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Per una lira, io vendo tutti i sogni miei

Quand’uno s’immagina l’uomo nero pensa ad un tizio chemisericordia vive in una caverna, in mezzo ad animali viscidi e puzzolenti e lo vede cibarsi di rifiuti, rubacchiare qui e li, rapire i bambini per mangiarli bolliti nel pentolone. Quand’uno pensa al golpe gli vengono in mente le immagini di gente urlante in mezzo alla strada, carri armati con il cannone ad alzo zero ed i fari spenti che passano sull’Aurelia a bassa velocità, rastrellamenti eseguiti nottetempo casa per casa, uno sgherro della milizia con la lista di proscrizione in mano. E’ la televisione che ci condiziona, bellezze mie, è il nostro pensare che è diventato immaginare senza passare per riflettere. Poi ci sono notizie che arrivano come fucilate sul portoncino di casa. Una di queste è di qualche sabato fa: l’amministrazione comunale, si proprio l’allegra brigata di festaioli e fancazzisti che conosciamo tutti bene, ha deciso di mettere a gara il servizio di trasporto disabili. Fin qui nulla di strano se non che quella della Perla sarà l’unica amministrazione pubblica che escluderà dalle gare per i servizi sociali ed alla persona le Onlus; si, proprio le Onlus, perché per concorrere a questo appalto, ed ai prossimi in tema sociosanitario, bisognerà essere iscritti al registro delle imprese. E’ logico che un’amministrazione comunale può decidere di fare e disfare come crede, nell’ambito della propria autonomia. E di come abbia saputo disfare bene siamo tutti edotti, compresi i fresconi che hanno rivotato le stesse persone, il finto nuovo, la fuffa spinta, convinti dalle mille promesse che questo sole di primavera sta squagliando. Quando da ragazzini, nell’ambito della propria autonomia, come dicevo prima, il salame di turno non voleva farci giocare con la sua palla o con le sue macchinine veniva appellato con termini universalmente noti: bambino e prepotente. Qui stiamo ragionando invece di situazioni che dovrebbero essere più elevate. Stiamo parlando di una realtà che bene o male ( di male anch’io che lavoro con la concorrenza non ne ho mai sentito dire, però) ha fatto vent’anni di storia cittadina, ha inventato un servizio ed ha reso più umano un momento della vita di molti che è veramente difficile. E quando la vita ci si rivolta contro, anche il pulmino che scappa lasciando tuo figlio sul marciapiede perché deve rispettare le tabelle di performance aziendale ha la stessa forza dell’alluvione di Sumatra e del relativo tsunami. C’è una fetta di cittadini che ha studiato, si è esercitata, ha svolto retraining, come si dice oggi, per poter dare ad un’altra fetta della città, a quella fetta meno fortunata, una mano. E queste sono cose che fanno crescere, soprattutto nella consapevolezza che a volte quello che si può dare è poco, a volte è molto ma quando non si riesce a dare nulla la sensazione che si ha dentro è di assoluta aridità. Arida, diventa l’anima, come il piano dei conti di un’azienda, quella che verrà a sostituire i volontari gialli-azzurri, che dovrà far quadrare conti, pagare straordinari, concedere ferie, parole che i giovani e meno giovani nostri concittadini volontari della Misericordia non solo non hanno mai sentito ma nemmeno hanno voluto mai pronunciare. Il grido che si deve levare unanime dai cittadini di Santa Marinella e Santa Severa è uno soltanto: vergogna. C’è chi dice che tutto sia nato da una ripiccca, che già si conosca il nome della ditta che prenderà il posto dei volontari; questo è ancora di più una vergogna. Usare i nostri cittadini meno fortunati come merce di scambio elettorale, come pacchi postali, come mezzo di profitto è una vergogna. Anche perché disabili non solo si nasce ma ci si può diventare in pochi minuti, temporaneamente o per il resto dei nostri giorni; un servizio che possa assicurare la tranquillità che solo una comunità che aiuta se stessa sa dare è indispensabile per il progresso sociale di tutti. Non si può mercificare ogni cosa, non si può rompere un giocattolo, soprattutto quando funziona bene, solo perché ci giocano altri. Essere bambini e prepotenti non è bello quando ci sono altri bambini che prepotenti non potranno mai essere e che non hanno voce per reclamare i loro più elementari diritti. La voce di questi bambini dobbiamo essere noi.



