Quanta vita hai contagiato (quanta vita brucerai)

818186 DERAGLIAMENTO DI UN TRENO MERCI.Ci siamo, ci siamo, l’appuntamento elettorale si avvicina con velocità stellare. La Città è in fermento e si aspetta qualcosa di grande e soprattutto qualcosa di nuovo. C’è un esercito che scalpita, pronto ad entrare in azione e già è iniziata la divisione dei ruoli, la spartizione delle poltrone e circolano per le strade di Santa Marinella circa sessanta o settanta assessori che prendono misure, allestiscono palchetti e stringono mani ed accordi con facce impegnate ed agende finora intonse ma che presto si riempiranno di nomi e numeri di telefono. “Restiamo in contatto” oppure “Ci posso contare, vero?” sono gli slogan che venngono disseminati per le vie della Perla senza risparmio. Il problema è e sarà sempre quello, si voterà con la testa o con la pancia? La risposta dovrebbe essere molto politica ma c’è un confine da varcare. Non abbiamo saggi che possano impartire lezioni a nessuno, anche il capello fluttuante del casaleggio in salsa santamarinellese ha svuotato le liste del suo padrone in attesa di qualche colpo di mano ( e di rimbalzo dell’ennesimo colpo di culo) e nel frattemp0o tutti si parlano addosso. La speranza di vita è sempre più bassa, si muore ormai con dignitoso silenzio di ogni tipo di malattia strana e quando con gli amici di FareRete ho proposto l’istituzione di un piano regolatore ambientale nessuno si è alzato per condividerne almeno il principio ispiratore, non dico il progetto. C’è un problema rifiuti che ci comincia a strangolare come il problema occupazione e quello delle aziende speciali, nel nostro caso la multi servizi cittadina, considerate da tutti, nella loro suprema ignoranza di teorie e metodi, come navi condannate al naufragio quando di soluzioni ce ne sarebbero tante da applicare. Qual è quindi il problema da superare? Quello dell’autentico settarismo santamarinellese, quello della grandissima invidia che rode ogni benpensante, quello dello stare sempre in assetto da combattimento armati gli uni contro gli altri, pronti sempre a criticare e mai a considerare. La più grande industria cittadina, quella che più dei lavoratori ha impegnato il sonno ed il tempo dei migliori cittadini santamarinellesi si è occupata da decenni nella costruzione di steccati, fossati e ponti levatoi come se fossimo tutti guerrieri medievali. le esperienze di governo che si sono succedute negli ultimi trent’anni hanno trovato il più grande scoglio alle azioni di governo proprio nella fronda interna che corrodeva forze ed entusiasmi. Dobbiamo cercare quindi tutti assieme di cambiare mentalità, di gestire questa nuova opportunità, la nuova partita da giocare come se potessimo almeno fingere di guardare tutti, e intendo tutti i cittadini di questa meravigliosa Perla del Tirreno, nella stessa direzione. cambiare è urgente e per farlo ci vuole innanzitutto una grandissima disposizione d’animo ed un’altrettanto grande voglia di mettersi in gioco. Puntare su noi stessi è l’unico modo per far vincere tutta la Città.


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Questa qua è per te ( anche se non é un gran chè)

