Un cuore nuovo contro i soliti noti

L’operazione congiunta che oggi ha portato Carabineri e Guardia di Finanza a mettere le manette a quattro persone di Cerveteri è, pur con tutti i condizionali e distinguo propri di un’indagine e non di una sentenza, un segnale inquietante. E’ il segnale di una polita locale non preparata a cogliere le opportunità che la Legge oggi offre agli amministratori locali o meglio preparatissima a cogliere soltanto alcune opportunità nell’ottica di un proprio vantaggio. Leggiamo il comunicato dei Carabineri che dice “L’attività di indagine denominata “Step by Step”, si basa principalmente su una segnalazione relativa a tre delibere del Comune di Cerveteri dell’aprile 2011, attraverso le quali il Consiglio Comunale ha revocato un preesistente progetto per la realizzazione di edilizia popolare (c.d. 167), ne ha approvato uno nuovo, escludendo dallo stesso un’area già ricompresa (acquistata nel frattempo da una impresa edile del luogo), sulla quale invece ha votato favorevolmente una variante al PRG per la realizzazione di un complesso edilizio residenziale e commerciale a fronte della costruzione di una scuola. Le investigazioni – dice ancora il comunicato – condotte attraverso attività tecniche, pedinamenti ed infine le più incisive perquisizioni del novembre 2011, hanno portato ad acclarare gravi indizi a carico di un noto imprenditore edile cervetrano (anche se non si escludono ulteriori partecipazioni occulte) che, avvalendosi di propri collaboratori (consulenti commerciali/tributari e legali) nonché conoscenti (soggetti gravitanti nell’ambito politico cervetrano), aveva avvicinato alcuni esponenti politici, promettendo loro la somma di € 300.000,00 a fronte del loro impegno a votare favorevolmente il progetto in argomento. Tale somma sarebbe stata riversata ai destinatari in diversi steps, corrispondenti ai passaggi politico/amministrativi costituenti l’iter di approvazione del progetto.

Nel corso delle indagini infatti, sono state intercettate e sottoposte a sequestro, due tranche della mazzetta concordata, di € 15.000,00 cad, cedute in occasione di due passaggi fondamentali, per il perfezionamento dell’atto finale, al quale non si è mai giunti.

Le indagini sono ancora in corso per accertare ulteriori elementi a carico degli altri indagati ovvero per accertare responsabilità di altri eventuali complici. “. Questa la cronaca ma dalle dichiarazioni degli inquirenti emerge anche e soprattutto come il segnale di guardia sia stato il differenziale di valore tra i circa 12 milioni di euro di vantaggio del proponente l’accordo di programma e il valore di circa due milioni di euro della scuola data in cambio. Qui entra in gioco il fattore di sensibilità e di etica degli amministratori. Proprio questa politica, che si compiace definirsi nuova, è su tutto il territorio nazionale sempre più spesso oggetto di attenzioni della Magistratura quando questa stessa classe dirigente non presta ascolto alle esigenze provenienti dal territorio. Ottenere il consenso del Consiglio Comunale non è sufficiente quando si tratti la trasformazione nell’uso del territorio in modo artefatto e non conforme allo strumento urbanistico appunto a tal modo che per essere approvato debba tornare in Consiglio Comunale. L’amministrazione dell’Ente Locale deve sempre essere al fianco della gente, curarne indistintamente gli interessi e sottoporre alla gente, nella forma del dibattito pubblico e della pubblica consultazione, tute le iniziative che provengono dai privati che certamente non si muovono con il gusto del pubblico interesse ma legittimamente antepongono i propri interessi a quelli degli altri. Non so come finirà l’inchiesta di Cerveteri, so soltanto che è ora di farla finita con tentativi puerili di far passare per pubblica ed indispensabile utilità i fatti propri. E’ ora invece di mostrare a chi ha il potere che il potere stesso è un animale talmente strano che può rivoltarsi in ogni momento contro chi lo nutra male. E’ ora di cambiare l’approccio generale al potere, è ora di invertire i fattori, di metter il potere pubblico al servizio della gente e non soltanto dei soliti noti.

