C’è qualcosa che si ripete sempre e da sempre nella storia di questa bellissima Città e non si tratta di corsi e ricorsi, di cose che si succedono per la naturale scorrevolezza degli eventi ma di cruda applicazione tabellare della supponenza di una classe politica fatta di piccoli uomini autoreferenziali ed incapaci. L’humus nel quale questo fungo parassita progredisce ed attecchisce è l’ignavia degli abitanti di Santa Marinella e Santa Severa accompagnata, e sono grandi numeri, dalla connivenza per questo stile di fare amministrazione e dal favoreggiameto di comportamenti inutili quando non antipolitici o anti giuridici da parte di chi, non seduto alla tavola imbandita, vorrebbe per sé o per altri almeno leccare il piatto o sorseggiare il fondo della bottiglia. Di esempi ce ne sono a decine, pur essendo questo un piccolo Comune. Prestiamo attenzione a questo che vi illustro oggi, ben classificabile nella categoria, ipersfruttata da questa insana Giunta Comunale, dei cosiddetti “due pesi e due misure”. Il Museo comunale all’interno del Castello di Santa Severa è privo di personale perche la cooperativa assegnataria dell’appalto di fornitura di servizi museali è stata cacciata dal Sindaco per inadempienza contrattuale. Tralascio quanto potrebbe balzare agli occhi ad un lettore poco avvezzo alle cose di casa nostra e cioè quanto strida questo provvedimento con la richiesta, che lo stesso sindachetto fa a gran voce “agli organismi sovraordinati” come li chiama lui, di prendere in gestione tutta la baracca, lui proprio che non sa gestire una qualsiasi squadretta di subappaltatori, come ci dimostrano tutti i cantieri agonizzanti sparsi sul territorio comunale. Quella che invece a noi risulta un’applicazione letterale del manuale di alto governo santamarinellese è la durezza e la tempestività con la quale, a fronte di inadempienze contrattuali, si è risolto il contratto con la cooperativa del museo mentre per inadempienze molto molto più gravi e reiterate, con tanto di magistratura contabile e penale che stanno scavando come talpe, non si riesca a risolvere il contratto per la munnezza. Naturalmente nessuno ha mai finora sottolineato questa incredibile disparità di trattamento e tutte le chiacchiere che si sono fatte intorno alla inrescindibilità dei contratti pubblici. Una presa di posizione forte da parte dei consiglieri di maggioranza, alcuni molto attenti a quanto accade dietro il portone del maniero , non ce la dobbiamo aspettare anche se questa compagine appare sempre più sfaldata dal fatto che, come previsto, le poltrone da assegnare se le è gestite una persona soltanto mentre gli altri campano di promesse continue. Dall’altra parte della barricata la minoranza è narcotizzata, avvolta su se stessa ed annaspante, in attesa del colpo di teatro che dovrebbe rovesciare la vecchia pentola. Ma da dove dovrebbe provenire questo colpo di teatro se non dalla stessa gente che loro tengono a bada con quattro volantini ed uno scatafascio di fandonie? Ecco spuntare gli interessi occulti e trasversali, vero tessuto vivo di questa Città senza memoria e senza vergogna. A voi sta sicuramente bene così, a noi no.
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Cara, non odiarmi ( se puoi)
Ci sembrava addormentato, i più scafati lo credevano assorto a districare il mucchio di nodi che dopo il primo quinquennio di amministrazione fatta a spinte e sgomitate erano giunti al pettine. Fa impressione invece sentir parlare il nostro sfortunatissimo sindachetto delle nuove opere programmate dalla sua vecchia amministrazione comunale. Cosa va a tirare fuori dal cilindro, il nostro beneamato? Ci sforna come un piatto ricco e di gran gusto gli avanzi del cenone di Natale, quel cenone organizzato dal Faraone e al quale anche lui ha partecipato allegramente. Per chi si è perso qualche puntata rammento che intenzione del Faraone era quella di andare a costruire al posto del cratere spaziale che da anni campeggia al centro città una sede municipale e che in contropartita il costruttore avrebbe avuto la possibilità di realizzare un parcheggio multipiano e dei negozi dalla cui vendita detto soggetto avrebbe ricavato il prezzo dell’appalto ed il suo legittimo lucro. La mente corre ad immaginare le fumosissime riunioni notturne durante le quali le teste d’uovo, i cervelli in fuga di cui si circonda il beneamato, ad un certo punto hanno raggiunto l’illuminazione: perché, si saranno chiesti questi nobili pensatori, ma perché mai dovremmo far spendere soldi ad un tizio qualsiasi per costruire un municipio in centro città? Facciamogli fare solo i suoi negozi e i suoi box auto così il prezzo dell’appalto