Ma la politica è un’altra cosa

E’ tuttora ignota la mano che l’altra sera ha tracciato su alcuni muri della città scritte ingiuriose nei riguardi di sindaco Roberto Bacheca, del vicesindaco Eugenio Fratturato e dell’assessore al bilancio Venanzo Bianchi. Probabilmente la stessa mano ha anche colpito la stele di marmo che era stata posata lo scorso maggio nel “giardino del donatore” in centro città, ricoprendo il monumento con scritte contro il vicesindaco. Fratturato oltre all’incarico politico è anche presidente provinciale dell’Avis e a ragione della nomina il suo nome è riportato alla base della stele. Queste azioni hanno destato clamore nel mondo politico e tra i cittadini. Nonostante gli scontri tra opposti schieramenti siano sempre molto caldi mai in città si era registrato un comportamento così aggressivo. La radicalizzazione del contrasto politico è un fatto assolutamente nuovo per Santa Marinella e gli episodi sono stati condannati con fermezza da tutte le forze politiche e le associazioni civiche. Gli operai del Comune si sono messi subito all’opera per rimuovere le scritte e restaurare la stele dei donatori di sangue.

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Santa Marinella come Venezia: costruiremo sull’acqua.

Il Consiglio Comunale ha ratificato lunedì sera la convenzione urbanistica riguardante l’ampliamento del porticciolo turistico di Santa Marinella. Il voto, compiuto dai soli consiglieri di maggioranza con l’assenza di Emanuele Pepe e Giovanbattista Boelis, è avvenuto tra le molte polemiche sollevate dai consiglieri comunali di minoranza. Aveva aperto la questione Stefano Massera chiedendo alla maggioranza di ritirare alcuni punti all’ordine del giorno. “Vogliamo fare un’opposizione seria – ha dichiarato – questo è un dispettuccio” riferendosi alla polemica montata nei giorni precedenti e relativa alla consegna delle convocazioni del consiglio proprio a cavallo delle feste natalizie, cosa che ha materialmente impedito ai consiglieri di minoranza di prendere visione degli atti relativi alle delibere all’ordine del giorno, atti peraltro approntati solo poche ore prima di andare in aula. “La delibera del porto richiede un confronto serio con la parte di città che ci ha votati”. Quindi sembrava che la seduta potesse comunque svolgersi secondo un copione improntato a ragionevolezza e reciproca disponibilità. Il sindaco aveva chiesto di iniziare la discussione sull’ordine del giorno e di convocare una riunione volante dei capigruppo non appena giunti al primo dei punti da rimandare a nuova data. All’improvviso la sterzata. Le posizionid ella maggioranza si sono irrigidite, forse la fronda interna che in questi giorni stava montando come un’onda marina è stata ricondotta nei ranghi. Fatto è che nel giro di un paio d’ore le aperture del sindaco e dei suoi ai ragionamenti dei consiglieri di minoranza sono improvvisamente sparite. Si sarebbe continuata incondizionatamente la seduta. Strepiti del pubblico, vero protagonista anche nel cuore della notte e vivaci proteste dei consiglieri che si sono sentiti frodati. Le voci di un possibile rinvio si erano diffuse, quasi come un copione intendente ad inquinare le anime, già dal primo pomeriggio. Ha preso la parola Massimiliano Fronti. “Avete paura del confronto. – ha esordito apostrofando così la maggioranza – avete paura di darci gli atti o non sono mai completi? La parte documentale relativa alla delibera sul porto è composta da 21 elaborati grafici. Quella sul project financing per la nuova sede comunale non era ancora pronta nemmeno stamattina. Abbandonerò il consiglio e lo faccio a malincuore, ma mettetevi voi nei nostri panni”. Il sindaco Bacheca ha replicato che gli atti erano a disposizione. “Possiamo discutere con gli atti che abbiamo a disposizione adesso” ha detto il primo cittadino ma evidente era la differenza tra il fascicolo di fronte al segretario comunale, alto più di un palmo, e i pochi fogli dentro le cartelline di consiglieri ed assessori. Andrea Bianchi, presidente della commissione speciale sul porto ha reclamato la mancanza di un passaggio degli atti nella sua commissione. Anche Paola Rocchi ha attaccato il sindaco. “Noi abbiamo bisogno di parlare con lei. Il testo della delibera sul porto sembra scritto dall’avvocato D’Amelio e non dal Comune di Santa Marinella. Le delibere sono tutte da vedere e da confrontare”. Per Carlo Mucciola il problema dell’approvazione ha una veste di responsabilità da non sottovalutare. “Presenteremo immediatamente una denuncia alla Corte dei Conti. Sono convinto che su queste delibere ci saranno da pagare molti danni e non voglio che a turare fuori soldi siano i cittadini ma solo i consiglieri comunali che le approvano”. Particolarmente sentita, anche dal pubblico che ha rumoreggiato e sottolineato con caldi applausi gli interventi dei consiglieri di minoranza è stata la conclusione di Massimiliano Fronti. “la data di oggi segna uno spartiacque, da oggi non ci sarà più una minoranza ma soltanto un’opposizione”.