crisiE’ l’ora in cui si scoprono le carte, si svelano liste e programmi ma non basta promettere di costruire e realizzare cose, bisogna prestare attenzione alle persone, a tutte le persone. Questa Città è in una situazione di completa rovina, è stata condotta per mano con pazienza e dovizia verso un baratro profondo da amministratori senza cultura e senza scrupoli, senza capacità e senza pazienza. Per risorgere basterebbe poco, basterebbe ascoltare la gente, cominciare a frequentare i cittadini, infilarsi tra le persone e dialogare. C’è un Santa Marinella nascosta, c’è un pianeta inesplorato che si espande giorno dopo giorno ed è quello del disagio legato a fattori economici. I servizi sociali comunali non possono seguire le vicende delle famiglie che stanno più o meno lentamente impantanandosi nel le spire di una crisi sempre più crudele e asfissiante perché queste persone non hanno ancora un marchio di povertà, non aspirano ad averlo anche se vivono sotto la soglia considerata di minimo benessere. E tra queste persone ci sono quelle che stanno subendo una forte contrazione del reddito a causa di politiche di mobilità o crisi aziendali, quelle che sono diventate improvvisamente monoreddito, tutte quelle che potevano soddisfare esigenze impreviste di liquidità rivolgendosi al sistema creditizio e che per la stretta imposta dalla crisi non hanno più quegli ammortizzatori che consentivano comunque di tirare avanti. Queste persone che fino a qualche tempo fa occupavano posizioni di rilievo in una presunta scala sociale cittadina adesso per effetto di questa pluriennale congiuntura stanno scivolando verso il basso e perdono posizioni giorno dopo giorno. La crisi sarà temporanea, lo dicono gli esperti di economia e lo vogliamo sperare tutti. L’amministrazione comunale che verrà si dovrà adoperare quindi per creare, attraverso le proprie strutture e per mezzo di percorsi virtuosi di facilitazione, tutte le condizioni per riottenere il credito, per riqualificarsi professionalmente, per accrescere la scolarizzazione, per non uscire dai processi produttivi e non per ultima cosa per dare a tutti i giovani di Santa Marinella le stesse opportunità nel campo dell’istruzione, della pratica sportiva e delle attività di socializzazione, affinché quelli che oggi stanno per diventare gli ultimi non vengano emarginati da una società sempre più diversa dalla comunità inclusiva nella quale piacerebbe a tutti vivere.


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Ma l’entusiamo che è rimasto ancora (è brutta copia di quello che era)

carovana_tuaregDovevano essere quasi trenta, adesso dopo una più realistica scrematura sono rimaste una ventina e si ridurranno ancora. Sto naturalmente parlando delle liste di candidati che gli aspiranti sindaco della Perla stanno sdraiando in campo. Si tratta di numeri enormi, quasi 450 candidati, tantissimi alla prima esperienza e molti hanno mollato la spugna appena i presunti sindaci gli hanno presentato il conto., Qualcuno si è visto chiedere un “contributo” per le cene e per i manifesti ed ha preferito tornare da dov’era venuto. Gli altri, più coriacei, resisteranno e scenderanno, o saliranno, in campo per battersi fino all’ultima preferenza in una competizione che, pur avendo regole antiche, vede la sua prima edizione in Città con il modello proporzionale misto e quindi con il famigerato ballottaggio. Dovrebbe non essere una novità, dovrebbe non stupire più nessuno una discesa in campo così massiccia, una calata di barbari verso le agognatissime sedici poltrone ma come al solito, essendo io abituato a guardare attraverso le cose, a studiare i fenomeni, a non fermarmi alle apparenza, non posso restare muto di fronte ad una cosa che ha del paranormale. Vedremo in campo non meno di trecento candidati ed il numero è abnorme, soprattutto riflettendo intorno ad un fatto trascurato dai più. Sul palco della politica cittadina, a parte qualche incursione dalle colline (dell’argento) o da oltre Tevere, si sono sempre dibattute circa quaranta persone, sempre le stesse, chi in maniera costante chi a spot, ognuno secondo le proprie aspirazioni e con i propri tempi. E questi altri 260 giocatori da dove sono spuntati, che cosa li spinge a mettersi in gioco? Sicuramente un certo esibizionismo ed una vecchia concezione della politica come mezzo per arrivare al potere e non come servizio alla propria Comunità. Scorrendo gli elenchi dei consiglieri comunali che si sono succeduti nei cinquant’anni di vita del Comune troviamo tantissime meteore, persone che erano convinte di andare a contare qualcosa, che volevano essere ossequiate e che non trovando risposte a questo loro narcisismo hanno gettato la spugna. E gli altri? Se soltanto un venti per cento di quelli che oggi si sentono folgorati sulla via della politica rimanesse a fare qualcosa, pur non riuscendo ad occupare l’agognato scranno, se quel gruppo di candidati non abbandonasse la corsa e si impegnasse nei prossimi cinque anni, dimostrasse di non aver voluto essere inserito in lista nel tentativo di svoltare la giornata o di mettersi in mostra e cominciasse davvero a fare qualcosa per migliorare la sua Città allora potremmo dire che questa volta qualcosa è veramente cambiato. Siccome conosco i nostri polli, e le nostre galline, non me la sento di credere in molto che questo possa avvenire ma si sa, io sono quello pessimista, sono il bastone tra le ruote i tutte le amministrazioni comunali, sono la causa prima degli insuccessi degli ultimi e splendidi sindaci. Vi pare poco?


