Non è mancanza di attenzione né poco rispetto per la stampa locale ma l’altra sera mi trovavo a leggere da un sito di press, uno di quelli che …svolta, insomma, la notizia del furto alla sede comunale del lungomare Marconi, che ospita anagrafe, multiservizi ed ufficio tecnico e mi è venuta in mente la determina letta, sempre sullo stesso monitor, qualche minuto prima. Si tratta di quella rubricata al numero 1 del 2014 e che riguarda la gestione della sorveglianza notturna oltre alla video sorveglianza con telecamere a circuito chiuso. Si legge nel documento, frutto probabilmente del solito taglia incolla che è lo sport preferito dai redattori seriali di via Rucellai, che la nostra città spende circa seicento euro al mese per far sorvegliare dalle guardie giurate la sede comunale di via Rucellai, la Casina Rosa, la Biblioteca comunale, il Museo Civico e la farmacia comunale e che in attesa dell’approvazione del bilancio 2014 si mantengono gli stessi canoni e gli stessi impegni contrattuali dell’anno precedente. Quindi noi cittadini, se diamo fede alle parole del documento, abbiamo pagato per oltre un anno la sorveglianza da parte di guardie giurate specializzate del cantiere della biblioteca comunale mentre nessuno è mai andato a controllare, nottetempo, la sede di lungomare Marconi dove, in effetti, qualche necessità di sopralluogo poteva esserci, verificata a posteriori dall’intrusione malandrina. Perché stiamo pagando la sorveglianza di un cantiere edile, infinito ma pur sempre un cantiere, e non quella di una “calda” sede comunale nessuno ce lo verrà mai a spiegare ma non siamo noi ad avere la presunzione di additare quello che agli occhi di un ingenuo cittadino potrebbe essere uno spreco di denaro pubblico. Lo stesso ingenuo cittadino è quello che da oltre un anno si domanda perché il costoso impianto fotovoltaico di fronte alla scuola media, realizzato dall’Enel in virtù della convenzione di compensazione per la conversione della centrale di Civitavecchia, non produca un kilowatt. Sono domande fastidiose e ormai inutili, il curioso cittadino non sa che dopo il regalo dell’Enel il Comune ha provveduto a cambiare fornitore di energia elettrica e quindi non può avvenire lo scambio sul posto che è il fattore determinante per realizzare il risparmio energetico e infine, da emerito ignorante qual’è, continuerà a pagare con le sue tasse le bollette della luce comunale a importo piano, senza un’euro di sconto. Sono i casi della vita, gli stessi casi che costringono un rissoso e presuntuoso giovanotto a spiare dal buco della serratura la riunione in regione Lazio nella quale il Presidente Zingaretti incontrerà il Comitato del Castello di Santa Severa. Il presuntuoso di cui sopra ha già dichiarato a mezzo stampa che se quest’anno Zingaretti dovesse tornare a Santa Severa non lo farà giocare con le sue piste. “Ognuno le sue biglie”, avrebbe dichiarato Bacheca che, si dice, stia proibendo con un ‘apposita ordinanza la trasmissione della fiction Montalbano in tutte le case del territorio comunale onde evitare suggestivi ritorni d’immagine nelle case dei suoi immutabili elettori. Nel frattempo continueremo a pagare completamente le forniture di energia elettrica e la sorveglianza ad un cantiere appaltato, in attesa che la solita banda finisca di svuotare di documenti, e non di carte d’identità, l’ufficio con il più bel panorama tra tutte le sedi comunali.