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Prima del Consiglio i documenti, o no?

Quattordici punti all’ordine del giorno, tra cui due fondamentali e strategici per il presente ed il futuro della città, ossia l’ampliamento del porto e il project financing per la sede comunale. Questo in sintesi è ciò ci aspetta nel corso del prossimo consiglio comunale, che è stato convocato oggi, 23 dicembre, per lunedì 28.

Noi consiglieri di minoranza intendiamo denunciare senza mezzi termini e senza scusanti il comportamento arrogante a antidemocratico della maggioranza. Il sindaco Bacheca, il presidente del Consiglio Rossanese, il capogruppo Maggi, tutti gli Assessori in giunta e tutti i consiglieri di maggioranza, (compresi quelli che solitamente hanno l’unico compito di alzare la mano) hanno volutamente ignorato che domani è Natale, dopodomani Santo Stefano, e quindi seguirà una domenica, che non ci sarà copertura giornalistica, che le tipografie saranno chiuse, che saranno chiusi tutti gli uffici comunali fino a lunedì prossimo, che sarà impossibile alle forze di minoranza non solo esaminare compiutamente i documenti, ma soprattutto organizzare momenti di confronto con i cittadini soprattutto relativamente all’ampliamento del porto, che presenta un progetto diverso da quello per cui la Porto Romano ha ricevuto le autorizzazioni. Progetto che naturalmente nessuno ci ha fatto visionare nella sua definizione ultima.

L’unica cosa chiara è che tale approvazione del progetto non seguirà le procedure solite e consolidate, ma viene proposto in accordo di programma. Il che significa una trattativa a due, Porto Romano da una parte e amministratori dall’altra, cose da chiedere e cose da concedere fuori dagli strumenti urbanistici vigenti. Una specie di trattativa privata soprattutto perché i cittadini, quelli rappresentati dalla minoranza ma anche tutti gli altri, resteranno privi di qualsiasi strumento di comprensione e di partecipazione.

Una convocazione del genere, senza riunioni preliminari indette per tempo, appare un vero e proprio schiaffo alla città, alla decenza, e alla buona creanza, un dispetto organizzato ad arte non solo contro la minoranza (di cui evidentemente si ha paura), ma contro la storia e il futuro di Santa Marinella.

I Consiglieri Comunali di minoranza

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L’ultimo consiglio, gli ultimi fuochi…artificiali

