Avrai una sedia per posarti ( e ore vuote come uova di cioccolato)

C’è un problema di bioritmo, quello di questa meravigliosa Città. Ci siamo interrogati sul suo destino, sul suo futuro e le risposte non sono mai arrivate. Adesso cominciamo ad incontrare problemi anche con il bioritmo, scatenati dalla robusta diarchia che pretende di governare la Perla e dai suoi roboanti annunci alla stampa. Da una parte c’è l’inossidabile sindachetto, non provato né scalfito dall’ennesima brutta figura, quella retromarcia sulla raccolta straordinaria dei rifiuti annunciata a suon di editti e manifesti, accolta come la vera svolta, il cambiaverso in salsa santamarinellese sfumato al primo sole di quel tragico diciannove luglio, quando montagne di pattume, quello in cui ci hanno abituato a vivere, è rimasto indefesso davanti alle porte delle nostre case. Di chi, allora, la colpa? Ma certamente di quegli scansafatica degli operai della Gesam, la ditta che ha l’appalto più bello del litorale, che non sapevano di essere stati comandati per un servizio straordinario, semplicemente perché, tra i tanti annunci di quei giorni era venuto meno proprio quello che li riguardava, l’ordine di servizio per farli uscire a lavorare anche la domenica notte. Adesso va in onda, a reti unificate, l’ennesima tragedia. La colpa dell’immondizia per le strade è tornata di nuovo sul capo dei turisti e dei villeggianti, incivili e trasgressori, gli stessi turisti e villeggianti che invece il suo più probabile successore, il delegato al turismo Alessio Marcozzi, adora e pretende di attirare a stormi. Il nostro Marcozzi ha le idee chiare e non proprio collimanti con quelle del primo cittadino; lui i turisti li ama, fra l’altro sono l’oggetto della sua delega, quella stessa delega che lo sparerà al piano più alto di via Rucellai proprio perché gli consente di essere sempre in prima fila ma di non avere alcuna responsabilità nelle pessime figure che il sindachetto in testa e poi via via assessori e delegati stanno inanellando come i cavalieri alla giostra del saracino. Marcozzi ce la mette tutta, ha capito la filosofia, eventi ad alto costo ed a basso pubblico per evitare rogne e strascichi, un po’ come il suo predecessore, soprannominato direttore di circo per il piede allenato a salire sul palco, la manina sul ventre e l’occhio languido, pronto a ringraziare l’amministrazione comunale ma mai una parola verso i contribuenti che, grazie alla forca tributaria messa in piedi dalla banda di via Rucellai, gli consentivano di fare festa fino a tarda sera e sputtanare così i denari che avrebbero preso volentieri e più onorevolmente, altre strade. Il bioritmo è questo, e per accordare il nostro cuore a questo strumento misterioso e meraviglioso che è la macchina amministrativa della nostra Città dovremo studiare a lungo, anche per cercare di capire quale potrà essere il futuro di Santa Marinella e dei nostri figli. Di un posto che ha perso in un colpo solo l’appeal turistico e l’innocenza modaiola che lo fece scegliere non solo ai romani in trasferta ma anche a frotte di italiani e stranieri che lo eleggevano a seconda casa. Di un posto che pretende di romperti i coglioni fino a notte fonda ma ti chiude i negozi alle venti e dopo due ore fa saltare in sincrono anche le cucine di tutti i suoi asfittici ristoranti. Siamo in un posto per pochi, per gente che sa resistere e che vuole insistere. Fino alla noia.

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