Archivi del mese: febbraio 2014
Per stupire mezz’ora basta un libro di storia
Nessuno scandalo, nessuno strepito dietro la notizia che il castello di Santa Severa verrà gestito direttamente dal suo proprietario, cioè la Regione Lazio, e che questa si appresta a fare la gara europea per la sua assegnazione a qualche entità commerciale che avrà l’obbligo di metterlo a reddito. Certo, se leggiamo bene tra le righe un pizzico di sapore piccante in una non-notizia come questa c’è e si capisce anche perché il nostro beneamato sia così adirato. Qui è casa sua, qui non si fa così, qui se c’è da assegnare un immobile pubblico a qualcuno bastano due telefonate, una stretta di mano ed una serie di ordinanze sindacali uguali e contrarie, un po’ come per noi maschietti fare la pipì controvento, e via così. Abbiamo visto parchi, palestre, manifestazioni, e campi sportivi andare all’offerente più simpatico, adesso che senso avrebbe fare addirittura una gara europea per risolvere una cosa che può essere definita tra amici, o meglio tra i famosi amici degli amici. A fare gare ad evidenza pubblica, magari europee, c’è il rischio che qualche cittadino si monti la testa, arrivi a pensare che il mondo non è tutto azzurro come quello dei Puffi, che non vada sempre come dicono loro. Eppoi loro, i piccoli Puffi, non sono sfortunati, è solo che non hanno capito che la politica, quella vera, è un filo rosso che unisce la microcellula all’organismo più grande, non hanno capito che una volta potevano dire “grazie Lollo” e adesso anche Lollo gli ha chiuso la porta in faccia, che nulla è magicamente dovuto e che le relazioni istituzionali colmano anche il gap generato dal diverso colore politico. Mantenere buoni rapporti sarebbe servito a non farsi piovere sulla testa certe notizie; adesso strillare non serve a nulla, è la solita dimostrazione di arroganza, di bambinite acuta che non giova alla città né al prestigio dell’istituzione. E la prova della frattura grande che c’è tra Comune e Regione è in un altro avviso, passato naturalmente sottotono. Qualche giorno fa il Presidente Zingaretti aveva annunciato di aver emesso un bando attraverso il quale l’Arsial, proprietaria dei terreni ex Santo Spirito di cui il nostro territorio comunale è pieno, concederà in uso temporaneo ma abbastanza lungo, i propri terreni a chi ne faccia richiesta, dando priorità agli agricoltori ed ai disoccupati. Naturalmente nell’elenco dei comuni interessati dalla questione la Perla è assente ma una giunta di agenti immobiliari ha provveduto sul tamburo ad emettere un avviso pubblico nel quale si dava annuncio a chi avesse terreni incolti che poteva darli a chi li avrebbe utilizzati, e viceversa chi li voleva utilizzare poteva suonare a via Rucellai, dove qualcuno avrebbe fatto da sensale. Pensare in piccolo, agire da piccoli, questo il nuovo motto dell’amministrazione comunale. In mezzo alle liti che già divorano il chiassoso popolo del sindachetto ci sono cittadini senza speranza e senza prospettive, e noi, che non possiamo più stare a guardare.
Tu per me sei luna e stelle
In teoria dovremmo spingere tutti dalla stessa parte, in teoria, dico e scrivo. In teoria dovremmo tutti amare questa meravigliosa città e la lucida follia dei suoi abitanti. Sempre in teoria, naturalmente. Poi assistiamo, ma ormai non più basiti, a vicende come quelle degli scuolabus che sembrano tratte piu che da uno spaccato di vita quotidiana da una serie di racconti gotici di fine ottocento, dalla trama di qualche pulp a bassissimo costo. In soldoni abbiamo ammirato la scorsa settimana la maggioranza consiliare che ha autodeliberato di esternalizzare il servizio di scuolabus. Fin qui tutto nei canoni, da questi signori ne abbiamo viste di peggiori, ne abbiamo sentite di peggiori e sappiamo che qualcosa di molto molto brutto sta per arrivare. Quello che ci esalta sono le squallide motivazioni di una delibera che ha sempre e comunque la sua importanza nell’ottica del sistema di questa città. Premesso che abbiamo buone possibilità di ritenere che l’aggiudicataria della