Lungo elenco di argomenti all’ordine del giorno per l’ultimo consiglio comunale del 2009. Domani alle 21, solito posto e cioè presso la biblioteca comunale di via Aurelia, l’ultima seduta dell’anno presenta un menù di ben quattordici punti, quasi come se il presidente del consiglio Rossanese abbia voluto vuotare i cassetti della sua scrivania in previsione delle pulizie di fine anno. Tra ratifiche, regolamenti e prassi burocratiche varie alcuni argomenti sono veramente importanti ed avrebbero meritato migliori attenzioni. Mettere al settimo punto dell’ordine del giorno la questione del piano di lottizzazione del rione Quartaccia ed iniziare il consiglio comunale alle 21 può essere una contraddizione in termini se si ha presente l’attenzione che i cittadini del rione, molti dei quali sono a che proprietari di piccoli lotti che da un momento all’altro potrebbero diventare edificabili, alla tarda ora potrebbe scemare. Nulla di che, naturalmente, non c’è niente di epocale da scrivere e programmare. L’assessore all’urbanistica Grimaldi aveva promesso, tempo fa, in una rionione organizzata dallo stesso rione, un’attenzione particolare dell’amministrazione sullo sviluppo urbanistico della zona, impegnandosi anche a presentare la questione nel primo consiglio comunale utile. Da allora questa è la terza seduta ed all’ordine del giorno c’è soltanto il recepimento delle osservazioni degli uffici urbanistici regionali. Nella riunione si era anche parlato di un impegno dell’amministrazione a sostenere, anche economicamente, l’incarico ad un tecnico per replicare alla regione, non perfettamente allineata con i desiderata dei lottisti. Di questo in consiglio comunale domani non si parlerà, ma per ora e per l’amministrazione comunale non è un problema. Sembra che tutto sia pronto e che ogni decisione sia presa invece per l’ampliamento del porticciolo. Ad essere precisi non è questo l’argomento all’ottavo punto dell’ordine del giorno. Si parla di delega al sindaco per la sottoscrizione di un accordo di programma e si sita l’articolo 34 del Testo Unico degli Enti Locali che invece dice tutt’altra cosa. Secondo la norma l’accordo di programma deve passare in consiglio comunale soltanto per ratificare la convenzione urbanistica sottostante e dare l’assenso alla variante di piano regolatore relativa. Perché forse in questo è il “busillis”, nella quantità di cemento che dovrebbe andare a finire sul bacino portuale. Per il resto l’ampliamento dello scalo peschereccio e turistico cittadino non ha bisogno di altro che della volontà del titolare della concessione di partire con i lavori senza sentire più né il sindaco né il consiglio comunale. Secondo la legge la variante deve essere ratificata dal consiglio comunale entro trenta giorni dalla sua approvazione in conferenza dei servizi. Questi passaggi, purtroppo, on siamo riusciti a seguirli. La giunta comunale, tempo fa, aveva nominato su richiesta di un associazione di utenti del porto, un legale di Roma, anche lui utente, per fungere da osservatore in questo fitto scambio di carte. L’avvocato non fu più interpellato e se ne piccò aspramente,m senza sapere che la stessa mano che lo aveva delegato poi gli ha tolto a sua insaputa la procura. Fatti tipicamente santamarinellesi che forse proprio domani sera, in pubblica seduta, potranno finalmente mostrare la loro trama anche al pubblico dei semplici cittadini. Colpo di scena invece per la vicenda del project financing per la costruzione del nuovo municipio cittadino. Il consiglio comunale probabilmente dichiarerà estinta la procedura per carenza di uno dei requisiti contrattuali. Nel tempo il finanziamento regionale di 2,5 milioni di euro, più volte reiterato, è venuto meno. Pertanto secondo l’amministrazione comunale il project non ha ragione di esistere. Il capitolo però non si chiuderà facilmente qui: la società promotrice dell’opera non sarà sicuramente d’accordo ed ha già preannunciato una forte battaglia legale alla quale l’amministrazione comunale si è dichiarata già pronta.

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Intercettazioni e inchieste il progetto top secret di una centrale di controllo

