E’ l’ora in cui si scoprono le carte, si svelano liste e programmi ma non basta promettere di costruire e realizzare cose, bisogna prestare attenzione alle persone, a tutte le persone. Questa Città è in una situazione di completa rovina, è stata condotta per mano con pazienza e dovizia verso un baratro profondo da amministratori senza cultura e senza scrupoli, senza capacità e senza pazienza. Per risorgere basterebbe poco, basterebbe ascoltare la gente, cominciare a frequentare i cittadini, infilarsi tra le persone e dialogare. C’è un Santa Marinella nascosta, c’è un pianeta inesplorato che si espande giorno dopo giorno ed è quello del disagio legato a fattori economici. I servizi sociali comunali non possono seguire le vicende delle famiglie che stanno più o meno lentamente impantanandosi nel le spire di una crisi sempre più crudele e asfissiante perché queste persone non hanno ancora un marchio di povertà, non aspirano ad averlo anche se vivono sotto la soglia considerata di minimo benessere. E tra queste persone ci sono quelle che stanno subendo una forte contrazione del reddito a causa di politiche di mobilità o crisi aziendali, quelle che sono diventate improvvisamente monoreddito, tutte quelle che potevano soddisfare esigenze impreviste di liquidità rivolgendosi al sistema creditizio e che per la stretta imposta dalla crisi non hanno più quegli ammortizzatori che consentivano comunque di tirare avanti. Queste persone che fino a qualche tempo fa occupavano posizioni di rilievo in una presunta scala sociale cittadina adesso per effetto di questa pluriennale congiuntura stanno scivolando verso il basso e perdono posizioni giorno dopo giorno. La crisi sarà temporanea, lo dicono gli esperti di economia e lo vogliamo sperare tutti. L’amministrazione comunale che verrà si dovrà adoperare quindi per creare, attraverso le proprie strutture e per mezzo di percorsi virtuosi di facilitazione, tutte le condizioni per riottenere il credito, per riqualificarsi professionalmente, per accrescere la scolarizzazione, per non uscire dai processi produttivi e non per ultima cosa per dare a tutti i giovani di Santa Marinella le stesse opportunità nel campo dell’istruzione, della pratica sportiva e delle attività di socializzazione, affinché quelli che oggi stanno per diventare gli ultimi non vengano emarginati da una società sempre più diversa dalla comunità inclusiva nella quale piacerebbe a tutti vivere.
Eppure non è difficile. Eppure basterebbe estraniarsi un secondo e per un secondo fermarsi a riflettere e tutto sembrerebbe più chiaro. Sarebbero evidentissime le similitudini tra un fenomeno politico sociale appena spirato e chi sta tentando di imitarlo senza comprenderlo. Il paragone calzantissimo, la similitudine attiva è tra Gianni Moscherini ed il modo con cui in cinque anni ha messo in ginocchio Civitavecchia e Roberto Bacheca che ha fatto la stessa cosa a Santa Marinella. Adesso quello più giovane tenta di seguire le orme del suo omologo già confinante e non sa che gli si sta parando davanti lo stesso destino. Sarebbe facile studiare e trarre insegnamenti non solo dalla storia antica, non solo dalla storia contemporanea ma anche da quella che per vicinanza temporale si fatica a definire storia ma si chiama più comunemente cronaca. Le situazioni sono identiche, sono quelle di due città prese in consegna con una serie, nota, di problemi e lasciate dopo cinque anni con le casse prosciugate, con quei problemi irrisolti e con altri e più grandi casini montati e sul punto di esplodere. Hcs a Civitavecchia, Sms a Santa Marinella, disoccupazione, stagnazione economica, mancanza di sviluppo, criminalità, relazioni istituzionali, contributi Enel, instabilità politica, tutti temi che trovano uguaglianze, similitudini e riscontri da una parte e dall’altra del Marangone. Adesso stiamo entrando nel vivo