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Non ti voglio più vedere, cara ( mentre sorseggi un’aranciata amara)

 

WP_20140121_002E’ una vera tragedia, la tragedia dell’approssimazione e dell’incuria. E’ il posto dove vogliamo vivere ma che ci viene consegnato giorno dopo giorno in condizioni sempre più pietose ed inadatte a viverci. Quattro scatti, quelli che vedete su questa pagina, possono essere già forti, possono già fare la notizia, ma questa va contestualizzata, sempre, per evitare di perdere, con il tempo, il senso delle cose. Innanzitutto vi dico cheWP_20140121_004 siamo a Poggio del Principe, una zona di una bellezza selvaggia, quasi unica, e che con lo sguardo ti fa volare da Fiumicino fino all’Argentario. Proprio lo sguardo salta tra un cespuglio di macchia mediterranea ed uno di mortella e tra questo una ecatombe ecologica, il solito sciorinio di rifiuti vari tra i quali spuntano alcuni cassoni in eternit, disposti in una maniera che sembra quasi rispondere ad un disegno architettonico, una specie di WP_20140121_007monumento all’immondizia. Stavolta c’è di più, ci sono i segni di un intervento del Corpo Forestale dello Stato, che significa come l’area in questione sia stata oggetto, qualche tempo fa, di un sequestro giudiziario e che la sua bonifica, per ragioni che non spetta a noi sindacare, non è andata a buon fine. Intanto il monumento all’eternit è seminascosto nella macchia e da li continua a fare i suoi danni, e continuerà per WP_20140121_009tantissimo tempo, fino a quando qualcuno, speriamo chi di dovere, si metterà in testa di rimuoverlo.

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Vedrai che qui si sta bene ( anche qui )

conferenza_070813Un contratto c’è, e questo lo sapevamo. Qualcuno lo ha letto e lo ha studiato ma a farlo non sono state le persone giuste. Ce lo hanno fatto vedere i consiglieri di minoranza, in una riunione dedicata alla stampa locale che il tam tam cittadino ha fatto diventare uno speaker corner in miniatura, un momento di confronto con i pochi cittadini che si sono presi la briga di sapere qualcosa di più su un servizio che pagano e che non riescono ad ottenere. Il nodo è proprio questo, la Gesam, la società che ha in appalto il servizio di igiene urbana, è inadempiente; addirittura si viene a sapere che la Città potrebbe chiedere di più di quello che attualmente “non” si fa ma nessuno si prende la briga di farlo, nessuno controlla, nessuno sanziona, nessuno impone, si paga, male, e basta. Non si tratta di burocrazia o burocratismo, ci sono piccoli e grandi esempi che fanno comprendere come chi ha ricevuto il mandato di governare questa Città non può, non sa o non vuole farlo. Tra tutti gli eventi che sono venuti fuori nella discussione è emerso che qualche cittadino, sicuramente un abitante estemporaneo, è andato a chiedere la consegna degli appositi contenitori per fare la differenziata ma questi erano terminati (?) e si è anche venuti a sapere che la Asl ha concesso una proroga fino a fine mese per la bonifica dei siti sotto sequestro. Intanto la strada che da via delle Colonie arriva al Liceo Scientifico si riempie giorno dopo giorno di rifiuti che evidentemente ormai, invece che essere conferiti, vengono semplicemente spostati da un punto all’altro del territorio comunale. nel frattempo a piazza Trieste si balla, con i soldi di chi ancora non si sa. L’unico punto dove si dovrebbe ballare e non si balla ancora è via Rucellai.

