Buongiorno tristezza (amica della mia malinconia)

Diceva oggi il giornale che è cronico, affetto cioè da malattie croniche seppur lievi, il 50% degli italiani over 65 e che nella stragrande maggioranza dei casi, la patologia clinica cronica è a totale carico delle famiglie. Si fa tanto parlare nella situazione cittadina preelettorale attuale della compilazione,a volte per copia conforme, di programmi elettorali e questi programmi elettorali sono sempre l’elenco di una serie di cose da realizzare, cose materiali e più o meno utili. Da tempo spingo verso un cambiamento radicale delle situazioni e della politica in senso lato, spingo, assieme ai miei amici, per un rinnovamento della politica locane nelle persone ma soprattutto nel modo di pensare. E per attuare questo abbiamo scoperto, come la più famosa acqua calda, che va cambiato innanzitutto l’approccio al sistema Città che intendiamo sottoporre ai nostri concittadini, va cambiato il rapporto con i nostri desideri di crescita e miglioramento, va ripensata in positivo l’intera strategia affinché sia possibile lasciare ai nostri figli qualcosa di più di una lunga fila di lampioni piantati, peraltro, mai sulla stessa linea e nel frattempo provare tutti a vivere meglio. E questa visione più alta e più distaccata delle cose ci ha indotto a spostare l’attenzione, come a noi piace dire, dalle cose alle persone. Maggiore attenzione si porrà verso le persone, intese come popolazione della Città ma anche come aggregati di interessi vari, maggiore sarà la propensione verso un futuro migliore e verso uno sviluppo che non per forza sia condotto attraverso imposizioni e condizionamenti. Più si potrà guardare alle persone e più ampia potrà essere la leva che condurrà nel domani le giovanissime generazioni di oggi. Abbiamo tolto ai nostri figli il piacere di un dibattito serio ed attento sul loro futuro perché esistono dinamiche elettorali formattate, Santa Marinella è una città che da sempre rifiuta il cambiamento, secondo qualcuno anche a causa della sua conformazione geografica. Nessuno si cura di restituire ai cittadini un luogo di aggregazione, un posto dove scambiare due parole. Nessuno si prende cura delle fasce di popolazione che come accennavo in testa all’articolo oggi sono quelle più esposte alla crisi. Essere a carico della famiglia con una patologia cronica diventa non solo un sistema per drenare risorse economiche ma anche per isolare le persone. In questo senso l’amministrazione comunale, ludica e giocosa più che mai, nulla ha fatto per la fascia d’età che si sta’ avvicinando alla canizie se non implementando i servizi di centri sociali per anziani, prima uno, poi due e finalmente tre, gestiti con lo stesso sistema spartitorio utilizzato per ogni altra iniziativa. Perché i centri sociali e non una microrete di attività e di monitoraggio continui per verificare le situazioni critiche e gestire un assistenza qualificata e convenzionate? La risposta è sempre quella, i centri sociali sono considerati come peschiere sempre a disposizione nei periodi di raccolta elettorale, si gratifica il nonnino per poi indurlo a votare nella convinzione che dopo aver ascoltato la fisarmonica qualcosa anche nel resto del piatto possa tornare utile. Il metodo è brutale, mercantile, utile a confinare le persone in riserve di caccia e non integrare gli anziani in una società alla deriva, che proprio dagli anziani potrebbe trarre una linfa importantissima, quella della continuità. Dove sono finiti i servizi comunali come quelli che ci facevano trovare i nonni davanti alle scuole? Sono andati scomparendo perché i soldi per gestirli non si trovavano più, mentre i soldi per le feste ci sono e quelli per costruire un’altra riserva di caccia, pardon, un altro centro anziani si sono trovati. Ma mentre il servizio che il nonno svolgeva davanti alle scuole era rivolto alle persone, quelle fragili come i bimbi, il centro anziani è una cosa, ha i muri, le finestre e tanti bei voti dentro. Come facciamo a non sentirci diversi?

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Un pensiero su “Buongiorno tristezza (amica della mia malinconia)”

  1. io sono stato uno dei nonni che è stato davanti all'uscita della scuola centro in via della conciliazione, non mi sono vergognato della mia età, mi sentivo importante " non per il ruolo o per il cartellino che da solo mi ero costruito- rifiutando la divisa-" ma per la responsabiòlità del mio compito. anoi , me e maria, il centro anziani non mi vedrà mai ,perche non è educativa e perche non vi sono persone che aiutano a pensare, a vivere in modo corretto quel tipo di età, l'anziano, il vecchio a bisogno di stare nella società, nel contesto cittadino viverlo capirlo e sentirsi partecipe. non servono le cene , i viaggi inutili, i balli vari, ma cultura, lettura e chi non riesce a leggere o fare qualcosa dargli l'interesse a nuova vita. non a morire prima del tempo con le stronzate, che fanno comodo a chi li gestisce e che dovrebbe farli stare bene..

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