Archivio della categoria: Politica

Cerco un po’ di blu ( dove il blù non c’è)

I-Puffi-06-e1357224519615I Partiti si rifondano ma non sfondano. Autosufficienza, autocommiserazione, tutto in una sorta di autocastità che non riesce a far riprodurre l’unica cosa che oggi può fare da collante tra le persone: la grande solidarietà sociale che è venuta a mancare e che è comunque indispensabile per ogni processo che abbia come fine la ricrescita e non un guadagno personale, anche non patrimoniale, di uno dei tanti pseudo leader che spuntano come funghetti. Di puffi ormai è piena la nostra vita, di puffi sono pieni i posti di lavoro, il mondo delle associazioni, il sistema culturale, i puffi li vediamo sotto casa nostra tutti i giorni, tutti uguali nel modo di vestire e in quello di parlare, tutti che pensano, sotto il loro bianco cappellino, nella stessa maniera. Nessuno ha più il coraggio di parlare e dire chiaramente come stanno le cose. Se sono sparite le mezze stagioni sono andati via anche i politici di una volta. Oggi la politica si fa se non per tentare di svoltare la giornata anche soltanto per praticare vendette personali. Non c’entra l’etica, che abbiamo dimenticato a casa, non c’entra nemmeno la fantasia. Vorremmo essere gli ultimi superstiti di un mondo che non c’è più e non ce la facciamo a crescere. Ci sono eccezioni, lodevoli, ma il mondo ormai gira così. A noi è rimasto lo studio dei sistemi, lo studio appassionato delle dinamiche sociali, quello che ci faceva dire qualche anno fa che Santa Marinella poteva essere un piccolo laboratorio, una serra nella quale trapiantare in un ambiente protetto quello che di migliore la nostra società aveva creato per tramutarlo nel sogno da poter far cavalcare ai nostri figli. Ieri sera abbiamo assistito alla riedizione del solito teatrino, dove un sindachetto stantio e scoglionato ha letto due paginette di buoni propositi, una letterina a Babbo Natale scritta anzitempo, preparata da chi ha scambiato Santa Marinella per l’isola che non c’è, predisposta per chi sa annuire ma non vuole capire. Ieri sera qualcuno ha confermato che la seggiola precaria che si era ritagliato tra i posti della minoranza aveva il sedile piccolo e quindi ha presentato il biglietto che aveva vinto durante il ballottaggio, la lotteria degli orrori, e che ancora non gli è stato pagato. Dopo mesi di silenzio e di sguardi torvi “esso” è tornato a reclamare, dice che starà in maggioranza, ma anche no. Aveva smentito più volte anche sui giornali questa cosa ma se da bambini ci hanno insegnato che amare significa non dover mai dire mi dispiace, oggi stiamo imparando che la differenza tra maggioranza e minoranza è un concetto squisitamente metafisico, che la politica è fluida, che un comitato di quartiere può fare una forte campagna elettorale per un candidato sindaco e che a poche ore dalla chiusura delle urne può ottenere una delega, un incarico di governo, dall’altro candidato, quello che ha vinto le elezioni. Con questa logica per avere un posto in giunta basterà smentire, magari a mezzo stampa, di aver mai pensato di voler governare ma tuttalpiù voler fornire un semplice appoggio esterno. Ma se la Giunta è l’organo di governo del sindaco, che la presiede, è possibile pensare di avere un organo esterno invece che interno, una sorta di macchina politica extracorporea? Non sarà che qualcuno invece di appoggiare soltanto l’amministrazione ha in mente di appoggiarlo a tutti i cittadini? Ieri sera, insomma, sono andato al cinema della parrocchia, sullo schermo c’erano i Puffi.

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E fu per ignoranza o per sfortuna che perse il treno ( il treno per la luna)