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Tra gli insulti e i dolori di una città ( da ammazzare)

munnezza2Facciamo finta che il sequestro delle discariche abusive non sia mai avvenuto, che tutto vada bene e che possiamo tornare ad occuparci degli spettacoli serali; facciamo finta che il vero problema di Santa Marinella sia l’isola pedonale al centro e che la bomba ecologica ad orologeria che qualcuno ci ha sapientemente piazzato sotto il letto possa svanire magicamente appena apriremo gli occhi domattina. Dobbiamo fare finta per forza perché a leggere i giornali, la famosa stampa libera e democratica, in realtà non è successo nulla. Ci saremmo aspettati strilli e strepiti, inchieste e scoop, manifestazioni di piazza da parte della minoranza ormai veramente “minoranza” e invece nulla. Fate un salto a via Perseo, fateci due passi e vi renderete conto che non si tratta di un sequestro qualsiasi, non sono i due sacchetti di calcinacci che ogni tanto la Polizia Locale sequestrava qualche tempo fa, ci sono cose assolutamente fuori posto e fuori luogo, c’è un ragionamento da seguire che non può sfuggire a chiunque abbia tra le orecchie parcheggiata un minimo di materia cerebrale. Ci sono per esempio tutti i cassonetti ritirati dalle strade di Santa Marinella metodicamente riempiti di immondizia proprio sotto gli occhi di quegli operatori che qualche mese fa erano stati promossi da questo inutile sindaco quale controllori della raccolta dei rifiuti. Ma cosa hanno controllato loro, se qualcuno proprio sotto i loro occhi accumulava, nel tempo, montagne di rifiuti conferiti illegalmente? C’è un non sense che continua a frullarmi intesta, c’è la stampa che è sempre indignosa e pronta a cercare il pelo nell’uovo, la stampa che oggi scrive e domani nega , quella che a settembre 2010 plaudiva al sindachetto per aver nominato il “grande fratello” cittadino onorario della Perla nulla ha detto delle telecamere puntate sui cumuli di rifiuti, nessuno si è andato a sbobinare mesi e mesi di riprese; come mai?. Qui c’è il link, andatevi a leggere quello che scrivevano i giornali e poi, nella vostra passeggiata per via della Stella Polare, alzate la testa sopra i mucchi di immondizia e guardate la telecamera che in teoria li doveva inquadrare. Cieca, a detta degli operatori non ha registrato mai nulla perché priva, o privata successivamente, del collegamento alla rete elettrica. Quindi la gente, consapevolmente, continuava a compiere il delitto di inquinamento perché sapeva che i proclami del sindachetto sarebbero stati la solita fuffa. Nessuno, nemmeno tra quelli che hanno percepito il lauto compenso dell’altrettanto gravido appalto, ha mai dato uno sguardo all’impianto, anche solo per avere la soddisfazione di sapere che il suo lavoro, pagatissimo, era di una qualche utilità per la collettività. Resta da chiederci una cosa sola, questa fuffa che ormai ci viene somministrata quotidianamente, che ci ha riempito le case e le strade di grandi progetti e belle notizie è da gettare insieme all’indifferenziata o c’è un cassonetto apposta per smaltirla? C’è poco da ridere, scusatemi, mi sono fatto prendere la mano e nei prossimi giorni prometto che continuerò ad occuparmi di questa tristissima storia dell’immondizia, delle telecamere e degli strani ed irrituali appalti dell’allegra combriccola. Ve lo devo, anche se non ve lo meritate.

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Quando avrai le mani stanche tutto lascerai (piangeranno per gli errori tuoi)

