Continua pure la tua strada ( senza mai pensare a me)

WP_20130923_001Di discorsi se ne fanno tanti, sono poi i fatti a parlare, a farci rendere conto di quanto valgano veramente le persone. Mentre è calato un silenzio che qualcuno ha già definito “assordante” sulla vicenda munnezza, Gesam e tutti i suoi pesanti strascichi giudiziari, la domanda che ci siamo posti e che nessuno ha mai voluto o saputo esattamente affrontare è quella sui controlli. Carte alla mano qualcuno doveva controllare, correggere o sanzionare e comunque certificare un modus operandi, uno stato di cose che non andava. E la mancanza di controlli ha assunto ormai proporzioni dilaganti, ne è l’esempio il parco dei Tulipani, situato nella porzione di città che va da via dei Tulipani, appunto, a via delle Camelie. Inaugurato solo pochi mesi fa è diventato un ricettacolo di immondizie, il cancello su via dei Tulipani perennemente chiuso ed il campetto di calcio, fiore all’occhiello della struttura, devastato dalle erbacce. Il riassetto dell’intero parco è costato ai cittadini quasi 300.000 euro e il risultato di questo importante investimento non si vede. Queste sono le cose concrete, dicevano i beneamati nostri mentre tagliavano il nastro, che ci danno soddisfazione nel compiere il nostro lavoro. Lavoro? WP_20130923_005

Quale lavoro, quello di pulire per poi lasciare qualcun altro a sporcare? ED se nessuno controlla che chi deve pulire pulisca che fine fa il buon senso di chi deve governare perché la barca, pur con tutte le sue falle, vada avanti? La munnezza accumulata tra i bei viali del parchetto non è di questa notte e nemmeno di questa settimana, li sono in bella mostra settimane di incuria. Anche il prato è devastato dalla mancanza di acqua e le piante crescono in maniera assolutamente spontanea. Che senso ha spendere trecentomila euro per inaugurare la solita cattedrale in un deserto fatto di cartacce e di bottiglie di plastica abbandonate? C’è una regia, naturalmente, dietro tutto questo. E’ impossibile soltanto pensare che un sindaco tanto abile da vincere a man bassa due difficili campagne elettorali una dietro l’altra non sappia come gestire la manutenzione di qualche centinaio di metri quadrati di verde, che una persona tanto accorta si lasci impallinare per una scusa così banale quale il fancazzismo, morbo diffuso ma dal quale a via Rucellai sono tutti immuni. A cosa dobbiamo pensare, quindi, quando assistiamo a spettacoli del genere, qual’è la sottile strategia adottata dal nostro beneamato? Se ragioniamo dando tutto per scontato l’esito di un investimento di tale portata sul parchetto è assolutamente fallimentare. Invece con questa operazione, tutta in negativo, si vuole, riteniamo, distrarre l’opinione pubblica che in effetti del parco dei Tulipani ha letto solo dai giornali. Il parco è praticamente inutilizzato, non ci passeggia nessuno e quindi a cosa serve pulirlo e custodirlo? Bene, bravo e speriamo di stare attenti al bis. Così facendo stiamo imparando la lezione più costosa del mondo e cerchiamo di trovare un nuovo equilibrio provando a capire non solo che cosa si dice e si fa ma soprattutto in che modo si raccontano le cose e dove sono i significati reconditi. Certamente alla letteratura preferiamo sempre la politica ma cerchiamo anche di evitare l’assurda svendita di quello che già possediamo in nome di un pessimo utilizzo che se ne fa. La previsione a breve è che il prossimo intervento sul piccolo parco riguarderà la sua chiusura ed il suo affidamento, chiavi in mano, ad una società privata, ad un associazione travisata come già avvenuto per alcuni giardini ed altre palestre. Con i soldi pubblici si è ristrutturato un bene di tutti che produrrà soldi privati. Un equazione micidiale che contribuirà non poco alla già evidente bancarotta di questa disordinata Città. Passeggiamo per il parco, occupiamo il parco perché la realtà, in modo difforme da come spesso ci viene presentata, sarà più amara di quanto pensiamo. Il caso del parchetto di via dei Tulipani non è l’ennesimo fallimento di una giunta di allegri gaudenti ma la vittoria di pochi sulle solite spalle, le nostre.