attilaDire che è un film già visto non significa ricorrere al solito armamentario di frasi fatte. La politica a Santa Marinella è sempre un’altra cosa, subisce influssi ed applicazioni che la rendono una materia ancora oscura ai più. E così capita di leggere sulla stampa nostrana che il partito Democratico, nello svegliarsi dal suo pluriennale letargo, dissotterra l’ascia di guerra e si mette ad attaccare a testa bassa. Ma, essendo questa Santa Marinella, non punta le lance verso l’allegra brigata che invece di amministrare la città si sta facendo un gran pacco di fatti propri, non punta le baionette verso l’ectoplasmatico centrodestra, non scende in strada a fianco di una cittadinanza stremata da un’imposizione fiscale altissima, dalla continua presa in giro di servizi pubblici inesistenti, afflitta da una mancanza di lavoro ormai endemica e seppellita sotto una montagna di ludiche cazzate. No, siamo a Santa Marinella ed invece di discutere delle beghe e delle rivendicazioni all’interno al primo partito d’Italia, magari aprendo un dibattito, creando un momento d’incontro tra i cittadini, i panni sporchi si portano in piazza, si sciorinano sotto il naso di tutti, parte la gara alla recriminazione, al “te l’avevo detto io…” che sembra la parola d’ordine, la frase magica per guadagnare una credibilità persa dietro ad un’inedia che lascia il segno. Perché se è vero che non ci interessa entrare dentro un mondo che non è il nostro, non ci interessa nemmeno di capire chi abbia ragione e chi no in questa saga che va avanti da un pezzo, ma è pur vero che il Partito Democratico a Santa Marinella, oltre un po’ di strepito in consiglio comunale, oltre qualche articolo sul giornale, ha adottato da anni la linea tutta cittadina dell’indifferenza e dell’anestesia generale che riesce a confinare i problemi delle persone dentro una scatola, da tenere ben chiusa ed aprire soltanto in campagna elettorale. Eppure quest’episodio, passato quasi in sordina, deve farci riflettere, la domanda che dobbiamo poi porci è un’altra: la politica serve a qualcosa? La politica nobile, quella organizzata nei partiti, espressione di quello che una volta si chiamava pomposamente “arco costituzionale” ci può aiutare ad uscire da questo lago melmoso nel quale qualcuno vuole portarci tutti? Se la politica ha questa prerogativa, se la politica vuole questo ruolo qualcuno batta un colpo, fateci sentire che la Città può parlarsi e può ancora dire qualcosa, che non necessariamente chi alza la voce debba avere ragione e che la ragione almeno stavolta può stare dalla nostra parte, che non servono tanti soldi per vincere le elezioni, che la politica non debba essere per forza e soltanto la soluzione di problemi personali di chi si fa eleggere. Il resto sono beghe di cortile, un cortile che ormai è seppellito dalla munnezza che questa differenziata, passata anche sotto il naso del partito Democratico di Santa Marinella, ci ha depositato ormai sotto la porta di casa. Ma al Partito Democratico, come agli altri partiti cittadini, questa cosa non interessa, se gli attori sono sempre gli stessi la politica non potrà mai cambiare né se stessa né le cose. Questo nel documento dei dissidenti del PD non c’è scritto ma i cittadini dovrebbero aver iniziato a capirlo.

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Lollobrigida lascia il PdL: grazie Lollo

lollo“Lascio il Pdl e scelgo Fratelli d’Italia. Perché merito, partecipazione e rapporto con il territorio sono valori imprescindibili per chi crede in un partito strutturato e capace di interpretare le istanze della maggioranza degli italiani. Il Pdl non è riuscito in questi anni ad essere tutto ciò, evitando di investire nelle forme di confronto per la selezione della classe dirigente: dai congressi alle primarie, passando per la scelta delle candidature. Dal congresso fondativo in poi, i ruoli di partito sono stati relegati solo a poco più che incarichi rappresentativi, senza che si fossero messi a disposizione degli stessi gli strumenti basilari per fornire punti di riferimento organizzativi ai tanti militanti e iscritti”. E’ quanto dichiara l’esponente di ‘Fratelli d’Italia-Centrodestra nazionale’, Francesco Lollobrigida.

 

“E’ mancata la possibilità – prosegue – a tutti i livelli, di avere indirizzi politici chiari che evitassero degenerazioni o sanzionassero metodi e comportamenti non in linea con quanto anche il segretario Alfano aveva promesso al momento della sua nomina: onestà, regole e partecipazione”.

 

“Voglio ringraziare – conclude Lollobrigida – nel dimettermi da coordinatore provinciale, tutti i membri del coordinamento, i quadri, gli amministratori e i militanti del Pdl, sia quelli che decideranno di accompagnarmi in questa nuova esperienza, sia coloro che resteranno, perché è soprattutto grazie a loro che dal 2008, in provincia di Roma, i risultati conseguiti sono stati sempre significativamente superiori alla media nazionale, ed in particolare alla città di Roma”.

