Ognuno ha il diritto di vivere come può

scuolaTutto e il contrario di tutto, va bene qualsiasi cosa purché si conservi inalterata la magia ipocrita di questa lunghissima campagna elettorale. Poi si può parlare di ogni cosa, del valore, per esempio, e della misura della cultura cittadina. Si scopre piano piano che la cultura non ha nulla a che fare con il titolo di studio o con quanti libri si leggano, quante trasmissioni pedanti si ascoltino, quanti teatri si vadano a visitare. La cultura è il sentimento e l’insieme delle conoscenze che si trasmettono di generazione in generazione. Esiste una cultura santamarinellese? Sicuramente questo sentimento c’è anche se Santa Marinella è una città tendenzialmente e giuridicamente giovane, anche se Santa Marinella ha una popolazione non autoctona ma proveniente da vari ceppi nazionali ed ora anche internazionali. Ci sono elementi che si identificano però con la vera cultura cittadina, dei simboli che anche in un Comune che in cinquant’anni non è riuscito a dotarsi di un Municipio fanno risalto come pietra d’angolo nei ricordi delle generazioni che si sono susseguite nella Perla. un’amministrazione comunale avveduta ha a cuore la cultura della sua città, la esalta, la coltiva e la protegge. Uno dei simboli, pochi, che abbiamo a Santa Marinella, simboli tramandati di generazione in generazione, è la scuola di piazza Trieste che ha festeggiato da poco tempo i suoi cento anni di presenza e di attività in Città. Oggi una speculazione che è partita qualche anno fa vuole estirpare quella struttura e gli immobili dalla nicchia che si erano creati nel cuore del centro di questa meravigliosa Città per paracadutarci un business cieco ed irrazionale in un momento storico-economico come quello che stiamo vivendo. Non si tratta di occupazione, i posti in crisi sono pochi, meno di quelli della moribonda multiservizi comunale, e non si tratta nemmeno di sviluppo e di mercato. Basti guardare alle sorti della Colonia Pio X, altro esempio di tradizione gettata nello scarico del cesso e di business morto ancora prima di cominciare. Che tipo di volano economico sarebbe per una città condannata all’asfissia, lenta ed inesorabile, da amministratori ciechi, ingordi ed incapaci? Proprio l’amministrazione comunale ha giocato un ruolo principe, e mi si scusi il gioco di parole, in questo vero e proprio omicidio culturale, disinteressandosi dei problemi della scuola materna ed elementare tradizionalmente ospitata tra quelle mura e relegando il cortile dell’istituto ad arena estiva, ruolo sacrilego e molto opportunistico viste le recenti vicende commerciali dell’antica piazza. Nessuno ha saputo imporre quell’autorità che in un’amministrazione avveduta tutti si attendono, nessuno ha saputo giocare il ruolo guida nello sviluppo di una Città che un’amministrazione comunale attenta e consapevole dovrebbe avere. E’ inutile che domani gli attuali amministratori tentino di riciclarsi attribuendosi ruoli e prerogative che non hanno. Nessuno ha difeso l’Istituto pur sapendo quali erano le mire di chi si dice abbia comprato gli immobili. I nostri politici, molto attenti a mettere il naso in tutte le cose che interessano, specialmente dal punto di vista economico la nostra Città, non potevano non sapere che da tempo qualcuno si aggirava per gli uffici si informava sui possibili atti da mettere in cantiere per trasformare tutto il complesso in un business, facendo perdere a quelle mura la vocazione istituzionale che avevano saputo conservare passando indenni addirittura tra due guerre. Al posto dei banchi scolastici tanti lettini solari ed una fine ingloriosa per un istituzione che ha avuto il merito di offrire istruzione e cultura in un posto ed in un periodo nei quali si preferiva lasciare i bambini in casa a fare le faccende o mandarli nei campi a lavorare. E la cultura scolastica si può tramandare,. la cultura scolastica si attacca come una perniciosa malattia; se tanti ragazzi santamarinellesi oggi hanno appeso al muro un diploma universitario è perché i loro genitori, i loro nonni sono stati contagiati dai libri proprio su quei banchi, proprio tra quelle mura. Domai qualche grasso sedere occuperà quelle stanze, da quelle poche notizie che arrivano a singhiozzo da Roma si prevede che l’istituto diventerà un centro estetico, creme di bellezza e massaggi al posto degli abbecedari. Il delitto è servito su un piatto d’argento, se cercate la pistola fumante potete trovarla in via Rucellai, per una volta l’assassino non è il maggiordomo.


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