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e del sole che trafigge i solai ( che ne sai)

etafiglie1Lo ammetto, ci avevo creduto anche stavolta, stavolta che ero convinto qualcosa potesse cambiare. Tutti attendevamo una vera rivoluzione e la rivoluzione, si sa, non la fanno i partiti o i movimenti politici ma la fanno le persone. La diga da rompere, la boa da passare era proprio quella del 24 febbraio, la data delle votazioni. E non mi si venga a dire che le votazioni politiche o regionali qui non contano perché altrimenti il fiato sprecato sinora è stato veramente speso invano. I risultati devono contare per forza perché le persone chiamate alle urne sono le stesse che dentro le urne ( non cinerarie, spero) torneranno tra novanta giorni. Questi benedetti risultati non vanno però gestiti come altri dati quando, tra ragazzi al bar, si parlava soltanto di misure. Abbiamo assistito allora alla fiera della fregnaccia, con leaderini o presunti tali che si affannavano a far comprendere come il bicchiere mezzo vuoto valesse molto di più di quello completamente pieno. Le facce appese poi parlano da sole, nessuno qui a Santa Marinella è stato in grado di gridare veramente alla vittoria. C’è un pericolo forte che aleggia nell’aria. Ce ne accorgiamo leggendo sul web e sul giornale dichiarazioni disperate di qualcuno che ormai deve dire addio alla poltrona ed allora tenta l’ultimo colpo di coda e si accorge che quella Città che ha maltrattato per tanti anni, quella Città piena di debiti ed immondizia è veramente piena di debiti ed immondizia. Non vale strillare e tentare di convocare commissioni, decentrare uffici se fino a qualche giorno fa si erano bollate come fesserie tutte le voci, politiche e popolari, che chiedevano maggiore attenzione alle esigenze della gente. Soluzioni e speranza, questo chiede e vuole la gente, gente che ha sempre più bisogni e non vede nulla al di là del proprio naso, gente a cui non interessa se sarà Bersani a guidare il nuovo governo ma vede come il fumo agli occhi lo sperpero di denaro pubblico che fa bella mostra di sé ogni giorno in questa tormentata Santa Marinella. Quando vedono, ripeto, i leaderini, i protagonisti delle vecchie e delle nuove castine, accapigliarsi con i tabulati elettorali in mano capiscono con tristezza e terrore che non è cambiato nulla. C’è una fortissima preoccupazione, la buona e sana gestione comunale è alla base di tutte le politiche che incidono direttamente sui servizi alla persona e scavano più o meno profondamente nel portafoglio delle famiglie. Non si può più sbagliare, bisogna saper governare ed il sentimento che prevale tra la gente anche qui a Santa Marinella, soprattutto qui, è quello dell’incertezza sul futuro e su tutto quello che ci riguarda. Il clima è impazzito ed i cori da stadio fuori dai seggi non calmeranno nessuno. E’ necessario interrogarsi sulle reali necessità di questa nostra gente, sui modi per sollevare prima il morale e poi l’economia, sulla reale prospettiva di far ripartire una società intera e ricostruire una Comunità felice mentre tutti si affannano a discettare di urbanistica e lottizzazioni. Si sa, il mattone tira come il famoso pelo che tanto tempo fa era in competizione con la pariglia di buoi, il mattone è il lubrificante di tutti gli accordi della castina ma su questo lubrificante rischia di scivolare la prossima generazione e quelle a venire. I cori lasciamoli allo stadio, la politica è un’altra cosa.