 

 

Prendi fra le mani la testa ( e non girerà)

il-pifferaio-di-hamelin-Eppure non è difficile. Eppure basterebbe estraniarsi un secondo e per un secondo fermarsi a riflettere e tutto sembrerebbe più chiaro. Sarebbero evidentissime le similitudini tra un fenomeno politico sociale appena spirato e chi sta tentando di imitarlo senza comprenderlo. Il paragone calzantissimo, la similitudine attiva è tra Gianni Moscherini ed il modo con cui in cinque anni ha messo in ginocchio Civitavecchia e Roberto Bacheca che ha fatto la stessa cosa a Santa Marinella. Adesso quello più giovane tenta di seguire le orme del suo omologo già confinante e non sa che gli si sta parando davanti lo stesso destino. Sarebbe facile studiare e trarre insegnamenti non solo dalla storia antica, non solo dalla storia contemporanea ma anche da quella che per vicinanza temporale si fatica a definire storia ma si chiama più comunemente cronaca. Le situazioni sono identiche, sono quelle di due città prese in consegna con una serie, nota, di problemi e lasciate dopo cinque anni con le casse prosciugate, con quei problemi irrisolti e con altri e più grandi casini montati e sul punto di esplodere. Hcs a Civitavecchia, Sms a Santa Marinella, disoccupazione, stagnazione economica, mancanza di sviluppo, criminalità, relazioni istituzionali, contributi Enel, instabilità politica, tutti temi che trovano uguaglianze, similitudini e riscontri da una parte e dall’altra del Marangone. Adesso stiamo entrando nel vivo della campagna elettorale e che fa il già sindaco ed ora candidato per disegnare la sua proposta da presentare alla città? Copia e ricalca le gesta del Marchese del Pincio nella speranza che a lui vada meglio. Libretto colorato, qualche taglio di nastro, cene e festini e la campagna è servita, il tutto condito da sproloqui su Facebook e dalla mancanza di un programma elettorale fatto di proposte vere, reali e commestibili. Berlusconi pochi giorni prima del voto sparò via cavo la notizia dell’azzeramento dell’Ici, Moscherini parlò ai quattro venti di 18.000 posti di lavoro sparsi tra terme e parco a tema. Sotto il Marangone la solfa è la stessa, ordita dai medesimi figuranti ma non in senso retorico, i registi di questa ennesima farsa sono gli stessi e stanno già arruolando disoccupati con la promessa di impiegarli nel nuovo progetto del Castello di Santa Severa e in quella mega opera che dovrebbe uscire fuori dai calcinacci del Cementificio. Di porto e di municipio non si parla né si parlerà più e chi vorrà farsi illudere dal nuovo pifferaio è libero di farlo. La democrazia è anche questo e lascia la punizione per lo spaccio inconsiderato di bugie alle sole urne. I problemi arriveranno dopo. Mi sono sempre domandato cosa sarebbe successo poi ovvero se a Civitavecchia avesse rivinto Moscherini il problema del gigantesco buco di bilancio, la questione della pessima gestione delle municipalizzate, il dramma dei dipendenti pubblici in sovrannumero sarebbero mai venuti a galla? Il tetro aspetto delle facce di quelli che ieri sera dovevano festeggiare l’ottima riuscita di cinque anni di amministrazione nasconde proprio la necessità vitale e virale di essere rieletti. Tra le vecchie volpi della politica, pur nella mancanza assoluta di onore e rispetto che abbiamo sempre segnalato, esiste un pactum sceleris che impegna a nascondere i panni sporchi che, rassettando, dovessero spuntare fuori nel passaggio tra una gestione e quella successiva. Cosa spaventa allora veramente queste persone e le obbliga a correre di nuovo come stessero gareggiando non per una questione di stile politico ma per la propria esistenza e basta? Il terrore per il nuovo, la paura che al posto loro vada gente senza nulla da dover barattare, senza un passato da dover giustificare che abbia il giusto approccio verso i problemi, tanti, che entro la fine del prossimo atto come tanti piccoli e grandi nodi verranno sicuramente al pettine. Il nuovo fa paura perché incontrollato, il nuovo fa paura perche non è ricattabile, il nuovo fa paura perché non ha interessi né nulla da barattare. Il nuovo fa veramente paura.

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Ai ragazzi piace il rock (e la guerra nelle piazze)