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Con l’amico mio più sincero (un coniglio dal muso nero)

rovina1C’è qualcosa che si ripete sempre e da sempre nella storia di questa bellissima Città e non si tratta di corsi e ricorsi, di cose che si succedono per la naturale scorrevolezza degli eventi ma di cruda applicazione tabellare della supponenza di una classe politica fatta di piccoli uomini autoreferenziali ed incapaci. L’humus nel quale questo fungo parassita progredisce ed attecchisce è l’ignavia degli abitanti di Santa Marinella e Santa Severa accompagnata, e sono grandi numeri, dalla connivenza per questo stile di fare amministrazione e dal favoreggiameto di comportamenti inutili quando non  antipolitici o anti giuridici da parte di chi, non seduto alla tavola imbandita, vorrebbe per sé o per altri almeno leccare il piatto o sorseggiare il fondo della bottiglia. Di esempi ce ne sono a decine, pur essendo questo un piccolo Comune. Prestiamo attenzione a questo che vi illustro oggi, ben classificabile nella categoria, ipersfruttata da questa insana Giunta Comunale, dei cosiddetti “due pesi e due misure”. Il Museo comunale all’interno del Castello di Santa Severa è privo di personale perche la cooperativa assegnataria dell’appalto di fornitura di servizi museali è stata cacciata dal Sindaco per inadempienza contrattuale. Tralascio quanto potrebbe balzare agli occhi ad un lettore poco avvezzo alle cose di casa nostra e cioè quanto strida questo provvedimento con la richiesta, che lo stesso sindachetto fa a gran voce “agli organismi sovraordinati” come li chiama lui, di prendere in gestione tutta la baracca, lui proprio che non sa gestire una qualsiasi squadretta di subappaltatori, come ci dimostrano tutti i cantieri agonizzanti sparsi sul territorio comunale. Quella che invece a noi risulta un’applicazione letterale del manuale di alto governo santamarinellese è la durezza e la tempestività con la quale, a fronte di inadempienze contrattuali, si è risolto il contratto con la cooperativa del museo mentre per inadempienze molto molto più gravi e reiterate, con tanto di magistratura contabile e penale che stanno scavando come talpe, non si riesca a risolvere il contratto per la munnezza.  Naturalmente nessuno ha mai finora sottolineato questa incredibile disparità di trattamento e tutte le chiacchiere che si sono fatte intorno alla inrescindibilità dei contratti pubblici. Una presa di posizione forte da parte dei consiglieri di maggioranza, alcuni molto attenti a quanto accade  dietro il portone del maniero , non ce la dobbiamo aspettare anche se questa compagine appare sempre più sfaldata dal fatto che, come previsto, le poltrone da assegnare se le è gestite una persona soltanto mentre gli altri campano di promesse continue. Dall’altra parte della barricata la minoranza è narcotizzata, avvolta su se stessa ed annaspante, in attesa del colpo di teatro che dovrebbe rovesciare la vecchia pentola. Ma da dove dovrebbe provenire questo colpo di teatro se non dalla stessa gente che loro tengono a bada con quattro volantini ed uno scatafascio di fandonie? Ecco spuntare gli interessi occulti e trasversali, vero tessuto vivo di questa Città senza memoria e senza vergogna. A voi sta sicuramente bene così,  a noi no.