 intercettazioneEsperti in tecnologie, ma anche ex militari. Spioni, ma anche ingegneri. Geniacci del computere maneggioni con amicizie variegate. C’ è un po’ di tutto nelle società d’ intercettazione, negli uffici di chi piazza microspie o ascolta le telefonate altrui. E il caso appena scoperto di Rcs, Research control systems, mette sotto i riflettori non solo le persone, ma «il metodo». Un’ inchiesta penale ha cominciatoa raccontare l’ esistenza di una «manina»: molto abile, perché è riuscita a sfilare un file dall’ hard disk di un magistrato della procura di Milano, impegnato nelle indagini su Silvio Berlusconi. Lo spionaggio interno. L’ impronta digitale elettronica di questa manina porta a Rcs: forse a un dipendente infedele. Ma questa società ha spopolato per anni a Milano, ricevendo numerosi incarichi, anche se i suoi soci non sono noti. Sono incredibilmente nascosti dietro una fiduciaria. Chi sceglie le società. Ogni Procura nomina le società d’ intercettazione che desidera. In Italia ce ne sono una quarantina e chi conosce il settore racconta (chiedendo l’ anonimato) non solo «il chiaro», ma anche un «nero», fatto di interessi enormi e di ruberie spicciole, generalizzate. Quasi sempre, i magistrati lasciano stabilire ai loro detective «l’ interlocutore tecnico». Non ci sono appalti o gare pubbliche, ma si va per chiamata diretta: per stima, o chissà. I prezzi troppo variabili. Come aveva accertato tempo fa la procura di Roma, i costi possono variare a seconda dei rischi che si corrono. Ma perché a Campobasso un’ intercettazione costa 3,85 euro al giorno, a Roma, Chieti e Avezzano 5 euro, mentre ad Arezzo 25, a Lodi 27 e 29 a Saluzzo? Perché le microspie a Roma potevano costare 19 euro al giorno mentre a Catania 195? Le società del Nord. La maggiore concentrazione di queste società si trova al Nord, una a Trieste, la Innova, e le altre tra Milano, Lecco e Como. Come la Sio di Cantù, la Rcs di Milano (quella sotto inchiesta) e la Area di Binago, tutte società per azioni. È un settore delicato, dove ogni tanto spuntano astri nascenti. Come uno che negli ultimi tempi va per la maggiore a Milano, Giuseppe Del Vecchio: siccome si va «per chiamata diretta», si presenta come «il nipote», inteso come il nipote del neo procuratore generale Manlio Minale. Minale, ovviamente, non lo avalla, ma l’ esempio rende l’ idea del clima fondato su amicizie e conoscenze. Conoscenze anche di altissimo livello. Una presenza «berlusconiana». Il titolare storico dell’ importante Sio si chiama Elio Cattaneo, ma la società è partecipata da Ubaldo Livolsi. E va aperta subito una grandissima parentesi. Livolsi è un manager legato a triplo filo a Silvio Berlusconi. È il genio dei conti che tredici anni fa riesce a quotare Mediaset in Borsa. E nel 2006 luie- attenzione-i manager di Finmeccanica cominciano a lavorare insieme sul progetto della carta d’ identità elettronica. A stretto contatto di gomito con Livolsi lavora – ancora attenzione, poi vedremo perché – Sabatino Stornelli, della Selex, una società di Finmeccanica. La cinghia si stringe. Dopo quasi vent’ anni di grandissimi guadagni, la scure del governo Berlusconi sulle spese di giustizia ha mandato in fibrillazione queste società. E capita di tutto. C’ è chi, come Vittorio Bosone, strangolato da debiti, da appalti mai più concessi,e da una gestione un po’ allegra, è finito anche in bancarotta e in galera. Era il precursore delle intercettazioni con la sua Ies, egemone del settore, scalzata infine dal contrastato e sempre più contratto mercato anche dalla Electron Enterprise di Tommaso Palumbo. E c’ è chi, come le «lombarde», trova uno sponsor politico nell’ onorevole Nicola Molteni, della Lega. L’ interpellanza Molteni. È molto utile «rileggere» l’ onorevole, che lo scorso gennaio trova «incoraggianti e positive le proposte avanzate dal ministro Alfano» su «un sistema unico delle intercettazioni e la centralizzazione degli appalti». Però, nel frattempo, occorre pagare le aziende, il cui credito è «pari a circa 140 milioni di euro». Il ministro Alfano paga. Lo scorso luglio, temendo il blocco delle indagini e un danno d’ immagine incalcolabile per il governo che dice di puntare sulla sicurezza, il ministero di Angiolino Alfano paga. Un po’ meno, ma paga. Dice in pratica alle aziende: se rinunciate agli interessi e ci fate uno sconto dal 5 al 10 per cento, vi paghiamo i debiti pregressi, prendendo i soldi extra budget (dal capitolo di spesa 1360). Le aziende, ormai all’ orlo dello strangolamento, accettano. Il debito antico viene dunque sanato. E per il pagamento degli ultimi due anni? Nulla si muove e i dipendenti delle imprese sono di nuovo in gravi ambasce. I sussurri sul progetto vero. Mentre il Lodo Alfano veniva bocciato, in questi ambienti così particolariè stato tutto un sussurri e incontri segreti. Perché stanno rispuntando – ecco chi ritroviamo – il manager Finmeccanica Stornelli, il berlusconiano Livolsi e pochi altri. Sono questi che «riceveranno» dal governo l’ intero mercato, uccidendo qualsiasi concorrenza, così temono gli spioni. Non ci sarà più spazio per i «piccoli», né per chi vuole restare indipendente. Progetto secretato. Ed è qua che si annida è il punto cruciale: lanciando un’ idea di «necessaria razionalizzazione», sarà possibile far arrivare in poche mani e in poche orecchie il controllo assoluto delle indagini dei magistrati? Risposta: proprio così. Facciamo un esempio molto concreto. Se passa questo progetto Alfano, che per ora è «secretato» e sta al ministero, sarà impossibile che una procura periferica possa intercettare nella piena riservatezza, grazie a una società qualsiasi scelta a caso, un imprenditore che si offre di portare ragazze al premier. Tutto sarà in «mani più sicure». Ma per chi? -