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E sussurra canzoni tra le foglie

trancio_prosciutto_crudo_lFinalmente tutti contenti, destra e sinistra, sopra e sotto, prima e dopo, finalmente tutti compatti a votare la mozione contro la Gesam, la dannazione di Santa Marinella. Ma cosa è stato votato, cos’è una mozione se non un documento che ha il compito di proporre ed indirizzare i lavori del consiglio comunale in una certa maniera? Stamattina chi faceva il lavoro di raccolta dei rifiuti urbani era la Gesam e nessuno correva dietro ai camioncini a controllare dove venivano conferiti i rifiuti. Certo un fatto sensazionale è accaduto, ieri sera, quando per la prima volta dopo cinque anni la maggioranza consiliare ha “scaricato” la Gesam, ha preso le distanze da un sistema che ha portato tutta la città sotto una pesante coltre di munnezza, nel caos e nella disorganizzazione di un modus operandi nefasto e per farlo non ha scelto il modo dignitoso né quello politico ma ha imboccato l’uscita di sicurezza aperta da una richiesta della minoranza per scatenare un nostrano “si salvi chi può”. Se questa mozione non fosse stata presentata e calendarizzata avremmo mai assistito a questa presa di distanza? Certo, col se non si fa la storia, certo non avremmo mai immaginato tutto quello sciorinare di nastri bianchi e rossi intorno a quello che secondo il delegato ai rifiuti era un lavoro perfetto, condizionato sollo dall’inciviltà dei santamarinellesi. Certo, ancora, non avremmo mai nemmeno immaginato che il cambio di rotta di sindaco e delegato, che fino ad un paio di settimane fa sostenevano che chi solo pensava che il sistema non fosse idoneo ne efficace faceva demagogia e populismo, sarebbe avvenuto portando come colonna sonora una serie di atti di indagine che una magistratura, svegliatasi improvvisamente e con un sussulto, sta ancora compiendo ( e secondo fonti ben informate non ha ancora completato). Ma perchè trasformare quello che non è solo il fallimento di una giunta, di un’amministrazione ma il manifesto di un nocivo modo di intendere la politica e la cosa pubblica in genere nella caccia all’untore, addebitando la colpa del fallimento di questo sistema ai dirigenti comunali? Eppure non è difficile essere di destra, volere le cose giuste fatte nel modo giusto. Certo se non si ha carattere, non si conosce cosa sia il senso dell’onore né quello del dovere è facile poi sentirsi in colpa e giocare, o tentare di giocare, a scaricare le proprie colpe su qualcun altro. Il problema dei rifiuti, l’olezzo della munnezza, rimane in capo ai cittadini, i soli untori di loro stessi. Non è un problema politico, è una questione di cultura e nessuno si pone mai una domanda, quella fondamentale. Perché siamo arrivati a questo punto? Il problema nasce da una leadership forte solo sulla carta ma incapace di affrontare alcunché e quindi nemmeno risolvere i problemi, e la stessa questione è alimentata da un’adesione acritica che i consiglieri di maggioranza hanno sviluppato nei confronti di un pensiero unico mai stratificato in nome di una governabilità cittadina ormai assolutamente formale (dicono loro) o più prosaicamente nello stabile e consolidato uso di occupare una poltrona per fare o tentare di fare un gran mazzo di fatti propri.. Non esistono idee dominanti, anzi non esistono proprio idee, non c’è passione, non c’è interesse, non c’è cura nelle cose. E’ un copione che dovremo abituarci a vedere spesso, tanti i nodi che stanno venendo al pettine. C’è chi al porto cerca lavoro, magari a Port Mobility per conservare il culone al caldo, e c’è chi il lavoro lo perderà o lo ha già perso. I cantieri cittadini sono fermi e stanno partendo le azioni di risarcimento del danno, la questione del porto cittadino è appesa ad un filo, quella della multi servizi è arrivata al traguardo del 30 settembre, il finale tragicomico della vicenda municipio e la beffa che ne verrà fuori, tutte questioni risolvibili se affrontate con piglio e decisione ma buone, adesso, soltanto ad aumentare la produzione animale del comprensorio che passerà dalle bufale ai capri espiatori. E non abbiamo ancora visto nulla, speriamo solo di poterlo continuare a raccontare…