gara sarà t’attuale concessionaria del trasporto pubblico locale, è suggestivo che dopo cinque anni nei quali la maggioranza ha tentato di convincere prima se stessa e poi i quattro gatti che la stavano a sentire che tutto andava bene, oggi sembra che la chiave di volta per assicurare sviluppo, occupazione ed economia di gestione dei servizi pubblici locali sia proprio questo appalto. La minoranza, sempre più risicata, affronta la questione con la sua ormai proverbiale timidezza, senza comprendere che in fondo il cuore del problema non è né la qualità né l’economicità del servizio quanto il patto di stabilità: riassegnare in outsourcing il servizio di scuolabus libererà qualche centinaio di migliaia di euro che potranno essere spesi dagli allegri gaudenti che siedono a via Rucellai in posti dove le pezze ormai devono essere improrogabilmente collocate. Questo la minoranza non l’ha detto perché probabilmente non l’ha capito, perché è troppo occupata a trovare la direzione giusta, quella ricerca dell’ago della bussola che le ha impedito di vincere elezioni che erano già state vinte a tavolino, perché troppo occupata a mediare e limare tra quei personalismi che se a Renzi o Berlusconi consentono di arrivare alla meta, a Santa Marinella ancora sono l’ostacolo che va scavalcato per non cadere in personalismi e ruggini ataviche che non portano da nessuna parte. Ma c’è qualcosa che ci fa alzare le antenne sul problema del servizio dei pulmini. Tutta la faccenda sembra assurda, un gran polverone per un servizio che non utilizza quasi nessuno, per un servizio che vista la topografia scolastica di un territorio anomalo come quello di Santa Marinella e considerato il fatto che da almeno quarant’anni non si costruisce un aula scolastica, dovrebbe far recitare un mea culpa agli attuali, perenni ed inossidabili governanti di questa ridente Perla e far addirittura regalare il servizio a quelle quattro famiglie che ancora hanno bisogno di una mano per far decollare le proprie giornate. Il problema di fondo, il cuore del problema degli scuolabus, è che l’appalto di questo servizio è destinato a fare la stessa fine di tutti gli appalti che quest’amministrazione, o la sua genetica e spiritosa mutazione, ha assegnato e distribuito a piene mani fin dal 2008. E’ facile scorrere l’elenco degli appalti ancora in corso da quella data e senza bisogno di arrivare a citare casi di scandalo come le recenti incursioni della magistratura nelle vicissitudini del contratto sulla munnezza o il colpo di coda della ditta incaricata della mensa scolastica che tra i rilievi delle autorità competenti ed il pessimo giudizio che di tale servizio hanno praticamente tutti i piccoli clienti e le loro (paganti) famiglie si è addirittura autoprorogata il contratto alla sua naturale scadenza. Vi aspettavate una splendida, ricamata e ricca sceneggiatura ma vi avevo avvertito che si trattava di un pulp di serie B perché se dovrete fare una passeggiata per la città e sarete costretti a ricordare l’appalto del ponte di via Lazio, inaugurato ma mai finito, come il sottopasso dei Carabinieri, il lungomare di Capo Linaro, la rete fognaria di Santa Severa e la biblioteca comunale, i punti verdi di qualità e l’ampliamento di via delle Colonie. Ecco, quando si sente parlare di appalto si pensa subito ad un bel nastro tricolore tagliato ma poi chi controlla i lavori non riesce a fare il suo dovere fino in fondo, i tempi di consegna vengono ritualmente sforati e la città rimane a guardare come la brama di popolarità a basso costo e l’inettitudine di chi ha la presunzione di circondarsi d’incapaci per far brillare di luce propria una stella che non riesce ad accendersi sta riducendo un tessuto urbano che avrebbe bisogno di pochi interventi, mirati e risolutivi e non chiacchiere. La città di questo ha paura, che l’appalto dei pulmini faccia la fine di tutti gli altri e che anche un servizio di bassa necessità e di bassa qualità diventi un disservizio, definitivamente risucchiato nel magma dell’ingestibilità alla quale questi signori ci hanno abituato.