calerà vertiginosamente fino ad arrivare a tre indefinibili milioni di euro, tanto è stato stimato questo lampo di genio. Ed è vero, certa gente ha sempre avuto un debole per gli imprenditori che venivano a lavorare qui a Santa Marinella, fino a preoccuparsi, ricordate, della quantità delle opere in compensazione durante la discussione del piano del rione Alibrandi, che doveva essere appetibile per l’imprenditore, come disse un assessore di capelli bianchi, altrimenti se non c’era il guadagno questo sarebbe fuggito. Oggi quindi di cosa stiamo parlando? Di riesumare il progetto fallimentare che una giunta fallimentare ha fatto digerire ad una città sull’orlo del fallimento ma togliendo a questo progetto fallimentare la costruzione del municipio cittadino, che era il motivo per il quale i cittadini si sarebbero spogliati della proprietà dell’area su cui il fortunatissimo tizio andava a costruire i suoi box auto ed i suoi negozi. Senza l’obiettivo del municipio cosa rimane? Il solito affare a senso unico, che non serve ad una città soffocata dall’inerzia di una classe dirigente che non vale il prezzo che ci sta facendo pagare e che saprà trasformare anche questo inutile colpo di genio nel solito buco nero che drenerà risorse e farà gioire i soliti pochi. Per chi non se ne rammenta voglio ricordare che sulla vicenda del Municipio c’è ancora un inchiesta penale in corso ed altre questioni sono irrisolte. Questo non è un colpo di genio, è solo un colpo: il genio è tornato nella lampada.
Siamo il culo sulla sedia ( il dramma, la commedia)
Avete ragione, criticare è molto facile, specialmente da una posizione privilegiata come la mia, dalla posizione cioè di chi non ha mai chiesto né ottenuto nulla da un amministrazione comunale sempre con la borsa in mano e pronta a centellinare le risorse non per il bene collettivo ma per il privilegio di alcuni. Come dite? Sono ricaduto nella critica “non costruttiva”? Certo che non è costruttiva, mica faccio il costruttore, io, mica sono assessore. A proposito di assessori, circolava una battutaccia, qualche giorno fa, che recitata più o meno così: “sapete perché a Santa Marinella non esiste l’associazione dei costruttori edili? Perché stanno tutti in giunta comunale, l’associazione già c’era e non c’era bisogno di inventarsene un’altra” ( non è farina del mio sacco, giuro, la riporto così come l’ho sentita, signor giudice, per dovere di cronaca). A proposito di giunta e di critiche costruttive una cosa è stata fatta, sette mesi non sono passati invano come credevo, come ero invece certo. Sarà pubblicata a giorni la delibera con la quale vengono abrogati i dieci rioni nei quali, nel tempo, era stata suddivisa la Città, e le zone urbanistiche vengono ridisegnate e denominate un’altra volta. E’ un segno dei tempi, dei nuovi tempi. Certo, avere tanti architetti in giunta ha effettivamente un suo perché, diamo tempo al tempo. Prima avevamo un assessore all’urbanistica che aveva promesso di portare i monti al mare, che avrebbe rifatto il piano regolatore cittadino, che avrebbe risanato le borgate, che avrebbe dato case a chi ne aveva bisogno. Poi di tutti questi bei discorsi non se ne è fatto nulla ma l’importante è pianificare, mettere le persone giuste al posto giusto, quello probabilmente era capitato li per sbaglio, non era nemmeno laureato, non come tanti volti nuovi che raccontano di essere titolati e questi titoli non li hanno. Ma questo è un altro discorso, che magari affronteremo nei prossimi giorni, carte alla mano. Torniamo a parlare di urbanistica e del modo, diciamo, aggressivo con il quale questa giovanissima amministrazione intende cambiare il volto di questa Città, già bella di suo. Due righe per sbieco e la Città si divide in quattro nuovissimi quartieri, come nella migliore tradizione fascio-dance, questi ragazzotti con la celtica sotto la canottiera che si salutano tra loro stringendosi l’avambraccio, danno il nome di cardine e decumano alle due linee che taglieranno Santa Marinella. I quartieri saranno quattro dai nomi suggestivi: Chinatown, Las Vegas, Slum e Scampia. Dove sono andati a pescare tanta originalità non lo sappiamo ma bisogna dire che questi volitivi ragazzi faranno strada. In effetti chiudono le botteghe, sicuramente simbolo di un lavoro onesto e poco remunerativo che appartiene al retaggio di una storia cittadina che fu. Al loro posto negozi dai nomi orientali che guardano ammiccanti verso la new economy dagli occhi a mandorla, che sorridono ad un sole che più levante non si po’, quel sole che ci leva l’ossigeno, che ci fa annaspare, che genera conflitti e tragedie, impone uno stile di vita che non è il nostro ma