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E mi fanno compagnia quaranta amiche ( le mie carte )

Se c’è un posto per un nuovo assessore, nell’anomalo governo di questa meravigliosa Città, è quello per l’assessore alla normalità. Ed avrà un gran lavoro da fare. Abbiamo fatto più volte ricorso a quest’espressione per indicare un modo tutto santamarinellese di vivere e gestire le cose. La Perla è la Città dove si sono aperti cento cantieri e non se ne è chiuso nemmeno uno. Per esempio il ripristino di via Lazio, ricordate la famosa inaugurazione alle 11 e la chiusura per inagibilità alle 14 dello stesso giorno? Secondo voi è terminato con tutti i pezzetti di carta al loro posto? Io non sono riuscito ancora a verificarlo eppure il ponte è transitato da un notevole flusso di traffico. E così, sempre per rimanere nella grande nuvola degli esempi, anche tutto il sistema dei parchi in affidamento, presi, a volte sfruttati e restituiti in condizioni peggiori di quando sono stati assegnati e senza che ci fosse stata fatta un’opera di investimento. A proposito di normalità, considerate normale che un Comune grande come questo non abbia un URP, un ufficio per le relazioni col pubblico ma che le stesse siano gestite da un dipendente pubblico, con una propria pagina su Facebook, che esclude segnalazioni e commenti sgraditi, che promette interventi ad personam, che risponde solo a chi vuole lui, bloccando le pubblicazioni che non elogiano l’amministrazione che lo stipendia, e che di fatto con questo mezzo scavalca tutte le ordinarie procedure di contatto e confronto tra il cittadino e l’ente locale? Sicuramente no ma più che di normalità dovremmo parlare di assuefazione. Se nessuno si lamenta, se nessuno fa più caso alle cose che invece dovrebbero contare veramente, soprattutto nel rapporto tra chi fa finta di governare questa Città e chi invece fa fatica a viverci quotidianamente, senza indennità né privilegi, allora significa che effettivamente una certa normalità è stata raggiunta, ma questa normalità non ci piace, non ci è mai piaciuta.

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Una voce sta cantando ( ma son pochi ad ascoltare)

cricetiNon c’è più sordo di chi non vuol sentire. Questa Città è patria sicuramente di Santi, di navigatori, di raffinati intenditori di architettura abusiva, di sfegatati patrioti e di poeti. Proprio sull’ultima specie di cittadini vorrei soffermarmi un attimo. Ho fortunatamente pochi difetti, chi mi conosce bene li sa elencare tutti e quando finiscono le dita dei piedi e della mani si aiuta come può. Tra i miei pregi c’è il fatto di aver letteralmente importato il blogging in questa meravigliosa Città, averne spinto al massimo le potenzialità ed il fatto, oltre a causare un vero terremoto politico ha anche avuto come secondo, meraviglioso, effetto, emerso quando ancora non esisteva Facebook ,  il far proliferare una decina di altre testate online che poi, per disaffezione o mancanza di contenuti, sono venute meno, ma indubbiamente questo blog ha fatto parlare di sé, ha fatto parlare la gente di sè, ha reso un servizio alla Città ed alla sua gente e molto avrà ancora da fare pur mutando i tempi ed i modi di irradiazione dei messaggi. Questa doverosa e prolissa premessa spiega che il sottoscritto, nel bene e nel male, sia sempre stato inviso al potentato dominante nei vari periodi e nelle varie epoche di gestione amministrativa della Citta (siamo partiti nel 2005) ed a me stesso siano state attribuite tante cose pur dimenticando un fattore fondamentale e cioè che tutto quello che ho scritto e detto l’ho sempre firmato con il mio nome e cognome. Oggi circolano per la rete dei libelli abbastanza criptici, apparentemente cantilenanti e stupidi ma carichi di significato per chi ha le orecchie accordate per intenderlo. Questi piccoli poemi sono firmati da tale Abate Luigi che, tendo a specificare, non sono io. E il fatto mi dispiace, perche dietro questo Abate c’è arguzia, spirito e cultura ma c’è anche il desiderio di riscatto di una intera fetta della popolazione cittadina. Certo, l’Abate fa paura perché, anonimo, è un personaggio che non si può blandire, che non si può accontentare, che non si può ricattare. Quindi chi gestisce oggi il potere e sa di farlo nella maniera sbagliata teme la stoccata ad ogni muoversi di tenda e come in un romanzo di Dumas sa che riconoscerà il redivivo Dantes solo nella tragica scena finale. Non sono io l’Abate Luigi, chi lo pensa e lo dice in giro mi attribuisce un potere ed una forza che non ho ma dimostra anche di temermi. Chi conosce effettivamente il nostro, credo, concittadino che si cela sotto questo antico pseudonimo si tenga il cecio: abbiamo tutti il diritto di divertirci un altro pochino.

