L’illusione di un bimbo (che gioca agli eroi)

Restare bambini tutta la vita è bellissimo, restare bambini dentro e a volte atteggiarsi e comportarsi da bambini. C’è chi il bambino si diverte a farlo ancora nonostante sia grandino e debba fare almeno finta di essere diventato grande, come quando l’orsetto, che sarebbe quel signore che fa finta di fare il sindaco, annuncia la sua ricandidatura e dice di disporre, a giorni alterni, di cinque, sette o forse sei liste. Me lo immagino nella sua stanza ad allineare soldatini con un bel cartello “non disturbare” sulla porta, a fare le prove per la sfilata trionfale alla testa di questi ben cinque o sei o sette battaglioni agguerritissimi. Fuori qualcuno sta bussando e dice al sindaco di rimettere i giocattoli nella scatola perché è arrivato l’ufficiale giudiziario che gli sta notificando, che ne so (vado naturalmente ad ipotizzare) il solito pignoramento dell’esiguo conto corrente pubblico già stritolato dal debito dell’acqua e adesso bloccato dai creditori della discarica oppure da quelli dell’ultima sentenza del Tar su la solita ardita interpretazione della normativa urbanistica nazionale. Mi immagino questo finto giovanotto che controvoglia rimette i pupazzetti nel cassetto, accarezzandoli uno ad uno e promettendo loro di ritirarli fuori appena possibile. La stessa fervida immaginazione è rivolta dall’altra parte del fiume, dove altri bimbi stanno giocando, magari non da soli, e si litigano il fazzoletto del ruba bandiera: a loro piacerebbe più tenerlo in mano che far parte di una delle squadre che se lo contendono ma è impossibile giocare a ruba bandiera con più di una bandiera. Purtroppo dopo anni ed anni non hanno ancora capito che il gioco è semplice ma le regole sono immutabili. Con due bandiere in campo non ci si capisce una beta mazza, figuriamoci quando ognuno dei giocatori tira fuori la sua ed il gioco da bello e sportivo come era stato immaginato, diventa una gazzarra incomprensibile, talmente rissosa che mentre i bimbi litigano la bandiera gliela ruba da sotto il sedere qualcun altro. Appena apro gli occhi mi accorgo dell’incongruenza di questi ragionamenti. Siamo sempre al solito copione, tutti vogliono scendere in campo, tutti vogliono proporsi per guidare la nuova Giunta Comunale ma nessuno parla di programmi. Vogliamo cambiare le cose, vogliamo cambiare tutto il sistema ma andiamo a litigare sulle persone. Allora dobbiamo renderci conto che per la maggioranza dei cittadini il problema non sono le cose che non si dovrebbero fare ( ed invece si fanno) e nemmeno le cose che si dovrebbero fare ( e comunque nessuno fa) ma è la distanza che i cittadini percepiscono dal Potere, la convinzione che chi è stato eletto è li solo per fare gli interessi di una ristrettissima parte della Città, che ogni elezione amministrativa diventa la solita guerra per bande, concetto molto simile al gioco dei soldatini, a quello delle figurine ed alla maniera, tutta calcistica, con la quale le squadre ad ogni livello, si contendono i campionati. Cessione di giocatori, rinnovi, cartellini, contratti, questa è la modalità di svolgimento della politica a Santa Marinella e tutto ha una sua logica. Nel calcio, come nel basket e nella pallanuoto, quando si vince il campionato chi incassa sono i giocatori ed il proprietario della squadra mentre al popolo, ai tifosi, rimane soltanto lo spettacolo visto, bello o brutto che sia, e la possibilità di vantarsi di essere stati allo stadio in quel momento. La stessa cosa succede in Città, chi vince prende tutto, il proprietario della squadra è soddisfatto, i giocatori hanno il loro guadagno ed ai poveri spettatori a volte non rimane nemmeno un sedile sullo spalto. Ci deve essere per forza un altro modo, ci deve essere per forza la possibilità di uscire dal pantano in cui la Città ed i cittadini, anche loro malgrado contribuenti, sono stati fatti precipitare e stanno affondando. Io non so cosa racconti il bambino che gioca con i soldatini ai suoi pupazzi allineati sul pavimento della sua grande stanza ma mi piacerebbe che lui e la sua immensa squadra di calcio raccontassero ai potenziali elettori la ragione per la quale il più famoso tecnico ( non di calcio) della storia cittadina non riesca a presentare ancora il documento relativo al provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio 2012. Mancano diciannove giorni alla scadenza dell’ulteriore proroga concessa dal MinInterno ma qui non se ne interessa nessuno anche perché probabilmente più di un soldatino sa che verrà gettato nel fuoco e non vedrà più la sua ballerina di carta. La favola sta volgendo al termine, Non è difficile lasciarsi alle spalle quello che è stato, una lunghissima stagione di bugie e fallimenti, ma bisogna volerlo fare, bisogna crederci.

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