PIERO COLAPRICO

Repubblica — 04 dicembre 2009 pagina 12 sezione: POLITICA INTERNA

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Due piccioni con una fava, la storia della piscina di via Lazio

gabibboPovero Silvio, chi glielo doveva dire! Dopo la botta in faccia anche le notizie arrivate da Santa Marinella lo hanno gettato in uno stato di sconforto pari soltanto a quello dei cittadini della Perla. Andiamo con ordine. Martedì scorso la giunta comunale inaugura in pompa magna il nuovo ponte di via Lazio con annessa strada appena asfaltata. Perché, si sarà detto l’ineffabile assessore ai lavori pubblici, non prendere due piccioni con la consueta fava? La questione però è rimasta tutta nella sua testa, come anche tutta nella sua testa è rimasta la vicenda della raccolta differenziata, il prolungamento del restyling del lungomare Marconi, l’apertura della piscina comunale, il reperimento di fondi extracomunali e l’ideazione di qualche opera pubblica dal significato strategico per tutta la collettività. Insomma il giorno dell’Immacolata mancava soltanto la banda e l’assessore interessato, forse resosi conto della magra figura che avrebbe fatto fare all’amministrazione comunale ed a tutta la città. Il ponte immacolato, proprio quello dell’otto dicembre, dopo appena mezz’ora dal taglio del nastro ha perso una corsia tornando “più brutto che pria” (scusate la rima ma ci stava benissimo). Stasera, domenica, a cinque giorni dall’inaugurazione e dopo abbondanti piogge è stata ufficialmente aperta anche la piscina comunale, che per ragioni di economia generale è stata spostata direttamente sul flesso del ponte. Chi si trovasse, per sua disgrazia o per convinzioni elettorali, a passare sul manufatto potrebbe precipitare dentro una marana di proporzioni bibliche: se forse soltanto Mosè sarebbe in grado di separare le acque e far transitare il suo popolo all’asciutto come può un orsetto qualsiasi riuscire a fare altrettanto? Il problema non è soltanto tecnico ma politico. La città è esasperata, i cittadini sono esausti e non vogliono più avere a che fare con personaggi che hanno altri interessi e non danno nessun tipo di contributo personale alla comunità. I residenti dei rioni interessati, Fiori e Valdambrini, sono inferociti: quella che era stata loro raccontata come una svolta epocale si è rivelata nel giro di qualche mezz’ora la bufala del secolo, anzi una delle tante bufale di questo inizio di millennio, tradizione che dal Faraone è stata tramandata pari pari all’orsetto con qualche piccola miglioria. Pressappochismo e presunzione sono gli unici due ingredienti di una ricetta esplosiva, di un impasto che sta portando una città meravigliosa sull’orlo del baratro: non bastando né il dissesto finanziario né la completa inedia adesso iniziano i danni materiali. Sarebbe ora che questi signori iniziassero a prendersi le proprie responsabilità, un agire onorevole vorrebbe che la giunta al completo presentasse le proprie dimissioni ma parlare di onore con questi signori è nominare concetti che vanno oltre la loro mercantile comprensione. La città sta valutando le opere ma soprattutto l’inedia di questa cosiddetta classe dirigente e comincia a chieder loro di liberare le poltrone. Mandarli a casa ora? Sono attaccatissimi al desco e lo saranno almeno fino a quando sarà varato il settimo accordo urbanistico, il settimo piano integrato d’intervento, nome accademico per indicare l’edilizia premiale, vero asso nella manica di questi quattro poveracci, dopo di che i giochi saranno miracolosamente riaperti. Fino ad allora godiamoci la piscina di via Lazio, prima opera pubblica dell’amministrazione Bacheca e fiore all’occhiello di una banda di fancazzisti integrati, inaugurata in fretta e furia sull’onda dello sdegno popolare dovuto a due anni di fuffa e nulla, usata come specchietto per le allodole per nascondere un’incapacità endemica a combinare qualcosa di buono, messa in cantiere da gente che si è trovata lì per caso ed ora non ci crede nemmeno più. Come consolarci? Per i disagi alla città non pagherà nessuno e meno che meno nessuno sarà chiamato a rispondere dello sperpero del denaro pubblico. Vergognatevi.