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Vent’anni fa lo sbarco a Santa Severa

IncursoriMarinaI fatti dell’epoca forse i più li hanno dimenticati. O non li conoscono perché nemmeno c’erano. Siamo nei primi anni ’90 e le indagini del pool di magistrati che lavoravano su “mani pulite” stavano producendo l’arresto di molti personaggi eccellenti del gotha politico e imprenditoriale di allora. Sembravano tutti al di sopra di ogni sospetto. Si verificarono alcuni casi di suicidio mai veramente chiariti. L’Italia era sconvolta da una crisi politico-istituzionale, ed economica, tra le più drammatiche dalla fine della seconda guerra. Gli anni del terrorismo erano ormai alle spalle, i morti ammazzati quasi dimenticati. Ma il Paese stava sbandando con i partiti, tutti, travolti da vicende e scandali politico-finanziari di portata colossale.

I primi anni novanta, la nuova notte della repubblica. Non quella dei golpe e delle bombe stragiste favorite da apparati traditori. Ma una notte caratterizzata dal tintinnar di manette e da personaggi eccellenti sbattuti in galera e sulle prime pagine dei giornali. E nelle aule di tribunale. Consegnati al pubblico ludibrio. Capitani di industria inquisiti, manager suicidi, la strana morte del dr. Sergio Castellari ex direttore generale delle Partecipazioni Statali, gli arresti eccellenti nel mondo politico. Tante illustri personalità dell’Italia repubblicana travolte da uno scandalo che covava sotto la cenere di governi compiacenti. In Europa si stava verificando la crisi politica e ideologica che travolse l’Est europeo filosovietico. E’ il 1989 l’anno della caduta del Muro di Berlino. Crollano i regimi che hanno tenuto in stallo l’Europa, e il mondo intero. Si disegnano nuove frontiere, e nuovi Governi. La geopolitica ha le sue esigenze.  Nella Iugoslavia saltano confini e realtà etniche  miracolosamente tenute insieme per quarant’anni dalla dittatura titina.

Mani Pulite in Italia e’ un tornado. Si cercano nuovi corsi politici. Il dopo Craxi e il post Andreotti faticano a definirsi. La Dc scompare e pure il PSI. Il Pci dopo le lacrime di Occhetto cerca la difficile via post comunista.

In Italia l’intervento della Magistratura sul mondo politico corrotto di allora, fu epocale. Una denuncia e poi l’indagine. Partiti che resistevano da quarant’anni cancellati dall’indagine che scopre il  finanziamento illecito da parte di grandi gruppi industriali, tangenti e mazzette ai politici per avere assegnati appalti e lavori. Le toghe dei magistrati spopolano. Il popolo ha la propria Bastiglia fuori dall’Hotel Rafael di Roma dove Bettino Craxi e’ oggetto di un impietoso lancio di monetine che farà  storia, e che lo caccerà  nell’esilio tunisino. Una rivoluzione, forse neanche troppo silenziosa. Forse un golpe strisciante che spazza  via un’intera classe dominante protagonista della ricostruzione post bellica e della democrazia parlamentare. Ma a quale prezzo?

