Vent’anni fa lo sbarco a Santa Severa

IncursoriMarinaI fatti dell’epoca forse i più li hanno dimenticati. O non li conoscono perché nemmeno c’erano. Siamo nei primi anni ’90 e le indagini del pool di magistrati che lavoravano su “mani pulite” stavano producendo l’arresto di molti personaggi eccellenti del gotha politico e imprenditoriale di allora. Sembravano tutti al di sopra di ogni sospetto. Si verificarono alcuni casi di suicidio mai veramente chiariti. L’Italia era sconvolta da una crisi politico-istituzionale, ed economica, tra le più drammatiche dalla fine della seconda guerra. Gli anni del terrorismo erano ormai alle spalle, i morti ammazzati quasi dimenticati. Ma il Paese stava sbandando con i partiti, tutti, travolti da vicende e scandali politico-finanziari di portata colossale.

I primi anni novanta, la nuova notte della repubblica. Non quella dei golpe e delle bombe stragiste favorite da apparati traditori. Ma una notte caratterizzata dal tintinnar di manette e da personaggi eccellenti sbattuti in galera e sulle prime pagine dei giornali. E nelle aule di tribunale. Consegnati al pubblico ludibrio. Capitani di industria inquisiti, manager suicidi, la strana morte del dr. Sergio Castellari ex direttore generale delle Partecipazioni Statali, gli arresti eccellenti nel mondo politico. Tante illustri personalità dell’Italia repubblicana travolte da uno scandalo che covava sotto la cenere di governi compiacenti. In Europa si stava verificando la crisi politica e ideologica che travolse l’Est europeo filosovietico. E’ il 1989 l’anno della caduta del Muro di Berlino. Crollano i regimi che hanno tenuto in stallo l’Europa, e il mondo intero. Si disegnano nuove frontiere, e nuovi Governi. La geopolitica ha le sue esigenze.  Nella Iugoslavia saltano confini e realtà etniche  miracolosamente tenute insieme per quarant’anni dalla dittatura titina.

Mani Pulite in Italia e’ un tornado. Si cercano nuovi corsi politici. Il dopo Craxi e il post Andreotti faticano a definirsi. La Dc scompare e pure il PSI. Il Pci dopo le lacrime di Occhetto cerca la difficile via post comunista.

In Italia l’intervento della Magistratura sul mondo politico corrotto di allora, fu epocale. Una denuncia e poi l’indagine. Partiti che resistevano da quarant’anni cancellati dall’indagine che scopre il  finanziamento illecito da parte di grandi gruppi industriali, tangenti e mazzette ai politici per avere assegnati appalti e lavori. Le toghe dei magistrati spopolano. Il popolo ha la propria Bastiglia fuori dall’Hotel Rafael di Roma dove Bettino Craxi e’ oggetto di un impietoso lancio di monetine che farà  storia, e che lo caccerà  nell’esilio tunisino. Una rivoluzione, forse neanche troppo silenziosa. Forse un golpe strisciante che spazza  via un’intera classe dominante protagonista della ricostruzione post bellica e della democrazia parlamentare. Ma a quale prezzo?

Sono i primi anni novanta. Mentre in tanti speravano che quella  stagione buia finisse presto e che il nuovo emergesse rapidamente,  attentati e tensioni sociali acuirono un’inquietante stato delle cose.

In Sicilia, a Capaci vicino Palermo nell’attentatuni del 23 maggio 1992, alle ore 17.52 esplode l’autostrada. Le auto con il  giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e l’intera scorta vengono spazzate via e sommerse da una morte forse istantanea. Due mesi dopo a Palermo il giudice Paolo Borsellino con tutti i ragazzi della scorta vengono uccisi in Via D’Amelio dall’esplosione di una auto bomba. E’ il 19 luglio 1992. Cadono due eroi simbolo della lotta alla mafia.

Nel maggio e nel luglio 1993 esplodono  le bombe a Firenze e Roma, a Via dei Georgofili e alla Chiesa di San Giorgio al Velabro.  L’Italia è annichilita. Muoiono cittadini innocenti. Le indagini non producono alcun risultato. Soliti misteri. Depistaggi, infiltrazioni, servizi. In anni recenti  emerge l’intreccio tra apparati dello Stato, barbe finte, mafia e politica. Disegni occulti, menti raffinatissime. Vengono colpiti i capolavori del patrimonio artistico. Si saprà poi che la mafia vuole ricattare le istituzioni per allentare le maglie del carcere duro imposto ai mafiosi dalla 41bis. Nel Paese si percepisce che i responsabili non verranno mai scoperti. Che mai verrà accertata la verità.

Nell’estate del novantatré  avvenne un fatto strano da pochi conosciuto e da pochissimi ricordato, cronaca narrata solo da risicati trafiletti di qualche quotidiano e descritta da fugaci notizie di agenzia.

Tra la mezzanotte del 27 e le tre del mattino del 28 luglio 1993 lungo il tratto di mare tra Civitavecchia e Ladispoli, lungo la costa di Furbara ci fu uno sbarco di 40 incursori della Marina. Secondo lo Stato Maggiore della Difesa, per l’addestramento dei cadetti dell’Accademia Militare di Modena. I soldatini armati di tutto punto, e mimetizzati, sbarcarono dai mezzi anfibi. Acquattati sul terreno avanzarono sulla battigia. Dovettero far uso di traccianti, per  illuminare le linee nemiche da colpire. Le luminarie allertarono gli abitanti. La popolazione si  preoccupò  ignara. Qualcuno telefonò  alla locale stazione dei Carabinieri.

Per carità niente di allarmante se non fosse che poco distante a  Santa Severa ci sono le residenze estive del Presidente Ciampi, all’epoca Primo Ministro, e dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Quante coincidenze. Le bombe in giro per l’Italia, gli attentati e le vittime a Roma e Firenze e al patrimonio artistico nazionale. Gli sbarchi di truppe d’assalto vicino alle residenze estive di un Presidente della Repubblica e di un importante uomo politico. Aria di golpe? Tentativo di putsch? Secondo l’ ex consigliere verde Athos De Luca, nella stessa notte, attività militari analoghe sarebbero state segnalate a Montalto e all’Argentario. Prova di sbarco o un tentativo, maldestro, rientrato alla svelta, di portare truppe e quant’altro ad occupare luoghi strategici fino ad arrestare importanti autorità politiche, il Presidente della Repubblica, oppure una intimidazione diretta a personalità politiche?

A distanza di dieci giorni un’agenzia della Adnkronos chiarisce il mistero. In realtà  in quella notte si era tenuto uno sbarco definito “esercitazione in bianco” dei cadetti modenesi. Il trambusto di quella notte fu poi chiarito dal MinDifesa che non aveva comunicato niente a chicchessia e nemmeno alla Capitaneria di Porto di Civitavecchia. Un’esercitazione senza armi da fuoco. L’allarme nella zona creò non poca ambascia nei  cittadini.

Di qui i timori che qualcosa di strano potesse accadere. Seguirono le interrogazioni  parlamentari dei Verdi e del deputato del Psdi Quarto Trabacchini.

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