La demmocrazia delle vorpi

volpiUn giorno tre vorpi, de un certo paese

de certo un pò furbe ma senza pretese

parlanno nder bosco de democrazzia

ognuna cercava de indica la via

 

parlò poi pe prima er vorpone più vecchio:

” ma cò che coraggio te guardi allo specchio

se chiudi la strada pe annà giù allo stagno

a chi solo ieri te era compagno?”

 

e così dicenno se chiuse er giubbetto

pe nasconne lo scudo (crociato) che aveva nder petto.

je fece poi eco na vorpe rossiccia

che poi era quella che ha acceso la miccia

 

miei cari compagni ma famo li seri

ve stimo perchè semo insieme da “ieri”

ma quello che viene e che c’è vole male

se ne ritornasse all’ospedale

 

perchè riciccia ogni cinquanni

a ricordacce i nostri malanni

e poi c’accusa, chiunque lui sia,

de patì de Democrazzia?

 

così dicenno richiuse l’ombrello

dove ripose la farce e er martello.

La femmina che stava sin ora in disparte

mettendo in campo la sua acuta arte

 

e quello spirito un pò sopraffino

che c’ha solo chi era contadino

e che s’è elevato e mo fa lavori

che trattan le vite di poeti e pittori

 

” secondo me nc’avete raggione

de lascià fori chi già lottò er padrone

in guerre furiose e con mille varianti

dove er cannone s’appicciava davanti

 

così dicenno a lor votò contro

sapenno che poi al dovuto riscontro

un voto seppur di persona coi ” toni”

vale meno de quelli de du cojioni

 

e questa “Dottore” è la democrazzia

che uno ne lascia e due ne pija

 

 

ARSENIO

Buon anno, naturalmente solo a tutti i lupi

orchetti“Dobbiamo camminare ad occhi aperti verso una trappola, con coraggio, ma con poca speranza di salvezza. Perché, signori, può darsi che periremo tutti in una battaglia lungi dalle terre dei vivi, e che, quindi, anche se Barad-dur soccomberà, non vivremo per vedere una nuova era. Ma tale, penso, è il nostro compito. Meglio, comunque, che perire ugualmente – ed è certo ciò che accadrebbe se rimanessimo qui ad aspettare – sapendo che non vi sarebbero nuove ere”

J.R.R.Tolkien – 1954

Buon Natale a tutti i lupi

Buon Natale a tutti, veramente a tutti. Oggi sarò buono, lo prometto, ma non più buono di tutti gli altri giorni. Chi mi disegna come cattivo non conosce quasi nulla di me. La bontà è un sentimento strano, per questo vi regalo una frase molto di circostanza, che potrebbe aiutarci a comprenderci uno con l’altro un pochino meglio. Prometto, tra qualche ora tornerò come sempre mi avete conosciuto e considerato.

Cris

Nessuno merita lodi per la sua bontà, se non ha la forza di essere cattivo; ogni altra bontà non è il più delle volte che pigrizia o impotenza della volontà.

François de La Rochefoucauld, Massime, 1678

 

Prendi fra le mani la testa ( e non girerà)