Si torna a parlare di Enel e di come la centrale di Civitavecchia, riconvertita a carbone, possa essere gestita male da un’azienda che ha a cuore più la produzione, sua, che la salute, nostra. Il Faraone torna alla carica sbattendo sul naso di Enel ben trentasette “criticità”, sforamenti piccoli e grandi dei parametri di sicurezza ambientale che secondo i suoi esperti sarebbero stati superati in misura piccola o grande per interessi di produzione. Non sono cose da poco; non sono un esperto di ingegneria ambientale né uno scienziato ma amo ragionare e far girare a mille l’ultima dozzina di neuroni che mi è rimasta nel cranio. Quando il ministero dell’Ambiente ha vietato ad Enel di attivare il quarto gruppo alla centrale per ragioni di inquinamento dell’aria l’Enel avrebbe risposto aumentando del venticinque per cento i consumi della centrale, mantenendo inalterati i suoi parametri di produttività e facendo schizzare quelli di tossicità dell’aria, proprio come previsto dagli esperti del ministero. Nessuno però finora ha detto nulla. Appena il Faraone ha parlato di revisione della convenzione i sindaci del comprensorio sono schizzati in avanti, secondo lo stesso Faraone allo scopo di acquisire diritti al nuovo tavolo delle trattative. Il denaro sul tavolo è quello delle compensazioni ambientali, i trenta denari con i quali il colosso energetico acquista il diritto di lavorar senza che nessuno lo possa disturbare con richieste di risarcimenti per malattie o inquinamento. Il succo è questo, che con trenta denari si è svenduta potenzialmente la nostra salute e con la stessa manciata di monete si è costituito un osservatorio ambientale che probabilmente non è ancora riuscito ad osservare nulla. Nel mio lavoro di giornalista, curioso e rompicoglioni, ho chiesto a tutti gli interlocutori che interrogavo sulla questione delle “criticità” della centrale se ritenessero che il tavolo dell’Osservatorio avesse avuto competenza sulla faccenda e tutti mi hanno detto che è un necessario interlocutore nelle vicende ambientali dell’impianto e del comprensorio. Allora la seconda domanda è stata per tutti se ritenevano che ben prima del Faraone l’Osservatorio stesso dovesse lanciare l’allarme sulla questione dello sforamento e tutti mi hanno risposto di si, facendo però spallucce quando chiedevo come mai dall’Osservatorio non fosse mai trapelato nulla. Eppure il sentimento che domina il lato santamarinellese del territorio ombreggiato dalla nuvola di emissioni di TVN è quello dell’indifferenza. Siamo abituati a partecipare ad un tavolo attraverso un nostro rappresentante, retribuito, ed a rimanere all’oscuro delle vicende che ci riguardano da vicino. In questo senso il silenzio del nostro rappresentante, nominato dal sindaco, al tavolo ambientale non può essere diverso da quello del rappresentante di Santa Marinella, anche lui retribuito e nominato dal sindaco, nel board del Consorzio Medio Tirreno recentemente assurto alla gloria dei giornali per il credito milionario che vanta nei confronti dei cittadini della Perla senza che negli anni in cui tale debito si accumulava e veniva reclamato noi potessimo saperne nulla. La beata ignoranza, alimentata a canti, balli e sfilate di moda, è l’anestetico nella quale chi governa questa città pretende di inzuppare i cervelli dei cittadini. Lasciare la Città ed i cittadini in un cono di perfetta ignoranza è il modo con il quale chi governa questa Città è convinto di poter continuare ingiustificatamente ad operare scelte scellerate che non incontrano mai l’interesse comune. Alla mente, tanto per fare un esempio completamente in tema, viene subito il problema dell’utilizzo dei fondi compensativi che l’Enel ha regalato ai santamarinellesi. Se vi ricordate qualcuno chiese di utilizzare questi fondi per abbattere il costo della bolletta energetica agli abitanti del comprensorio. I sindaci invece, allora misteriosamente tutti concordi, chiesero di ricevere il prezzo della nostra salute cash, direttamente brevi manu. Con il Comune di Santa Marinella sono state pattuite tre “comode rate” per un totale di sette milioni e mezzo. Grandi applausi, strette di mano e stappi di champagne ma nessuno (torna il cono oscuro del silenzio) ci ha mai detto questi denari dove siano finiti. Mi annoia il rito pagano del consiglio comunale, mi dispiace vedere quei signori tutti impettiti con la mano sul cuore ascoltare le prime battute dell’inno nazionale; della Patria ho un altro concetto ma frequento la sala consiliare perché da tempo mi aspetto che il primo cittadino, nelle sue comunicazioni, ci dica che ha affisso all’albo pretorio l’elenco nel quale dimostra l’utilizzo dei fondi compensativi Enel. Altri comuni hanno fatto già l’inaugurazione delle opere pubbliche realizzate con quei denari anche se la cosa è abbastanza squallidina: il “poro nonno è morto cor malaccio” ma i nipotini andranno nella nuova scuola oppure nel parco pubblico realizzato per abbattere le emissioni di anidride carbonica della centrale. Questo rischio da noi non lo correremo, nessuno ci verrà mai a far vedere cosa è stato fatto con quei soldi perché nulla è stato realizzato, nessuno potrà dirci che abbiamo barattato i nostri polmoni per una nuova strada perché non è così, perché nella giunta coesa e armoniosa dei migliori amministratori che Santa Marinella abbia avuto in cinquant’anni nessuno saprà dirci dov’è finito il prezzo della nostra salute. O meglio qualcuno lo sa sicuramente ma si vergogna a farcelo sapere.