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Niente a che vedere col circo (nè acrobati nè mangiatori di fuoco)

nevicata21Proviamo a fare due conti ed a guardarci intorno e ci rendiamo conto che a recitare la parte degli arrabbiati siamo rimasti noi del Blog e gli amici di Fare Rete. Siamo vicini alle elezioni, gente, e fare la faccia truce non tira, la rabbia è una malattia da cani ed i cani, una volta che abbiamo tirato fuori la cravatta ed il vestito della festa, vanno tenuti fuori dalla porta, abbaiano, puzzano e sporcano dappertutto. Eppure gli arrabbiati sono utili per tutto il resto dell’anno, funzionano da testa d’ariete. D’altronde i santamarinellesi sono persone semplici, lo abbiamo sempre detto, e a ragionare su più di due fronti si disorientano. Quindi o di qua o di la, senza possibilità di scegliere, provare, assaggiare, l’imperativo è ed è sempre stato quello di tentare di semplificare al massimo, di opporre il bianco al nero e tirare avanti. Si apre la stagione dei grandi sorrisi, delle strette di mano virili, del “se non hai cambiato il numero ti chiamo la prossima settimana”. Ma santo cielo, non mi hai filato per cinque anni, il numero è sempre quello, se devi dirmi qualcosa dimmelo ora. O no? Il problema vero è che di cambiare veramente non ha voglia nessuno e nessuno però si è mai messo a fare due conti. Nessuno cioè ha mai provato a fare due conti con la propria coscienza e tentare di capire quanto è costato, negli ultimi vent’anni, questo scellerato modo di fare politica ai santamarinellesi. Nessuno si è mai reso conto che abdicare certe importanti scelte è comodo, come è comodo lasciare deleghe, anche pesanti, in bianco e come è comodo starsene in casa, al calduccio, senza smazzarsi ed impegnarsi in guerre che sembrano sempre contro i mulini a vento. I programmi sono sempre gli stessi come la stessa è la voglia dei politici di non rispettare nemmeno le elementari promesse, senza abbandonarsi alla governabilità dei massimi sistemi, semplicemente mettendo in un cassetto il programma sbandierato già dal giorno dopo le elezioni come per non rovinarlo, pronti a tirarlo fuori al successivo svolazzare di schede. Anche il requisito della credibilità, della spendibilità di certi personaggi,è una cosa che a loro non interessa, convinti come sono che gli elettori si possano anestetizzare con qualche piccolo favore, un paio di biglietti in omaggio per la prossima festa…”e l’omo campa!”. Certo, nessuno mette in dubbio che governare qualsiasi cosa, anche una Città fatta di poeti e navigatori come questa, sia una gran rogna, gestendo una catasta di debiti e dovendo far ripartire una progettazione ed una programmazione che nell’ultimo quinquennio sono state assolutamente dimenticate. Per questo, insieme agli amici di Fare Rete, abbiamo teso una mano a tutte le persone che hanno voglia di rimboccarsi le maniche, affinché insieme e non contrapposti, potessimo avere la possibilità di progettare e realizzare in breve tempo almeno uno dei cinque punti che costituiscono il nostro programma elettorale, il primo presentato in Città. Anche e proprio per questo ci apprestiamo nei prossimi giorni a lanciare il “Laboratorio Santa Marinella”, autentica iniziativa innovativa che permetterà di costituire un punto di dialogo permanente tra i cittadini. Roba da poco? Rispetto al nulla che abbiamo visto finora lasciateci pure esagerare, ve lo meritate.


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L’illusione di un bimbo (che gioca agli eroi)

