a loro stessi ed ai loro cari. Mi piacerebbe che adesso quel plotoncino di sdegnati mi accompagnasse a fare un giretto per il cimitero cittadino. Io ci sono stato già ed ho rischiato una sanzione per aver fotografato delle situazioni assolutamente indegne non solo di un cosiddetto “paese civile” ma proprio del cimitero di quella città dove i consiglieri comunali di maggioranza dimostrano, a parole, di avere tanto affetto per i loro cari ormai estinti. Non vi parlerò dei chili di minuterie in rame razziate nel corso delle tre scorribande notturne che sono state compiute tra le lapidi e le cappelline, ne starò a farvi l’elenco dei gradini rotti, impianti scoperti, immondizie accatastate o passaggi pericolosi. Non si riesce a comprendere come mai ci ha tanta pietà per i defunti non ne abbia altrettanta per i vivi. Certo, direte voi, questa è l’amministrazione dei sigilli al contatore delle luci votive, ricordate la storia macabra di qualche anno fa, quando l’Enel tagliò l’energia elettrica all’impianto cimiteriale e le lucine sulle lapidi smisero di funzionare oltre a mandare in blocco tutti gli altri servizi? Per i nostri solerti amministratori era tutto sotto controllo. Oggi, stamattina, eravamo a meno nove, non gradi di temperatura esterna ma nove era il numero dei cittadini ai quali era consentito morire prima di venire inumati in un altro Comune. L’emergenza abitativa si è fatta sentire anche tra i bianchi marmi del cimitero di Santa Marinella; non ci sono più loculi a disposizione. Se Mauro Trebiani si era tanto arrabbiato, quasi un anno fa, perché lamentava che quest’amministrazione mancava di programmazione non avendo provveduto per tempo all’appalto per la costruzione di nuovi loculi, oggi nessuno può dargli torto. La civiltà, si diceva una volta, si specchia nel culto dei propri morti, e qui a Santa Marinella di dimostrazioni di civiltà non ne possiamo dare, né dal punto di vista estetico poiché tutto il complesso cimiteriale ha un aspetto abbandonato, anche nella parte nuova, né da quello organizzativo. Se il segnale che questi brillanti amministratori ci stanno inviando in maniera subliminale è quello di attendere, per morire e pagare c’è sempre tempo, sarà pure una cosa di buon auspicio. A me pare piuttosto la solita dimostrazione di superficialità. Come quando a fine agosto in consiglio comunale Marco Maggi raccontò compiaciuto che per dare un giudizio sull’intero sistema di raccolta differenziata sarebbe stato necessario attendere il 21 di settembre, data di messa a regime dell’intero territorio cittadino. Probabilmente Marco, che è uomo d’onore, ha dimenticato di menzionare oltre al mese o al giorno, anche l’anno di partenza dell’ormai famigerato “terzo step”, quello della copertura globale di tutta la Città. Il pressapochismo ha fatto si che il progetto ci fosse ma che nessuno si riuscisse a coordinare in modo tale che l’inerzia di uno fosse stimolo per il fancazzismo dell’altro. Alla fine nulla si è mosso a causa, dicono, del mancato adeguamento del cantiere di raccolta dei rifiuti. Non ci credo, ritengo invece che la macchina, la meravigliosa macchina messa in piedi ed in moto da questi splendidi ragazzi dei nostri assessori e consiglieri comunali sia partita con il giusto tempismo, siamo solo noi che sommersi dai rifiuti non ci siamo accorti della differenza. Lo so, non è cosa da poco, ma loro sono quelli bravi!

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E tutto il mondo è paese (e siamo milioni)