il-pifferaio-di-hamelin-Eppure non è difficile. Eppure basterebbe estraniarsi un secondo e per un secondo fermarsi a riflettere e tutto sembrerebbe più chiaro. Sarebbero evidentissime le similitudini tra un fenomeno politico sociale appena spirato e chi sta tentando di imitarlo senza comprenderlo. Il paragone calzantissimo, la similitudine attiva è tra Gianni Moscherini ed il modo con cui in cinque anni ha messo in ginocchio Civitavecchia e Roberto Bacheca che ha fatto la stessa cosa a Santa Marinella. Adesso quello più giovane tenta di seguire le orme del suo omologo già confinante e non sa che gli si sta parando davanti lo stesso destino. Sarebbe facile studiare e trarre insegnamenti non solo dalla storia antica, non solo dalla storia contemporanea ma anche da quella che per vicinanza temporale si fatica a definire storia ma si chiama più comunemente cronaca. Le situazioni sono identiche, sono quelle di due città prese in consegna con una serie, nota, di problemi e lasciate dopo cinque anni con le casse prosciugate, con quei problemi irrisolti e con altri e più grandi casini montati e sul punto di esplodere. Hcs a Civitavecchia, Sms a Santa Marinella, disoccupazione, stagnazione economica, mancanza di sviluppo, criminalità, relazioni istituzionali, contributi Enel, instabilità politica, tutti temi che trovano uguaglianze, similitudini e riscontri da una parte e dall’altra del Marangone. Adesso stiamo entrando nel vivo della campagna elettorale e che fa il già sindaco ed ora candidato per disegnare la sua proposta da presentare alla città? Copia e ricalca le gesta del Marchese del Pincio nella speranza che a lui vada meglio. Libretto colorato, qualche taglio di nastro, cene e festini e la campagna è servita, il tutto condito da sproloqui su Facebook e dalla mancanza di un programma elettorale fatto di proposte vere, reali e commestibili. Berlusconi pochi giorni prima del voto sparò via cavo la notizia dell’azzeramento dell’Ici, Moscherini parlò ai quattro venti di 18.000 posti di lavoro sparsi tra terme e parco a tema. Sotto il Marangone la solfa è la stessa, ordita dai medesimi figuranti ma non in senso retorico, i registi di questa ennesima farsa sono gli stessi e stanno già arruolando disoccupati con la promessa di impiegarli nel nuovo progetto del Castello di Santa Severa e in quella mega opera che dovrebbe uscire fuori dai calcinacci del Cementificio. Di porto e di municipio non si parla né si parlerà più e chi vorrà farsi illudere dal nuovo pifferaio è libero di farlo. La democrazia è anche questo e lascia la punizione per lo spaccio inconsiderato di bugie alle sole urne. I problemi arriveranno dopo. Mi sono sempre domandato cosa sarebbe successo poi ovvero se a Civitavecchia avesse rivinto Moscherini il problema del gigantesco buco di bilancio, la questione della pessima gestione delle municipalizzate, il dramma dei dipendenti pubblici in sovrannumero sarebbero mai venuti a galla? Il tetro aspetto delle facce di quelli che ieri sera dovevano festeggiare l’ottima riuscita di cinque anni di amministrazione nasconde proprio la necessità vitale e virale di essere rieletti. Tra le vecchie volpi della politica, pur nella mancanza assoluta di onore e rispetto che abbiamo sempre segnalato, esiste un pactum sceleris che impegna a nascondere i panni sporchi che, rassettando, dovessero spuntare fuori nel passaggio tra una gestione e quella successiva. Cosa spaventa allora veramente queste persone e le obbliga a correre di nuovo come stessero gareggiando non per una questione di stile politico ma per la propria esistenza e basta? Il terrore per il nuovo, la paura che al posto loro vada gente senza nulla da dover barattare, senza un passato da dover giustificare che abbia il giusto approccio verso i problemi, tanti, che entro la fine del prossimo atto come tanti piccoli e grandi nodi verranno sicuramente al pettine. Il nuovo fa paura perché incontrollato, il nuovo fa paura perche non è ricattabile, il nuovo fa paura perché non ha interessi né nulla da barattare. Il nuovo fa veramente paura.

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Invece io resto sul molo ( a guardare lo sfondo del mare)