Restare bambini tutta la vita è bellissimo, restare bambini dentro e a volte atteggiarsi e comportarsi da bambini. C’è chi il bambino si diverte a farlo ancora nonostante sia grandino e debba fare almeno finta di essere diventato grande, come quando l’orsetto, che sarebbe quel signore che fa finta di fare il sindaco, annuncia la sua ricandidatura e dice di disporre, a giorni alterni, di cinque, sette o forse sei liste. Me lo immagino nella sua stanza ad allineare soldatini con un bel cartello “non disturbare” sulla porta, a fare le prove per la sfilata trionfale alla testa di questi ben cinque o sei o sette battaglioni agguerritissimi. Fuori qualcuno sta bussando e dice al sindaco di rimettere i giocattoli nella scatola perché è arrivato l’ufficiale giudiziario che gli sta notificando, che ne so (vado naturalmente ad ipotizzare) il solito pignoramento dell’esiguo conto corrente pubblico già stritolato dal debito dell’acqua e adesso bloccato dai creditori della discarica oppure da quelli dell’ultima sentenza del Tar su la solita ardita interpretazione della normativa urbanistica nazionale. Mi immagino questo finto giovanotto che controvoglia rimette i pupazzetti nel cassetto, accarezzandoli uno ad uno e promettendo loro di ritirarli fuori appena possibile. La stessa fervida immaginazione è rivolta dall’altra parte del fiume, dove altri bimbi stanno giocando, magari non da soli, e si litigano il fazzoletto del ruba bandiera: a loro piacerebbe più tenerlo in mano che far parte di una delle squadre che se lo contendono ma è impossibile giocare a ruba bandiera con più di una bandiera. Purtroppo dopo anni ed anni non hanno ancora capito che il gioco è semplice ma le regole sono immutabili. Con due bandiere in campo non ci si capisce una beta mazza, figuriamoci quando ognuno dei giocatori tira fuori la sua ed il gioco da bello e sportivo come era stato immaginato, diventa una gazzarra incomprensibile, talmente rissosa che mentre i bimbi litigano la bandiera gliela ruba da sotto il sedere qualcun altro. Appena apro gli occhi mi accorgo dell’incongruenza di questi ragionamenti. Siamo sempre al solito copione, tutti vogliono scendere in campo, tutti vogliono proporsi per guidare la nuova Giunta Comunale ma nessuno parla di programmi. Vogliamo cambiare le cose, vogliamo cambiare tutto il sistema ma andiamo a litigare sulle persone. Allora dobbiamo renderci conto che per la maggioranza dei cittadini il problema non sono le cose che non si dovrebbero fare ( ed invece si fanno) e nemmeno le cose che si dovrebbero fare ( e comunque nessuno fa) ma è la distanza che i cittadini percepiscono dal Potere, la convinzione che chi è stato eletto è li solo per fare gli interessi di una ristrettissima parte della Città, che ogni elezione amministrativa diventa la solita guerra per bande, concetto molto simile al gioco dei soldatini, a quello delle figurine ed alla maniera, tutta calcistica, con la quale le squadre ad ogni livello, si contendono i campionati. Cessione di giocatori, rinnovi, cartellini, contratti, questa è la modalità di svolgimento della politica a Santa Marinella e tutto ha una sua logica. Nel calcio, come nel basket e nella pallanuoto, quando si vince il campionato chi incassa sono i giocatori ed il proprietario della squadra mentre al popolo, ai tifosi, rimane soltanto lo spettacolo visto, bello o brutto che sia, e la possibilità di vantarsi di essere stati allo stadio in quel momento. La stessa cosa succede in Città, chi vince prende tutto, il proprietario della squadra è soddisfatto, i giocatori hanno il loro guadagno ed ai poveri spettatori a volte non rimane nemmeno un sedile sullo spalto. Ci deve essere per forza un altro modo, ci deve essere per forza la possibilità di uscire dal pantano in cui la Città ed i cittadini, anche loro malgrado contribuenti, sono stati fatti precipitare e stanno affondando. Io non so cosa racconti il bambino che gioca con i soldatini ai suoi pupazzi allineati sul pavimento della sua grande stanza ma mi piacerebbe che lui e la sua immensa squadra di calcio raccontassero ai potenziali elettori la ragione per la quale il più famoso tecnico ( non di calcio) della storia cittadina non riesca a presentare ancora il documento relativo al provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio 2012. Mancano diciannove giorni alla scadenza dell’ulteriore proroga concessa dal MinInterno ma qui non se ne interessa nessuno anche perché probabilmente più di un soldatino sa che verrà gettato nel fuoco e non vedrà più la sua ballerina di carta. La favola sta volgendo al termine, Non è difficile lasciarsi alle spalle quello che è stato, una lunghissima stagione di bugie e fallimenti, ma bisogna volerlo fare, bisogna crederci.