Racconto sempre una storiella, forse anche banale, quando mi chiedono di parlare della situazione politica di Santa Marinella. Immagino di essere stato ibernato durante un consiglio comunale dei primi anni 80 e di essere stato scongelato nello stesso posto proprio adesso. Trent’anni di vita e di storia sarebbero passati in un baleno, magari sarei ancora magro e capellone e la stessa sarebbe ancora la composizione del consiglio comunale, stessi i nomi e forse diverse le facce e le posizioni. Al posto del padre o dello zio di qualcuno c’è il figlio, qualcun altro che una volta stava da una parte ora è dall’altra ma ci sono sempre le stesse persone. E in trent’anni queste persone cosa hanno fatto? Apparentemente nulla. Per qualcuno questi trent’anni sono stati veramente fortunati ma apparentemente, per il resto della cittadinanza non è stato fatto nulla. Questo nulla è un nulla profondo che vorrei spiegare con un altro paragone. Lo sport nazionale dell’Afghanistan si chiama buzkashi. Nei centri urbani più “modernizzati” è diventato una cosa simile al nostro polo mentre nelle regioni più rurali è rimasto quello di sempre, dove un numero imprecisato di uomini a cavallo si contende in un violentissimo gioco tutti contro tutti la carcassa di una capra con lo scopo di prenderla e tirarla fino dietro la propria linea di fondocampo. In quello sport, insisto, non ci sono regole e lo Stato ne ha vietato lo svolgimento in questa maniera. Con un collega stamattina stavamo ricordando di averlo visto giocare e parlandone mi sono venuti in mente i paragoni con la politica della mia città. Tutti contro tutti, senza regole e chi si prende la capra se la spupazza a suo piacimento, senza condividerla con nessuno. Certo che in una città governata dal partito che in soli 24 mesi è passato dal panino con la porchetta del povero Milioni alle ostriche del falso magro Fiorito la capra non potrà mai essere condivisa con nessuno e non si tratta di cadute di stile quanto piuttosto di una diffusissima “way of life” che costringe in posizioni determinate i giocatori ad attendere immobili il loro giro, come se invece dell’arte politica si stessero tirando i dadi per giocare a Monopoli. Il trucco è uno solo, quello di attendere buoni buoni il proprio turno e quando si ha l’occhio di bue puntato addosso fare piazza pulita. Quest’atteggiamento mentale spiega anche il motivo perché l’opposizione qui a Santa Marinella si è sempre fatta con uno stile, una riservatezza, un’eleganza anglosassone da far impallidire anche un nobiluomo di Oxford. Eppure di scortesie se ne sono fatte sempre reciprocamente tante ma da un’analisi dei comportamenti nel tempo esistono e si rilevano sempre le stesse ridondanze. Questa maggioranza, quando era opposizione, lamentava i ritardi, per fare un esempio, nella discussione in aula delle interrogazioni e la mancata presentazione dei documenti allegati alle delibere consiliari nei tempi canonici. Uno pensa che quando quella minoranza sia diventata maggioranza almeno sulle cose che poco tempo fa contestava possa esprimersi con pochissimo sforzo e eliminare i problemi alla radice. Invece no, come non potevano vedere le carte quando il mazzo lo tenevano gli altri così adesso che il mazzo lo tengono loro le carte non le fanno vedere a nessuno. E di quei nessuno, proprio nessuno protesta più di tanto perche si sta preparando alla possibilità di diventare a sua volta tra sette mesi consigliere di maggioranza e in cuor suo sa già che quelle carte da allora non le vedrà nessun altro che lui. Chi ha agguantato la capra se la tiene stretta. Poi succede che arriva il momento di farsi quattro risate, e quel momento sta arrivando, ed io che mi divertivo, mettendoci a mio modo tanta passione, a far fare un po’ più di opposizione ai golosi che oggi siedono in maggioranza, che ero quello che le interrogazioni se le andava a documentare e gliele scriveva materialmente, ne abbia in archivio una miniera intera. E succede che mi sia fato quattro risate a leggere come sui problemi che emergevano solo cinque anni fa questi, fortunosamente diventati chi sindaco, chi assessore, chi consigliere comunale, ci abbiano messo una pietra sopra, fottendosene completamente della gente che li cercava per lamentarsi delle cose che non andavano e continuando, una volta che l’hanno afferrata, a tenersi bella stretta stretta la loro carcassa di capra. Agguantare quell’animale in mezzo ad altri uomini urlanti deve essere un’emozione strepitosa ma nulla sarà uguale alle risate che vi farò fare nei prossimi mesi quando comincerò a centellinare gli atti firmati da questi meravigliosi pelandroni con allegate le geremiadi dei loro concittadini su problemi saltati a piè pari dal Faraone, a volte nemmeno mai portati in Consiglio Comunale. E se se ne fregava il Faraone chi sono loro per cominciare a metterci le mani? D’altronde a chi scrive una frase come questa nel proprio programma “rispondendo alla caratteristica di comunità multiculturale si avverte l’esigenza di istituire un apposito ufficio con personale adeguato per assistere e per agevolare l’inserimento dei residenti stranieri” cosa si può rispondere se non “mangiati pure ‘sta capra”?

