Continua pure la tua strada ( senza mai pensare a me)

WP_20130923_001Di discorsi se ne fanno tanti, sono poi i fatti a parlare, a farci rendere conto di quanto valgano veramente le persone. Mentre è calato un silenzio che qualcuno ha già definito “assordante” sulla vicenda munnezza, Gesam e tutti i suoi pesanti strascichi giudiziari, la domanda che ci siamo posti e che nessuno ha mai voluto o saputo esattamente affrontare è quella sui controlli. Carte alla mano qualcuno doveva controllare, correggere o sanzionare e comunque certificare un modus operandi, uno stato di cose che non andava. E la mancanza di controlli ha assunto ormai proporzioni dilaganti, ne è l’esempio il parco dei Tulipani, situato nella porzione di città che va da via dei Tulipani, appunto, a via delle Camelie. Inaugurato solo pochi mesi fa è diventato un ricettacolo di immondizie, il cancello su via dei Tulipani perennemente chiuso ed il campetto di calcio, fiore all’occhiello della struttura, devastato dalle erbacce. Il riassetto dell’intero parco è costato ai cittadini quasi 300.000 euro e il risultato di questo importante investimento non si vede. Queste sono le cose concrete, dicevano i beneamati nostri mentre tagliavano il nastro, che ci danno soddisfazione nel compiere il nostro lavoro. Lavoro? WP_20130923_005

Quale lavoro, quello di pulire per poi lasciare qualcun altro a sporcare? ED se nessuno controlla che chi deve pulire pulisca che fine fa il buon senso di chi deve governare perché la barca, pur con tutte le sue falle, vada avanti? La munnezza accumulata tra i bei viali del parchetto non è di questa notte e nemmeno di questa settimana, li sono in bella mostra settimane di incuria. Anche il prato è devastato dalla mancanza di acqua e le piante crescono in maniera assolutamente spontanea. Che senso ha spendere trecentomila euro per inaugurare la solita cattedrale in un deserto fatto di cartacce e di bottiglie di plastica abbandonate? C’è una regia, naturalmente, dietro tutto questo. E’ impossibile soltanto pensare che un sindaco tanto abile da vincere a man bassa due difficili campagne elettorali una dietro l’altra non sappia come gestire la manutenzione di qualche centinaio di metri quadrati di verde, che una persona tanto accorta si lasci impallinare per una scusa così banale quale il fancazzismo, morbo diffuso ma dal quale a via Rucellai sono tutti immuni. A cosa dobbiamo pensare, quindi, quando assistiamo a spettacoli del genere, qual’è la sottile strategia adottata dal nostro beneamato? Se ragioniamo dando tutto per scontato l’esito di un investimento di tale portata sul parchetto è assolutamente fallimentare. Invece con questa operazione, tutta in negativo, si vuole, riteniamo, distrarre l’opinione pubblica che in effetti del parco dei Tulipani ha letto solo dai giornali. Il parco è praticamente inutilizzato, non ci passeggia nessuno e quindi a cosa serve pulirlo e custodirlo? Bene, bravo e speriamo di stare attenti al bis. Così facendo stiamo imparando la lezione più costosa del mondo e cerchiamo di trovare un nuovo equilibrio provando a capire non solo che cosa si dice e si fa ma soprattutto in che modo si raccontano le cose e dove sono i significati reconditi. Certamente alla letteratura preferiamo sempre la politica ma cerchiamo anche di evitare l’assurda svendita di quello che già possediamo in nome di un pessimo utilizzo che se ne fa. La previsione a breve è che il prossimo intervento sul piccolo parco riguarderà la sua chiusura ed il suo affidamento, chiavi in mano, ad una società privata, ad un associazione travisata come già avvenuto per alcuni giardini ed altre palestre. Con i soldi pubblici si è ristrutturato un bene di tutti che produrrà soldi privati. Un equazione micidiale che contribuirà non poco alla già evidente bancarotta di questa disordinata Città. Passeggiamo per il parco, occupiamo il parco perché la realtà, in modo difforme da come spesso ci viene presentata, sarà più amara di quanto pensiamo. Il caso del parchetto di via dei Tulipani non è l’ennesimo fallimento di una giunta di allegri gaudenti ma la vittoria di pochi sulle solite spalle, le nostre.

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