Dire che addirittura non ci dorma sarebbe una grandissima bugia ma da un po’ di tempo c’è una domanda che mi frulla in testa: le primarie di Santa Marinella si faranno oppure no? La sensazione è che chi ci credeva non ci crede più ed invece chi non le voleva fare si sia talmente cullato in quest’idea che adesso le vuole per davvero. Esiste però un problema di carattere fondamentale ovvero che a qualche settimana di distanza dalla fatidica data sappiamo con buona a approssimazione quali siano i candidati e nulla sappiamo ancora su quali siano i programmi ovvero cosa questi fantomatici candidati vogliano proporre, quale modello di nuova città intendano portare avanti e quali istanza ritengano di poter rappresentare. Il rischio quindi si sta tramutando in una certezza e cioè che le primarie si facciano per le persone e non sui progetti, si facciano più per escludere concorrenti che per alimentare un’alternativa. Questa potrebbe essere la soluzione più radicale per avere la certezza di perdere le elezioni. Se il centrodestra fosse un centrodestra vero, e non quell’armata brancaleone che ha sempre dimostrato di essere, avrebbe la carta in mano, quella giusta, per vincere di nuovo. Basterebbe che le primarie le facessero loro, che facessero scegliere al loro popolo il candidato sindaco, questa sarebbe la vera rivoluzione, questo sarebbe il modo per ritornare in pista, per trasformare un naufragio amministrativo in un tentativo, pur misero, di rilancio. La presunzione che ha fatto vivere di luce riflessa un piccolo sindaco è la stessa che gli fa credere di essere l’unica strada percorribile, quando lui stesso la propria non l’ha mai trovata. Di queste ore è l’ultima sconfitta della politica fatta a suoni di “e che problema c’è?”: è arrivato il colpo di grazia sulla sfortunata gestione dell’azienda ex Anni Verdi, che nonostante sovvenzioni e contratti di ferro con la sanità regionale ha ripreso a licenziare e si avvia verso la chiusura della struttura di Santa Severa. Tutti ricordano le apparizioni mistiche di Roberto Bacheca in via dei Normanni, attorniato dai fedelissimi assessori. Grimaldi in prima linea con lo striscione in mano. Tempo di un paio di benedizioni il nostro ha sistemato i suoi fedelissimi con altrettante posizioni ad hoc e messi col culo al caldo i portatori sani di voti ma mandato gli altri dipendenti allo sbaraglio non senza prima averli unti con l’olio santo, averli fustigati con un bel ramo di rosmarino ed averli lasciati mentre in fila per tre intonavano uno splendido “grazie Lollo” camminando di buon passo verso la disoccupazione. Perché allora il centrodestra dovrebbe riproporre questo modello disgraziato e perdente se vuole riaffermarsi in città? Conosco bene per ragioni personali e genetiche cosa sia la Destra e come si faccia politica, da Destra, e posso quindi dire con chiarezza ed infinita coerenza che questi signori a destra non portano nemmeno il fazzoletto. L’unico motivo per continuare a votare in quella direzione, promesse elettorali a parte, potrebbe essere proprio incentrato su un nome nuovo, su una personalità carismatica che sappia incanalare le mille anime diverse di un complesso eterogeneo verso lo scopo dello sviluppo della nostra Città. Davanti al resto c’è solo la sconfitta, che se non equivale alla perdita di consensi corrisponde alla perdita di prospettive di futuro, non tanto per noi quanto per i nostri figli. Qual è la ragione per la quale dopo aver governato non fu riproposto agli elettori il sindaco Bordicchia? Se qualcuno ha la coerenza di giustificare quella scellerata scelta deve ben comprendere come l’abdicazione di Roberto Bacheca debba corrispondere ad una logica superiore che impone a chi vuole fregiarsi dell’appellativo di politico il rispetto prima dei suoi concittadini e soltanto poi del proprio orgoglio e del proprio ampio stomaco. Davanti ad una scelta coraggiosa come questa sarebbe difficile per il resto della politica cittadina rimanere a fare la calzetta, costringendo tutte le persone di buona volontà a mettersi in gioco evitando quei personalismi che da una parte sono veri ostracismi contro il costruttore Fronti e dall’altra contestano il fannullone Bacheca. I tempi sono difficili e proprio tempi come questi favoriscono le scelte radicali ma ponderate e non nichilistiche. Serve coraggio e serve anche il sapersi fare da parte. La situazione è di una gravità spaventosa, sia d’esempio quello che sta succedendo nella vicinissima, anche troppo, Civitavecchia dove un altro sindaco troppo simile al nostro ha governato per cinque anni nascondendo la polvere sotto il tappeto. I nodi prima o poi vengono tutti al pettine ed a pagare sono sempre le stesse persone. Un passo indietro non è codardia ma rappresenta senso civico e rispetto verso la propria Comunità. La gente di Santa Marinella sembra insensibile a certi temi, ma lo sembra solamente.