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L’amore va oltre (il buio che non sai)

E’ difficile comprendere quali siano i passi avanti fatti da questa brillantissima e giovane amministrazione comunale. Prendiamo un esempio qualsiasi, la gestione ambientale e dei rifiuti urbani in città. Aiutiamoci prendendo un foglio di carta ed una penna ( o una matita o scrivete col sangue, come vi pare, insomma). In testa al foglio scrivete in stampatello RIFIUTI e subito sotto, iniziando da sinistra, mettete vecchia amministrazione uguale raccolta dei rifiuti eterogenea uguale quotidiana uguale città sporca. Sulla riga sotto scrivete nuova amministrazione uguale raccolta differenziata uguale un giorno si ed uno no ( nella media, oppure tre volte la settimana, come credete). Dopo il segno uguale come è possibile scrivere una cosa diversa da quella della riga sopra? Se prima vuotavano i cassonetti tutti i giorni e quindi la città era sporca adesso, a parità di costo perche non mi pare che la tassa relativa abbia subito diminuzioni, come si fa a tenere la città pulita non raccogliendo i rifiuti tutti i giorni? Secondo gli scienziati di via Rucellai basta trasferire il problema dalla strada pubblica, dove stavano prima i cassonetti, alle case private dove gli stessi rifiuti devono rimanere stoccati in attesa del conferimento. Il cittadino medio invece è un tipo molto scaltro, me ne accorgo da quello che succede sotto casa mia. Abitando all’incrocio tra via dei Fiori e via delle Dalie sono esattamente al confine tra una zona dove si effettua la differenziata e quella in cui la differenziata non è ancora partita. I secchioni sotto casa mia traboccano di rifiuti, alimentati dal pellegrinaggio di cittadini che non effettuano la differenziazione ma mettono il sacchetto del pattume in auto e me lo scaricano sotto casa. Sarebbe bastato far partire la differenziata per tutto il centro abitato, in modo uniforme, e questa via di fuga non avrebbe salvato nessuno dal fare i proprio dovere. Il sindaco ha investito il plotoncino di Cavalieri dell’Ambiente, il delegato ha contrattato con i ranger, mi ricordo che si parlava di postazione fissa, di sanzioni, delle solite cose molto bachechiane. Nulla; fate un salto domani sera a quell’incrocio e se avete abitato a Napoli durante il periodo della “munnezza” vi sembrerà di stare a casa; io con questo caldo non posso dormire con le finestre aperte ma credo faccia parte della natura delle cose, di un “sistema” che si nutre dei bisogni reali dei cittadini e distribuisce pacche sulle spalle e nient’altro. La città è sporca, è un dato di fatto, e anche la nuova società appaltatrice non riesce a consegnare ai cittadini, che pagano un conto sempre più salato, un servizio efficiente. La confutazione di quanto ho appena scritto sarebbe soltanto una sterile difesa dell’indifendibile, basterebbe fare quattro passi in città, riappropriarsi della propria città a piedi, sentire l’olezzo, guardare il disagio delle persone, alzare lo sguardo e notare come il concetto di città a vocazione turistica strida con un’estetica interrotta continuamente da sacchetti di “munnezza” depositati lungo le strade. Esiste poi un problema ambientale, c’è l’altra città, quella che sta sopra la linea autostradale. Anche li serve calma e pazienza, bisogna andare a piedi o in bici per vedere dietro i cespugli lavatrici e frigoriferi, calcinacci e rifiuti vari. E’ sicuramente un problema di inciviltà di chi si permette di trasgredire continuamente quelle che prima di essere norme giuridiche sono le basi di una civile convivenza. Però quelle discariche abusive sono lì, nessuno le rimuove né i proprietari dei terreni vengono inviati a sorvegliare e recintare. Vogliamoci bene.