Sono i primi anni novanta. Mentre in tanti speravano che quella  stagione buia finisse presto e che il nuovo emergesse rapidamente,  attentati e tensioni sociali acuirono un’inquietante stato delle cose.

In Sicilia, a Capaci vicino Palermo nell’attentatuni del 23 maggio 1992, alle ore 17.52 esplode l’autostrada. Le auto con il  giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e l’intera scorta vengono spazzate via e sommerse da una morte forse istantanea. Due mesi dopo a Palermo il giudice Paolo Borsellino con tutti i ragazzi della scorta vengono uccisi in Via D’Amelio dall’esplosione di una auto bomba. E’ il 19 luglio 1992. Cadono due eroi simbolo della lotta alla mafia.

Nel maggio e nel luglio 1993 esplodono  le bombe a Firenze e Roma, a Via dei Georgofili e alla Chiesa di San Giorgio al Velabro.  L’Italia è annichilita. Muoiono cittadini innocenti. Le indagini non producono alcun risultato. Soliti misteri. Depistaggi, infiltrazioni, servizi. In anni recenti  emerge l’intreccio tra apparati dello Stato, barbe finte, mafia e politica. Disegni occulti, menti raffinatissime. Vengono colpiti i capolavori del patrimonio artistico. Si saprà poi che la mafia vuole ricattare le istituzioni per allentare le maglie del carcere duro imposto ai mafiosi dalla 41bis. Nel Paese si percepisce che i responsabili non verranno mai scoperti. Che mai verrà accertata la verità.

Nell’estate del novantatré  avvenne un fatto strano da pochi conosciuto e da pochissimi ricordato, cronaca narrata solo da risicati trafiletti di qualche quotidiano e descritta da fugaci notizie di agenzia.

Tra la mezzanotte del 27 e le tre del mattino del 28 luglio 1993 lungo il tratto di mare tra Civitavecchia e Ladispoli, lungo la costa di Furbara ci fu uno sbarco di 40 incursori della Marina. Secondo lo Stato Maggiore della Difesa, per l’addestramento dei cadetti dell’Accademia Militare di Modena. I soldatini armati di tutto punto, e mimetizzati, sbarcarono dai mezzi anfibi. Acquattati sul terreno avanzarono sulla battigia. Dovettero far uso di traccianti, per  illuminare le linee nemiche da colpire. Le luminarie allertarono gli abitanti. La popolazione si  preoccupò  ignara. Qualcuno telefonò  alla locale stazione dei Carabinieri.

Per carità niente di allarmante se non fosse che poco distante a  Santa Severa ci sono le residenze estive del Presidente Ciampi, all’epoca Primo Ministro, e dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Quante coincidenze. Le bombe in giro per l’Italia, gli attentati e le vittime a Roma e Firenze e al patrimonio artistico nazionale. Gli sbarchi di truppe d’assalto vicino alle residenze estive di un Presidente della Repubblica e di un importante uomo politico. Aria di golpe? Tentativo di putsch? Secondo l’ ex consigliere verde Athos De Luca, nella stessa notte, attività militari analoghe sarebbero state segnalate a Montalto e all’Argentario. Prova di sbarco o un tentativo, maldestro, rientrato alla svelta, di portare truppe e quant’altro ad occupare luoghi strategici fino ad arrestare importanti autorità politiche, il Presidente della Repubblica, oppure una intimidazione diretta a personalità politiche?

A distanza di dieci giorni un’agenzia della Adnkronos chiarisce il mistero. In realtà  in quella notte si era tenuto uno sbarco definito “esercitazione in bianco” dei cadetti modenesi. Il trambusto di quella notte fu poi chiarito dal MinDifesa che non aveva comunicato niente a chicchessia e nemmeno alla Capitaneria di Porto di Civitavecchia. Un’esercitazione senza armi da fuoco. L’allarme nella zona creò non poca ambascia nei  cittadini.

Di qui i timori che qualcosa di strano potesse accadere. Seguirono le interrogazioni  parlamentari dei Verdi e del deputato del Psdi Quarto Trabacchini.