Piano piano è tutto chiaro, tutto diventa chiaro. Mi ero chiesto più volte perché gli amici del sindaco non riprendessero più le sedute del consiglio comunale. E’ vero, non erano un granché, le sedute non erano mai complete, tagliate all’inizio e soprattutto condizionate dalla durata dell’unica cassetta a disposizione dell’operatore ma erano comunque qualcosa. Credevo che la ragione di ciò fosse tutta nell’avidità dei percettori del contributo mensile ma giovedì scorso mi sono dovuto ricredere e lo faccio, come mio costume, pubblicamente con annesse scuse a tutti i protagonisti dei miei turpi pensieri. La ragione, l’unica, dell’interruzione delle riprese delle sedute pubbliche di consiglio comunale sta nel fatto che anche se a noi non sembra, anche se non ne siamo molto convinti questi signori che per cinque anni hanno fatto finta di fare i consiglieri comunali, difronte all’ultimo consiglio dell’era Bacheca hanno dimostrato che la vergogna è un sentimento di portata comune che anche loro stessi provano. Giovedì erano tutti là, avevano messo da parte l’aria boriosa con la quale si erano mossi per le strade della Città minacciando di non partecipare al Consiglio e di mandare a casa questa risicata maggioranza ed erano tutti accorsi muti ed a testa bassa in soccorso del sindaco pasticcione e del suo compare l’assessore al bilancio. Naturalmente i documenti non erano a posto, naturalmente mancavano le carte e naturalmente i consiglieri comunali di minoranza si sono visti “approvare addosso” un ordine del giorno confuso e pasticciato. Il metodo è stato sempre lo stesso, spupazzato per cinque anni e mai così efficace; invece del copia e incolla questi signori si sono dedicati al taglia e incolla, lasciandosi alle spalle brani interi di delibere (non loro) da adattare ad ogni occasioni. Il trattamento ittico ha lasciato i consiglieri di maggioranza basiti, a testa bassa e muti di fronte alle contestazioni che piovevano loro addosso. Uno spettacolo immondo, soprattutto se collegato con la tracotanza che ha distinto per anni il contegno dei rappresentanti dei cittadini e sono stati posti alla luce problemi di cui discutevamo da anni. Uno tra i tanti il rispetto dello statuto comunale e del suo regolamento. Credo anche quello sia stato copiato da qualche parte ed incollato male nella Perla del Tirreno ma se certi articoli esistono a qualcosa dovrebbero servire, altrimenti con una delle tante alzatine di mano collettive si potrebbero anche abrogare o modificare. Naturalmente quelli più svegli ( considerata la pomeridiana e freddolosa domenica ) avranno capito dove voglio andare a parare. La rappresentanza comunale negli organismi partecipati dal comune è un argomento di estrema delicatezza. Non si può sedere, incassando fra l’altro una robusta prebenda, su una poltrona e scaldarne anche un’altra. Il rappresentante del consorzio di cui si discuteva non è riuscito a spiegare nulla, preoccupato soprattutto a tenere estraneo se stesso dall’accusa, rivoltagli da un consigliere comunale, di non aver saputo informare in tempo la sua Città di quanto succedeva e dei soldi che avrebbe dovuto sborsare. In sua difesa il solo assessore al bilancio, anche lui a suo tempo rappresentante del Comune in un Consorzio, che ci ha detto di prepararci poiché sullo stesso tema i due arbitrati ancora in piedi potrebbero consegnare ai cittadini ancora qualcosa da pagare. Al momento della votazione il consigliere comunale ha abbandonato l’aula dimostrando con i fatti che l’incompatibilità di cui parlavamo dai tempi di Iachini ed Assumma di fatto esiste e sta condizionando un consesso che di condizionamenti non ne dovrebbe avere. Come sempre si è dimostrato che quell’incarico ha un valore squisitamente politico, che la competenza che abbiamo sempre cercato nei posti chiave e negli incarichi deve essere una condizione essenziale nella loro assegnazione e nel loro svolgimento. L’assessore al bilancio ha parlato a vuoto, i numeri non ci sono e non c’è nemmeno la possibilità di far diventare qualcosa simile alla politica l’azione amministrativa di un gruppo di persone che ha sempre pensato ad altre cose. I soldi non ci sono, il sindaco parla di nessun aumento di tasse ma sono proclami a vuoto: nel Comune dove si paga l’IMU più alta d’Italia cosa vuoi ancora aumentare? I cinquecentomila euro di maggiori entrate derivanti dall’Irpef comunale dove saranno attinti se non dalle tasche dei suoi concittadini? Esiste chi ancora vive di bugie, che campa spacciando facilissime illusioni, per questa ragione c’è bisogno di svegliare i nostri concittadini. A volte i sogni si trasformano in incubi indigesti, il primo della serie lo abbiamo avuto davanti agli occhi giovedì e lo sentiremo nel portafoglio dalla prossima settimana.