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Dove vai, ma dove stai correndo (forse dove è già il tuo cuore)

La politica ha le sue regole, fisse ed immutate da secoli, che possono subire piccole sfumature ma che non possono cambiare. La politica è rappresentatività e riferimenti, in maniera tale che la delega che si esercita con il voto, nelle elezioni o anche solo nei congressi, possa avere un sistema di rendicontazione documentale che serva come riferimento per chi ha dato la delega e come giustificazione per chi ha agito in nome dei propri elettori. Scusatemi, la giornata non è delle migliori e passare la commemorazione dei defunti a scrivere di politica non mi aiuta ad essere leggero, proverò a dire meglio. Santa Marinella è un’isola felice o meglio potrebbe esserlo. Una serie di questioni ancora pendenti, unite all’incapacità più volte denunciata di una cosiddetta classe dirigente, ne bloccano lo sviluppo. Nulla decolla e nulla cresce. Provare a cambiare è difficile, ci sono meccanismi inafferrabili che stroncano sul nascere ogni tentativo di uscire da un loop trentennale. La politica dovrebbe essere la soluzione di questo problema innanzitutto identitario ma le regole alle quali facevo riferimento all’inizio della “predica” sono sconosciute a Santa Marinella oppure non vengono applicate. Io propendo per la seconda ipotesi e vi spiego anche perché. Si stanno formando in questi giorni i primi gruppi di riferimento per la corsa di primavera, per l’arrembaggio al palazzo. E’ uso che i gruppi più piccoli s’incontrino fino a formare una coalizione che si presenterà agli elettori e che queste riunioni siano lunghe e appassionate ma manca un dato fondamentale. Dalle riunioni non esce mai un documento che è l’elemento cardine di ogni azione politica. Alle riunioni di solito partecipano i vertici con una delega della base che propone in sede assembleare la linea del partito o movimento che sia. Ma non si creda che il “documento politico” non viene stilato per la supponenza dei dirigenti di queste fazioni, che credono di poter fare e disfare come vogliono. Il documento non si deve fare perché non esiste in nessun gruppo la voglia di muoversi in una sola direzione, si gioca sempre su più tavoli con la stessa puntata nella speranza di poter vincere ad uno meglio che all’altro. Allora, in una situazione così ingarbugliata, è difficile stilare un documento politico e poi sottoscriverlo e poi trovarsi a fare gli stessi ragionamenti con un’altra parte ancora. In un mondo dove l’onore facesse la sua parte un comportamento di questo tipo sarebbe giudicato socialmente inammissibile ma a Santa Marinella, dove la politica è lo specchio della società, ci si prende in giro continuamente, mille salamelecchi e si è pronti a rimangiarsi tutto al prossimo inchino. Con questa logica scrivere sarebbe troppo compromettente e, come si dice nei polizieschi americani, potrebbe essere usato contro di noi. Meglio sorridere ed ammiccare ed andare avanti puntando su più tavoli. La speranza di aumentare le proprie possibilità di vittoria salirà, è matematica, ma si sarà dato un altro calcione nel sedere alla possibilità vera di cambiare qualcosa. Nel frattempo il tanfo sale.

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Se questa è una maggioranza…

C’è un partito in disfacimento, un gruppo di potere che sta affilando i coltelli per un regolamento dei conti troppo a lungo procrastinato, un progetto di governo che non è mai stato nemmeno iniziato e sullo sfondo una Città che sta lentamente dissolvendosi, letteralmente morendo. C’è una generazione che ha creduto alla possibilità che la politica risolvesse i propri problemi, esistenziali e personali, e che ora deve ricredersi facendo finta di nulla per potersi rigenerare ancora una volta nella politica, unica ed ultima soluzione esistenziale. Noi invece siamo quelli arrabbiati, siamo quelli che hanno creduto che un Faraone fosse sufficiente a convincerci che la politica, almeno in questa Città, non è una cosa da delegare con facilità, che certe scelte andassero condivise e non barattate e ci siamo ritrovati con queste persone che hanno tentato di illuderci che la lezione, breve, impartitaci tra il 2005 ed il 2007 l’avessero imparata anche loro. Il problema è di storia e di responsabilità, di sensibilità e di senso di appartenenza, di riuscire a comprendere come sia semplice diventare artefici del proprio destino. Non si tratta, in fondo, di promesse mancate ma del gusto masochistico che si riesce a provare nel credere ancora alle stesse cose che le stesse persone promettono da sempre, nel riconoscere che per colpa propria e per fatto altrui si sia persa anche l’illusione di saper ricominciare a sognare. E’ un fallimento generazionale quello che porta con se la consapevolezza che bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare a lavorare, un fallimento visto con i nostri occhi ed avvertito sulla nostra pelle. Nel frattempo la maggioranza che fa finta di governare Santa Marinella non è più maggioranza; si sfalda su temi importanti come la potabilità dell’acqua, si sgretola sulla vicenda, tristissima, della mancata regolarizzazione dei conti cittadini e si riesce a spezzettare anche su vicende più banali. Alcuni consiglieri disertano con la massima regolarità le sedute di consiglio comunale e quelle di giunta senza che si avverta la loro mancanza. Tra poco dovranno far finta di compattarsi attorno a quel pezzo di carta che chiameranno programma ma come si può pensare alle tanto sbandierate cinque liste del sindaco se lo stesso sindaco non riesce a tenere assieme nemmeno dieci persone? Il sindaco deve essere una figura che aggrega, che moltiplica il consenso, che funga da catalizzatore delle istanze che provengono da un gruppo politico unito. Ma noi siamo diversi, lo sappiamo e siamo anche consapevoli di essere in tanti a sentirci così; in fondo ci vuole poco, un giusto mix di coraggio ed iniziativa per cambiare davvero, cominciando dalle piccole cose.