della campagna elettorale e che fa il già sindaco ed ora candidato per disegnare la sua proposta da presentare alla città? Copia e ricalca le gesta del Marchese del Pincio nella speranza che a lui vada meglio. Libretto colorato, qualche taglio di nastro, cene e festini e la campagna è servita, il tutto condito da sproloqui su Facebook e dalla mancanza di un programma elettorale fatto di proposte vere, reali e commestibili. Berlusconi pochi giorni prima del voto sparò via cavo la notizia dell’azzeramento dell’Ici, Moscherini parlò ai quattro venti di 18.000 posti di lavoro sparsi tra terme e parco a tema. Sotto il Marangone la solfa è la stessa, ordita dai medesimi figuranti ma non in senso retorico, i registi di questa ennesima farsa sono gli stessi e stanno già arruolando disoccupati con la promessa di impiegarli nel nuovo progetto del Castello di Santa Severa e in quella mega opera che dovrebbe uscire fuori dai calcinacci del Cementificio. Di porto e di municipio non si parla né si parlerà più e chi vorrà farsi illudere dal nuovo pifferaio è libero di farlo. La democrazia è anche questo e lascia la punizione per lo spaccio inconsiderato di bugie alle sole urne. I problemi arriveranno dopo. Mi sono sempre domandato cosa sarebbe successo poi ovvero se a Civitavecchia avesse rivinto Moscherini il problema del gigantesco buco di bilancio, la questione della pessima gestione delle municipalizzate, il dramma dei dipendenti pubblici in sovrannumero sarebbero mai venuti a galla? Il tetro aspetto delle facce di quelli che ieri sera dovevano festeggiare l’ottima riuscita di cinque anni di amministrazione nasconde proprio la necessità vitale e virale di essere rieletti. Tra le vecchie volpi della politica, pur nella mancanza assoluta di onore e rispetto che abbiamo sempre segnalato, esiste un pactum sceleris che impegna a nascondere i panni sporchi che, rassettando, dovessero spuntare fuori nel passaggio tra una gestione e quella successiva. Cosa spaventa allora veramente queste persone e le obbliga a correre di nuovo come stessero gareggiando non per una questione di stile politico ma per la propria esistenza e basta? Il terrore per il nuovo, la paura che al posto loro vada gente senza nulla da dover barattare, senza un passato da dover giustificare che abbia il giusto approccio verso i problemi, tanti, che entro la fine del prossimo atto come tanti piccoli e grandi nodi verranno sicuramente al pettine. Il nuovo fa paura perché incontrollato, il nuovo fa paura perche non è ricattabile, il nuovo fa paura perché non ha interessi né nulla da barattare. Il nuovo fa veramente paura.
Come acqua azzurra, acqua chiara anche il ritornello dei “tempi non sospetti” è entrato nei nostri modi di dire passando attraverso la porta dei luoghi comuni più consumati. Anche se non mi piace frequentare i luoghi comuni devo dire che proprio io, in tempi non tanto sospetti, avevo detto che “l’Ancora cercava casa”. Correva l’anno 2008 ed anche allora si era in tempi caldamente pre-elettorali. Allora come oggi Eugenio Fratturato sentiva aria di primavera e provava a cambiare i suoi vestiti, sempre strettissimi, e come si dice nelle migliori aziende, si ricollocava sul mercato. Quasi cinque anni dopo Eugenio diventa l’uomo del “ma anche” confidando a pochi intimi che la legislatura va conclusa e quindi gettando acqua su tutti i fuocherelli che lo dipingevano come l’affossatore del suo compare Bacheca. Ma anche…si guarda intorno, facendo chiaramente sapere che accetta proposte, rinuncia a proporsi come leader di una nuova formazione civica a patto di entrare con il suo consueto savoir faire nella coalizione più forte che ci sia su piazza. Due i passaggi da sottolineare nel breve inciso diffuso dalla stampa. Il primo riguarda Santa Marinella “che è la mia città”, tagliando fuori quindi dal toto sindaco la figura dell’ex