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Forse son stato esagerato (non farci caso se ancora puoi)

Eppure fino all’ultimo ci avevo creduto. Quando ho saputo che il consiglio comunale era stato rimandato ed era stato riformulato l’ordine del giorno speravo in un fantastico testacoda dell’amministrazione comunale e nel rivivere di una coscienza civica e politica che avesse convinto questi piccolissimi amministratori a calare le carte ed a giocare l’ultima mano con la dignità di uomini che in teoria dovrebbe appartenere loro. Eppure questa volta ci avevo creduto, sperando che dopo il buio dell’amministrazione guidata da Bordicchia e il periodo, pur breve, nel quale il Faraone ha strapazzato il nostro territorio e i nostri cuori il giovane sindachetto ed i suoi accoliti avessero imparato la lezione e potessero fare qualcosa per la loro terra, non solo spogliarla. Eppure ci avevo creduto anch’io quando ho fatto la campagna elettorale per loro, quando li ho fatti votare perché si erano definiti stufi di un certo andazzo, pronti a cambiare le cose e attenti ai bisogni della loro gente. Non è cambiato nulla, lo dico con un misto di amarezza e di disillusione certo comunque che anche questa prolungata agonia non ha addormentato la voglia di lottare che ha sempre distinto me ed i nostri amici. La questione del bilancio è sintomatica di una supponenza e di una splendida incapacità, qualità che hanno distinto i cinque anni più oscuri della storia cittadina. La grande illusione che tentavano di somministrarci in piccole dosi era concentrata nel far apparire sempre più lontano il dissesto finanziario al quale sono state condotte le casse comunali, nell’attribuire i loro numerosi fallimenti ai vai “bastoni fra le ruote” che man mano gli si paravano davanti. E’ importante non focalizzare però l’attenzione sulla recentissima vicenda finanziaria ma cercare di ricordare la serie continua e ininterrotta di porcherie che ha accompagnato le vicende di questa misera amministrazione già dall’aprile del 2008 fino ai giorni nostri. Come poter ricordare la splendida estate del loro primo anno di amministrazione, il fumo negli occhi gettato stampando i manifesti della programmazione estiva con i nomi di Claudio Baglioni e di Pino Daniele, virando poi sul quello splendido pezzo di prosciutto confezionato sotto forma di panino caldo caldo offerto ai ai loro sodali attribuendogli l’organizzazione del terrificante “teiccheballacche” al parco Maiorca con valanga di denari pubblici annessi passando per le amnesie dell’assessore, quello alto e lungo e talmente insignificante che non me ne ricordo nemmeno il nome, che si vantava in giro di aver trovato la ditta che avrebbe degnamente sostituito l’organizzazione di Ferrara al Castello di Santa Severa salvo farsi venire una feroce crisi di memoria quando in consiglio comunale veniva pressato e gli veniva chiesto il conto dei soldi buttati, del nome sputtanato, dell’estate bruciata dalla Città intera. Da allora una serie continua ed infinita di cazzate e improbabili progetti, una dietro l’altra in un crescendo rossiniano. Ecco, le vicende di quell’estate mi hanno fatto aprire gli occhi ed hanno messo in evidenza la mia ostentata sicurezza, la maniera con la quale mi autroincensavo quale guru della politica di pluriennale esperienza, della mia figura di influencer multimediale, per usare un termine carissimo ormai ai miei amici grillini, ed all’improvviso mi sono reso conto di non averci capito un cazzo, di essere stato usato per oltre tre anni quale ariete, prepotente, documentato, irruento ed abile per far cadere anzitempo un personaggio che con la politica c’è sempre azzeccato poco e sostituirlo con un altro personaggio che con la politica non c’è mai azzeccato per niente. Credo di aver prontamente pagato per questo mio pur piccolo peccato di vanità e per aver attribuito fiducia alle persone sbagliate. Ecco io, proprio io, avevo sperato fino all’ultimo che Bacheca ed i suoi compari avessero fatto “qualcosa di destra”, avessero scelto la data del sei dicembre per dichiarare a tutta la città, conti alla mano, il loro fallimento ed avessero deciso di chiedere scusa ai loro concittadini per il freno allo sviluppo, per la distrazione dei contributi Enel destinati alla salute dei cittadini, per la colossale, duratura e perseverante presa per il culo, che loro e solo loro definiscono come azione politica, per mezzo della quale si sono sentiti autorizzati a farsi i fatti propri per cinque lunghissimi anni ed a spogliare una Città intera di ricchezze ed aspettative. Certo, mi sarebbe piaciuto vedere in prima persona proprio questo ma chi è vigliacco di natura il coraggio non se lo può dare, chi non ha mai avuto nemmeno in piccolissime dosi il senso dell’onore non può trovarlo in un colpo solo. L’unica speranza che ci fa capire che qualcosa potrà cambiare è la constatazione che noi siamo veramente diversi e che ormai la maggioranza dei cittadini, tutti quelli che non hanno avuto mai regalato nessuna mancetta da queste persone, tutti quelli che non devono nascondere un’ordinanza di demolizione o avere per grazia ricevuta un cambio di destinazione o un aumento di cubatura, sono dalla nostra parte, che poi è e sarà sempre anche la loro.