che dobbiamo imparare in fretta per sopravvivere. Superato il primo cardine troviamo la città della gioia, dove al posto di negozi di alimentari o di vestiario ci sono i piccoli mondi dell’assurdo, i posti dove, sputtanando semplicemente con quattro botte alla manovella un mese intero di pensione, abbiamo la possibilità, per i dieci minuti nei quali mezzo stipendio entra da quella fessura, per rincoglionirci di sogni impossibili canticchiando il famoso ritornello “se potessi avere mille lire al mese”. Gioia infinita per i proprietari delle mura del negozio, goduria magistrale per il gestore delle macchinette, inferno in terra per tutti gli altri. Saltando nell’altro rione ci accorgiamo di come le strade siano diventate impossibili da percorrere senza farsi male o sfasciare i nostri mezzi, l’acqua non è potabile, i rifiuti vengono raccolti male ed a singhiozzo, le pulizie sono un miraggio, la sicurezza un’illusione. L’unica industria fiorente è quella del borotalco, ci stiamo adeguando in maniera militare agli usi e soprattutto ai consumi di certe grandi città perché vogliamo sembrare grandi. Se questo è il nuovo, se questa è la città smart che ci hanno promesso solo un anno fa voglio sentitamente ringraziare la nuova giunta comunale e passare la mano, svegliarmi da questo brutto sogno prima possibile. Se questo è il nuovo io non ci sto.
Per amico c’è rimasto solo Dio
Tre dissidenti che non dissidono, un sindaco in cerca di un assessore per completare la sua giunta, una giunta che si regge su una maggioranza talmente in equilibrio da non poter nemmeno concedere una poltrona in più a chicchessia pena far cadere tutto questo bel castello di carte: E’ un gran pasticcio ed a pensarci bene questo pasticcio è stato infornato proprio a Santa Marinella, la nostra città. Esiste una tregua armata, nelle file della maggioranza, una tregua che fa sparire anche i possibili impieghi dei personaggi che finora hanno attorniato il neo vecchio sindaco nel tentativo di portare a casa una poltrona che conti. A dire il vero qualcuno qualcosa a casa l’ha portata e questa casa è oltre il fiume; gli incarichi di peso sono transforntalieri, tutti assegnati a civitavecchiesi doc già in forza alle truppe moscheriniane. Perché abbiamo perso la sovranità anche dentro casa nostra? La domanda ce l’eravamo posta anche tanto tempo fa, quando al posto di un sindaco di Allumiere qualcuno aveva suggerito il nome di un sindaco di Tolfa. Possibile che questo ricco territorio non riesca ad esprimere una classe dirigente di peso? Intanto noi cittadini, sommersi da parole inutili, assistiamo allo sfacelo di questo modello amministrativo, seppelliti da cumuli di munnezza che sembrano soltanto più bassi semplicemente perché la città ha un terzo degli abitanti di quest’estate. E quindi i tre dissidenti oltre che lasciare +il partito dei “ma anche no” da che cosa stanno dissidendo? Il sindachetto una poltrona la potrebbe assegnare, una bella poltrona di giunta, no all’urbanistica, alla quale tiene tanto, magari con delega piena alle scuse ed ai compromessi. Finito il tempo di addossare tutto alla passata amministrazione, di prendersela con dirigenti comunali nominati o confermati da lui, siamo passati alla didascalica interpretazione delle buone maniere: il colloquio con il presidente della giunta regionale è saltato perché Zingaretti è un gran maleducato. E quindi? Cosa ci vuol dire l’ineffabile orsetto? Che il castello di Santa Severa, sul quale ha puntato tutta la sua campagna elettorale, nel quale ha dipinto ai suoi convinti elettori la possibilità di nuova e duratura occupazione, ci verrà scippato senza nemmeno chiederci permesso? Basterebbe sentire le persone che oggi al Castello lavorano, i figli della rivoluzione bachechiana della prima ora, per sapere che probabilmente ancora non sono stati regolarmente pagati. Le illusioni si nutrono di sogni, i sogni, da soli, non fanno arrivare a fine mese. La gestione del Castello è uno dei sogni della passata amministrazione, quella in cui il sindaco di chiamava come quello attuale, uno dei sogni che si è trasformato in illusione per le persone che ci hanno creduto. Sapete perché di questa brutta storia non parla nessuno? Perché la polvere deve finire sotto il tappeto, perché la legge della jungla ti impone di non lamentarti ed attendere con il sorriso sulle labbra che la pallina cada ancora nella casella con il tuo numero. Ecco, ci vorrebbe una splendida assessora alle bugie, sempre con il sorriso sulle labbra, con una fantasia infinita. Nel frattempo…sorridete! Nella nuova Santa Marinella anche il dissenso si comunica con un sorriso, altrimenti la pallina non gira.