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Tu per me sei luna e stelle

mortadellaIn teoria dovremmo spingere tutti dalla stessa parte, in teoria, dico e scrivo. In teoria dovremmo tutti amare questa meravigliosa città e la lucida follia dei suoi abitanti. Sempre in teoria, naturalmente. Poi assistiamo, ma ormai non più basiti, a vicende come quelle degli scuolabus che sembrano tratte piu che da uno spaccato di vita quotidiana da una serie di racconti gotici di fine ottocento, dalla trama di qualche pulp a bassissimo costo. In soldoni abbiamo ammirato la scorsa settimana la maggioranza consiliare che ha autodeliberato di esternalizzare il servizio di scuolabus. Fin qui tutto nei canoni, da questi signori ne abbiamo viste di peggiori, ne abbiamo sentite di peggiori e sappiamo che qualcosa di molto molto brutto sta per arrivare. Quello che ci esalta sono le squallide motivazioni di una delibera che ha sempre e comunque la sua importanza nell’ottica del sistema di questa città. Premesso che abbiamo buone possibilità di ritenere che l’aggiudicataria della gara sarà t’attuale concessionaria del trasporto pubblico locale, è suggestivo che dopo cinque anni nei quali la maggioranza ha tentato di convincere prima se stessa e poi i quattro gatti che la stavano a sentire che tutto andava bene, oggi sembra che la chiave di volta per assicurare sviluppo, occupazione ed economia di gestione dei servizi pubblici locali sia proprio questo appalto. La minoranza, sempre più risicata, affronta la questione con la sua ormai proverbiale timidezza, senza comprendere che in fondo il cuore del problema non è né la qualità né l’economicità del servizio quanto il patto di stabilità: riassegnare in outsourcing il servizio di scuolabus libererà qualche centinaio di migliaia di euro che potranno essere spesi dagli allegri gaudenti che siedono a via Rucellai in posti dove le pezze ormai devono essere improrogabilmente collocate. Questo la minoranza non l’ha detto perché probabilmente non l’ha capito, perché è troppo occupata a trovare la direzione giusta, quella ricerca dell’ago della bussola che le ha impedito di vincere elezioni che erano già state vinte a tavolino, perché troppo occupata a mediare e limare tra quei personalismi che se a Renzi o Berlusconi consentono di arrivare alla meta, a Santa Marinella ancora sono l’ostacolo che va scavalcato per non cadere in personalismi e ruggini ataviche che non portano da nessuna parte. Ma c’è qualcosa che ci fa alzare le antenne sul problema del servizio dei pulmini. Tutta la faccenda sembra assurda, un gran polverone per un servizio che non utilizza quasi nessuno, per un servizio che vista la topografia scolastica di un territorio anomalo come quello di Santa Marinella e considerato il fatto che da almeno quarant’anni non si costruisce un aula scolastica, dovrebbe far recitare un mea culpa agli attuali, perenni ed inossidabili governanti di questa ridente Perla e far addirittura regalare il servizio a quelle quattro famiglie che ancora hanno bisogno di una mano per far decollare le proprie giornate. Il problema di fondo, il cuore del problema degli scuolabus, è che l’appalto di questo servizio è destinato a fare la stessa fine di tutti gli appalti che quest’amministrazione, o la sua genetica e spiritosa mutazione, ha assegnato e distribuito a piene mani fin dal 2008. E’ facile scorrere l’elenco degli appalti ancora in corso da quella data e senza bisogno di arrivare a citare casi di scandalo come le recenti incursioni della magistratura nelle vicissitudini del contratto sulla munnezza o il colpo di coda della ditta incaricata della mensa scolastica che tra i rilievi delle autorità competenti ed il pessimo giudizio che di tale servizio hanno praticamente tutti i piccoli clienti e le loro (paganti) famiglie si è addirittura autoprorogata il contratto alla sua naturale scadenza. Vi aspettavate una splendida, ricamata e ricca sceneggiatura ma vi avevo avvertito che si trattava di un pulp di serie B perché se dovrete fare una passeggiata per la città e sarete costretti a ricordare l’appalto del ponte di via Lazio, inaugurato ma mai finito, come il sottopasso dei Carabinieri, il lungomare di Capo Linaro, la rete fognaria di Santa Severa e la biblioteca comunale, i punti verdi di qualità e l’ampliamento di via delle Colonie. Ecco, quando si sente parlare di appalto si pensa subito ad un bel nastro tricolore tagliato ma poi chi controlla i lavori non riesce a fare il suo dovere fino in fondo, i tempi di consegna vengono ritualmente sforati e la città rimane a guardare come la brama di popolarità a basso costo e l’inettitudine di chi ha la presunzione di circondarsi d’incapaci per far brillare di luce propria una stella che non riesce ad accendersi sta riducendo un tessuto urbano che avrebbe bisogno di pochi interventi, mirati e risolutivi e non chiacchiere. La città di questo ha paura, che l’appalto dei pulmini faccia la fine di tutti gli altri e che anche un servizio di bassa necessità e di bassa qualità diventi un disservizio, definitivamente risucchiato nel magma dell’ingestibilità alla quale questi signori ci hanno abituato.