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E nell’attesa sospiriamo

nano_da_giardino_antartideNon c’è nulla da fare, certi vizi non si perdono mai. La settimana scorsa in poche ore il sindachetto di Santa Marinella ha sconvolto la vita di cinquecento famiglie comunicando con un preavviso praticamente nullo che per tre settimane i propri figli, studenti della scuola media cittadina, sarebbero usciti con un largo anticipo, facendo leva sul fatto che nell’edificio si stanno svolgendo degli improcrastinabili lavori. Durante il consiglio d’istituto convocato venerdì scorso il dirigente scolastico ha annunciato che il medesimo sindachetto le aveva dichiarato che l’ordinanza sarebbe stata modificata e si sarebbero ridotte le settimane di inutile strazio da tre ad una sola. Il giorno dopo la monocorde stampa locale inneggiava alla vittoria di sindaco ed assessore che avevano ottenuto questa ulteriore modifica dell’orario. Vittoria contro chi? Contro loro stessi e la loro perenne inedia, contro tutti quelli che a via Rucellai sanno di lavori che iniziano i primi di luglio e devono finire ad ottobre ma dimenticano che a settembre la scuola è piena di ragazzi e di lavoratori? Comunque le rassicurazioni del sindachetto sono rimaste sospese per aria; ad ora, circa le dieci del venerdì seguente, l’ordinanza di revoca dell’ordinanza ( sport tutto santamarinellese) è rimasta sospesa per aria. E’ vero che si fa prima a mettersi a raccontare una cosa in giro piuttosto che impegnare una strapagata segreteria a vergare due righe su un foglio di carta ( e chi vi scrive sa quanto pesi il panico da pagina bianca in certe situazioni). E’ vero che forse sette giorni non bastavano per consultare tutto l’esercito di saggi che circonda il nostro beneamato e lo supporta in tutte le sue decisioni strategiche. E’ vero pure che il nostro da qualche giorno sta martellando un suo ex fedelissimo raccontandogli che lui non ha bisogno di scrivere nulla, che quello che dice a voce e che racconta sui giornali è legge, ma circa cinquecento famiglie aspettano di avere qualche minima certezza, appunto minima ed appunto certezza. E certezze questo tipo di amministrazione non sarà in grado di darne. Mai.

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E cantava le canzoni ( che sendiva sempre a lu mare)

cantiereE’ molto bello condividere con gli amici la lettura di un libro, l’ascolto di un brano musicale o la visione di un film. In un momento nascono mille interpretazioni ed altrettanti punti di vista, a volte ridondanti ed altre volte invece molto stimolanti. Su altre questioni invece non c’è oggettivamente la possibilità di rendere troppe interpretazioni dello stesso fatto, si rischia di essere faziosi, di indurre in errore, di raccontare cose che aumentano la grande confusione che c’è in giro, mischiandola ad un arte molto particolare di unire il detto al non detto. Due esempi su tutti. Il delegato al bilancio Minghella ci spiega con la dovuta saccenza che la tassa sulla munnezza non aumenterà, sarà identica a quella che si pagava in passato con la sola ininfluente modifica che consiste nel fatto che sarà commisurata non al 75 percento del costo del servizio ma al 100 percento. Quindi, poiché la somma non è che ininfluentemente il rapporto tra l’addendo e il suo consecutivo, se pago di più non significa che pago di più ma semplicemente ed in maniera lapalissiana che pur versando di più la somma relativa rimane costante. Tutto chiaro, o no? Basta che qualcuno ci dica che nulla è aumentato, specialmente in un settore dove la tempesta dolce della differenziata doveva portare evidentemente a risparmi di tipo colombiano, e noi siamo tranquilli. Anche sul versante scuole la musica che sentiamo è la stessa e molteplici sono le interpretazioni della sua armonia. L’assessore competente sprizza di gioia dichiarando ai quattro venti di essere andata incontro alle esigenze delle famiglie. Peccato che l’amministrazione comunale non abbia ascoltato le famiglie, o meglio magari solo qualche famiglia si, con la solita logica della divisione tra figli e figliastri, e che abbia adottato la solita linea di emettere un ordinanza salvo rimangiarsi la stessa ordinanza con un provvedimento immediatamente successivo ed opposto emesso a ventiquattrore di distanza. Peccato che i rappresentanti dei genitori, organo elettivo deputato allo scopo, di questo tira e molla nulla abbiano saputo: con chi ha parlato allora l’assessore? In ogni caso a proposito di scuole, impariamo queste lezioni quasi quotidianamente e riusciamo finalmente soltanto ora a comprendere che anche trasformare una sconfitta in una vittoria è un’arte, dire per contraddire è un’ arte, tirare a campare è un’arte. Ma quando il tiro al bersaglio, quando il gioco della politica viene fatto sulle famiglie, sui ragazzi e sulle loro esigenze diventa anche particolarmente fastidioso. Verranno certamente tempi migliori, verrà gente che sa dire nero quando è nero e bianco quando è bianco. Nel frattempo noi ci addestreremo a capire quando questi signori scherzano e quando dicono suol serio facendo uno slalom continuo tra i fatti ed il loro contrario. Anche questa è Santa Marinella, gente!