Planando sopra boschi di braccia tese
Archiviata la notte in bianco, archiviato l’unico rave party legalizzato d’Italia ci prepariamo ad una meravigliosa notte sotto le stelle, spettacolo d’importazione che darà un seguito allo spogliarello a spese dei contribuenti a cui i pochi presenti hanno potuto assistere la notte di ferragosto sulla passeggiata a mare. Qui sta la differenza tra una giunta ed un consiglio comunale di allegri gaudenti ed un’amministrazione che fa politica. Perché se fossimo stati governati da un’amministrazione veramente di destra le cose sarebbero andate diversamente, magari saremmo stati conosciuti in tutt’Italia non per la munnezza che ci avvolge giorno dopo giorno, non per il modo caciarone e becero con il quale tentiamo di tradurre in lingua locale le parole turismo o cultura ma per esempio per una manifestazione che poteva intitolarsi, che so’, “notte con le stellette” e portare solidarietà, unica voce in un deserto muto, ai due nostri connazionali ancora imprigionati in India. Certo, per un’amministrazione di fancazzisti sarebbe stato un lavorone immane, sicuramente molto più faticoso di firmare un ordinanza di chiusura di una trafficata piazza. E’ facile farsi venire il lacrimone con la mano sul cuore mentre si ascolta l’inno nazionale, fare le sfilate in auto col tricolore fuori dai finestrini, farsi fotografare in mezzo a tante bandiere. Sono i fatti quelli che contano, e visto che i fatti non ci sono vuol dire che chi ci amministra conta pochissimo. Interpretare i desiderata di questa amministrazione, guardando oltre la fuffa di un programma che dice molte cose ma che fa scopa con quello di cinque anni fa, nemmeno iniziato, è un vero rompicapo. Il rischio, visti i precedenti, sarà che il prossimo sindaco potrà essere soltanto l’uomo della strada, il famoso “primo che passa”. La politica non esiste più, non esistono nemmeno più i colori, c’è un grande patto che governa la Città ed ogni iniziativa è sopita e non c’è nulla di veramente interessante all’orizzonte, non c’è prospettiva, non c’è progettazione, in poche parole non c’è futuro. Eppure era chiaro che una continuazione del vuoto lasciato negli ultimi cinque anni dall’amministrazione Bacheca, quella più vuota nella storia cittadina, non poteva essere rimpiazzata se non da qualcosa che non fosse che il vuoto stesso. La gente ha creduto di votare comunque per un qualcosa che fosse, stesse e pensasse a destra, complice l’errore giocato dall’altro contendente proprio sulla dirittura di arrivo quando aveva quasi vinto, che appiattitosi a sinistra ha sconfessato l’eterogeneità della propria coalizione consegnandosi mani e piedi legati a quel pool giacobino che nessuno a Santa Marinella ha mai sopportato o semplicemente compreso. Ma la Destra dov’è, la Destra dello sviluppo, dell’inclusione, della crescita, del sentimento di Patria? Forse qui a Santa Marinella è tutta radunata con le gambe sotto il tavolino, pronta a brindare fino a notte fonda. Ma a brindare a cosa?