europarlamentare Battilocchio, dietro alla quale si è riparato per cinque anni da tutti i colpi, alti e bassi, tirati dai suoi colleghi di giunta. Parla poi di “diversi interventi pubblici, di carattere strutturale e strategico” senza farci sapere quali siano ma consapevolmente denunciando il vuoto assoluto del quale è stato artefice, essendo il numero due dell’amministrazione comunale e per cinque anni assolutamente complice. Non guarda in faccia a nessuno il “giovane” Eugenio, non si risparmia. A chi lo definisce un voltagabbana risponde, nella maniera più colta possibile, dichiarando che nei cinque anni di cui ha bisogno per completare quanto nei cinque anni appena trascorsi non è riuscito nemmeno ad iniziare sarà indispensabile una “decisiva, innovativa ed inedita scelta di azione, da parte della prossima amministrazione comunale”, come per dire che non bisognerà andare tanto per il sottile, non sarà importante la bandiera né la nuova ed inedita alleanza che sta preannunciando. E’ pronto al dialogo, lo stesso dialogo adoperato con i suoi colleghi di giunta, proprio per preparare una rivoluzione “epocale”. Contemporaneamente ed in poche righe ha detto tutto e non ci ha fatto capire niente. Un po’ come il sindaco uscente Roberto Bacheca che nella dichiarazione di risposta (che senso ha rispondere se non si viene apertamente attaccati?) dice che se Fratturato non insegnerà alla sua stessa maggioranza come si fa veramente a governare una città impegnativa come Santa Marinella dovrà andarsene altrove anche perché siccome lui sta preparando la sua lista elettorale con gente nuova, seria e preparata per Eugenio Fratturato ormai non c’è più posto. Scherzi a parte finalmente abbiamo capito cosa hanno fatto questi signori a via Rucellai per cinque anni. Ce l’eravamo chiesti vedendo che il programma elettorale non era stato nemmeno iniziato, che a parte le numerose cene e libagioni consumate i consiglieri e gli assessori, sindaco in testa, non si facevano vedere in giro e per fare un po di polvere si erano impegnati come matti a terminare le opere ed i programmi iniziati dal Faraone: stavano imparando a recitare e provavano e riprovavano la pantomima che ha iniziato ad andare in scena in questi giorni, quella della finta lite pre-matrimoniale. Cinque anni fa Eugenio ci aveva confessato che il suo cercare casa faceva parte di una precisa “strategggia”, che lui la casa non l’aveva persa e che certi accordi erano sigillati col sangue da tantissimi anni. E allora a cosa serve tutto questo polverone? A noi che non stiamo mai tranquilli, che abbiamo l’abitudine di riflettere sulle cose, che andiamo a controllare e toccare con mano questa cagnara fra venire in mente una cosa precisa. Oggi doveva essere tenuto un consiglio comunale con all’ordine del giorno l’importante argomento della ricognizione degli equilibri di bilancio. La maggioranza non c’era, ormai sfaldata e divisa; nessuno si è preso la responsabilità di approvare un documento che non è stato attentamente controllato, verificato, validato. I conti non tengono, evidentemente non sono in ordine. Nessuno ci ha ancora spiegato che fine hanno fatto i soldi dell’Enel, quelli dell’autovelox, quelli dell’addizionale irpef; per questa ragione i consiglieri comunali non hanno nessuna intenzione di ratificare un documento che non riescono a comprendere fino in fondo. Protraendosi questa situazione la sanzione potrebbe essere quella dello scioglimento anticipato del consiglio comunale. Il calcolo è presto fatto, pochi mesi di commissariamento varrebbero molto più dell’onta di non approvare un documento di bilancio dichiarando il fallimento della propria amministrazione. I giochi sono fatti e le scaramucce tra Eugenio e Roberto fanno parte di una “strategggia” ben studiata. Intanto questa Città continua a morire, nell’indifferenza più completa.