 

 

 

 


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Via libera al Piano Regionale dei rifiuti

Via libera dal Consiglio regionale del Lazio al piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. L’atto – approvato oggi con una delibera votata a maggioranza dall’Aula (40 favorevoli e 23 contrari) presieduta da Mario Abbruzzese (Pdl) – ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si è susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento.

Si è trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta – ha detto Di Paolo durante l’iter in Aula – “arriviamo ad uno dei passaggi più importanti e cruciali, cioè all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”.

“Oggi abbiamo la possibilità di far fare un salto in avanti al nostro territorio, fornendo un documento che aggiorna finalmente un Piano del 2002, ormai troppo arretrato rispetto ai cambiamenti morfologici e demografici che si sono verificati in 10 anni nel Lazio, ma soprattutto per i significativi progressi tecnologici che si sono ottenuti anche nel campo della gestione dei rifiuti” ha dichiarato il presidente della commissione Ambiente, Roberto Carlino (Udc), ricordando che questo atto allinea il Lazio alle richieste della Ue ed innova rispetto al piano del 2002. E’ intervenuto a dichiarare il voto favorevole del Pdl il consigliere Andrea Bernaudo, che ha ricordato come il piano rappresenti una risposta appropriata all’Europa, ma anche a quelli che, da parte sua, ha definito i fallimenti delle amministrazioni di centrosinistra a Roma e al commissariamento Marrazzo per il Lazio. “E’ un piano rifiuti – ha sottolineato – che vuole arrivare alla chiusura del ciclo della gestione dei rifiuti, che ha come priorità la prevenzione e soprattutto la raccolta differenziata”.

Dai banchi dell’opposizione, invece, il piano è stato criticato con diverse argomentazioni. Nel mirino, in particolare, la previsione di quello che è stato definito il “piano B”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiastico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. “Lo scenario di controllo – ha dichiarato Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) – è quello che perseguirà questa Giunta”. Filiberto Zaratti (Sel) ha definito il piano “una grande occasione perduta” a causa proprio dello scenario di controllo. Esterino Montino, capogruppo Pd, si è chiesto dove fossero le reali novità del piano e ha criticato la mancata previsione nel piano di risorse finanziarie e di un “sistema industriale”. Angelo Bonelli (Verdi) ha invece osservato che il piano è stato fatto senza prendere in considerazione Roma, che incide per il 70% dei rifiuti del Lazio, e poi si è arrivati a chiedere la dichiarazione di emergenza al Governo. “Da commissariare era l’Ama di Roma”. Giuseppe Celli (Lista civica Cittadini/e) ha aggiunto che gli impianti di trattamento meccanico biologico non saranno sufficienti a trattare il “tal quale” prodotto dalla Capitale, mentre Fabio Nobile (FdS) ha criticato il mancato abbandono della logica delle discariche e degli inceneritori, Claudio Bucci (Idv) ha ricordato gli interrogativi che lascia aperti il piano e criticato le scelte di Corcolle e Riano come discariche provvisorie.

Fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilità per i comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovrà conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sarà trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue.

Quanto allo scenario di controllo – definito “piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione, e invece “rafforzamento dello scenario di piano” da Di Paolo – esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora: non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione.

Per la gestione dei rifiuti il Lazio è stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potrà utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo).

Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio.

La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.

Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si è concluso l’esame in aula e il voto finale è stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.

 

 


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Se lo dice e poi lo ridice lui…

In data 23 novembre 2011 uscimmo con un comunicato stampa attraverso il quale facevamo una pesante critica su alcune affermazioni dell’Assessore al bilancio Venanzio Bianchi.

Dichiarazioni inerenti a favoritismi verso “amici e conoscenti” ai quali sarebbero state tolte delle multe.

La risposta di Bianchi non si fece attendere e ci diede dei mistificatori!