Quando avrai le mani stanche tutto lascerai (piangeranno per gli errori tuoi)
Si torna a parlare di Enel e di come la centrale di Civitavecchia, riconvertita a carbone, possa essere gestita male da un’azienda che ha a cuore più la produzione, sua, che la salute, nostra. Il Faraone torna alla carica sbattendo sul naso di Enel ben trentasette “criticità”, sforamenti piccoli e grandi dei parametri di sicurezza ambientale che secondo i suoi esperti sarebbero stati superati in misura piccola o grande per interessi di produzione. Non sono cose da poco; non sono un esperto di ingegneria ambientale né uno scienziato ma amo ragionare e far girare a mille l’ultima dozzina di neuroni che mi è rimasta nel cranio. Quando il ministero dell’Ambiente ha vietato ad Enel di attivare il quarto gruppo alla centrale per ragioni di inquinamento dell’aria l’Enel avrebbe risposto aumentando del venticinque per cento i consumi della centrale, mantenendo inalterati i suoi parametri di produttività e facendo schizzare quelli di tossicità dell’aria, proprio come previsto dagli esperti del ministero. Nessuno però finora ha detto nulla. Appena il Faraone ha parlato di revisione della convenzione i sindaci del comprensorio sono schizzati in avanti, secondo lo stesso Faraone allo scopo di acquisire diritti al nuovo tavolo delle trattative. Il denaro sul tavolo è quello delle compensazioni ambientali, i trenta denari con i quali il colosso energetico acquista il diritto di lavorar senza che nessuno lo possa disturbare con richieste di risarcimenti per malattie o inquinamento. Il succo è questo, che con trenta denari si è svenduta potenzialmente la nostra salute e con la stessa manciata di monete si è costituito un osservatorio ambientale che probabilmente non è ancora riuscito ad osservare nulla. Nel mio lavoro di giornalista, curioso e rompicoglioni, ho chiesto a tutti gli interlocutori che interrogavo sulla questione delle “criticità” della centrale se ritenessero che il tavolo dell’Osservatorio avesse avuto competenza sulla faccenda e tutti mi hanno detto che è un necessario interlocutore nelle vicende ambientali dell’impianto e del comprensorio. Allora la seconda domanda è stata per tutti se ritenevano che ben prima del Faraone l’Osservatorio stesso dovesse lanciare l’allarme sulla questione dello sforamento e tutti mi hanno risposto di si, facendo però spallucce quando chiedevo come mai dall’Osservatorio non fosse mai trapelato nulla. Eppure il sentimento che domina il lato santamarinellese del territorio ombreggiato dalla nuvola di emissioni di TVN è quello dell’indifferenza. Siamo abituati a partecipare ad un tavolo attraverso un nostro rappresentante, retribuito, ed a rimanere all’oscuro delle vicende che ci riguardano da vicino. In questo senso il silenzio del nostro rappresentante, nominato dal sindaco, al tavolo ambientale non può essere diverso da quello del rappresentante di Santa Marinella, anche lui retribuito e nominato dal sindaco, nel board del Consorzio Medio Tirreno recentemente assurto alla gloria dei giornali per il credito milionario che vanta nei confronti dei cittadini della Perla senza che negli anni in cui tale debito si accumulava e veniva reclamato noi potessimo saperne nulla. La beata ignoranza, alimentata a canti, balli e sfilate di moda, è l’anestetico nella quale chi governa questa città pretende di inzuppare i cervelli dei cittadini. Lasciare la Città ed i cittadini in un cono di perfetta ignoranza è il modo con il quale chi governa questa Città è convinto di poter continuare ingiustificatamente ad operare scelte scellerate che non incontrano mai l’interesse comune. Alla mente, tanto per fare un esempio completamente in tema, viene subito il problema dell’utilizzo dei fondi compensativi che l’Enel ha regalato ai santamarinellesi. Se vi ricordate qualcuno chiese di utilizzare questi fondi per abbattere il costo della bolletta energetica agli abitanti del comprensorio. I sindaci invece, allora misteriosamente tutti concordi, chiesero di ricevere il prezzo della nostra salute cash, direttamente brevi manu. Con il Comune di Santa Marinella sono state pattuite tre “comode rate” per un totale di sette milioni e mezzo. Grandi applausi, strette di mano e stappi di champagne ma nessuno (torna il cono oscuro del silenzio) ci ha mai detto questi denari dove siano finiti. Mi annoia il rito pagano del consiglio comunale, mi dispiace vedere quei signori tutti impettiti con la mano sul cuore ascoltare le prime battute dell’inno nazionale; della Patria ho un altro concetto ma frequento la sala consiliare perché da tempo mi aspetto che il primo cittadino, nelle sue comunicazioni, ci dica che ha affisso all’albo pretorio l’elenco nel quale dimostra l’utilizzo dei fondi compensativi Enel. Altri comuni hanno fatto già l’inaugurazione delle opere pubbliche realizzate con quei denari anche se la cosa è abbastanza squallidina: il “poro nonno è morto cor malaccio” ma i nipotini andranno nella nuova scuola oppure nel parco pubblico realizzato per abbattere le emissioni di anidride carbonica della centrale. Questo rischio da noi non lo correremo, nessuno ci verrà mai a far vedere cosa è stato fatto con quei soldi perché nulla è stato realizzato, nessuno potrà dirci che abbiamo barattato i nostri polmoni per una nuova strada perché non è così, perché nella giunta coesa e armoniosa dei migliori amministratori che Santa Marinella abbia avuto in cinquant’anni nessuno saprà dirci dov’è finito il prezzo della nostra salute. O meglio qualcuno lo sa sicuramente ma si vergogna a farcelo sapere.
