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Il Comitato ricorre al TAR

Oggi non stupisce più nulla, non stupisce se un Piano Integrato (Piano Integrato Benigni-Alibrandi delibera N°31/11) viene approvato a notte fonda in una calda sera d’estate, non stupisce nemmeno che alle quattro del mattino ad assistere alle meccaniche alzate di mano dei Consiglieri Comunali fossero presenti sia i costruttori interessati al progetto, belli schierati in prima fila, sia molti abitanti della nostra città preoccupati per ciò che stava per accadere e che è accaduto… Ma è successo anche, con sommo stupore di tanti, che quest’ultimi si sono guardati in faccia e hanno potuto vedere, ognuno sul volto dell’altro, il riflesso della propria indignazione. E così è accaduto che un pugno di persone che si conoscevano appena o non si conoscevano affatto hanno messo da parte i propri pregiudizi, gli orientamenti politici, i luoghi comuni come “tanto non cambierà mai nulla”, e hanno fatto sempre più spazio al buon senso e all’impegno civico (merce rara di questi tempi), si sono parlati, si sono confrontati e così…….è successo!

E’ successo che da pochi sono diventati tanti, talmente tanti da far preoccupare un po’ di persone tra cui lo stesso Sindaco Bacheca che inizialmente pareva far finta di nulla. Queste tante persone che oggi sono un Comitato, si sono riunite, documentate, hanno parlato con gli abitanti dei Rioni Alibrandi, Combattenti e Pirgus ed hanno saputo ascoltare ciò che la gente aveva da dire, concretizzando il tutto in un diffuso dissenso per i contenuti della delibera approvata; sì, perché come molto spesso accade, la disinformazione fa il bello e il cattivo tempo e le false informazioni fanno pure di peggio, infatti in molti giornali il costruttore e il politico di turno hanno dato dei numeri in termini di Metri Cubi e Metri Quadri degni di un’estrazione del superenalotto. Hanno voluto far passare una vera e propria lottizzazione come un’opera di miglioramento per un quartiere che di fatto di migliorie non avrebbe, hanno chiamato Piano Integrato un progetto che è completamente difforme dai principi dei Piani Integrati, hanno mostrato un progetto alla gente e ne hanno approvato un altro al Consiglio Comunale, indovinate a favore di chi? La risposta è semplice se si pensa che i 23000 metri cubi di edilizia residenziale (che è quella che fa guadagnare il costruttore), diventano in poco tempo 27000, poi si parla di 2000 mq di edilizia sociale, e la gente pensa: “che bello i meno fortunati potranno avere una casa”, ma alla gente abbiamo dovuto spiegare che nel progetto approvato c’è solo l’area individuata per l’edilizia sociale ma non c’è scritto ne’ quando verranno fatte le case ne’ a spese di chi, o meglio a spese di chi è evidente, dei cittadini di Santa Marinella e che quindi i meno fortunati possono anche ricominciare a non dormire la notte.

Tornando a quel Comitato che si chiama “11 AGOSTO 2011”, tornando a quell’indignazione, a quelle coscienze che hanno portato alla luce degli aspetti completamente ignorati dall’Amministrazione Comunale, come il rischio idrogeologico dell’intera zona, tornando a quello che la gente veramente chiedeva, che erano dei servizi, e non la nascita di un nuovo quartiere, comunichiamo ufficialmente che Sabato 12 Novembre 2011 è stato depositato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, contro il Comune di Santa Marinella ma a favore di tutta la cittadinanza nonché del nostro territorio. Dopo un attento studio della delibera e il confronto con relazioni tecniche ambientali, urbanistiche e geologiche, (il Comune non si sforzi a farle, ci abbiamo pensato noi !!!), nonché una palese discordanza tra i guadagni troppo scarsi del Comune nei confronti di quelli del costruttore e dopo che il Sindaco ha fatto orecchie da mercante quando noi gli abbiamo chiesto numerose volte di ritirare la Delibera N°31, dopo tutto ciò, in estrema ratio, il Comitato ha ritenuto lecito ricorrere al T.A.R.. Il ricorso è fortemente motivato e supportato da documentazioni tecniche e competenti, siamo certi che questo progetto verrà bloccato dall’autorità competente, come siamo sempre certi che la Amministrazione Comunale saprà in futuro confrontarsi in maniera più corretta e coerente con i propri cittadini ed avrà il buon senso di approvare i futuri Piani Integrati secondo dei criteri precisi, sostenibili e convenienti per gli abitanti e per il territorio, che sono poi criteri intrinseci nei principi per cui dovrebbe agire un rappresentante politico (molto spesso di questo i nostri rappresentanti non hanno memoria).