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Chi punta sul ponte s’impunta

ponte
Mentre il Governo nazionale si accinge a sperperare miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto, a Santa Marinella l’Amministrazione comunale non riesce neanche a completare il Ponte di via Lazio.

Dopo una chiusura per lavori, protrattasi ben oltre il tempo stabilito e una
prima annunciata, poi (il giorno prima) rimandata, “risolutiva” inaugurazione,
l’agognato ponte torna più stretto e più pericoloso di prima.
Un avvallamento gigantesco e seminascosto ha causato nel primo giorno di
apertura più di un problema(anche serio) agli sventurati automobilisti
transitati per via Lazio, con la conseguente circolazione a senso alternato
della sede stradale.

Ci domandiamo come il Direttore dei Lavori abbia potuto consentirne
l’apertura, e come nessuno dei nostri inaugurandi amministratori abbia
controllato lo stato di avanzamento dei lavori prima e la loro completa
conclusione poi. Sarà per la paura di farsi vedere a Valdambrini??
Ci domandiamo inoltre come mai tutta questa fretta nell’inaugurare un’opera
priva di collaudi. Non sarà che questa amministrazione avverte il “pressing”

che opinione pubblica e opposizione stanno esercitado sul problema della

viabilità nel quartiere?

Per il centrodestra santamarinellese: dal Ponte sullo Stretto al Ponte

Stretto Stretto.

Circolo PRC “Benedetti Michelangeli” di S. Marinella

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Il Porto non parte se una parte tira più dell’altra parte