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me so’ stufata nun ne famo gnente (e tireme su la lampo der vestito)

indignadosSta nascendo un altro partito, a Santa Marinella, un altro raggruppamento di teste d’uovo che probabilmente fra poco invece che sgambettare come tutti i neonati comincerà a sgomitare, perché a Santa Marinella si fa così ed anche la politica e sempre tutta un’altra cosa. Il gruppo di persone che è stato fino a poco tempo fa molto vicino all’attuale e riconfermato sindaco adesso comincia a prendere le distanze. Si fanno chiamare “indignados” per tentare di candeggiarsi i lineamenti e sembrare più bianchi e più puliti di prima, per tentare di assomigliare a quelli che dalla Spagna hanno saputo anticipare la crisi, prima economica e poi di valori politici, che ci strangola e che poi sono finiti nel magma del grillismo che tutto risucchia e dissolve. Ma Santa Marinella la vita e la politica hanno altre regole, consumano tutto in altri riti ed allora cominciano a scrivere, a raccontare, a far vivere retroscena, cose e fatti inenarrabili pur di riconquistare vita, spazio vitale e quell’acqua in cui sono stati per tanti anni abituati a navigare. Il nome che si sono dati dovrebbe essere diverso, sarebbe carino si facessero chiamare “scontentados” perché bachechiani dalla prima all’ultim’ora si sono fatti allettare dalla moltiplicazione di pani e pesci che il sindachetto ha prospettato loro nelle due apparizioni canoniche di quest’ultima campagna elettorale, la prima allo Sporting e la seconda da Fernanda. Il problema è che le promesse si fanno con il cervello e vanno mantenute poi con il cuore. E allora non bastava moltiplicare pani e pesci perché questi ultimi sono morti tutti, inquinati dal putridume che ha avvolto la Città tutta l’estate mentre i pani se li sono magnati in pochi. Le poltrone le hanno avute sempre i soliti ed addirittura per incarichi di peso si è scelto di non affidarsi ad un cacciatore di teste, che possa scegliere persone di oggettivo mestiere ma ci si è affidati ad una sartoria per poter tagliare e cucire il bando di ricerca proprio sulle persone già designate che guarda caso devono arrivare proprio dalla vicina Civitavecchia. E lui che pensava di accontentare un po tutti distribuendo a mano larga deleghe e soprannomi ha scontentato gli scontentabili che si sono sentiti defraudati nell’orgoglio, o detta meno accademicamente “presi per il culo”. Questi signori sono proprio tanti, stanchi da un lunghissimo peregrinare, da una lista infinita di appuntamenti rimandati, da una litania fatta di ricerche di quadrature politiche che non potranno mai avere una geometrica rilevanza. E proprio tutti gli altri, quindi l’esercito degli illusi, dopo aver a lungo e sempre più stancamente bussato al primo piano di via Rucellai oggi reclamano le ragioni di una Destra che a Santa Marinella non c’è mai stata e non ci vuole stare. Come fare adesso per recuperare? E’ tardi, ed anche togliere l’acqua a questo pesce sarà difficile perché è un pesce che non nuota sempre nello stesso lago, che non disdegna di ricevere aiuti ed aiutini da qualsiasi parte politica provengano, perché non si tratta di guardare al progresso di una comunità ma alla propria sopravvivenza. Cosa dobbiamo dire a questi “indignados”? Rispondiamo semplicemente che noi abbiamo già dato e che si sono svegliati un po’ troppo tardi. La Città non ha e non avrà bisogno di loro.