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Non so se sono stato mai poeta ( e non m’importa niente di saperlo)

Un amico mi ha chiesto stamattina da cosa derivi il mio vedere tutto sempre e completamente nero. Non è un pessimismo esistenziale, caro amico, è una visione delle cose derivante dal fatto che chi ha governato la città negli ultimi trent’anni non ha fatto altro che gestire, conservare e perpetuare il potere senza curarsi dei suoi concittadini. Non sono il pulcino Calimero, sono piuttosto una persona, forse più attenta delle altre a certi particolari, a certe dinamiche, e che tenta di raccontare certi fenomeni con lo scopo di renderli chiari a chi non riesce a comprenderli con la sola speranza che non si ripetano più e che questa Città e la sua splendida gente possa finalmente decollare con una speranza migliore ed una più felice condizione di vita. E se ogni tornata elettorale questa speranza può accendersi un po’ di più e anche vero che molti cittadini non hanno alcuna voglia di cambiare. Molti cittadini non hanno voglia di cambiare; l’affermazione sembra in fondo terribile e potrebbe nascondere rassegnazione e la perdita di ogni futura speranza. Invece è proprio il contrario. Tutti quelli che non vogliono cambiare, e lo ripeto sono veramente tanti, sono i soggetti avvezzi al potere, quelli che hanno avuto bisogno, ed oggi vorrebbero di più, e tutti quelli che vorrebbero qualcosa e non sono mai stati in grado di afferrarlo. L’astio che si è manifestato a Civitavecchia tra le due compagini più vicine al gran risultato, quella di Moscherini e quella di Tidei, nulla aveva a che fare con la politica, non c’entravano né il centrodestra né il centrosinistra ma non c’entrava nemmeno la progettualità né il futuro della città. Il problema era il potere, chi lo aveva non lo voleva mollare e chi lo bramava ne aveva una necessità vitale. Il potere deve essere un mezzo, non lo scopo dell’azione politica, questo dovrebbero saperlo anche i sassi. Ma se si piega l’azione amministrativa alla conservazione, alla gestione ed alla perpetuazione del potere in quanto tale si perde di vista la politica e si perde di vista il progresso della comunità. Scorrete l’elenco delle delibere di giunta comunale. Adempimenti legali, regalie e lottizzazioni, l’assise decide solo su questo, mai troverete una delibera di contenuto politico e la città continua la sua navigazione a vista in un grigiore che ricorda la fitta nebbia ed i mari del Nord. Il giudizio che i villeggianti, quasi tutti provenienti dalla capitale, hanno di questa Città, è unanimemente negativo. Perché si esprimono in questo senso? Sono liberi di pensiero, non hanno parenti in amministrazione né tra gli impiegati comunali, non hanno necessità di un posto di lavoro, non devono lottizzare né sopraelevare, non devono aprire nessuna attività né cambiare di destinazione a nessuna cosa. A loro, che vengono, pagano e vanno via, piacerebbe una vera azione amministrativa, loro sono i maggiori azionisti di questa azienda comunale in crescente bancarotta, sono quelli del dieciesessanta per mille, che pagano mille euro di IMU per stare a casa loro magari solo dieci giorni l’anno, clienti privilegiati che non hanno alcun bisogno se non quello di vedere i propri denari ben impiegati e non hanno nemmeno voce, perché qui non possono votare. Questi signori non hanno interlocutori credibili perche non parlano lo stesso linguaggio dei nostri amministratori, non riescono a comprendere né a farsi capire da chi parla solo in termini di interessi personali diretti. Come si fa a cambiare veramente se le conventicole che si stanno creando in questi giorni in vista dell’appuntamento elettorale per le prossime amministrative sono piene sempre delle stesse persone, se chi non ha interessi personali non prova a mettersi in gioco in prima persona per far vivere a questa Città la sua stagione nuova?