Per troppo tempo le associazioni locali sono state usate dalla politica, ad ogni livello ed anche per scopi alquanto discutibili. Santa Marinella è una Città generosa, ci sono associazioni che spuntano come funghi e che si occupano di ogni aspetto della vita sociale e civile dei cittadini. Questa Città sarebbe un paradiso, dal punto di vista dell’impegno dei cittadini, se poi non dovessimo registrare il fatto che il rovescio della medaglia è di un’amarezza sconcertante. Innanzitutto per l’impiego che viene fatto delle associazioni, non di tutte naturalmente, che si occupano soltanto degli aspetti ludico-ricreativi della vita cittadina e s’impegnano ad organizzare cene, banchetti, feste, gite e spettacoli quando hanno da statuto scopi filantropici assolutamente di altra natura. Poi per il fatto che servano a drenare soldi pubblici dirottandoli con una costanza indefessa dagli scopi istituzionali a quel coacervo di amenità appena descritto ponendosi anche a volte in diretta concorrenza con chi delle attività turistico ricreative ha fatto il suo lavoro e paga, con sacrificio, canoni, licenze e contributi per vedersi depauperato dal banchetto o dal chiosco che aprono, regolarmente in nero, davanti alla sua attività ad ogni festa comandata. Per non parlare poi dell’atteggiamento di sufficienza con cui l’amministrazione comunale tratta dal punto di vista legale la materia dell’associazionismo cittadino. Esiste un regolamento che impone l’iscrizione nell’albo comunale da almeno due anni alle associazioni per accedere ai contributi pubblici in ogni forma e vieta la sub concessione dei benefici erogati. Questi due principi, uniti a quello della pubblicità dell’elenco dei soci, sono disapplicati con una buona regolarità dall’amministrazione. Per rendersene conto basta scorrere l’elenco delle erogazioni effettuate negli ultimi cinque anni. E’ la piccola politica che comunque sfrutta il mondo dell’associazionismo considerando ogni sodalizio come una piccola serra in proprietà privata nella quale coltivare una manciata di voti e da concimare ogni tanto con una manciata di soldi pubblici. Altri piccoli politici usano le associazioni come schermo per fare cose che alla luce del sole, mettendoci la propria faccia, non possono o non hanno il coraggio di fare. Santa Marinella è una città dal cuore veramente molto grande e il mondo dell’associazionismo talmente variegato e frazionato da dimostrare chiaramente come ognuno, con un po’ di buona volontà, possa mettersi a disposizione del prossimo per creare o coltivare cose belle. Non credo nella necessità che l’associazionismo debba essere regolarmente finanziato da un’amministrazione comunale. Se si ha forza nelle gambe e nella testa si arriva dappertutto. Un bel sodalizio serve anche a mettere in comune le proprie forze economiche prima di quella degli altri. Piuttosto credo che una moderna amministrazione comunale debba avere il ruolo di facilitatore, più che quello di appaltatore, anche per stimolare i cittadini a forme di azione in comune senza esservi direttamente interessato. Penso anche che nella nuova storia di Santa Marinella, quella che potrebbe nascere il prossimo anno, il ruolo delle associazioni, quelle veramente valide, debba anche questo fare un salto di qualità, facendole diventare protagoniste di una veloce campagna di recupero di quel gap immenso che divide i cittadini dalle istituzioni e facendo loro anche assumere il ruolo determinate di collettori delle istanze popolari, cosa che darebbe loro contemporaneamente e proporzionalmente importanza e potenzialità. Penso al ruolo forte che con lo strumento della sussidiarietà orizzontale proprio la carta costituzionale assegna attraverso l’articolo 118 alle associazioni di cittadini; andatevelo a ripassare. La sussidiarietà impone l’intervento degli Enti pubblici possa venir meno nel momento in cui i cittadini si organizzino per conto proprio per soddisfare le loro necessità e dimostrino di essere capaci di farlo. Vi pare poco? Sento che c’è una rivoluzione in atto quando leggo nella Costituzione che i Comuni debbano favorire l’iniziativa dei cittadini che si adoperino per lo svolgimento di attività d’interesse generale. Favorire dice la Costituzione, facilitare dico io, attaccare al seno con il latte degli altri è, come al solito, tutta un’altra cosa.