Il PD cerca la Perla

Sono anni oramai che, grazie anche alla inciviltà sia dei cittadini che dei villeggianti, la nostra città non può più fregiarsi di tale titolo. Il degrado, infatti, è oramai generalizzato in ogni settore ed anche evidente ad ogni angolo di strada, come i numerosi cassonetti per la raccolta delle immondizie stanno a dimostrare. La tanto decantata ” raccolta differenziata”che il Comune dei vanti e degli onori, con strombazzante propaganda aveva annunciato, non è decollata ,con grande responsabilità di questa amministrazione che non ha provveduto nè ad organizzare la raccolta come si converrebbe, ma neppure ad informare i cittadini in modo conveniente e convincente sulle modalità della raccolta e della sua convenienza. Dopo l’acqua di fogna , ecco trasformato il paese in una fogna. Come non denunciare per esempio la mancanza di informazione del luogo e del numero ( che noi diamo 800774466) per la raccolta gratuita (e sottolineiamo gratuita) dei rifiuti ingombranti, affinché non si verifichino più spettacoli indecenti intorno ai cassonetti lungo le nostre strade, sapendo che, se fosse attuata efficacemente la raccolta porta a porta, quei cassonetti e gli “spettacoli” conseguenti potrebbero scomparire. Invitiamo quindi chi ama questa città a sostituirsi alle mancanze del Comune e ad utilizzare questo servizio, sicuri che questo sia un primo passo perché la nostra città torni ad essere una “perla”.

Associazione Enrico Berlinguer Santa Marinella

 

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Io vengo in pace

In quei giorni c’ero, non posso scordarmelo. Come non posso dimenticare l’appoggio ricevuto da centinaia di cittadini che con me hanno protestato contro una vera e propria illegale prepotenza che è stata perpetrata ai danni di tutta la Città e dei suoi piccoli e grandi abitanti. Molte cose nel frattempo sono cambiate, la nuova amministrazione comunale ha fatto tantissime promesse mantenendone pochissime, ha trovato nuovi amici ma ha tradito i suoi cittadini. E le antenne sono ancora là, su via Ortigara e su via Valdambrini, posizionate in maniera micidiale vicino a scuole, a case, in posti dove non dovevano stare. L’assessore Grimaldi, il sindaco bacheca hanno promesso tanto, hanno esibito fogli, costituito tavoli ma hanno preso in giro la Città e frodato i loro concittadini nel bene più caro, la salute, nella qualità di vita. Il Comitato cittadino si è spento, dopo essere stato ben purgato, si è perso dietro qualche illusione di efficienza. La Città deve chiedere conto a questi signori, a questi grandissimi bugiardi; le antenne non devono stare lì, non devono nuocere a nessuno, questo è un imperativo. Come si compiacciono certi signori ad essere invitati a tagliare nastri; quello sarebbe stato il nastro più bello. Vi voglio ricordare due sole date, quella del 27 dicembre 2007, inizio dei lavori di collocazione dei due impianti, e 24 aprile 2008, quando allo Sporting Club, davanti a centinaia di cittadini i due tizi, uno sindaco e l’altro assessore, hanno promesso di farle spostare. Queste non sono le sole promesse a vuoto fatte da tutta l’amministrazione comunale, un’amministrazione che vive di zucchero filato. Cos’hanno regalato questi due signori, assieme naturalmente agli altri accoliti, a questa splendida Città? Nulla, perche sono il nulla e non possono promettere altro che il nulla, 1643 giorni di bugie. Vergognatevi. E’ facile pensare sempre a se stessi ed ai fatti propri, avere riguardo solo per le persone che domani, in un modo o nell’altro, possono tornarti utili. Sarebbe molto onesto dire che degli altri, del benessere comune non ve ne frega assolutamente nulla. Cosa resta della politica se i termini della questione sono solo questi. Mancano pochi mesi e poi si volterà pagina, o si sprofonderà nel baratro. Le bugie danno assuefazione, è vero; il rischio che queste persone rimangano a galla, per continuare altri cinque anni a sparare bugie, è forte. Il nostro errore sarà quello di dimenticare. E le antenne resteranno lì.