Abbiamo chiesto ed ottenuto la registrazione del Consiglio Comunale e riportiamo la trascrizione del passo al quale facevamo riferimento:

 

Ass. Venanzio Bianchi:

Ci sono anche oggi politici tra noi che poi, chi si interessa di far togliere la multa, chi si interessa di non far pagare un tributo, chi si interessa di non far pagare una cosa.

Queste cose.. Si si è uno spettacolo… Manuele Si fa tutti non ti preoccupare, non ti preoccupare si fa tutti, in qualche modo tutti quanti si cerca di mantenere il rapporto con l’amico, di agevolare l’amico.

Io non mi vergogno di dire queste cose… tempo al tempo Paola tempo al tempo… chi è stato in consiglio comunale più di voi e ha rappresentato la vostra forza politica l’ha fatto pure lui.

 

Evitiamo qualsiasi commento e lasciamo giudicare ai lettori chi è il mistificatore, chi abusa del proprio potere, chi fa della politica un malcostume che continueremo a combattere.

 

 

Circolo Futuro e Libertà Santa Marinella

 

Il Presidente

Fabio Gasparri

 

 


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Progetto città sicura: una delle solite bugie

E’ ormai sulla bocca di tutti; si parla di una criminalità dal sapore denso, palpabile, di una delinquenza che non ha più ritegno e colpisce indiscriminatamente il ricco ed il povero. Se al ricco porta via qualcosa al povero, sovente, porta via tutto, proprio tutto. Nessuno fa nulla per arginare il fenomeno, considerato ormai endemico. La gente si risente di questo; il teatro è lo stesso di dodici anni fa. Anche allora un’ondata di furti, di storica rilevanza, spazzò quasi tutte le case di Santa Marinella e nessuno fece nulla per arrestare questa marea fangosa fatta di distruzione e disprezzo. Ci si chiude in case fatte di sbarre, come se potessero servire a lasciare fuori il problema che non è un problema ma sta diventando un abitudine, un modo di vivere, un rischio di questo tempo barbaro e sordo. A cosa valgono le petizioni, le raccolte di firme, le mobilitazioni se chi deve sentire è il primo ad essere sordo? L’amministrazione comunale, il sindaco di Santa Marinella nella sua veste di autorità di Pubblica Sicurezza della Città è il primo a mentire su queste vicende. Aveva intitolato un paragrafo delle sue striminzite righe programmatiche “SICUREZZA”: decentramento mobile della polizia municipale ed attivazione della figura del vigile di quartiere. Parole rimaste sulla carta, simbolo evidente di un modo di amministrare fatto di chiacchiere e di nulla più. Ma questo evidentemente non è bastato. A novembre del 2010 l’amministrazione comunale ha siglato il progetto “CITTA’ SICURA” e chiesto alla Regione un contributo per l’avvio di un servizio di cui nessuno si è mai accorto. E se la città ha tratto giovamento da questo protocollo, se la città è più sicura ora che allora, beh, forse era meglio quando si stava peggio? “Avviare azioni ed operazioni finalizzate alla costituzione di una “Rete per la Sicurezza” nella consapevolezza del valore di un impegno comune partendo alla società civile fino a quella politica- istituzionale. Avviare azioni ed operazioni finalizzate alla costruzione di una “Città Comunità” ove sia possibile sviluppare solidarietà, vicinanza e mutuo soccorso. Consolidare servizi innovativi ed interscambi operativi e informativi finalizzati anche al presidio del territorio in special modo per le Forze dell’Ordine” Questo riportava il testo dell’accordo istitutivo del Progetto Sicurezza che è rimasto tale solo sulla carta; a testimoniarlo le centinaia di cittadini depredati dei loro beni e probabilmente tutti quelli che subiranno questa violenza nei giorni a venire. Questi Amministratori non hanno alcuna vergogna, sono complici di uno sfruttamento della buona fede della gente, di un malcostume che deve finire. Da novembre 2010, data istitutiva del progetto per la sicurezza, nulla si è più saputo. Eppure una soluzione c’è, non costa nulla e vale moltissimo. Non posso fare altro che esortare tutti i cittadini a riflettere, a pensare alle mille vicende simili a questa, al fatto che questi quindici signori che credono di governare una città devono rendersi conto di aver perso tempo giocando sulla pelle dei loro concittadini. E’ ora che sull’ondata di sdegno che sta nascendo intorno al fatto che i cittadini si sentano completamente abbandonati a loro stessi da un’amministrazione di inetti sia imprescindibile una presa di coscienza importante. Contro la criminalità a nulla servono le telecamere, se non a far entrare qualche euro in più nelle tasche di qualcuno. Serve solo una vera coscienza civica, il sapersi consapevolmente parte di una grande comunità. No alle ronde, si ad una sorveglianza attenta del proprio territorio. E’ impossibile che nessuno si accorga di questa bande che girano per la città compiendo le loro razzie. Allora , e con coscienza civile, è necessario costruire una vera e propria azione popolare che alzi la voce ogni volta che si noti un tizio che scavalca una recinzione, che entra in un appartamento da una finestra. Non serve fare gli eroi, basta comporre dal proprio cellulare il numero 112 oppure 113. Se non esiste questa coscienza civile non serve lamentarsi, allora. Ed il fatto di essere amministrati da una banda di bugiardi certo non ci aiuta.


