Lo ammetto, ci avevo creduto anche stavolta, stavolta che ero convinto qualcosa potesse cambiare. Tutti attendevamo una vera rivoluzione e la rivoluzione, si sa, non la fanno i partiti o i movimenti politici ma la fanno le persone. La diga da rompere, la boa da passare era proprio quella del 24 febbraio, la data delle votazioni. E non mi si venga a dire che le votazioni politiche o regionali qui non contano perché altrimenti il fiato sprecato sinora è stato veramente speso invano. I risultati devono contare per forza perché le persone chiamate alle urne sono le stesse che dentro le urne ( non cinerarie, spero) torneranno tra novanta giorni. Questi benedetti risultati non vanno però gestiti come altri dati quando, tra ragazzi al bar, si parlava soltanto di misure. Abbiamo assistito allora alla fiera della fregnaccia, con leaderini o presunti tali che si affannavano a far comprendere come il bicchiere mezzo vuoto valesse molto di più di quello completamente pieno. Le facce appese poi parlano da sole, nessuno qui a Santa Marinella è stato in grado di gridare veramente alla vittoria. C’è un pericolo forte che aleggia nell’aria. Ce ne accorgiamo leggendo sul web e sul giornale dichiarazioni disperate di qualcuno che ormai deve dire addio alla poltrona ed allora tenta l’ultimo colpo di coda e si accorge che quella Città che ha maltrattato per tanti anni, quella Città piena di debiti ed immondizia è veramente piena di debiti ed immondizia. Non vale strillare e tentare di convocare commissioni, decentrare uffici se fino a qualche giorno fa si erano bollate come fesserie tutte le voci, politiche e popolari, che chiedevano maggiore attenzione alle esigenze della gente. Soluzioni e speranza, questo chiede e vuole la gente, gente che ha sempre più bisogni e non vede nulla al di là del proprio naso, gente a cui non interessa se sarà Bersani a guidare il nuovo governo ma vede come il fumo agli occhi lo sperpero di denaro pubblico che fa bella mostra di sé ogni giorno in questa tormentata Santa Marinella. Quando vedono, ripeto, i leaderini, i protagonisti delle vecchie e delle nuove castine, accapigliarsi con i tabulati elettorali in mano capiscono con tristezza e terrore che non è cambiato nulla. C’è una fortissima preoccupazione, la buona e sana gestione comunale è alla base di tutte le politiche che incidono direttamente sui servizi alla persona e scavano più o meno profondamente nel portafoglio delle famiglie. Non si può più sbagliare, bisogna saper governare ed il sentimento che prevale tra la gente anche qui a Santa Marinella, soprattutto qui, è quello dell’incertezza sul futuro e su tutto quello che ci riguarda. Il clima è impazzito ed i cori da stadio fuori dai seggi non calmeranno nessuno. E’ necessario interrogarsi sulle reali necessità di questa nostra gente, sui modi per sollevare prima il morale e poi l’economia, sulla reale prospettiva di far ripartire una società intera e ricostruire una Comunità felice mentre tutti si affannano a discettare di urbanistica e lottizzazioni. Si sa, il mattone tira come il famoso pelo che tanto tempo fa era in competizione con la pariglia di buoi, il mattone è il lubrificante di tutti gli accordi della castina ma su questo lubrificante rischia di scivolare la prossima generazione e quelle a venire. I cori lasciamoli allo stadio, la politica è un’altra cosa.