I Partiti si rifondano ma non sfondano. Autosufficienza, autocommiserazione, tutto in una sorta di autocastità che non riesce a far riprodurre l’unica cosa che oggi può fare da collante tra le persone: la grande solidarietà sociale che è venuta a mancare e che è comunque indispensabile per ogni processo che abbia come fine la ricrescita e non un guadagno personale, anche non patrimoniale, di uno dei tanti pseudo leader che spuntano come funghetti. Di puffi ormai è piena la nostra vita, di puffi sono pieni i posti di lavoro, il mondo delle associazioni, il sistema culturale, i puffi li vediamo sotto casa nostra tutti i giorni, tutti uguali nel modo di vestire e in quello di parlare, tutti che pensano, sotto il loro bianco cappellino, nella stessa maniera. Nessuno ha più il coraggio di parlare e dire chiaramente come stanno le cose. Se sono sparite le mezze stagioni sono andati via anche i politici di una volta. Oggi la politica si fa se non per tentare di svoltare la giornata anche soltanto per praticare vendette personali. Non c’entra l’etica, che abbiamo dimenticato a casa, non c’entra nemmeno la fantasia. Vorremmo essere gli ultimi superstiti di un mondo che non c’è più e non ce la facciamo a crescere. Ci sono eccezioni, lodevoli, ma il mondo ormai gira così. A noi è rimasto lo studio dei sistemi, lo studio appassionato delle dinamiche sociali, quello che ci faceva dire qualche anno fa che Santa Marinella poteva essere un piccolo laboratorio, una serra nella quale trapiantare in un ambiente protetto quello che di migliore la nostra società aveva creato per tramutarlo nel sogno da poter far cavalcare ai nostri figli. Ieri sera abbiamo assistito alla riedizione del solito teatrino, dove un sindachetto stantio e scoglionato ha letto due paginette di buoni propositi, una letterina a Babbo Natale scritta anzitempo, preparata da chi ha scambiato Santa Marinella per l’isola che non c’è, predisposta per chi sa annuire ma non vuole capire. Ieri sera qualcuno ha confermato che la seggiola precaria che si era ritagliato tra i posti della minoranza aveva il sedile piccolo e quindi ha presentato il biglietto che aveva vinto durante il ballottaggio, la lotteria degli orrori, e che ancora non gli è stato pagato. Dopo mesi di silenzio e di sguardi torvi “esso” è tornato a reclamare, dice che starà in maggioranza, ma anche no. Aveva smentito più volte anche sui giornali questa cosa ma se da bambini ci hanno insegnato che amare significa non dover mai dire mi dispiace, oggi stiamo imparando che la differenza tra maggioranza e minoranza è un concetto squisitamente metafisico, che la politica è fluida, che un comitato di quartiere può fare una forte campagna elettorale per un candidato sindaco e che a poche ore dalla chiusura delle urne può ottenere una delega, un incarico di governo, dall’altro candidato, quello che ha vinto le elezioni. Con questa logica per avere un posto in giunta basterà smentire, magari a mezzo stampa, di aver mai pensato di voler governare ma tuttalpiù voler fornire un semplice appoggio esterno. Ma se la Giunta è l’organo di governo del sindaco, che la presiede, è possibile pensare di avere un organo esterno invece che interno, una sorta di macchina politica extracorporea? Non sarà che qualcuno invece di appoggiare soltanto l’amministrazione ha in mente di appoggiarlo a tutti i cittadini? Ieri sera, insomma, sono andato al cinema della parrocchia, sullo schermo c’erano i Puffi.
Cerco un po’ di blu ( dove il blù non c’è)
Lascia una risposta