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Parte da Tarquinia la Polizia Locale condivisa

Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola lancia l’iniziativa per gestire con i comuni di Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano, le funzioni e i servizi di Polizia Locale. «Di necessità virtù. – afferma il primo cittadino – Per far fronte alla carenza di personale e all’impossibilità di assumere nuove unità, per le scarse risorse economiche a disposizione, è importante trovare nuove forme di collaborazione tra le Amministrazioni». Obiettivo del progetto è avere un migliore presidio del territorio e una razionalizzazione dei costi, anche perché sono sempre più consistenti i tagli agli enti locali. Tagli che pregiudicano la possibilità di garantire alla popolazione i servizi primari. «Per questo motivo ho fatto scrivere dai tecnici una convezione che sarà inviata in questi giorni ai sindaci di Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano, con i quali ho già avuto modo di confrontarmi e trovare la loro disponibilità. – conclude il sindaco Mazzola – Nelle prossime settimane si terranno nuove riunioni. Se approvata, le Polizie Locali delle cittadine interessate potranno operare su una zona molto ampia e intervenire laddove ce ne sia necessità».


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Il Comitato ricorre al TAR

Oggi non stupisce più nulla, non stupisce se un Piano Integrato (Piano Integrato Benigni-Alibrandi delibera N°31/11) viene approvato a notte fonda in una calda sera d’estate, non stupisce nemmeno che alle quattro del mattino ad assistere alle meccaniche alzate di mano dei Consiglieri Comunali fossero presenti sia i costruttori interessati al progetto, belli schierati in prima fila, sia molti abitanti della nostra città preoccupati per ciò che stava per accadere e che è accaduto… Ma è successo anche, con sommo stupore di tanti, che quest’ultimi si sono guardati in faccia e hanno potuto vedere, ognuno sul volto dell’altro, il riflesso della propria indignazione. E così è accaduto che un pugno di persone che si conoscevano appena o non si conoscevano affatto hanno messo da parte i propri pregiudizi, gli orientamenti politici, i luoghi comuni come “tanto non cambierà mai nulla”, e hanno fatto sempre più spazio al buon senso e all’impegno civico (merce rara di questi tempi), si sono parlati, si sono confrontati e così…….è successo!

