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I tagli mai, servono le palle

Siamo arrivati al giro di boa, anzi lo abbiamo superato. Questo è il periodo nel quale ogni amministrazione che si rispetti comincia a raccogliere quello che ha seminato, vede realizzarsi i propri progetti. Ma qui a Santa Marinella è tutto diverso, parafrasando un grande poeta potremmo dire che “la musica è finita, gli amici se ne vanno”. Progetti non ce ne sono né ci sono mai stati. In tre anni non si è fatto altro che aprire i famosi cassetti e tirare fuori cose che altri avevano ideato, progettato e finanziato. Non si è fatto nulla di nuovo anzi, la famigerata raffica di accordi di programma, i piani d’intervento, che deve sommergere di cemento la città è stata votata in giunta durante la precedente amministrazione, a dimostrare il filo ideale (e poi tutto sommato anche molto tangibile) che ha legato il Faraone con il suo degno successore e sodale. Una parola non è mai stata pronunciata: tagli. In un periodo di vacche magre come questo mai si è provveduto a ridurre i costi, sia dell’amministrazione che della stessa politica, anzi si è regalato contributi a pioggia, si sono mantenute le solite prebende, i consueti privilegi e hanno sofferto le categorie più deboli. Quanti i servizi soppressi? Tantissimi, non abbiamo visto più i famosi “nonni vigili”, tanto per citare uno dei molti servizi soppressi. Il risanamento dei conti deve passare per forza attraverso una rigorosissima politica di tagli, eseguiti in maniera organica, ma mai si deve pensare di sopprimere i servizi che la gente chiede. Un altro esempio è sotto gli occhi di tutti. Il costosissimo contratto del nuovo gestore della nettezza urbana è decollato da oltre un mese ma per strada si vedono soltanto le divise dell’Ama. Qualcuno si è chiesto mai perché? E’ un questione di giustizia, giustizia sociale. Certo, servono le palle; per governare veramente le chiacchiere non bastano o almeno non bastano più, allora il turismo e la cultura sono soltanto poltrone da scaldare e non scudi sui quali esaltare le virtù proprie di questa terra e della sua gente.

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Il chiosco, il turismo e il resto del mondo

La politica è un’altra cosa, lo abbiamo detto e lo ripeteremo all’infinito. Smettiamo di chiamare “classe dirigente” chi fa finta di governare questa città, smettiamola di assistere indifferenti al sacco di ogni tipo di prospettiva, di promessa e di possibilità. Quello dell’Orto Botanico è soltanto uno degli esempi di come il malgoverno si arroghi la facoltà di fare e disfare tutto a proprio piacimento: Ne volete un altro? Parliamo del chiosco di piazza Civitavecchia, quello per le informazioni turistiche. Già ci occupammo di quel manufatto un paio di anni fa, quando ci chiedemmo, ad alta voce come nostro costume, la ragione della sua dismissione, che cosa intendesse farne il delegato al turismo e come mai una città come la nostra che ha il turismo nel sangue volesse mantenere chiuso il suo punto di informazione turistica proprio l’estate. Il delegato allora non rispose, allora che era solo delegato, adesso è diventato assessore ma la sorte del chiosco non è cambiata. La Giunta Comunale ha assegnato il chiosco, con decorrenza 3 dicembre 2010, ad un associazione, il Forum degli Universitari che si è distinta in questo specchio di terzo millennio per un intensa attività paracomunale e per occupare uno dei primi posti nella nostra personalissima classifica di drenaggio a piene mani di fondi pubblici. Il Forum si è preso l’incarico di riattivare il chiosco e lo svolgerà per i prossimi tre anni. Non ve ne siete accorti? Il chiosco è in abbandono? E’ sempre chiuso e inutilizzato? Datemi retta, andate dall’oculista, non siete abbastanza paracomunali. Anche perché assegnare il chiosco ad un’associazione, senza gara e senza evidenza pubblica, significa non poterlo attribuire a altri soggetti, privare la città di un servizio o di un bene che sarebbe potuto essere utilizzato a favore della collettività in maniera migliore e da persone con più alte aspirazioni. Invero (bello invero, vero?) un caso di sovrapposizione proprio sul chiosco c’è stato. L’assessore “Pio Tutto”, attorniato dalle sue folte schiere di paracomunali, ha ottenuto, chiedendola e avendola, l’assegnazione del chiosco in questione per il periodo delle feste natalizie ai fini di fare proselitismo per una delle tante buone cause sponsorizzate da una delle sue tante associazioni di paracomunali. Non ci avete visto nessuno nemmeno durante le feste natalizie. Insisto, non siete abbastanza paracomunali, non siete allineati, siete sediziosi, diciamo che siete i bastoni fra le ruote di questa amministrazione comunale. Non avete capito chi è l’assessore che si fa chiamare Pio Tutto? Stavolta avete veramente ragione, si assomigliano un po’ tutti. Comunque il chiosco è ancora chiuso e nessuno, almeno fino al 2013, potrà usarlo. Se vi sembra giuso avete ragione voi. Chi cerca il turismo è invitato a ripassare fra tre anni: la vera politica e la buona amministrazione, almeno per ora, non abitano qui.

