Dovevano essere quasi trenta, adesso dopo una più realistica scrematura sono rimaste una ventina e si ridurranno ancora. Sto naturalmente parlando delle liste di candidati che gli aspiranti sindaco della Perla stanno sdraiando in campo. Si tratta di numeri enormi, quasi 450 candidati, tantissimi alla prima esperienza e molti hanno mollato la spugna appena i presunti sindaci gli hanno presentato il conto., Qualcuno si è visto chiedere un “contributo” per le cene e per i manifesti ed ha preferito tornare da dov’era venuto. Gli altri, più coriacei, resisteranno e scenderanno, o saliranno, in campo per battersi fino all’ultima preferenza in una competizione che, pur avendo regole antiche, vede la sua prima edizione in Città con il modello proporzionale misto e quindi con il famigerato ballottaggio. Dovrebbe non essere una novità, dovrebbe non stupire più nessuno una discesa in campo così massiccia, una calata di barbari verso le agognatissime sedici poltrone ma come al solito, essendo io abituato a guardare attraverso le cose, a studiare i fenomeni, a non fermarmi alle apparenza, non posso restare muto di fronte ad una cosa che ha del paranormale. Vedremo in campo non meno di trecento candidati ed il numero è abnorme, soprattutto riflettendo intorno ad un fatto trascurato dai più. Sul palco della politica cittadina, a parte qualche incursione dalle colline (dell’argento) o da oltre Tevere, si sono sempre dibattute circa quaranta persone, sempre le stesse, chi in maniera costante chi a spot, ognuno secondo le proprie aspirazioni e con i propri tempi. E questi altri 260 giocatori da dove sono spuntati, che cosa li spinge a mettersi in gioco? Sicuramente un certo esibizionismo ed una vecchia concezione della politica come mezzo per arrivare al potere e non come servizio alla propria Comunità. Scorrendo gli elenchi dei consiglieri comunali che si sono succeduti nei cinquant’anni di vita del Comune troviamo tantissime meteore, persone che erano convinte di andare a contare qualcosa, che volevano essere ossequiate e che non trovando risposte a questo loro narcisismo hanno gettato la spugna. E gli altri? Se soltanto un venti per cento di quelli che oggi si sentono folgorati sulla via della politica rimanesse a fare qualcosa, pur non riuscendo ad occupare l’agognato scranno, se quel gruppo di candidati non abbandonasse la corsa e si impegnasse nei prossimi cinque anni, dimostrasse di non aver voluto essere inserito in lista nel tentativo di svoltare la giornata o di mettersi in mostra e cominciasse davvero a fare qualcosa per migliorare la sua Città allora potremmo dire che questa volta qualcosa è veramente cambiato. Siccome conosco i nostri polli, e le nostre galline, non me la sento di credere in molto che questo possa avvenire ma si sa, io sono quello pessimista, sono il bastone tra le ruote i tutte le amministrazioni comunali, sono la causa prima degli insuccessi degli ultimi e splendidi sindaci. Vi pare poco?
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