E’ successo che da pochi sono diventati tanti, talmente tanti da far preoccupare un po’ di persone tra cui lo stesso Sindaco Bacheca che inizialmente pareva far finta di nulla. Queste tante persone che oggi sono un Comitato, si sono riunite, documentate, hanno parlato con gli abitanti dei Rioni Alibrandi, Combattenti e Pirgus ed hanno saputo ascoltare ciò che la gente aveva da dire, concretizzando il tutto in un diffuso dissenso per i contenuti della delibera approvata; sì, perché come molto spesso accade, la disinformazione fa il bello e il cattivo tempo e le false informazioni fanno pure di peggio, infatti in molti giornali il costruttore e il politico di turno hanno dato dei numeri in termini di Metri Cubi e Metri Quadri degni di un’estrazione del superenalotto. Hanno voluto far passare una vera e propria lottizzazione come un’opera di miglioramento per un quartiere che di fatto di migliorie non avrebbe, hanno chiamato Piano Integrato un progetto che è completamente difforme dai principi dei Piani Integrati, hanno mostrato un progetto alla gente e ne hanno approvato un altro al Consiglio Comunale, indovinate a favore di chi? La risposta è semplice se si pensa che i 23000 metri cubi di edilizia residenziale (che è quella che fa guadagnare il costruttore), diventano in poco tempo 27000, poi si parla di 2000 mq di edilizia sociale, e la gente pensa: “che bello i meno fortunati potranno avere una casa”, ma alla gente abbiamo dovuto spiegare che nel progetto approvato c’è solo l’area individuata per l’edilizia sociale ma non c’è scritto ne’ quando verranno fatte le case ne’ a spese di chi, o meglio a spese di chi è evidente, dei cittadini di Santa Marinella e che quindi i meno fortunati possono anche ricominciare a non dormire la notte.

Tornando a quel Comitato che si chiama “11 AGOSTO 2011”, tornando a quell’indignazione, a quelle coscienze che hanno portato alla luce degli aspetti completamente ignorati dall’Amministrazione Comunale, come il rischio idrogeologico dell’intera zona, tornando a quello che la gente veramente chiedeva, che erano dei servizi, e non la nascita di un nuovo quartiere, comunichiamo ufficialmente che Sabato 12 Novembre 2011 è stato depositato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, contro il Comune di Santa Marinella ma a favore di tutta la cittadinanza nonché del nostro territorio. Dopo un attento studio della delibera e il confronto con relazioni tecniche ambientali, urbanistiche e geologiche, (il Comune non si sforzi a farle, ci abbiamo pensato noi !!!), nonché una palese discordanza tra i guadagni troppo scarsi del Comune nei confronti di quelli del costruttore e dopo che il Sindaco ha fatto orecchie da mercante quando noi gli abbiamo chiesto numerose volte di ritirare la Delibera N°31, dopo tutto ciò, in estrema ratio, il Comitato ha ritenuto lecito ricorrere al T.A.R.. Il ricorso è fortemente motivato e supportato da documentazioni tecniche e competenti, siamo certi che questo progetto verrà bloccato dall’autorità competente, come siamo sempre certi che la Amministrazione Comunale saprà in futuro confrontarsi in maniera più corretta e coerente con i propri cittadini ed avrà il buon senso di approvare i futuri Piani Integrati secondo dei criteri precisi, sostenibili e convenienti per gli abitanti e per il territorio, che sono poi criteri intrinseci nei principi per cui dovrebbe agire un rappresentante politico (molto spesso di questo i nostri rappresentanti non hanno memoria).

Concludiamo col ringraziare chi ha avuto il coraggio e la responsabilità di sottoscrivere il ricorso al T.A.R. e le tante centinaia di santamarinellesi che hanno firmato “contro” i criteri adottati per questo PII, senza la firma di questi cittadini, semplici abitanti del quartiere e commercianti, il Comitato “11 Agosto 2011” avrebbe potuto fare ben poco.

Grazie e ancora grazie.

Il Comitato 11 Agosto 2011

 