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Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente (ma lo zingaro è un trucco)

Ditemi cosa devo fare, ditemi cosa devo dire e spero di riuscire ad accontentare tutti. Ieri un anonimissimo lettore (il cappuccio in testa, l’anonimato seriale è l’ultima moda tutta santamarinellese) mi apostrofava dicendo che ero sempre triste e raccontavo sempre di cose non splendide. Non è la mia natura, sono ottimista per ragioni genetiche ma non riesco proprio a trovare nulla di buono e divertente parlando della mia Città. Mi impensierisce ultimamente la scelta che questa amministrazione ha fatto cominciando a compilare le nuove liste di candidati alle amministrative. Da quello che si sa non tutti gli attuali consiglieri verranno ricandidati nella lista o nelle liste del sindaco. Dico “da quello che si sa” non perche le mie fonti siano dubbie ma perche lo sport cittadino è e sarà quello di giocare con lo stesso mazzo su più tavoli e quindi le news devono essere sempre filtrate ed accomodate. Grande intesa, larga intesa, forte intesa: gli aggettivi vanno tutti bene ma manca la parte principale e cioè l’intesa. Questi tizi vengono da cinque anni fatti a denti stretti, con il coltello tra i denti e le mani serrate al collo del proprio sodale. Si tende sempre a copiare un modello altrui e se quello di Gianni Moscherini è miseramente naufragato con un sonoro schiaffone passato di guancia in guancia già al primo turno, la riproposizione dello stesso modello nella Perla è segno di quella grande supponenza e presunzione che ha guidato gli uomini dell’Orsetto in questi lunghi e durissimi mesi di agonia. Che cosa c’era di destra in quella disordinata formazione? Praticamente nulla, né la gente né i modelli. Un’armata molto Branca e poco leone, riunitasi per vincere contro un centrosinistra che era perdente prima di cominciare perché disunito, rissoso e chiassoso, talmente scollato da dividersi in monocellule e non riuscire nemmeno a formare un gruppo consiliare compatto. Manca il buon senso, da una parte e dall’altra, i veti incrociati piovono come i fuochi d’artificio la notte di Ferragosto e fanno lo stesso rumore uniti ad una smania di protagonismo che proviene da elementi senza alcun pedigree politico e sociale. Quello che farebbe bene invece alla Città ed ai suoi abitanti è una sorta di armistizio sociale con un cambio di mentalità generale e la consapevolezza di poter partecipare alla nuova sfida che ci attende non da protagonisti assoluti ma da autori mediati di un vero cambiamento. Ha senso oggi parlare di centrodestra e di centrosinistra? Personalmente ho sempre ritenuto che la diluizione lessicale recata dai termini composti centrodestra e centrosinistra volesse dire nulla più che uno slogan pubblicitario per accaparrare facilissimi consensi e che essere di destra o di sinistra prevalesse sempre sul dichiararsi tale e che in fondo essere di destra o sinistra potessero giudicarlo soltanto gli altri, quelli che ci conoscono dalle nostre azioni, riconoscendo a tali categorie soltanto il potere di ingabbiare menti e corpi per altri fini. Quindi come dare credibilità ad un sindaco che ha sempre pescato a man bassa sull’altra sponda del fiume, arrivando in pochi mesi dalla sua elezione a circondarsi di una corte di yesman composta non solo da gente che fino a qualche ora prima dell’ultima nomina si dichiarava di centrosinistra ma che addirittura aveva concorso alla tornata elettorale candidandosi con liste avversarie. La politica è confronto non settarismo; la politica è dialogo. Urge aprire un cantiere, senza chiamarlo tavolo per evitargli la fine ingloriosa dell’esperienza di cinque anni fa, urge dare a tutte le persone di buona volontà una grande opportunità di partecipare al cambiamento, per dare a chi non si sente compromesso, vincolato, ricattato o consociato l’opportunità di costruire la vera alternativa ad un sistema trasversale che sta spegnendo lentamente ma inesorabilmente questa città. E’ una sfida? Penso proprio di si, una sfida al grigiore che ci ha circondato e a quei poteri che si credono forti ma che vivono del loro stesso sangue.