La vita é così, tu quando non hai vuoi avere di più
Mi piace molto essere polemico nel senso più accademico del termine, coltivo il paradosso e mi stimola la raccolta e la confutazione dei pareri altrui. Come posso allora rimanere indifferente rispetto al fuoco di fila che si è aperto nei confronti della Pro Loco di Santa Marinella appena chiusa la tre giorni di feste che questi hanno organizzato in città. La Notte Bianca è piaciuta alla Città? Non lo so, su una questione di gusti personali non si può invocare un metro di giudizio, un parametro oggettivo. Di gente in giro ce ne era tanta, complice la chiusura al traffico del centro cittadino, complice l’alta temperatura notturna o la nausea per un’estate più piatta del solito. Lo ripeto, non voglio né posso entrare nella testa della gente. Adesso il direttivo dell’associazione è alla gogna per un contributo i 18 mila euro che il Comune di Santa Marinella dovrebbe elargire per coprire le spese della festa. Che si fa? Tutti a pubblicare stralci della stessa delibera di Giunta che assegna questo contributo e immediata convocazione del direttivo dell’associazione per il “doveroso e democratico” confronto. Ma il vizio molto locale di guardare il dito quando si indica alla Luna non si è ancora perso. Moltissime le domande da porsi rispetto a questo fatto e a tutti i fatti simili che in questo scorcio di mandato elettorale si tanno susseguendo con un crescendo da film horror. Chi è stato a passeggio per il centro città sabato sera avrà notato l’assenza, chiassosa, dei membri di giunta dalla festa cittadina, eccezion fatta per il padrone di casa, il vicesindaco Fratturato. Com’è possibile che la giunta comunale prima dia l’imprimatur e consegni il bottino e poi si lavi le mani? Proprio la Giunta comunale, sindaco in testa, doveva essere l’imputato principale dei processi sommari di questi giorni, la Giunta comunale doveva essere chiamata a rispondere dei denari elargiti con tantissima facilità. In effetti gli altri assessori non si sono fatti vedere in ossequio ad una legge non scritta vigente in questo desolato cantone del Regno, la legge che prescrive una millesimale spartizione dei contributi disponibili e quindi la mezz’ora di protagonismo dell’assessore di turno. E’ la campagna elettorale, bellezza, avrebbe detto Bogart se si fosse trovato a passeggiare sull’Aurelia l’altra sera, e tu non puoi farci niente, niente. Esiste una forma di guarentigia non scritta che impone ad un assessore di non farsi vedere alla festa organizzata da un altro assessore e tra persone “d’onore” queste forme si rispettano tutte. E poi che male avrebbe fatto la Pro Loco se non quello di mettersi in fila come hanno fatto tante altre associazioni locali e bussare con il cappello in mano? Il vizio non è nella Pro Loco ma è in chi, la Giunta comunale, elargisce a piene mani soldi non suoi e li mette a disposizione sempre delle stesse persone. Invece di pubblicare stralci di delibere di Giunta chi avesse voluto rendere un servizio alla Città avrebbe dovuto realizzare uno schemino molto articolato dove, su tre colonne, avrebbe dovuto indicare l’assessore proponente, il nome dell’associazione e l’importo regalato. Le risate sarebbero state tantissime ed avremmo scoperto due cose veramente eclatanti: la somma dei denari regalati è assolutamente “importante” e i destinatari di questi regali sono sempre gli stessi. Fondamentalmente poi è intrigante scoprire un altro fenomeno, tutto locale. I soldi sono consegnati non per assolvere agli scopi istituzionali delle varie associazioni ma per organizzare feste e festini, alcuni addirittura nemmeno aperti al pubblico. Ho sempre in mente, nel mio “sogno” di un diverso modo di amministrare questa meravigliosa Città, che il Comune debba essere un facilitatore di certe attività e mai un appaltatore dei bisogni altrui, che se un associazione, per quanto meritorio possa essere il suo scopo, non riesce a raggiungere i suoi obiettivi con i propri mezzi non ha ragione di esistere, che gestire così i fenomeni associativi cittadini significa soltanto alimentare i propri vivai elettorali con i denari di tutti i contribuenti. Il Comune già ha speso molti soldi quando ha messo a disposizione degli organizzatori della festa il proprio personale, tutto rigorosamente sotto straordinario, e non dovrebbe spendere altro. Alla gogna quindi non devono andare quelli che hanno visto da lontano un’opportunità e ci si sono buttati a pesce ma quei membri di giunta che usano le associazioni locali per i loro progetti elettorali. Vivere la Città attraverso le associazioni locali è un buon modo per occupare il proprio tempo libero e partecipare alla vita della propria comunità. La campagna elettorale è tutta un’altra cosa; la cosa più elegante sarebbe che ognuno se la organizzasse con i suoi soldi.