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Arriva il Generale…

…ma la guerra è già finita e persa; anzi potremmo dire che tolto un generale ne arriva un altro, ecco così forse è meglio. La novità che dovrebbe scaldare i cuori e rinfrancare lo spirito è la prossima nomina di un direttore generale alla multiservizi cittadina nella persona del già consigliere di amministrazione dottor Paolo Di Giacomantonio. Il tizio vedrebbe schizzare i suoi compensi dagli attuali 7000 euro annui fino alla somma di circa sessantamila. Un bel salto di qualità che qualora corrispondesse al vero potrebbe gettare alle ortiche tutti i ragionamenti circa la crisi e la scarsità di pecunia finora argomentati da chi contesta a questa splendida amministrazione comunale lassismo ed inedia. Il nominato smentisce caldamente, augurandosi naturalmente in cuor proprio (e nel portafoglio) che la notizia sia confermata ma non potendo far altro, per ora, che smentirla. Copione già visto da parte del canuto presidente della stessa SMS che mel momento in cui questo blog con mestiere e tempismo affidò alla rete la notizia della sua probabile nomina si affrettò a scrivere in calce all’articolo un tremendo panegirico di smentita salvo poi accettare l’alloro senza peritarsi di smentire la smentita. Può darsi naturalmente che nessuno abbia intenzione di nominare un direttore generale ad una società che, destinata a chiudere entro il prossimo anno per ragioni di legge che ha anticipato di dodici mesi la chiusura di alcune società comunali, quest’anno chiuderà il bilancio in pareggio utilizzando l’artificio della riduzione di capitale per perdite, mangiandosi cioè buna parte di quell’iniezione di ciccia fresca che il socio unico, ovvero il Comune, aveva pompato nelle sue rinsecchite e regnatelose casse. Il tutto naturalmente se dovessero corrispondere al vero le poche notizie che riescono a trapelare dal secondo piano di lungomare Marconi. Speriamo,a parte l’affetto che ci lega al neo Generale, che la notizia sia un’ulteriore bufala pre-elettorale propagata ad arte per tenere seco i pochi che ancora danno retta alla sgangherata armata brancaleone che fa finta di governare la città. Il provvedimento di nomina potrebbe aprire un altro fronte giudiziario essendo completamente e perfettamente contro legge. Non sarebbe né il primo né l’ultimo, lo sappiamo tutti, e lo sa anche chi eventualmente lo firmerà ma pwer lui è soltanto un gioco.


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Bacheca il palazzinaro

Dopo le proteste nate dall’approvazione in Agosto del Piano Integrato Benigni, il Sindaco aveva annunciato che la sua giunta si sarebbe fermata a quel Piano Integrato.

Ad ottobre leggiamo invece che i piani integrati e accordi di programma (Porto Romano) saranno il nuovo volano del lavoro, la risposta al problema della disoccupazione a S. Marinella, il grande rilancio occupazionale. Davvero una bella novità! Bacheca ripropone, pari pari, la politica palazzinara degli anni ’70. Veramente innovativo!

Se non altro i nostri amministratori non ci raccontano più la barzelletta che i Piani Integrati, vere e proprie lottizzazioni camuffate, servano a risanare i quartieri e a fornire servizi. L’argomento si sposta sul ricatto occupazionale, da sempre argomento forte della speculazione edilizia a S. Marinella.

Parliamo allora di questa occupazione, che dovrebbe nascere dall’indiscriminata cementificazione del territorio. Si tratta di un’occupazione “una tantum”: finita la palazzina finisce il lavoro, oppure si fa un’altra palazzina. E allora? Si deve continuare a costruire all’infinito in un territorio che infinito non è? Non esiste l’edilizia di recupero, di restauro, di mantenimento. Non esiste bio-edilizia. Non c’è nemmeno uno straccio di pianificazione urbana, né di piano di riassetto idrogeologico. Secondariamente sono anni che l’economia turistica è in calo ed ogni anno raggiunge picchi negativi: meno presenze, meno affitti, meno noleggi di ombrelloni, meno clienti ai ristoranti. E’ lavoro anche questo, ci pare. Dovremmo puntare a presenze turistiche tutto l’anno coordinando i servizi e i portali informativi, inserendo S. Marinella nei circuiti turistici e culturali provinciali (i Castelli medioevali, l’Etruria archeologica, i Monti della Tolfa..…). Da questo punto di vista la gestione comunale del castello di S. Severa sarebbe interessante per la creazione di posti di lavoro stabili. Si dovrebbero inoltre tenere pulite le spiagge, che giacciono come cadaveri per 9 mesi all’anno, anche quando la stagione climatica ne permetterebbe la fruizione fino a novembre. Forse si sarebbe dovuto salvare quello che è stato un vettore economico in passato: la floricoltura, oggi agricoltura biologica o agriturismo. Anche questo sarebbe lavoro che chiama lavoro, non “una tantum” ma volano di qualità della vita di tutti. Invece da S. Marinella si scappa a gambe levate. Solo il punteruolo rosso pare trovarsi benissimo!