Concludiamo col ringraziare chi ha avuto il coraggio e la responsabilità di sottoscrivere il ricorso al T.A.R. e le tante centinaia di santamarinellesi che hanno firmato “contro” i criteri adottati per questo PII, senza la firma di questi cittadini, semplici abitanti del quartiere e commercianti, il Comitato “11 Agosto 2011” avrebbe potuto fare ben poco.

Grazie e ancora grazie.

Il Comitato 11 Agosto 2011

 

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Portrait of William C Westmoreland

Arriva il Generale…

…ma la guerra è già finita e persa; anzi potremmo dire che tolto un generale ne arriva un altro, ecco così forse è meglio. La novità che dovrebbe scaldare i cuori e rinfrancare lo spirito è la prossima nomina di un direttore generale alla multiservizi cittadina nella persona del già consigliere di amministrazione dottor Paolo Di Giacomantonio. Il tizio vedrebbe schizzare i suoi compensi dagli attuali 7000 euro annui fino alla somma di circa sessantamila. Un bel salto di qualità che qualora corrispondesse al vero potrebbe gettare alle ortiche tutti i ragionamenti circa la crisi e la scarsità di pecunia finora argomentati da chi contesta a questa splendida amministrazione comunale lassismo ed inedia. Il nominato smentisce caldamente, augurandosi naturalmente in cuor proprio (e nel portafoglio) che la notizia sia confermata ma non potendo far altro, per ora, che smentirla. Copione già visto da parte del canuto presidente della stessa SMS che mel momento in cui questo blog con mestiere e tempismo affidò alla rete la notizia della sua probabile nomina si affrettò a scrivere in calce all’articolo un tremendo panegirico di smentita salvo poi accettare l’alloro senza peritarsi di smentire la smentita. Può darsi naturalmente che nessuno abbia intenzione di nominare un direttore generale ad una società che, destinata a chiudere entro il prossimo anno per ragioni di legge che ha anticipato di dodici mesi la chiusura di alcune società comunali, quest’anno chiuderà il bilancio in pareggio utilizzando l’artificio della riduzione di capitale per perdite, mangiandosi cioè buna parte di quell’iniezione di ciccia fresca che il socio unico, ovvero il Comune, aveva pompato nelle sue rinsecchite e regnatelose casse. Il tutto naturalmente se dovessero corrispondere al vero le poche notizie che riescono a trapelare dal secondo piano di lungomare Marconi. Speriamo,a parte l’affetto che ci lega al neo Generale, che la notizia sia un’ulteriore bufala pre-elettorale propagata ad arte per tenere seco i pochi che ancora danno retta alla sgangherata armata brancaleone che fa finta di governare la città. Il provvedimento di nomina potrebbe aprire un altro fronte giudiziario essendo completamente e perfettamente contro legge. Non sarebbe né il primo né l’ultimo, lo sappiamo tutti, e lo sa anche chi eventualmente lo firmerà ma pwer lui è soltanto un gioco.

Bacheca il palazzinaro

Dopo le proteste nate dall’approvazione in Agosto del Piano Integrato Benigni, il Sindaco aveva annunciato che la sua giunta si sarebbe fermata a quel Piano Integrato.

Ad ottobre leggiamo invece che i piani integrati e accordi di programma (Porto Romano) saranno il nuovo volano del lavoro, la risposta al problema della disoccupazione a S. Marinella, il grande rilancio occupazionale. Davvero una bella novità! Bacheca ripropone, pari pari, la politica palazzinara degli anni ’70. Veramente innovativo!

Se non altro i nostri amministratori non ci raccontano più la barzelletta che i Piani Integrati, vere e proprie lottizzazioni camuffate, servano a risanare i quartieri e a fornire servizi. L’argomento si sposta sul ricatto occupazionale, da sempre argomento forte della speculazione edilizia a S. Marinella.