“Abbiamo il sospetto che il Consiglio Comunale possa essere indotto ad approvare una Convenzione Urbanistica che serva a trasformare un opera di rilevante pubblico interesse in opera di mero interesse privato e speculativo”. Questo il motivo conduttore dell’assemblea organizzata ieri sera in centro città dall’associazione mare Nostro, sodalizio che riunisce gli utenti per diletto e quelli professionali del porto turistico di Santa Marinella. I promotori dell’assemblea segnalano un silenzio particolarmente preoccupante da parte dell’amministrazione comunale che, sollecitata ad un incontro, è rimasta sorda alle loro richieste. L’incontro avvenuto a luglio, l’ultimo, tra l’associazione l’assessore Bianchi ed il sindaco Bacheca aveva fatto recepire agli amministratori tutte le osservazioni formulate dall’associazione, tutti i giorni in prima linea nel bacino portuale. “In tale occasione — dice il portavoce dell’associazione – l’assessore ci assicurò, formalmente, che la stipula della Convenzione Urbanistica sarebbe stata condizionata all’accettazione di dette richieste da parte della Società Porto Romano.” Da allora nulla né è stato consentito all’avvocato Varanini, delegato dell’associazione, la sua pur riconosciuta funzione di “osservatore alla elaborazione degli atti”. Insomma l’associazione denuncia un atteggiamento più che apertamente ostile potremmo dire assolutamente in trasparente. Le ostilità le ha aperte invece la società concessionaria, la Porto Romano, come denunciato più volte dagli stessi diportisti oltre ad un progressivo deterioramento del servizio. “Non si tratta soltanto dell’ordinario — dice ancora il portavoce dell’associazione – ma viviamo in uno stato di persistente inadempienza rispetto alle previsioni del Regolamento Portuale e dell’Atto di Concessione quali ad esempio quelle relative alla presenza del sistema di smaltimento dei liquidi organici e di sentina , alle panne antinquinamento del porto , alla insufficienza strutturale e dimensionale dei servizi igienici , alla sicurezza pubblica in relazione all’uso non coordinato ed organizzato della gru fissa in prossimità del distributore carburante , alla pericolosità dello scivolo di alaggio e varo , alla collocazione fuori norma del citato distributore in relazione agli ormeggi , alle riscontrate e periziate crepe sui muri della vasca di alaggio , all’uso improprio di alcuni boxes distratti illegittimamente dalla loro destinazione ad uso di servizio per l’attività dei pescatori , all’abusività dei manufatti in legno destinati agli uffici della Porto Romano oltre che alla sede del Circolo Nautico Guglielmo Marconi nonché alla guardiania dell’accesso carrabile al porto, al mancato rispetto della normativa concernente il numero e l’attribuzione dei posti auto , alla violazione delle prescrizioni in materia di disponibilità di ormeggi per il transito , alla carente illuminazione delle banchine . Per non parlare , poi , dell’utilizzo dell’area sottostante il Castello Odescalchi per la sosta di carrelli con imbarcazioni contro il parere formalmente espresso dal competente Ufficio delle Belle Arti , della praticata sperequazione delle tariffe tra utenti che sta creando crescenti malumori, nonché del perdurante abbandono nel degrado dell’area di arenile in concessione oltre il molo di sottoflutto “. Può esserci un qualcosa in più, rispetto a quanto lamentato per anni? Secondo l’associazione la risposta non può essere che affermativa. “Temiamo che la situazione generale su illustrata ed il comportamento dell’Amministrazione Comunale siano indizi da un lato di un’avvenuta e nascosta conciliazione di interessi tra le parti in trattativa disattendendo quei “punti salienti” che l’Amministrazione aveva formalmente fatto proprie e dall’altro dell’intenzione da parte della concessionaria di dismettere tale suo ruolo in favore di terzi una volta ottenuta una favorevole Convenzione Urbanistica” dicono dall’associazione sottolineando come un’ipotizzata concessione di cubatura ad uso residenziale all’interno dell’area portuale non sia prevista nell’originario atto d’accordo, quello sulla base del quale fu assegnato il porto ad un concessionario anni fa. Cosa chiedono i diportisti? Atti, documenti ed un pochino di voglia di lavorare da parte degli assessori preposti e dello stesso sindaco Bacheca. “il nostro timore principale è che tutto torni sotto silenzio ed all’improvviso il consiglio comunale vada ad approvare un mostro giuridico che farà gli interessi di una soltanto delle parti in campo”