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Alle ragazze non chieder niente (se il tuo nome non è sul giornale)

Comprendo sempre tutto, anzi a volte vorrei sempre comprendere di più, cercare di avvicinarmi in spirito e intelletto a quello che mi succede intorno. Per arrivare al sodo, senza girarci troppo intorno, non comprendo la moda delle “primarie” che con il passare dei giorni si sta trasformando in una vera e propria smania. Credo e sostengo fermamente che le primarie siano consultazioni non adatte ad una Città come Santa Marinella. E’ un modello di democrazia applicata che abbiamo copiato pari pari da altri Paesi che hanno modelli comportamentali, stili di vita e soprattutto confidenza con la politica completamente differenti dalle nostre. A cosa servono le primarie a Santa Marinella? E’ inutile dipingerle come antidoto all’antipolitica. L’antipolitica la generano le persone, i comportamenti e soprattutto gli atteggiamenti con i quali queste persone si tengono distanti dalla gente. Manca il dialogo, il dibattito, la discussione. Il segnale che la gente percepisce da una coalizione che organizza le primarie è quello di un’autolegittimazione indotta, del volersi autoperpetuare, del volersi assicurare un posto in prima fila. Le svolte le fanno, assieme, i programmi e le persone. I programmi si scelgono attraverso il dibattito e le persone si selezionano con gli strumenti propri di una vera classe dirigente. Se fossi chiamato a votare alle primarie dovrei pensare che qualcuno ha già scelto per me, che un intero gruppo, quello dei candidati, mi rivolga un invito nemmeno tanto sommesso a legittimarli scegliendo chiunque tra loro purché si tratti di uno di loro. D’altra parte una volta i candidati si sceglievano nei congressi e qui a Santa Marinella i congressi non si fanno più, i programmi si sceglievano nelle sedi dei partiti e dei movimenti mentre oggi i partiti ed i movimenti, fatta qualche necessaria eccezione per gli ultimi, non si riuniscono più a dibattere. Poi c’è il problema della veloce anticipazione del voto e delle scelte. Le primarie vanno fatte con un certo anticipo rispetto alla votazione universale e chiamano a scegliere più una persona che un programma ed uno stile di fare politica. La gente vuole tempo per decidere ed ha necessità di sentire i candidati che si confrontino sui temi, sui problemi e sulle loro soluzioni. Anticipare il voto, sia pure limitatamente ad un solo settore della politica, ha valore di test falsato. Non bisogna dimenticare quanto accaduto proprio solo qualche mese fa a Civitavecchia. Lì le primarie sono state molto combattute e poco dibattute, lì il patto che si sigla prima delle primarie è stato falsato dalla possibilità di voto disgiunto che è propria della consultazione con il metodo proporzionale. Alcuni candidati della coalizione di centrosinistra hanno fatto votare per loro stessi al Comune ma hanno fatto scegliere il candidato sindaco avversario semplicemente per fare un dispetto alla coalizione che non li aveva scelti. In una Città divisa come Santa Marinella, in una Città dove la moralità troppo spesso non è un attributo associabile alla parola politica sarebbe raro trovare persone che mantengano fino in fondo un patto elettorale, anche se sottoscritto con il sangue. La politica cittadina deve essere rinnovata e rifondata, è in gioco il destino di una terra fin troppo consumata, è in gioco il destino delle nuove generazioni, dei nostri figli. I cittadini devono cominciare a ragionare, a parlare, a confrontarsi ed a delegare meno possibile ed anche una consultazione fatta per indicare un potenziale candidato unitario è una delega in bianco troppo vuota di significato. Cambiare i metodi di approccio alla politica potrebbe servire anche a cambiare, con il tempo, le persone che la politica la fanno. La politica in fondo è la trasmissione di un sogno, la capacità di concepirlo, comunicarlo e realizzarlo. Cosa c’entrano le primarie con i sogni?