Parliamo allora di questa occupazione, che dovrebbe nascere dall’indiscriminata cementificazione del territorio. Si tratta di un’occupazione “una tantum”: finita la palazzina finisce il lavoro, oppure si fa un’altra palazzina. E allora? Si deve continuare a costruire all’infinito in un territorio che infinito non è? Non esiste l’edilizia di recupero, di restauro, di mantenimento. Non esiste bio-edilizia. Non c’è nemmeno uno straccio di pianificazione urbana, né di piano di riassetto idrogeologico. Secondariamente sono anni che l’economia turistica è in calo ed ogni anno raggiunge picchi negativi: meno presenze, meno affitti, meno noleggi di ombrelloni, meno clienti ai ristoranti. E’ lavoro anche questo, ci pare. Dovremmo puntare a presenze turistiche tutto l’anno coordinando i servizi e i portali informativi, inserendo S. Marinella nei circuiti turistici e culturali provinciali (i Castelli medioevali, l’Etruria archeologica, i Monti della Tolfa..…). Da questo punto di vista la gestione comunale del castello di S. Severa sarebbe interessante per la creazione di posti di lavoro stabili. Si dovrebbero inoltre tenere pulite le spiagge, che giacciono come cadaveri per 9 mesi all’anno, anche quando la stagione climatica ne permetterebbe la fruizione fino a novembre. Forse si sarebbe dovuto salvare quello che è stato un vettore economico in passato: la floricoltura, oggi agricoltura biologica o agriturismo. Anche questo sarebbe lavoro che chiama lavoro, non “una tantum” ma volano di qualità della vita di tutti. Invece da S. Marinella si scappa a gambe levate. Solo il punteruolo rosso pare trovarsi benissimo!

Vorremmo tanto che i nostri amministratori, invece di ispirarsi ai palazzinari anni Settanta, prendessero a modello sindaci come Angelo Vassallo, assassinato ad Acciaroli nel Cilento, che ha arricchito tutti i suoi concittadini puntando decisamente sul recupero paesaggistico ed ambientale. I valori immobiliari del Comune di Acciaroli si incrementano mentre quello dei nostri immobili precipitano verso il basso e le case subiscono deprezzamenti. Non pretendiamo che Bacheca abbia il coraggio di Vassallo ma almeno una briciola di quello spirito davvero innovativo.

 

Circolo PRC-FdS “Benedetti Michelangeli”

cascata

Il pasticcio dell’acqua

Un pasticciaccio decisamente bipartisan. Quello della mancata applicazione della tariffa unica per i servizi idrici nella cosiddetta zona Ato2 (gestita quasi interamente da Acea Spa), è un problema che riguarda ben 33 giunte del Lazio centrale risultate morose nei confronti dei cittadini, giunte di ogni colore politico. Se la cifra pagata in più dagli utenti – destinatari di bollette al limite del fantasioso – si aggira intorno ai 150 milioni di euro, i Comuni che ne dovranno rispondere fanno capo alle alleanze più varie. TUTTI I PARTITI NEI GUAI – Dal Pdl al Pd, dal Terzo Polo al tripudio delle liste civiche, nessuno – o quasi – può ritenersi esonerato. Considerando poi che la Conferenza dei sindaci fa capo alla Provincia di Roma, anche Nicola Zingaretti dovrà affrontare il tema dell’acqua pubblica. Tra i sindaci dei comuni interessati, ce ne sono alcuni freschi di nomina. Come Ottorino Ferilli (Pd) primo cittadino di Fiano Romano, nonché cugino dell’attrice Sabrina: eletto alle amministrative della scorsa primavera, Ferilli dovrà destreggiarsi per far fronte a un debito che si aggira intorno ai 5 milioni e passa. SANTA MARINELLA, 8 MILIONI – Situazione diversa, ma non troppo, per i sindaci storici: come ad esempio Roberto Bacheca, in quota Pdl, primo cittadino di Santa Marinella dal 2008, che dovrà rispondere ai suoi cittadini di un debito “idrico” che si aggira intorno agli 8 milioni di euro. Un macigno. Infine, curioso il caso del piccolo Comune di Jenne, capitanato dal sindaco di centrodestra Giorgio Pacchiarotti: 524 anime, 750 utenze, 900mila euro di debito. Tradotto in utenti, 1200 euro ciascuno, in media 1700 euro ad “anima”. Insomma, il neo eletto Pacchiarotti dovrà cercare di chiudere un buco ai limiti del Guinness. I NUMERI DEL CASO – Nei comuni del Lazio risultati non in regola con le fatturazioni idriche, quella di omettere in bolletta la «tariffa agevolata» prevista per le famiglie fino a un consumo massimo annuale di 92 m³, pare una pessima consuetudine. In base a questa tariffa, infatti, ogni m³ dovrebbe costare 0,16 centesimi. Ma così non è. Per lo più infatti viene applicata come prima fascia per le famiglie la cosiddetta “tariffa base”, che costa 0,51 centesimi di euro e che dovrebbe essere invece applicata solo dai 92 m³ in su. Una differenza di 35 centesimi di euro in più per m³. Cifra che moltiplicata per il consumo medio di ogni famiglia nell’arco di un anno, si aggira intorno ai 240 euro di maggiorazione annuale in bolletta, ma può arrivare anche a 1.500 euro in più. Piccole cifre che, sommate tra loro, producono un danno di grande entità. Tra i vari comuni non si può parlare di un «più virtuoso» o un «meno virtuoso». Più indicato invece suddividere in due categorie i comuni «che applicano» il tariffario ufficiale e quelli che «non lo applicano», omettendo in primo luogo «la tariffa agevolata» per le famiglie. Il totale del debito dei paesi del Lazio, stimato dall’Unione Consumatori, è infatti simile (facendo una media delle utenze) a tutti i comuni risultati inadempienti. Silvia Zingaropoli] ROMA – Un pasticciaccio decisamente bipartisan. Quello della mancata applicazione della tariffa unica per i servizi idrici nella cosiddetta zona Ato2 (gestita quasi interamente da Acea Spa), è un problema che riguarda ben 33 giunte del Lazio centrale risultate morose nei confronti dei cittadini, giunte di ogni colore politico.