Ditemi cosa devo fare, ditemi cosa devo dire e spero di riuscire ad accontentare tutti. Ieri un anonimissimo lettore (il cappuccio in testa, l’anonimato seriale è l’ultima moda tutta santamarinellese) mi apostrofava dicendo che ero sempre triste e raccontavo sempre di cose non splendide. Non è la mia natura, sono ottimista per ragioni genetiche ma non riesco proprio a trovare nulla di buono e divertente parlando della mia Città. Mi impensierisce ultimamente la scelta che questa amministrazione ha fatto cominciando a compilare le nuove liste di candidati alle amministrative. Da quello che si sa non tutti gli attuali consiglieri verranno ricandidati nella lista o nelle liste del sindaco. Dico “da quello che si sa” non perche le mie fonti siano dubbie ma perche lo sport cittadino è e sarà quello di giocare con lo stesso mazzo su più tavoli e quindi le news devono essere sempre filtrate ed accomodate. Grande intesa, larga intesa, forte intesa: gli aggettivi vanno tutti bene ma manca la parte principale e cioè l’intesa. Questi tizi vengono da cinque anni fatti a denti stretti, con il coltello tra i denti e le mani serrate al collo del proprio sodale. Si tende sempre a copiare un modello altrui e se quello di Gianni Moscherini è miseramente naufragato con un sonoro schiaffone passato di guancia in guancia già al primo turno, la riproposizione dello stesso modello nella Perla è segno di quella grande supponenza e presunzione che ha guidato gli uomini dell’Orsetto in questi lunghi e durissimi mesi di agonia. Che cosa c’era di destra in quella disordinata formazione? Praticamente nulla, né la gente né i modelli. Un’armata molto Branca e poco leone, riunitasi per vincere contro un centrosinistra che era perdente prima di cominciare perché disunito, rissoso e chiassoso, talmente scollato da dividersi in monocellule e non riuscire nemmeno a formare un gruppo consiliare compatto. Manca il buon senso, da una parte e dall’altra, i veti incrociati piovono come i fuochi d’artificio la notte di Ferragosto e fanno lo stesso rumore uniti ad una smania di protagonismo che proviene da elementi senza alcun pedigree politico e sociale. Quello che farebbe bene invece alla Città ed ai suoi abitanti è una sorta di armistizio sociale con un cambio di mentalità generale e la consapevolezza di poter partecipare alla nuova sfida che ci attende non da protagonisti assoluti ma da autori mediati di un vero cambiamento. Ha senso oggi parlare di centrodestra e di centrosinistra? Personalmente ho sempre ritenuto che la diluizione lessicale recata dai termini composti centrodestra e centrosinistra volesse dire nulla più che uno slogan pubblicitario per accaparrare facilissimi consensi e che essere di destra o di sinistra prevalesse sempre sul dichiararsi tale e che in fondo essere di destra o sinistra potessero giudicarlo soltanto gli altri, quelli che ci conoscono dalle nostre azioni, riconoscendo a tali categorie soltanto il potere di ingabbiare menti e corpi per altri fini. Quindi come dare credibilità ad un sindaco che ha sempre pescato a man bassa sull’altra sponda del fiume, arrivando in pochi mesi dalla sua elezione a circondarsi di una corte di yesman composta non solo da gente che fino a qualche ora prima dell’ultima nomina si dichiarava di centrosinistra ma che addirittura aveva concorso alla tornata elettorale candidandosi con liste avversarie. La politica è confronto non settarismo; la politica è dialogo. Urge aprire un cantiere, senza chiamarlo tavolo per evitargli la fine ingloriosa dell’esperienza di cinque anni fa, urge dare a tutte le persone di buona volontà una grande opportunità di partecipare al cambiamento, per dare a chi non si sente compromesso, vincolato, ricattato o consociato l’opportunità di costruire la vera alternativa ad un sistema trasversale che sta spegnendo lentamente ma inesorabilmente questa città. E’ una sfida? Penso proprio di si, una sfida al grigiore che ci ha circondato e a quei poteri che si credono forti ma che vivono del loro stesso sangue.