Vorremmo tanto che i nostri amministratori, invece di ispirarsi ai palazzinari anni Settanta, prendessero a modello sindaci come Angelo Vassallo, assassinato ad Acciaroli nel Cilento, che ha arricchito tutti i suoi concittadini puntando decisamente sul recupero paesaggistico ed ambientale. I valori immobiliari del Comune di Acciaroli si incrementano mentre quello dei nostri immobili precipitano verso il basso e le case subiscono deprezzamenti. Non pretendiamo che Bacheca abbia il coraggio di Vassallo ma almeno una briciola di quello spirito davvero innovativo.

 

Circolo PRC-FdS “Benedetti Michelangeli”


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Il pasticcio dell’acqua

Un pasticciaccio decisamente bipartisan. Quello della mancata applicazione della tariffa unica per i servizi idrici nella cosiddetta zona Ato2 (gestita quasi interamente da Acea Spa), è un problema che riguarda ben 33 giunte del Lazio centrale risultate morose nei confronti dei cittadini, giunte di ogni colore politico. Se la cifra pagata in più dagli utenti – destinatari di bollette al limite del fantasioso – si aggira intorno ai 150 milioni di euro, i Comuni che ne dovranno rispondere fanno capo alle alleanze più varie. TUTTI I PARTITI NEI GUAI – Dal Pdl al Pd, dal Terzo Polo al tripudio delle liste civiche, nessuno – o quasi – può ritenersi esonerato. Considerando poi che la Conferenza dei sindaci fa capo alla Provincia di Roma, anche Nicola Zingaretti dovrà affrontare il tema dell’acqua pubblica. Tra i sindaci dei comuni interessati, ce ne sono alcuni freschi di nomina. Come Ottorino Ferilli (Pd) primo cittadino di Fiano Romano, nonché cugino dell’attrice Sabrina: eletto alle amministrative della scorsa primavera, Ferilli dovrà destreggiarsi per far fronte a un debito che si aggira intorno ai 5 milioni e passa. SANTA MARINELLA, 8 MILIONI – Situazione diversa, ma non troppo, per i sindaci storici: come ad esempio Roberto Bacheca, in quota Pdl, primo cittadino di Santa Marinella dal 2008, che dovrà rispondere ai suoi cittadini di un debito “idrico” che si aggira intorno agli 8 milioni di euro. Un macigno. Infine, curioso il caso del piccolo Comune di Jenne, capitanato dal sindaco di centrodestra Giorgio Pacchiarotti: 524 anime, 750 utenze, 900mila euro di debito. Tradotto in utenti, 1200 euro ciascuno, in media 1700 euro ad “anima”. Insomma, il neo eletto Pacchiarotti dovrà cercare di chiudere un buco ai limiti del Guinness. I NUMERI DEL CASO – Nei comuni del Lazio risultati non in regola con le fatturazioni idriche, quella di omettere in bolletta la «tariffa agevolata» prevista per le famiglie fino a un consumo massimo annuale di 92 m³, pare una pessima consuetudine. In base a questa tariffa, infatti, ogni m³ dovrebbe costare 0,16 centesimi. Ma così non è. Per lo più infatti viene applicata come prima fascia per le famiglie la cosiddetta “tariffa base”, che costa 0,51 centesimi di euro e che dovrebbe essere invece applicata solo dai 92 m³ in su. Una differenza di 35 centesimi di euro in più per m³. Cifra che moltiplicata per il consumo medio di ogni famiglia nell’arco di un anno, si aggira intorno ai 240 euro di maggiorazione annuale in bolletta, ma può arrivare anche a 1.500 euro in più. Piccole cifre che, sommate tra loro, producono un danno di grande entità. Tra i vari comuni non si può parlare di un «più virtuoso» o un «meno virtuoso». Più indicato invece suddividere in due categorie i comuni «che applicano» il tariffario ufficiale e quelli che «non lo applicano», omettendo in primo luogo «la tariffa agevolata» per le famiglie. Il totale del debito dei paesi del Lazio, stimato dall’Unione Consumatori, è infatti simile (facendo una media delle utenze) a tutti i comuni risultati inadempienti. Silvia Zingaropoli] ROMA – Un pasticciaccio decisamente bipartisan. Quello della mancata applicazione della tariffa unica per i servizi idrici nella cosiddetta zona Ato2 (gestita quasi interamente da Acea Spa), è un problema che riguarda ben 33 giunte del Lazio centrale risultate morose nei confronti dei cittadini, giunte di ogni colore politico.

