C’è un partito in disfacimento, un gruppo di potere che sta affilando i coltelli per un regolamento dei conti troppo a lungo procrastinato, un progetto di governo che non è mai stato nemmeno iniziato e sullo sfondo una Città che sta lentamente dissolvendosi, letteralmente morendo. C’è una generazione che ha creduto alla possibilità che la politica risolvesse i propri problemi, esistenziali e personali, e che ora deve ricredersi facendo finta di nulla per potersi rigenerare ancora una volta nella politica, unica ed ultima soluzione esistenziale. Noi invece siamo quelli arrabbiati, siamo quelli che hanno creduto che un Faraone fosse sufficiente a convincerci che la politica, almeno in questa Città, non è una cosa da delegare con facilità, che certe scelte andassero condivise e non barattate e ci siamo ritrovati con queste persone che hanno tentato di illuderci che la lezione, breve, impartitaci tra il 2005 ed il 2007 l’avessero imparata anche loro. Il problema è di storia e di responsabilità, di sensibilità e di senso di appartenenza, di riuscire a comprendere come sia semplice diventare artefici del proprio destino. Non si tratta, in fondo, di promesse mancate ma del gusto masochistico che si riesce a provare nel credere ancora alle stesse cose che le stesse persone promettono da sempre, nel riconoscere che per colpa propria e per fatto altrui si sia persa anche l’illusione di saper ricominciare a sognare. E’ un fallimento generazionale quello che porta con se la consapevolezza che bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare a lavorare, un fallimento visto con i nostri occhi ed avvertito sulla nostra pelle. Nel frattempo la maggioranza che fa finta di governare Santa Marinella non è più maggioranza; si sfalda su temi importanti come la potabilità dell’acqua, si sgretola sulla vicenda, tristissima, della mancata regolarizzazione dei conti cittadini e si riesce a spezzettare anche su vicende più banali. Alcuni consiglieri disertano con la massima regolarità le sedute di consiglio comunale e quelle di giunta senza che si avverta la loro mancanza. Tra poco dovranno far finta di compattarsi attorno a quel pezzo di carta che chiameranno programma ma come si può pensare alle tanto sbandierate cinque liste del sindaco se lo stesso sindaco non riesce a tenere assieme nemmeno dieci persone? Il sindaco deve essere una figura che aggrega, che moltiplica il consenso, che funga da catalizzatore delle istanze che provengono da un gruppo politico unito. Ma noi siamo diversi, lo sappiamo e siamo anche consapevoli di essere in tanti a sentirci così; in fondo ci vuole poco, un giusto mix di coraggio ed iniziativa per cambiare davvero, cominciando dalle piccole cose.
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