La domanda in fondo è sempre la stessa e cioè se gli angeli trombino o meno. Dopo aver esaurito nella mia irruenta maniera una sterile discussione intorno a questo annoso argomento potremmo affrontare nello stesso modo un dibattito, più breve possibile, su un argomento della stessa caratura di quello intorno alla sessualità celeste ovvero la commistione tra affari e politica e se questa sia lecita o meno. Tutto nasce, purtroppo, sempre dai miei amici di Facebook. Dico purtroppo perché certe cose andrebbero affrontate de visu, magari un una bella piazza comunale, un’agorà aperto dove discutere con la massima tranquillità di tutto con tutti. Per ora accontentiamoci di questa consumatissima tastiera ed andiamo avanti ad affettare il problema. Si parlava di costi della politica e di come affrontarli quando un amico (non lo stesso di ieri) mi dice che scendere a compromessi con il mondo degli affari inquina la politica. Naturalmente sto usando termini miei ma il concetto suppergiù è questo. Credo che in quello che dice questo signore, politico di complemento nel senso che è un politico locale ma è uno dei pochi che trae il suo sostentamento dal suo lavoro, ci siano contraddizioni. La prima è che dobbiamo smettere di considerare la politica come una cosa assolutamente pura ed astratta, il fatto che la politica non deve essere una collezione di dogma ma l’arte del compromesso, la scienza di contemperare opposte ragioni per trarne un vantaggio più ampio possibile. Se così non fosse non avrebbero senso gli organismi collegiali, camere parlamentari e consigli degli enti locali, nei quali la volontà di alcuni diventa volontà ed obbligo per tutti e quindi nella politica, almeno come la vedo io, c’è spazio anche per il sostegno che l’impresa o una parte dell’impresa territoriale debba obbligatoriamente dare ad un’azione particolarmente illuminata, anche nel rispetto dei termini della nostra carta costituzionale che lungi dal disegnare l’Italia come culla del liberismo più sfrenato e sulla base di una spinta popolare mai scemata vuole e determina una funzione sociale che ogni impresa piccola o grande deve disegnare e difendere nel territorio dove va ad operare. Ogni altra e diversa concezione equiparerebbe anche la più piccola azienda ad una nave di pirati pronta a sbarcare su queste spiagge e depredare popolazione territorio. L’altra cosa che mi piace sottolineare spesso è il modo con il quale il Comune di Santa Marinella dovrà abbandonare la funzione di appaltatore che oggi esercita in maniera abbastanza sciagurata erogando contributi a fondo perduto a piene mani ed indiscriminatamente per abbracciare una più moderna funzione di incubatore e facilitatore per imprese ed enti che abbiano interessi in questo abbandonato territorio. Anche i tanto condannati accordi di programma meglio definibili come edilizia convenzionata premiale sono esecrabili nella misura in cui lasciano troppo ampio margine a pochi fortunati imprenditori e forse solo in quella misura. Memorabile fu l’intervento di un canuto assessore che difese a spada tratta una delle imprese assegnatarie di un accordo di questi ultimi dicendo “ ma così l’imprenditore non ci guadagna nulla”. Non abbiamo bisogno di essere rappresentati da certe persone, abbiamo invece bisogno anche di imprenditori che credano veramente e fermamente in un progetto di rinascita di un territorio saccheggiato per decenni, che sentano il bisogno di considerarsi interlocutori con una classe dirigente nuova ed illuminata, interlocutori e basta, senza altri aggettivi. Abbiamo sempre saltato un passaggio credendo che il progresso significasse far sedere gli imprenditori nello scranno consiliare. Il tempo ci ha dimostrato che il concetto era sbagliato e che è stato fuorviante ritenere che certi soggetti potessero spogliarsi delle loro prerogative per difendere gli interessi della collettività. Ben venga quindi la possibilità che proprio la buona politica sia affiancata dalla buona impresa e che quest’ultima decida di distribuire e restituire al territorio nel quale opera una qualsiasi parte dei suoi profitti investendoli nel sostegno ad azioni civili mirate e di pubblica evidenza. Il problema sarà piuttosto trovare persone così belle, ma questo è un altro discorso.