Orto Botanico: game over.
I giochi sono finiti; oggi ad essere stata sconfitta è ogni tipo d’iniziativa economica. La cronaca riporta di un sequestro preventivo effettuato dalla polizia locale cittadina ai danni del parco giochi recentemente installato all’interno dell’Orto Botanico che si trova sul lungomare Marconi. Quindi la buona inventiva di tre imprenditori è stata sconfitta dal pressappochismo che ormai regna sovrano nella Perla. Avevamo denunciato, per tempo e con modo, quale fosse il problema di carattere più che altro morale e politico che designava l’iniziativa di aprire un luna park nell’Orto Botanico. Avevamo sottolineato cioè come fosse poco opportuno se non assolutamente illegale assegnare senza gara alcuna e senza evidenza pubblica l’uso di un bene della collettività ad un soggetto, solo per il fatto che questo soggetto ne avesse richiesto la disponibilità; avevamo denunciato anche come fosse immorale ed anche evidentemente illegale che lo sfruttamento del bene pubblico non portasse nelle casse comunali nemmeno un centesimo. Avevamo denunciato tutto questo ma non credevamo che l’arroganza del cosiddetto potere che tenta di governare questa meravigliosa città fosse così diffusa tanto da essere palpabile. E oggi abbiamo scoperto come tutta la struttura, costata agli imprenditori oltre 300.000 euro, non avesse alcun tipo di autorizzazione, né urbanistica né commerciale, o almeno così si dice, stando al fatto, assolutamente evidente, che tutta l’area è da ieri pomeriggio sotto sequestro. La giunta comunale è stata chiamata più volte a ratificare lo status quo che si è generato dall’incompetenza e dalla supponenza della politica che affligge oggi la maggioranza e per ben tre volte la seduta è andata deserta a causa del fatto che nessuno ha inteso assumersi la responsabilità di un atto talmente scellerato che chi si è fatto fotografare il giorno dell’apertura della struttura con un sorriso smagliante a fianco degli imprenditori, oggi privati del loro investimento, non ha il coraggio di riuscire a mettere una toppa sul buco, mentre il canotto si sta sgonfiando e tutti cominciano a sentire le prestigiose natiche inumidite dal salmastro. Ecco, tutti, chi sono questi tutti? Proprio ieri l’ex assessore Fabrizio Romitelli ha alzato bandiera bianca, preannunciando la fuga che tutti si attendevano da tempo. Il disegno è saltato, per governare una città non basta la cultura del “voletemi bene ad ogni costo”, non basta una splendida prepotenza da bambino viziato, non è sufficiente essere presuntuosi un bel po’. Servono i fatti, serve un attaccamento alla legalità, serve il rispetto di regole certe che debbano valere per tutti i cittadini. Quanto successo all’Orto Botanico sarà di monito negli anni a venire e condurrà via da Santa Marinella e Santa Severa ogni soggetto sano di mente e che abbia due euro da investire. E’ giunto il momento che ognuno assuma nella maniera più virile possibile le proprie responsabilità, facendo ammenda davanti ai cittadini e rinunciando a prerogative che devono valere soltanto per le persone perbene. Nuovi episodi come quello di ieri sono davanti alla porta, nel territorio comunali sono tante le pentole come quella dell’orto Botanico che attendono di essere scoperchiate, per seppellire un manipolo di incompetenti e presuntuosi nell’olezzo del proprio letamaio. Noi avevamo annunciato già, da queste pagine come da ogni altro luogo deputato, il malgoverno di chi a destra ha solo il portafoglio e il tempo, come di consueto, ci ha dato ragione, sfogliare per credere.