Via libera al Piano Regionale dei rifiuti

Via libera dal Consiglio regionale del Lazio al piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. L’atto – approvato oggi con una delibera votata a maggioranza dall’Aula (40 favorevoli e 23 contrari) presieduta da Mario Abbruzzese (Pdl) – ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si è susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento.

Si è trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta – ha detto Di Paolo durante l’iter in Aula – “arriviamo ad uno dei passaggi più importanti e cruciali, cioè all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”.

“Oggi abbiamo la possibilità di far fare un salto in avanti al nostro territorio, fornendo un documento che aggiorna finalmente un Piano del 2002, ormai troppo arretrato rispetto ai cambiamenti morfologici e demografici che si sono verificati in 10 anni nel Lazio, ma soprattutto per i significativi progressi tecnologici che si sono ottenuti anche nel campo della gestione dei rifiuti” ha dichiarato il presidente della commissione Ambiente, Roberto Carlino (Udc), ricordando che questo atto allinea il Lazio alle richieste della Ue ed innova rispetto al piano del 2002. E’ intervenuto a dichiarare il voto favorevole del Pdl il consigliere Andrea Bernaudo, che ha ricordato come il piano rappresenti una risposta appropriata all’Europa, ma anche a quelli che, da parte sua, ha definito i fallimenti delle amministrazioni di centrosinistra a Roma e al commissariamento Marrazzo per il Lazio. “E’ un piano rifiuti – ha sottolineato – che vuole arrivare alla chiusura del ciclo della gestione dei rifiuti, che ha come priorità la prevenzione e soprattutto la raccolta differenziata”.

Dai banchi dell’opposizione, invece, il piano è stato criticato con diverse argomentazioni. Nel mirino, in particolare, la previsione di quello che è stato definito il “piano B”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiastico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. “Lo scenario di controllo – ha dichiarato Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) – è quello che perseguirà questa Giunta”. Filiberto Zaratti (Sel) ha definito il piano “una grande occasione perduta” a causa proprio dello scenario di controllo. Esterino Montino, capogruppo Pd, si è chiesto dove fossero le reali novità del piano e ha criticato la mancata previsione nel piano di risorse finanziarie e di un “sistema industriale”. Angelo Bonelli (Verdi) ha invece osservato che il piano è stato fatto senza prendere in considerazione Roma, che incide per il 70% dei rifiuti del Lazio, e poi si è arrivati a chiedere la dichiarazione di emergenza al Governo. “Da commissariare era l’Ama di Roma”. Giuseppe Celli (Lista civica Cittadini/e) ha aggiunto che gli impianti di trattamento meccanico biologico non saranno sufficienti a trattare il “tal quale” prodotto dalla Capitale, mentre Fabio Nobile (FdS) ha criticato il mancato abbandono della logica delle discariche e degli inceneritori, Claudio Bucci (Idv) ha ricordato gli interrogativi che lascia aperti il piano e criticato le scelte di Corcolle e Riano come discariche provvisorie.

Fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilità per i comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovrà conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sarà trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue.

Quanto allo scenario di controllo – definito “piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione, e invece “rafforzamento dello scenario di piano” da Di Paolo – esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora: non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione.

Per la gestione dei rifiuti il Lazio è stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potrà utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo).

Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio.

La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.

Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si è concluso l’esame in aula e il voto finale è stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.

 

 

Porta a porta quando parte?