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Dimmi cos’hai? (parcheggio dopo)

Se dovessi sintetizzare in poche immagini quello che è stato questo quinquennio di pessima amministrazione comunale mi piacerebbe farlo con quelle dei volti dei protagonisti. Chiudete per un momento gli occhi e vi verranno in mente gli sguardi sornioni, paraculi, sorridenti dei nostri cari consiglieri comunali di maggioranza; pacche sulle spalle, rassicurazioni, promesse, questo accadeva nella primavera del 2008. Altra immagine, siamo ai nostri giorni, gli sguardi non sono più gli stessi, smarriti, persi, le pacche non ci sono più perché le mani nascondono pugnali e le apparizioni sono sempre più fugaci e nervose. Sì, in effetti questi signori non sanno più cosa raccontarci. Proviamo a volare, percorrendo tutto il territorio comunale con un balzo e potremo renderci conto che in cinque anni nulla è cambiato. E’ stato realizzato il ponte dei carabinieri? Beh, realizzato è un parolone, primo perché non è terminato ed anzi i lavori sembrano ancora in alto mare e con tutta quella terra esposta al maltempo non so proprio quali guai potrebbero verificarsi in un punto della città che già si allagava di suo appena cadevano quattro gocce. Poi in effetti non mi pare sia stato nemmeno interamente pagato, qui mastodontico buco nel muro. Perché allora non impegnare tutte quelle risorse, quasi tre milioni di euro, per realizzare un ampliamento utile, quello di via Valdambrini? Ecco uno dei misteri irrisolti che sono poi il nodo modale di un amministrazione superficiale, raffazzonata, accidiosa, di un amministrazione talmente nervosa che invece di rispondere ai cittadini li insulta. Il mistero che non è ormai più un mistero è proprio nelle intenzioni di questi giovanotti, quelle intenzioni articolate nelle due paginette del programma più insulso e meno realizzato della storia cittadina, quel programma che non è nemmeno stato iniziato e che ci verrà riproposto come una minestrina riscaldata. Bacheca annuncia che vuole ricandidarsi e la cosa ci appare più come una minaccia che come un progetto di governo. Di solito il mandato elettorale ha un tempo definito, dura cinque anni perché in quel periodo si pensa di poter iniziare e quasi terminare il proprio progetto per la Città. Ma se uno non ha nemmeno iniziato nulla che diritto ha di riproporsi? Probabilmente proprio lo stesso diritto che faceva dire ad Onofrio del Grillo “io so’ io…”, il diritto per il quale la classe politica che in modo autoreferenziale ha provato a governare la Città negli ultimi trent’anni deve essere lasciata a casa, in maniera tale che oltre a non fare nulla, come al solito, almeno non faccia danni. Continuiamo a volare sulla città, il porto è rimasto bloccato con un padrone che continua ad incassare i suoi canoni e a non fare il faraonico ampliamento che aveva promesso e sbandierato ai quattro venti. E’ ormai evidentemente inadempiente il soggetto che ha acquisito una concessione pubblica e non la esercita ma questo lo dico a naso, per sensazione epidermica. Anche lì, sulla vicenda del porto, nessuna chiarezza; le assemblee che sono state convocate con i diportisti sono state sempre fonte di polemica, amplificatori di chiacchierate da bar e null’altro. Il diritto è la scienza più esatta di tutte, i latini dicevano “quod non est in actis non est in mundo” ma le carte che sanciscano i diritti delle due parti in causa nessuno ce le ha mai fatte vedere, quasi come se la partita andasse giocata tra il padrone del porto ed il padrone del Comune, come quella tra Antonius e la Morte nel Settimo Sigillo di Bergman. E il Municipio? Un’altra bella partita a scacchi con la Morte, carte segretate non per disposizione del Giudice ma per pudore, per non fa vedere, per non far capire. Sul problema del Municipio nessuno ci ha raccontato più nulla, era nato un tavolo sei anni fa ed il tavolo ha con il tempo mostrato il suo vero volto, ha mostrato che serviva solo a lanciare verso gli scranni un gruppetto di persone mentre i cittadini sono rimasti immersi nella loro ignoranza. Il problema del centro storico cittadino segue di pari passo le sorti del Municipio. L’area del Fungo è rimasta intatta, un cratere fangoso a ricordarci che le chiacchiere non muoveranno mai le montagne. A pochi passi dal Fungo c’è la vecchia scuola media, abbandonata in fretta e furia perché stava diventando pericolosa ed ora, mentre l’amministrazione spende centinaia di migliaia di euro per feste e contributi, un rudere lo sta diventando davvero. Senza pensare alla disoccupazione, alla crisi del turismo, alle scuole in rovina, alla viabilità nel caos, alla sporcizia che ha avvolto tutte le strade, già solo guardando in modo superficiale i problemi annosi ma mai affrontati e che vi ho appena ricordato si capisce perché questi signori abbiano perso il sorriso. La mia proposta è che la buca del Fungo rimanga tale per sempre, a dimostrazione perenne del fatto che di certi professionisti della politica vogliamo veramente fare a meno.