Aspettando il terno…secco
E’ strana questa città. Abbiamo una giunta comunale in grado di predire il futuro e non riusciamo a far fruttare le sue divinazioni; che ne so, una bella quaterna, un sei milionario all’enalotto, un colpo di culo di quelli buoni, in grado di risollevare le finanze asfittiche e riempire come ai bei tempi le casse comunali. Invece nulla, piccolo cabotaggio, qualche previsione buttata lì, tanto per non perdere la mano. L’ultimo esempio di auguste divinazioni riguarda la spiaggia comunale, quelle Perla del Tirreno che tanto per rosicarci sopra un po’ ha dovuto o voluto prendere il nome da questo ormai famosissimo blog (non è vero ma lo diciamo per farci belli). Non c’è due senza tre, avranno pensato i patres conscripti della Perla e visto che per ben due volte la concessione della spiaggia pubblica è stata assegnata alle stesse persone perché escludere che si possa realizzare anche un terno secco proprio sulla ruota di Santa Marinella? E se così fosse, avranno cogitato i magnifici otto, perché dare ai fortunati possessori del biglietto vincente l’incomodo di portarsi via le loro masserizie e riportale indietro a gara espletata e spiaggia riassegnata? Ecco spuntare quindi l’apposita delibera di giunta che concede lo spazio per depositare le attrezzature per il periodo intercorrente la fine di una stagione e l’inizio dell’altra, ben otto mesi solari, alla modica cifra di mille euri, tondi tondi, tutto compreso. Il nobile Camboni, nella qualità di amministratore unico della società concessionaria, si offre di mantenere pulito durante l’invero l’arenile oggetto della concessione. Peccato che tale ambascia spetti per contratto all’Ama e per diritto di successione alla società che dovesse rilevarla, ricorsi a parte, nella gestione del servizio integrato di raccolta e smaltimento di rifiuti. Peccato, peccato e ancora peccato. Peccato che come al solito un servizio, pagato dalla città, per essere svolto debba essere commissionato e concordato con un soggetto diverso da quello contrattualizzato e retribuito. Peccato che a godere di certi affari, tipo immobili a buon prezzo e occasioni sempre da prendere e mai da lasciare, siano sempre gli altri. Peccato, infine, che l’unico a fare affari d’oro in questa città sia il fornitore di anelli da naso e di sveglie da collo, gli amuleti preferiti da chi invece di contrastare questo stato di cose attende con pazienza e forse anche con ansia che il terno secco esca proprio per lui.
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Arriva l’Udc
Qual è l’UDC che fa politica a Santa Marinella, qual è il partito che rappresenta le sorti del vecchio scudocrociato? C’è una doppia anima nella Perla, quella che fa capo a Marco Bassanelli, candidato alle ultime elezioni amministrative nella lista del PdL e che ha alle spalle Gino Vinaccia, che non può far forza su un lusinghiero successo elettorale ma che ugualmente è stato gratificato con una poltrona in un consiglio d’amministrazione e la nuovissima componente della Costituente di centro che è rappresentata in consiglio comunale, pur dai banchi della minoranza, da Massimiliano Fronti e da Mauro Trebiani. I due consiglieri comunali hanno più volte espresso chiaramente la loro posizione che potrebbe essere definita di attesa. Apprezzano il ragionamento che si fa a livello nazionale intorno ad un polo centrista ma non hanno nessuna intenzione di passare tra le file della maggioranza né di dare a questa un appoggio nemmeno esterno. Diversissima la posizione di Bassanelli che reclama a gran voce un ruolo di primo piano in giunta. Proprio la giunta dovrebbe avere, a detta del sindaco, un piccolo ritocco ma non prima di marzo prossimo, magari subito dopo le elezioni regionali. Le componenti del PdL, a gran voce, hanno immediatamente respinto al mittente la richiesta dell’UDC, vista anche la posizione del massimo rappresentante locale del partito, quel Luciano Ciocchetti che ancora non intende apparentarsi a nessuno dei due poli in campo per le elezioni ma anzi minaccia ogni giorno di voler correre da solo per la Pisana. Le intenzioni del PdL sono di non voler premiare questo atteggiamento del partito di Ciocchetti ma anzi di tenerlo a bagnomaria fino almeno a quando questi non abbia svelati i suoi reconditi intenti. Fino ad allora anche Bassanelli dovrebbe rimanere a bocca asciutta. La questione sul rimpasto di giunta si fa sempre piu spinosa. Gli accordi elettorali precedevano per la componente azzurra l’incarico di vicesindaco più tre porpore assessorili ma con il tempo i quattro azzurri in giunta hanno abbandonato le posizioni ortodosse del partito di berlusconi e si sono ritagliati un ruolo da battitore libero. Ora che dovrebbe essere venuto il momento di far quadrare i conti anche gli azzurri perdono di mordente, si susseguono infinite le riunioni, sponsorizzate anche dagli alti vertici romani, per ritirare i canapi e rinforzare gli schieramenti ma non se ne viene a capo, con continui aggiustamenti di rotta ed infiniti rinvii. Se la situazione fa comodo agli ex di Alleanza nazionale i quadri romani di Forza Italia chiedono l rispetto pedissequo degli accordi elettorali e stanno per battere i pugni sul tavolo. In questa guerra sottile, condotta con grande logoramento di nervi, ma cosa più opportuna poteva arrivare sul tavolo del sindaco che una lite tutta intestina all’UDC, partner elettorale non determinante, e peraltro questione di poltrona scatenata soltanto da una parte del partito di Casini. Riuscirà il giovane sindaco di Santa Marinella a tenere buoni i suoi e soprattutto a respingere le bordate che stanno arrivando da Roma?