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Nel Lazio il PdL è prigioniero

Resto francamente senza parole nel vedere che Berlusconi e Alfano, mentre annunciano di voler resettare completamente il PDL a livello nazionale, non riescono a Roma e nel Lazio a far fare un passo indietro a un gruppo dirigente che negli ultimi anni ha fatto solo disastri.

 

E’ stravagante poi che proprio questo stesso gruppo dirigente oligarchico oggi annunci la cancellazione del PdL e la presentazione di una lista civica alle prossime elezioni regionali e del Comune di Roma, con una tipica operazione gattopardesca, non avendo neanche l’onestà intellettuale di fare autocritica o di fare un piccolissimo passo indietro.

 

Il Pdl a Roma e nel Lazio non ha solo bisogno di primarie ma anche di democrazia, che spesso quegli stessi che oggi chiedono le primarie hanno soffocato sul nascere, e soprattutto di selezione di una classe dirigente adeguata e di governo.

 

Infatti può capitare di vincere le elezioni, perché Berlusconi in quel momento tira al massimo, ma all’atto di andare a governare il Pdl ha dimostrato a livello locale tutta la sua impreparazione e la mancanza di uomini adatti.

 

Il tempo per intervenire è scaduto ma mi illudo ancora che Berlusconi e Alfano possano intervenire energicamente facendo pulizia a roma e nel Lazio prima che le macerie seppelliscano tutto.

Donato Robilotta

Noi stiamo bene tra noi ( e ci fidiamo di noi)