Se la cifra pagata in più dagli utenti – destinatari di bollette al limite del fantasioso – si aggira intorno ai 150 milioni di euro, i Comuni che ne dovranno rispondere fanno capo alle alleanze più varie.

 

TUTTI I PARTITI NEI GUAI – Dal Pdl al Pd, dal Terzo Polo al tripudio delle liste civiche, nessuno – o quasi – può ritenersi esonerato. Considerando poi che la Conferenza dei sindaci fa capo alla Provincia di Roma, anche Nicola Zingaretti dovrà affrontare il tema dell’acqua pubblica. Tra i sindaci dei comuni interessati, ce ne sono alcuni freschi di nomina. Come Ottorino Ferilli (Pd) primo cittadino di Fiano Romano, nonché cugino dell’attrice Sabrina: eletto alle amministrative della scorsa primavera, Ferilli dovrà destreggiarsi per far fronte a un debito che si aggira intorno ai 5 milioni e passa.

 

SANTA MARINELLA, 8 MILIONI – Situazione diversa, ma non troppo, per i sindaci storici: come ad esempio Roberto Bacheca, in quota Pdl, primo cittadino di Santa Marinella dal 2008, che dovrà rispondere ai suoi cittadini di un debito “idrico” che si aggira intorno agli 8 milioni di euro. Un macigno. Infine, curioso il caso del piccolo Comune di Jenne, capitanato dal sindaco di centrodestra Giorgio Pacchiarotti: 524 anime, 750 utenze, 900mila euro di debito. Tradotto in utenti, 1200 euro ciascuno, in media 1700 euro ad “anima”. Insomma, il neo eletto Pacchiarotti dovrà cercare di chiudere un buco ai limiti del Guinness.

 

I NUMERI DEL CASO – Nei comuni del Lazio risultati non in regola con le fatturazioni idriche, quella di omettere in bolletta la «tariffa agevolata» prevista per le famiglie fino a un consumo massimo annuale di 92 m³, pare una pessima consuetudine. In base a questa tariffa, infatti, ogni m³ dovrebbe costare 0,16 centesimi. Ma così non è. Per lo più infatti viene applicata come prima fascia per le famiglie la cosiddetta “tariffa base”, che costa 0,51 centesimi di euro e che dovrebbe essere invece applicata solo dai 92 m³ in su. Una differenza di 35 centesimi di euro in più per m³. Cifra che moltiplicata per il consumo medio di ogni famiglia nell’arco di un anno, si aggira intorno ai 240 euro di maggiorazione annuale in bolletta, ma può arrivare anche a 1.500 euro in più.

Piccole cifre che, sommate tra loro, producono un danno di grande entità. Tra i vari comuni non si può parlare di un «più virtuoso» o un «meno virtuoso». Più indicato invece suddividere in due categorie i comuni «che applicano» il tariffario ufficiale e quelli che «non lo applicano», omettendo in primo luogo «la tariffa agevolata» per le famiglie. Il totale del debito dei paesi del Lazio, stimato dall’Unione Consumatori, è infatti simile (facendo una media delle utenze) a tutti i comuni risultati inadempienti.

 

Silvia Zingaropoli

da corriere.it


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