La GESAM prosegue alla perfezione il lavoro di AMA… ossia prende soldi per servizi che non offre.
Molti cittadini si chiedono (e ci chiedono) dove siano i mezzi necessari allo svolgimento del servizio:
autocompattatori fatiscenti e in numero insufficiente, totale mancanza di una lavacassonetti (da quando GESAM eroga il servizio i cassonetti non sono mai stati lavati, ma noi paghiamo per quel lavaggio), campane della differenziata rotte e sempre stracolme, circondate dai rifiuti, per non parlare della carenza di cassonetti nelle strade, parzialmente sopperita con l’acquisto di cassonetti in metallo di seconda mano cedutici dal Comune di Allumiere che, nel frattempo, è passato alla differenziata (per fortuna). Ricordiamo che sulla modalità di gara, vinta dalla GESAM (ditta che mai si è occupata in precedenza di rifiuti), pendono dubbi e ricorsi, denunciati con forza dall’opposizione.
Registriamo anche il sottodimensionamento del personale che, durante la stagione estiva, viene aumentato di sole 4 unità (insufficienti a sopportare l’incremento del servizio da offrire e assunti con contratti brevissimi), con conseguente rischio di mettere sotto stress i pochi lavoratori con evidente possibilità di assenze e ulteriore peggioramento del servizio. I lavoratori sono inoltre sottoposti a ritmi più duri, con l’annullamento dello straordinario pagato sostituito da “ore a recupero” obbligatorie.
L’Amministrazione nel frattempo cosa fa? Come al solito assolutamente nulla. Noi chiediamo di fare rispettare alla GESAM il contratto, con mezzi e personale idonei al servizio, gli chiediamo inoltre di tutelare i lavoratori che ancora devono ricevere la seconda parte di liquidazione da parte di AMA.
Chiediamo dove sia finita la raccolta porta a porta che doveva cominciare il primo giugno.
Cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa.

Circolo PRC-FdS “Benedetti Michelangeli” di S. Marinella

Santa Marinella è blu, Santa Severa nera

Altro che biondo Tevere! La foce del fiume che bagna la Capitale è considerata la zona più inquinata della Regione, soprattutto per la presenza massiccia del batterio E.Coli, che quest’anno ha fatto scattare la “bandiera nera” di Legambiente. Goletta Verde 2011 fa tappa nel Lazio e non fotografa affatto una bella situazione.

 

Oltre al Tevere, infatti, le zone particolarmente inquinate – che hanno meritato la bandiera nera dell’associazione ambientalista – sono Anzio – che, di contor per il secondo anno si era invece aggiudicato la bandiera blu della Fee – il Comune di Pomezia e l’isola di Ventotene, per le tante criticità del territorio.

 

Altri 14 lidi sono stati segnalati come critici e altri 9 come fortemente inquinati: il lungomare Pyrgi a Santa Severa, nel comune di Santa Marinella, il fosso di Zambra a Cerveteri a Campo di mare, la foce del rio Vaccino a Ladispoli, il canale sulla spiaggia di Rio torto a Pomezia e presso via San Francesco a Torvajanica, il fosso grande ad Ardea, Torre Astura, presso il ponte sul canale idrovore Valmontorio a Nettuno, e il fosso dei Tre denari in località Passoscuro a Fiumicino.

 

“La maglia nera – ha commentato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati- è per la foce del Tevere, la più inquinata del Lazio. I valori dei batteri escherichia coli superano di quasi 40 volte i limiti di legge e fanno scattare una ‘bandiera nera’ al comune di Roma e ad Acea, che gestisce il servizio idrico integrato della capitale, per la pessima qualità del fiume, dove in questi giorni c’è una nuova moria di pesci”.

 

Ma c’è di più: a preoccupare la Legambiente è anche il “pericoloso progetto di pennelli antierosione ad Anzio – 15 opere frangiflutti, lunghe 100 metri e poste a 200 metri uno dall’altra – gravemente privo delle necessarie autorizzazioni ambientali”.

E “questa barriera, che dovrebbe arrivare a 4 km di lunghezza – ha fatto sapere Cristiana Avali, direttrice di Legambiente Lazio – sta già provocando cattivi odori”.

 

Dati rincuoranti invece emergono nella “guida blu” di Legambiente e Touring club italiano, dove vengono premiate 12 località del Lazio: al primo posto della classifica regionale, con quattro vele, troviamo le spiagge di Montalto di Castro, seguono, con tre vele, alcune zone di Tarquinia, Sperlonga, Ventotene e, con due, Sabaudia, San Felice Circeo, Nettuno, Santa Marinella, Gaeta, Ostia e Ponza. Una sola vela, infine, per Anzio.

da GreenMe.it