Se la cifra pagata in più dagli utenti – destinatari di bollette al limite del fantasioso – si aggira intorno ai 150 milioni di euro, i Comuni che ne dovranno rispondere fanno capo alle alleanze più varie.

 

TUTTI I PARTITI NEI GUAI – Dal Pdl al Pd, dal Terzo Polo al tripudio delle liste civiche, nessuno – o quasi – può ritenersi esonerato. Considerando poi che la Conferenza dei sindaci fa capo alla Provincia di Roma, anche Nicola Zingaretti dovrà affrontare il tema dell’acqua pubblica. Tra i sindaci dei comuni interessati, ce ne sono alcuni freschi di nomina. Come Ottorino Ferilli (Pd) primo cittadino di Fiano Romano, nonché cugino dell’attrice Sabrina: eletto alle amministrative della scorsa primavera, Ferilli dovrà destreggiarsi per far fronte a un debito che si aggira intorno ai 5 milioni e passa.

 

SANTA MARINELLA, 8 MILIONI – Situazione diversa, ma non troppo, per i sindaci storici: come ad esempio Roberto Bacheca, in quota Pdl, primo cittadino di Santa Marinella dal 2008, che dovrà rispondere ai suoi cittadini di un debito “idrico” che si aggira intorno agli 8 milioni di euro. Un macigno. Infine, curioso il caso del piccolo Comune di Jenne, capitanato dal sindaco di centrodestra Giorgio Pacchiarotti: 524 anime, 750 utenze, 900mila euro di debito. Tradotto in utenti, 1200 euro ciascuno, in media 1700 euro ad “anima”. Insomma, il neo eletto Pacchiarotti dovrà cercare di chiudere un buco ai limiti del Guinness.

 

I NUMERI DEL CASO – Nei comuni del Lazio risultati non in regola con le fatturazioni idriche, quella di omettere in bolletta la «tariffa agevolata» prevista per le famiglie fino a un consumo massimo annuale di 92 m³, pare una pessima consuetudine. In base a questa tariffa, infatti, ogni m³ dovrebbe costare 0,16 centesimi. Ma così non è. Per lo più infatti viene applicata come prima fascia per le famiglie la cosiddetta “tariffa base”, che costa 0,51 centesimi di euro e che dovrebbe essere invece applicata solo dai 92 m³ in su. Una differenza di 35 centesimi di euro in più per m³. Cifra che moltiplicata per il consumo medio di ogni famiglia nell’arco di un anno, si aggira intorno ai 240 euro di maggiorazione annuale in bolletta, ma può arrivare anche a 1.500 euro in più.

Piccole cifre che, sommate tra loro, producono un danno di grande entità. Tra i vari comuni non si può parlare di un «più virtuoso» o un «meno virtuoso». Più indicato invece suddividere in due categorie i comuni «che applicano» il tariffario ufficiale e quelli che «non lo applicano», omettendo in primo luogo «la tariffa agevolata» per le famiglie. Il totale del debito dei paesi del Lazio, stimato dall’Unione Consumatori, è infatti simile (facendo una media delle utenze) a tutti i comuni risultati inadempienti.

 

Silvia Zingaropoli

da corriere.it