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Buonanotte, questa notte è per te

mgy 025Anche questa è Santa Severa, bellezza. Basta allungare un po il naso dove qualcuno fa ancora finta di non vedere, basta alzare il collo e portare gli occhi dietro la grande rete che tutto copre e tutto nasconde. E come diceva l’inventore della chimica moderna quando tutto si trasforma con la curiosità che dovrebbero avere tutti i cittadini andiamo a sollevare il tappeto dove finisce la polvere di casa. La location è splendida, tra il Castello di Santa Severa, una delle spiagge più belle del Lazio e la dimora estiva di due Presidenti della Repubblica. Proprio lì qualcuno ha deciso di istituire la discarica cittadina. Il terreno di via Cartagine era già stato sequestrato tempo fa, quando era il sito in cui venivano parcheggiati gli scarrabili e tutti andavano a conferire. E’ indubbio che il problema dei rifiuti sia lo scoglio durissimo dove nel tentativo di fare l’inchino il nocchiero Bacheca porterà ad mgy 026arenarsi la nave cittadina. Mentre i guardiani del decoro, solerti ed inflessibili, additano e sanzionano gli indecenti gestori delle discariche personali che siamo costretti a spargere fuori dall’uscio ogni sera le forze dell’ordine, le milizie paramilitari ed i vari controllori con tesserino scatenati dal sindachetto non si accorgono che dietro un cancello mucchi di munnezza fanno bella mostra. Il cancello è chiuso con un lucchetto, segno che intenzionalmente qualcuno gestisce in proprio un’attività illegale, che qualcuno va li ogni giorno od ogni tanto a depositare. E c’è ogni ben di Dio, tra i mucchi di foglie ed aghi di pino spuntano gli immancabili elettrodomestici, calcinacci in mucchi o sacchetti, plastica, tanta plastica. C’è insomma il solito arredamento del degrado. D’altronde il mgy 027messaggio lanciato da questa nuovissima ma vecchia amministrazione è stato chiaro, è un messaggio di sconfitta, di impotenza, di incapacità straordinaria, perché è un incapacità che non produce vittime in questa cosiddetta classe dirigente, che pesa solo sulle spalle e sulla salute di noi cittadini. C’è chi già pensa al Natale, chi vuole ristrutturare l’arredo urbano di Santa Severa ma possibile che con tutti i bravi politici ed i cittadini volenterosi a fare politica dalla parte della gente dobbiamo essere soltanto noi del blog? Adesso vediamo quanto tempo le milizie del sindachetto ci impiegheranno ad impedire questo ulteriore scempio. Noi continuiamo ad andare avanti, anche se i cittadini non se lo meritano. Abbiamo tanto altro materiale da pubblicare. Non abbasseremo mai la guardia.mgy 029 E la notte sta arrivando, il buio sta calando nella testa di tanta gente, e quando il freddo arriverà tutti si saranno dimenticati di come è difficile fare il proprio dovere, tutti meno qualcuno. Buonanotte, anche a te.

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