L’Udc ha trovato casa a Santa Marinella

Aperta la nuova sede dell’Udc- Costituente di centro a piazza Trieste. Breve cerimonia e piccolo rinfresco per i cittadini accorsi, simpatizzanti e semplici curiosi, che sono stati salutati dai consiglieri comunali del partito, Massimiliano Fronti e Mauro Trebiani, dal coordinatore cittadino del partito Mario Laudemi, dal vicesindaco di Civitavecchia Gino Vinaccia e dalle numerose personalità politiche intervenute, tra le quali Marco Di Gennaro e Armando Dionisi. E’ stato confermato l’impegno del partito nei confronti della cittadinanza, volto ad ampliare il dialogo e la trasparenza e soprattutto a costituire un ponte tra i cittadini e le istituzioni attraverso un incontro mensile nel quale amministratori e cittadini si confronteranno sui temi importanti per la città. Massimiliano Fronti ha ribadito il ruolo di verifica e controllo amministrativo che lui e l’altro consigliere comunale si sono ritagliati in minoranza evidenziando l’anomalia santamarinellese di un partito, l’Udc, che ha partecipato alla coalizione che ha portato alla vittoria il sindaco Bacheca ma che ora ha consiglieri comunali solo nelle file della minoranza.

Il crocifisso e tutto il resto

“Egregio Dirigente Scolastico, Egregio Rappresentante dei lavoratori”, inizia così una lettera aperta che trascriviamo quasi integralmente riguardante la mozione sul Crocifisso discussa in consiglio comunale. Incomprensioni, travisamenti e la tarda ora, praticamente l’alba del mattino dopo, hanno fatto si che Carlo Mucciola, Paola Rocchi e Francesco Benci non fossero soddisfatti del testo uscito dall’aula consiliare e quindi si ripropongono così anche ai nostri lettori. “Lunedì 30 novembre il Consiglio Comunale di Santa Marinella ha votato una mozione sulla necessità di esporre il crocifisso nelle aule e negli uffici del Comune. Abbiamo abbandonato l’aula nel corso della votazione in segno di dissenso, non prima di avere formulato delle proposte alternative alla maggioranza. Questo accanirsi intorno al tema del crocifisso sta accadendo ora, in un momento storico in cui una certa classe politica e una certa carta stampata sempre più spesso strumentalizzano simboli o eventi, buttano benzina sul fuoco, creano dei “casi” laddove il paese reale non ne sente nessun bisogno. In realtà crediamo che attualmente gli italiani e i santamarinellesi abbiano altri problemi, a meno che non ci sia qualcuno a stuzzicarli, caricarli o magari distrarli con discorsi allarmati e allarmanti. Abbiamo rifiutato questa logica di strumentalizzazione. Abbiamo detto che quella mozione una volta letta o imposta alle scuole, avrebbe potuto inasprire gli animi, creare inimicizie persino tra i ragazzi, proteste da parte di insegnanti o genitori, per un verso o per un altro. Perciò la nostra proposta era quella di ritirare la mozione ed organizzare una riunione con dirigenti scolatici e rappresentati di RSU per avere un parere e per presentare l’ipotesi della mozione stessa. Immaginavamo un’occasione di confronto seria e pacata lontana dai clamori, poiché era una proposta rivolta ad evitare tensioni inutili ed inutili carichi sulla scuola o sugli uffici comunali. Abbiamo solo affermato come secondo noi il crocifisso sia un simbolo carico di un altissimo significato per chi crede, non semplicemente un segno di identità. Per chi non crede, pensiamo che resti pur sempre simbolo religioso importante fra altri importanti simboli religiosi. In ogni caso abbiamo definito il crocifisso qualcosa su cui evitare qualsiasi scontro, qualsiasi “guerra di religione”, piccola o grande che sia. Naturalmente ci hanno pensato i giornali locali a volgarizzare tutto, alcuni dei quali (per fortuna non tutti) hanno riportato che noi avremmo lasciato l’aula sostenendo la “laicità dello stato”. Chi ha firmato quegli articoli non ci risulta che fosse presente; o ha ricevuto un pezzo dall’ufficio stampa del Comune, o ha dato per scontato parole che sa pensare solo in modo scontato, o che tutti pensano in modo scontato. Banalità su banalità. Forse è appellandosi implicitamente a questo buon senso che il capogruppo di maggioranza Marco Maggi, nel rifiutare la nostra proposta, ha affermato che per altro la mozione non costituisce una vera e propria imposizione: starà ai presidi farne l’uso che credono.“