Se Batman è tra di noi quale difesa può avere la nostra gente? Ma chi è Batman a Santa Marinella? Due domande terribilmente pesanti e che non troveranno una risposta oggettiva. Per prima cosa bisogna capire se la voglia di cambiare della gente sia davvero sentita come un esigenza o piuttosto venga riproposta ogni volta come la panacea che all’improvviso diventa un placebo. Al modello Batman viene contrapposta una ricerca spasmodica dell’onestà in ogni possibile candidato. Premesso che l’onestà è senz’altro un valore assolutamente positivo bisogna però discernere, separare il mito dalla realtà e capire quale valore possiamo dare a questo termine. Se intendessimo considerare l’onestà dal punto di vista giuridico dovremmo proporre come modello di buon comportamento proprio il Batman di Anagni, che non è stato ancora processato, che per ragioni costituzionali prima dovrà sentirsi condannare in appello, poi in cassazione e poi, se non dovesse intervenire la revisione del processo, la grazia del Presidente della Repubblica, l’amnistia che le Camere si apprestano a votare o la depenalizzazione tanto cara al Presidente Fini ed al Ministro Severino probabilmente tra dodici o tredici anni potrebbe essere ufficialmente dichiarato disonesto. Nel frattempo se il parametro dell’onesta fosse esclusivamente quello giudiziario correremmo il rischio di trovarcelo candidato anche alle prossime comunali. Ancora nel frattempo a noi non resta che consolarci con un altro e forse più affilato ed attuale metro di giudizio, perché proprio Francone Fiorito è stato scelto e collocato al posto giusto perché tutti pensavano fosse l’uomo giusto, perché lui non ha rubato in quanto ladro, ha semplicemente utilizzato in modo disinvolto fondi che la politica, con il beneplacito della Legge ed il viatico della delibera del Consiglio Regionale del Lazio, gli ha messo a disposizione sottraendoli, ripeto sempre con il benestare sorridente della signora bendata che in una mano ha la spada e nell’altra la bilancia, ad altri capitoli del bilancio regionale dove potevano essere utilizzati a favore di chi ne aveva veramente bisogno o come si dice tra voi pochi che avete studiato veramente “redistribuiti”. Quindi se l’onestà non è solo un problema di Codice Penale ma soprattutto una questione di opportunità è possibile identificare e dare un nome e cognome al Batman della Perla? Non possiamo mandare via assolti i nostri amministratori semplicemente perché, si dice, “non hanno rubato”, troppo facile. In questo mondo di ladri ce ne sono di tante specie. Si può rubare sfondando la vetrina di una banca, col passamontagna in testa, e si può rubare privando un’intera generazione della speranza di un futuro migliore, si può anche rubare semplicemente esercitando in maniera erronea il potere, ritenendolo come l’anello di Gollum un bene fine a se stesso e facendosene stregare fino all’ultimo momento. Faccio il solito esempio molto molto banale. L’assessore Tizio del Comune di Santa Marinella, con o senza baffi, fate voi, per il suo incarico in sessanta mesi ha incassato circa 100.000 euro netti, sull’unghia. Questi centomila euro hanno prodotto imposte, contributi ed oneri per altrettanto importo, non incassati dal suddetto ma comunque pagati dalla collettività. All’assessore sono state assegnate risorse economiche, una o due stanze nel “palazzo”, un paio di persone applicate alla sua segreteria, è stato scarrozzato su un auto pubblica in lungo ed in largo, naturalmente nulla in confronto alla beneamata opera di Francone da Anagni ma pur sempre un notevole costo per le casse comunali ed un impegno di risorse umane e materiali che meritano un’attenta considerazione. Se questo benaugurato concittadino non avesse prodotto una mazza nei sessanta mesi del suo mandato, cosa alquanto probabile, in che rapporto può essere collocata la sua condotta nei confronti del parametro dell’onestà? E’ giustificabile il suo fancazzismo a fronte del costo economico ingente che pesa sulle esangui casse della collettività? E in che modo definire una sua ricandidatura se non come “condotta recidiva”, termine tanto caro al Prof. Rocco ed enunciato nel suo evergreen che dal 1932 va tanto di moda nelle aule giudiziarie nazionali? Anche il Santo Padre, di fronte a tanto malcostume, urla “basta con i ricchi disonesti” ed in quel termine disonesti certamente non fa confluire un giudizio di carattere penale quanto piuttosto l’evidenza che proprio certi comportamenti, anche se non sanzionati giudiziariamente, possono essere disinvolti al punto tale da creare comunque un pregiudizio alla Società intera ed un profitto per pochi. E’ ora di smontare certe costruzioni mentali; una fedina penale immacolata è certo una buona cosa ma non basta, per cambiare davvero serve gente con una grande disponibilità d’animo e con una spiccata voglia di fare, per gli altri, e di lasciare qualcosa senza portarsi via tutto. Il trucco è di facile comprensione e si racchiude tutto nel disegno di un ponte generazionale. La distanza che separa chi oggi ha vent’anni ed è pieno di aspettative e chi ne ha 50 ed è pieno di bisogni può essere incolmabile ma anche, mi si scusi il paradosso, presto colmata. Per farlo servono persone di buona volontà che sappiano donare se stesse, incensurate va bene ma che soprattutto siano piene di idee e portatrici di un progetto che non riguardi solo scuole, ponti, strade e lampioni ma che sappia rivoluzionare il modo di vivere di un’intera comunità. Ma è domenica ed a voi si stanno chiudendo le palpebre: sono davvero così pesante? E allora per farvi comprendere in un lampo quello che sto cercando di spiegarvi da oltre mezz’ora ecco un altra piccola parabola, nuova nuova. L’amministrazione comunale ha appena assegnato la palestra all’interno del palazzetto dello sport ad un associazione sportiva locale. Naturalmente la struttura non è stata messa a gara, si è fatto piuttosto affidamento su criteri di altra natura, i soliti criteri. La struttura, insieme al coeso palazzetto, non ha, per fatto notorio, le carte in regola riguardo ad agibilità e sicurezza e con lo stesso tratto di penna a siglarne una contigibilità ed urgenza di utilizzo viene messa quotidianamente sulla testa dei nostri ragazzi. Le favole locali, e Santa Marinella è territorio ricco di una splendida mitologia, raccontano che bastino 50.000 euro per mettere a posto tutte e due le opere pubbliche e che quei denari, attualmente introvabili, possano essere utilizzati per finanziare il documento con il quale il medesimo firmatario dell’autorizzazione precedentemente raccontata voglia saldare i conti, pari a 120.000 euro, maturati dalle associazioni che hanno “riscaldato” la gelida estate santamarinellese. La scelta di regalare una palestra e 120.000 euro invece di spenderne 50.000 per mettere in sicurezza la più grande struttura sportiva cittadina infrange il codice penale? Obbiettivamente non credo, si tratta di scelte squisitamente politiche ed elettorali, ma che differenza passa, ostriche a parte, tra Francone Fiorito e questi Batman de noantri? Nessuna, anche noi abitiamo a Gotham City, me ne accorgo essendo rimasto il solo deputato a rendere pubblici certi fatti ed a fare certi ragionamenti mentre il resto di Gotham sta discettando intorno a candidature e primarie. Alzate la testa e cercate sulle nuvole il disegno del pipistrello….

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