L’antimateria della politica è ancora lontana, una scoperta fantascientifica di dubbia utilità. E’ certo che l’analisi di questi lunghissimi cinque anni lascia aperti ed irrisolti tantissimi interrogativi e una spinta verso il buco nero contribuisce a darla proprio il tempo trascorso senza combinare nulla. Una soluzione strettamente politica ci è stata offerta su un piatto d’argento al posto delle solite variopinte liste civiche e la formazione del PdL, partito minestrone nuovo di zecca, non è riuscita a vincere le elezioni. E’ soltanto arrivata prima tra tanti ed ha preteso di governare la Città, malissimo, forte di una legge elettorale ormai stretta come il vestito della Prima Comunione. Assente ogni iniziativa politica è mancata anche una minima programmazione, ci si è limitati alla semplice manutenzione senza riuscire ad andare oltre. Un programma elettorale di due paginette ha avuto il primato di non essere non solo portato a termine ma nemmeno iniziato in una sola riga. Si sono vantati di essere di “destra” pur provenendo da percorsi eterogenei ma non sono nemmeno riusciti a declinare e recuperare il nucleo semantico di quella parola. Adesso con feste e festini, inaugurazioni e tagli di fettuccine tricolori si abbandonano ad un populismo di bassissima fattura. Il disastro fatto finora sta emergendo in tutte le sue catastrofiche proporzioni, proprio qui ed ora, e non si può vivere e continuare ad andar avanti abbandonandosi a questo populismo. Certo, se trovare una ricetta per lo sviluppo che contemperi anche un carico fiscale meno doloroso significasse parlare di populismo allora saremmo tutti assolutamente populisti. Il programmino elettorale di Bacheca e dei suoi sodali è stato uno specchietto per le allodole, pochissime allodole, è stato un imbroglio, un fallimento, un grande miraggio. La ricandidatura di questa cosiddetta classe dirigente, magari con un loden alla Monti, l’innesto di elementi di centrosinistra magari sponsorizzati da Civitavecchia e promesse di risanamento e ricostruzione illusorie quanto false, potrebbe essere paradossalmente l’unico vero cambiamento di una stagione storica veramente piatta. Mi spiego meglio. Il centrodestra chiamato PdL è stato il regno dell’inciucio, una grande patacca somministrata per evitare che qualcuno, pur di difendere la gente, i suoi concittadini, non riuscisse più a difendere nemmeno se stesso. Siamo arrivati al momento di svolta, quello nel quale non si può essere più diplomatici né politicamente arrendevoli a causa del rischio che a vincere siano sempre le stesse persone che da decenni fanno il bello ed il cattivo tempo, magari con una maglietta di un altro colore. Senza bisogno di offrire tante spiegazioni la gente comprende intuitivamente che qualcosa non va, gli unici a difendere l’indifendibile sono i percettori di stipendi e prebende o quelli che ne aspirano. Vincere le elezioni è diverso dal governare e diverso ancora dal saperlo fare bene. La sfida che sappiamo lanciare è tutta racchiusa in un programma elettorale ancora più striminzito di quello del pur stringatissimo ultimo Bacheca:solo tre parole. “Salto di qualità”, una missione impegnativa, adatta a coinvolgere tutta la cittadinanza, pensata per lasciare il segno ed una grande eredità alle future generazioni, eredità che non sia fatta solo di debiti ed inquinamento. Il denominatore degli ultimi trent’anni di governo cittadino è stata l’incapacità di promuovere un cambiamento di favorire crescita e progresso. Insieme dobbiamo essere i protagonisti di questo salto di qualità.
La sinistra è spaccata. Il busillis è nelle primarie. Chi le vuole e chi no. Cominciamo da chi non le vuole e cioè il faraone. Ha paura che le urne possano legittimare, all’interno del suo stesso partito, un altro soggetto doverso da lui, magari quella Giovanna Caratelli che è stata proprio la più votata nelle elezioni di domenica per la designazione del direttivo comunale del PD. Lui non dichiara ma rilancia. Vuole le primarie ma a modo suo, riscrivendo per l’ennesima volta le regole. Vuole fare le primarie contro Paola Rocchi, il candidato sindaco del Tavolo del Lunedì. La posta sarebbe ben più alta, l’egemonia di tutta la sinistra cittadina. Contro il popolo del tavolo lui schiererebbe tutte le truppe che ha prussianamente esibito a metà ottobre, in occasione delle primarie per il segretario nazionale. Quindi rivedremmo in campo la Fronty Family, Mauro Trebiani ed i suoi boys, Flaminia Assuma che dove c’è c’è. dare per sontato lo scontro al vertice pare banale. Sicuramente se la Rocchi dovesse accettare la sfida, questa si risolverebbe in un bagno di sangue. Ma la Rocchi è scaltra e non cadrà nel tranello. Il Faraone sta virando verso altri lidi, vuole mettersi al sicuro. La settimana scorsa ha incontrato diversi circoli cittadini alcuni dei quali vicini al centrodestra. Per paradosso con mezzo PD fuori, con il tavolo a correre per conto suo, con il centrodestra a cercare ancora qualche trombettista per suonare una marcetta la vera destra a Santa Marinella potrebbe trovarsi nella lista del Faraone.