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Tra gli insulti e i dolori di una città ( da ammazzare)

munnezza2Facciamo finta che il sequestro delle discariche abusive non sia mai avvenuto, che tutto vada bene e che possiamo tornare ad occuparci degli spettacoli serali; facciamo finta che il vero problema di Santa Marinella sia l’isola pedonale al centro e che la bomba ecologica ad orologeria che qualcuno ci ha sapientemente piazzato sotto il letto possa svanire magicamente appena apriremo gli occhi domattina. Dobbiamo fare finta per forza perché a leggere i giornali, la famosa stampa libera e democratica, in realtà non è successo nulla. Ci saremmo aspettati strilli e strepiti, inchieste e scoop, manifestazioni di piazza da parte della minoranza ormai veramente “minoranza” e invece nulla. Fate un salto a via Perseo, fateci due passi e vi renderete conto che non si tratta di un sequestro qualsiasi, non sono i due sacchetti di calcinacci che ogni tanto la Polizia Locale sequestrava qualche tempo fa, ci sono cose assolutamente fuori posto e fuori luogo, c’è un ragionamento da seguire che non può sfuggire a chiunque abbia tra le orecchie parcheggiata un minimo di materia cerebrale. Ci sono per esempio tutti i cassonetti ritirati dalle strade di Santa Marinella metodicamente riempiti di immondizia proprio sotto gli occhi di quegli operatori che qualche mese fa erano stati promossi da questo inutile sindaco quale controllori della raccolta dei rifiuti. Ma cosa hanno controllato loro, se qualcuno proprio sotto i loro occhi accumulava, nel tempo, montagne di rifiuti conferiti illegalmente? C’è un non sense che continua a frullarmi intesta, c’è la stampa che è sempre indignosa e pronta a cercare il pelo nell’uovo, la stampa che oggi scrive e domani nega , quella che a settembre 2010 plaudiva al sindachetto per aver nominato il “grande fratello” cittadino onorario della Perla nulla ha detto delle telecamere puntate sui cumuli di rifiuti, nessuno si è andato a sbobinare mesi e mesi di riprese; come mai?. Qui c’è il link, andatevi a leggere quello che scrivevano i giornali e poi, nella vostra passeggiata per via della Stella Polare, alzate la testa sopra i mucchi di immondizia e guardate la telecamera che in teoria li doveva inquadrare. Cieca, a detta degli operatori non ha registrato mai nulla perché priva, o privata successivamente, del collegamento alla rete elettrica. Quindi la gente, consapevolmente, continuava a compiere il delitto di inquinamento perché sapeva che i proclami del sindachetto sarebbero stati la solita fuffa. Nessuno, nemmeno tra quelli che hanno percepito il lauto compenso dell’altrettanto gravido appalto, ha mai dato uno sguardo all’impianto, anche solo per avere la soddisfazione di sapere che il suo lavoro, pagatissimo, era di una qualche utilità per la collettività. Resta da chiederci una cosa sola, questa fuffa che ormai ci viene somministrata quotidianamente, che ci ha riempito le case e le strade di grandi progetti e belle notizie è da gettare insieme all’indifferenziata o c’è un cassonetto apposta per smaltirla? C’è poco da ridere, scusatemi, mi sono fatto prendere la mano e nei prossimi giorni prometto che continuerò ad occuparmi di questa tristissima storia dell’immondizia, delle telecamere e degli strani ed irrituali appalti dell’allegra combriccola. Ve lo devo, anche se non ve lo meritate.

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