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Non ti chiedo sai (quanto resterai)

Contrapporre i bagordi tentati e finanziati quest’estate con alcune situazioni che stanno diventando drammatiche nella Città di Santa Marinella può aiutarci a costruire una scala di valori e “farci pesare” con chi abbiamo a che fare. Cosa c’è secondo voi dietro la nebbia alzata dai fuochi d’artificio? C’è la situazione dei lavoratori della Società multi servizi comunale, su un binario morto, su un vicolo cieco e con nessuno che da indicazioni precise. In fondo non c’è un piano industriale anzi non c’è mai stato e programmare un futuro per tutti quei lavoratori e per le loro famiglie è un’impresa veramente ardua. A proposito di memoria trovo che la storia della multi servizi possa essere paragonata al nuoto di una balena che ogni tanto affiora a pelo d’acqua ma che è sempre nel buio dell’acqua profonda, sottratta agli sguardi di tutti. La multiservizi non è la stessa realtà sociale di questo territorio comunale ad avere una storia travagliata, a finire sulle pagine di giornale ogni tanto ma che è parcheggiata con tutti i suoi dipendenti e le loro famiglie su un binario morto. Uno sguardo ed il pensiero ci corrono anche ai lavoratori della struttura assistenziale ex Anni Verdi che sta a Santa Severa. Stessi problemi, stesso copione, stesso comportamento camaleontico degli amministratori di Santa Marinella, pronti ad accorrere con un fazzoletto ad asciugare le lacrime dei lavoratori, pronti a portarsi la mano sul cuore alla notizia del decesso di un paziente ma indifferenti allo stato delle cose. Non esiste un soggetto politico in città che abbia pensato di disegnare e proporre una soluzione per sbloccare una contingenza che sta estenuando decine di persone, privando di un futuro una realtà importante del territorio, una struttura che era destinata a diventare polo di eccellenza nell’assistenza sociosanitaria di alta specializzazione e che invece è anch’essa parcheggiata su un binario morto. Cosa abbiamo pescato nel mazzo, dopo essere tornati alle urne nel 2008, dopo aver accumulato tanta rabbia ed altrettanta voglia di cambiamento? A me pare di aver visto mettere in scena l’ultima stravaganza partorita dalla mente monocromatica di questa giovane amministrazione che per il gusto dell’originalità invece di un governo tecnico ha preferito che Santa Marinella potesse vantarsi di aver battezzato il primo governo ferroviario. Noi potremmo farci anche due risate sopra ma i lavoratori di queste due aziende e potenziali eccellenze tutte cittadine non se lo meritano proprio. Avranno capito, però, che il loro destino è anche nelle loro mani?

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