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Il Porto di Fronti

Dopo l’indiscriminato e mal giustificato aumento dei canoni d’ormeggio, relativi ai posti barca riservati ai cittadini residenti a Santa Marinella all’interno del “nostro” Porticciolo, da parte della società che gestisce la concessione, ci troviamo oggi a rilevare un ulteriore sopruso nei confronti dei nostri concittadini;
questa volta a subire sono i pescatori professionisti che da generazioni sono presenti all’interno del porto: si sono visti triplicare l’affitto dei magazzini a loro riservati come deposito delle attrezzature da pesca, magazzini che, è doveroso ricordare, fanno parte, come la darsena pescatori e gli ormeggi riservati ai residenti, dell’accordo firmato tra Comune e Società concessionaria al momento della anticipata occupazione e tuttora valido.
Tale accordo, intendeva e, secondo noi, intende mantenere parte della struttura in uso ai cittadini di Santa Marinella, sotto il controllo del Comune.
Questo è quanto intendiamo fare noi della lista del Candidato a Sindaco Massimiliano Fronti ed è scritto a chiare lettere nel nostro programma in un punto preciso e ben evidenziato (è possibile consultarlo direttamente tramite il blog: http://blog.libero.it/SantaMarinella/ ) e promosso in ogni nostro incontro.
Ci dispiace notare che a tale riguardo non risulti un eguale manifesto interesse da parte delle altre liste in corsa…è difficile pensare che questa lacuna sia dovuta a semplice dimenticanza, mentre accreditarla ad interessi di parte, ad accordi sotto banco, ad aiuti “disinteressati” spiegherebbe questo colpevole e complice silenzio.
Ci è giunta voce che si stanno creando comitati autonomi per tutelare gli interessi delle parti lese ed è una cosa positiva questa presa di coscienza da parte dei cittadini, rimaniamo, però, convinti che, comunque, il cittadino debba essere tutelato dalle istituzioni;
da qui, il nostro preciso impegno di affrontare definitivamente il problema Porto Turistico.
Noi vogliamo l’ampliamento del Porto perché riteniamo l’approdo pedina fondamentale dello sviluppo turistico della nostra città.
Ma nel rispetto delle regole e degli accordi firmati e sempre nell’interesse ed a tutela dei nostri cittadini, della nostra città ed del nostro territorio.
Per questo motivo, abbiamo messo come punto fondamentale del nostro programma “IL PORTO AI SANTAMARINELLESI-IL PORTO AI SANTAMARINELLESI-IL PORTO AI SANTAMARINELLESI”.
La lista “Sviluppo Democratico”


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Le realtà per i giovani di SD

I giovani come risorsa a cui destinare un sistema integrato di interventi affinché possano essere valorizzati e formati, è questo uno dei punti programmatici che l’ex delegato ai rapporti Scuola-Università Paolo De Vito pone al centro delle linee programmatiche della lista Sviluppo Democratico. La realizzazione di una specifica struttura quale il Centro Scuola-Università in grado di coordinare le potenzialità del mondo scolastico con quelle del museo del Mare e della Navigazione e dell’Oasi di Macchiatonda in modo da costituire un sistema integrato di Cultura e Formazione è una opportunità e allo stesso tempo un obiettivo da realizzare. Soltanto attraverso una cabina di regia ed un sistema integrato potremmo essere in grado di programmare interventi strutturali per i giovani interfacciandoci con i sistemi che la Regione Lazio pone al centro della valorizzazione dei giovani tra cui il recente polo formativo ifts denominato “Information Comunication Tecnology” caratterizzato da 25 patner tra cui Università, Enti di Formazioni e Ricerca e Istituzioni Scolastiche. Il centro rapporti Scuola-Università – ha dichiarato De Vito_ sarà in grado sin dall’inizio di programmare la formazione universitaria dei nostri giovani favorendo il loro approccio ai test di accesso e alla conoscenza dei progetti ERASMUS e LEONARDO DA VINCI, ancora dei progetti tandem atti a favorire i primi esami universitari duranti gli ultimi anni delle scuole superiori, proiettare le scuole nei progetti sulla diffusione delle Scienze e delle tecnologie così come voluto dal recente “Gruppo Interministeriale per la diffusione delle scienze” e quindi richiedere attraverso la legge n. 6/2000 per la diffusione della cultura scientifica specifici fondi. La realizzazione di una Banca del Sapere luogo dove i neo diplomati e neo laureati potranno depositare il proprio curriculum o le proprie idee, infine, servirà a creare da un lato un punto di riferimento per i nostri giovani e le loro idee e d’altro a valutare la possibilità di un parziale utilizzazione di loro stessi e dei loro programmi nell’ambito delle tematiche che di volta in volta si svilupperanno nel territorio.

Paolo Di Vito


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