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L’emergenza è alle porte

La permanenza non dovrebbe durare più di un mese. Così Renata Polverini, presente personalmente all’attracco del traghetto Clodia al molo 14 del porto di Civitavecchia ha tranquillizzato i cittadini assembrati sulle banchine e preoccupati dalle notizie che si susseguivano selvagge ed incontrollate dalla mattina, talmente veloci ed imprecise che il sindaco Gianni Moscherini era stato costretto a rendere una dichiarazione ufficiale in consiglio comunale circa la destinazione e il numero dei profughi da ospitare smentendo le notizie di un’invasione imminente. Dalla pancia della nave sono subito scesi i pullman carichi di tunisini destinati a Campobasso, con circa duecento persone a bordo, ed altri sono saliti sulle colline a ridosso della città dove, nella caserma De Carolis, dalla mattina era pronto un dispositivo destinato ad accogliere 680 profughi come da indicazione del Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Sul molo oltre a Renata Polverini il sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini, quello di Tarquinia Mauro Mazzola, il commissario straordinario dell’Autorità Portuale Fedele Nitrella e gli assessori regionali Stefano Cetica e Giuseppe Cangemi. Nessuna seconda nave in arrivo , ha sottolineato il Presidente della Regione ma massima disponibilità di tutta la Regione ad accogliere i profughi. “Stiamo attivando alcuni mediatori culturali e ci stiamo preparando a risolvere piccole emergenze sanitarie, tra le quali la necessità di offrire cure odontoiatriche a molti dei profughi che ne hanno bisogno con urgenza. Ci sono molti istituti religiosi che hanno offerto la disponibilità ad ospitare i profughi e stiamo attivando la rete delle case famiglia per quanto riguarda le esigenze dei minori”. La caserma De Carolis, situata sulla strada che da Civitavecchia conduce verso Allumiere, ha ospitato fino a qualche anno fa la sede dell’11mo Reggimento Trasmissioni “Leonessa”, unità di punta dell’Esercito Italiano sempre impegnata in supporto delle forze armate all’estero. Da quando è stata dismessa i militari sono stati trasferiti in un’altra installazione in città ed i numerosi locali sono rimasti abbandonati. I primi operatori giunti sul posto dalla mattinata, dopo l’ordine del Prefetto giunto nella serata di lunedì, hanno dovuto provvedere alle più elementari necessità facendo riattivare le forniture di energia elettrica ed acqua potabile, e verificare la sicurezza delle strutture, controllo effettuato dai Vigili del Fuoco della caserma Bonifazi. Il Comune di Civitavecchia ha approntato una task force coordinata dal Comandante della Polizia Locale Sisti, il comitato locale della Croce Rossa ha allestito un’infermeria da campo e lo stesso sindaco Moscherini ha assicurato che nei sei ettari occupati dalla caserma non sarà necessario allestire alcuna tendopoli in quanto le strutture esistenti potranno offrire la necessaria ospitalità ai profughi che appena arrivati sono stati fatti lavare e rifocillati con pasti caldi approntati dalla protezione civile cittadina. Il sindaco di Tarquinia Mazzoli ha dichiarato ancora la sua disponibilità a cooperare con ogni progetto ma che nella sua città non previsto alcun tipo d’insediamento.