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Si ai fichi (ed abbasso i bignè)

Il problema più urgente, il problema contingente per chi ha preteso di guidare questa Città negli ultimi cinque anni è quello di dare un senso non tanto al poco che si è fatto ma soprattutto al tantissimo che non si è fatto o che non si è voluto fare, il riassunto di una inaspettata navigazione a vista, un campare alla giornata che ha stravolto i programmi anche del più fannullone tra gli assessori comunali facendo oltretutto tramontare anche il miraggio del “Lollo forever”, la panacea che dal suo trono, con la sola imposizione delle mani, aveva taumaturgicamente ogni potere racchiuso in se, faceva, disfaceva e soprattutto finanziava. E’ facile fare in poche righe l’analisi di un quinquennio piatto e grigio, di un atteggiamento che ha irrigidito anche i pochissimi fuocherelli di buone intenzioni che via via sono apparsi per estinguersi da soli. Non c’è stato lo sviluppo che tutti cercavano, non c’è stata la semina di una speranza di cui tutti abbiamo bisogno, la speranza di un domani diverso e migliore, disegnato con un atteggiamento personale costruttivo e realistico. Al suo posto un provincialismo tendente al galleggiamento, improduttivo e vincolato agli umori del pupone di turno. Se a questo punto non si è capito di cosa si stia parlando, se si cerca un esempio di quello che si è appena letto è facile rivolgere lo sguardo al Castello di Santa Severa. All’insediamento di questa meravigliosa e giovane amministrazione si sapeva che il maniero sarebbe stato oggetto di attenzione dell’amministrazione regionale, legittima proprietaria e, insieme con l’amministrazione provinciale, finanziatrice dei lavori di restauro e messa in sicurezza. Nessuno, per non perdere l’abitudine, si è preoccupato del destino del maniero, tutti sotto il fico a bocca aperta, nella speranza che il dolce frutto gli cadesse tra le fauci spalancate. Così non è stato e la mano che ha fatto sparire il dolce nettare non è rapace ma la mano del suo legittimo proprietario. A cosa vale adesso urlare e stracciarsi le vesti? Della sorte dei dipendenti del Castello non si è mai preoccupato nessuno, figuriamoci adesso che il trasloco incombe. Il giovane direttore del museo civico è quello che sta meglio di tutti: con la massa di persone che ha tentato in questi cinque anni di fargli le scarpe dovrebbe avere un armadio pieno di calzature nuove nuove e in caso di necessità con il loro commercio potrebbe campare di rendita. L’ammuina appena fatta sotto le antiche mura non ha sortito alcun effetto; la commissione consiliare appena costituita non si è mai riunita ed io questo l’avevo previsto con un certo anticipo ed una costante eleganza mentale. Ormai la disillusione e la protesta sono i sentimenti che prevalgono in maniera diffusa in tutta la cittadinanza con la meta fissata per la metà di marzo, quando dagli armadi si tireranno fuori le urne. Il cambio di rotta che tutti cerchiamo sarà forse più facile di ogni cosa prevista e immaginata. L’inversione di rotta da attuare in maniera drastica prescinderà da un’investitura politica; le ultime vicende di cronaca ci disegnano i partiti tradizionali dilaniati da una lotta condotta a colpi di bonifico mentre il nuovo, più vecchio che mai, subisce una corrosione lenta ed evidente direttamente dalle proprie viscere. In molti mi chiedono quale possa essere la soluzione e per strada, incontrando i miei amici ed i miei concittadini non posso che ripetere sempre la stessa filastrocca. La prossima sfida non sarà quella di mandare a casa i vecchietti, non sarà quella di estinguere i dinosauri ma richiederà semplicemente un salto di qualità, ottenendo consensi in maniera trasversale, rompendo gli steccati e cercando di modernizzare non solo l’amministrazione ma anche il rapporto dei cittadini con il potere amministrativo. Un viaggio che può portare lontano ma che deve cominciare adesso, subito, nel cuore delle persone di buona volontà.

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