Col cuore, proviamo a fare le cose col cuore. Dopo aver votato con la testa, dopo aver votato con la pancia adesso proviamo a farlo col cuore. ce lo chiede una Città in ginocchio, ce lo chiedono le persone che invisibilmente stanno soffrendo per una guerra persa, per una crisi che non ha lasciato feriti ma soltanto un lungo elenco di morti e rovine. Votiamo col cuore perché non si debba più guardare un politica in bianco e nero, perché anche il mondo è a colori e la politica a colori assomiglia di più al nostro mondo. cacciamo da questa città i controllori che smistano i viaggiatori a mazzi di mille, cacciamo da questa città chi pensa che i suoi abitanti siano numeri da gestire e spostare come pedine e non siano invece tanti cuori che mai batteranno all’unisono ma pur sempre batteranno e dovranno battere, ognuno a modo suo. La nostra politica vincerà, la nostra politica è vincente perché è fatta tra la gente, è fatta ascoltando, consigliando, imparando dalla gente. La gente di questa città siamo noi e siete voi e voi siete disegnati a colori. Passeranno gli anni, succederà quello che deve succedere e noi racconteremo ai nostri figli di aver fatto tutto il possibile per cambiare in meglio questa Città e nel nostro cuore, e nel cuore dei nostri figli, ci sarà il colore che abbiamo sempre desiderato.
Archivi del mese: maggio 2013
E’ un rock bambino (soltanto un pò latino)
La campagna elettorale che mi piace non è ancora cominciata e forse non comincerà mai. Ho spesso pensato alla frizzantezza dell’aria che si dovrebbe respirare in un clima di proposte innovative e di soluzioni pronte all’uso ma qui non è così. Quale sarà la causa della cappa di silenzio ed inaspettata sonnolenza che avvolge la Città in questi giorni? Sicuramente la crisi, che costringe i candidati a muoversi con passi felpati, sicuramente la grande massa di gente che si propone agli elettori. ma c’è un veleno serpeggiante che fa smorzare i toni ed è quello lanciato contro le persone. Si fa presto a dire di non fare campagna elettorale contro le persone ma solo sui grandi temi e a Santa Marinella non sarà mai così. Girano maldicenze, si attaccano i candidati, in tanti affilano i coltelli sperando in una vendetta o in una rivincita che possa uscire dalle urne quel fatidico ultimo fine settimana di maggio. E invece quello che non riesce a spuntare è il vero volto di questa Comunità, di questa Collettività che non parla ma mugugna. Ha un anima Santa Marinella? Se quest’anima c’è bisogna farle battere un colpo. Indipendentemente da chi sarà il prossimo sindaco la vera vittoria dovrà essere dei cittadini, perché saranno governati anche dal sindaco che in molti non avranno votato. Il sindaco di tutti dovrà essere giusto e non rancoroso, magnanimo e non paraculo, sveglio ma non furbo, autorevole e non prepotente, attento e non presuntuoso. Questo sui manifesti non si legge, questo non trasparirà se non con il tempo. Cambiare si può e si deve. Yes, we can (trad. se po’ ffà!)
Ognuno ha il diritto di vivere come può
Tutto e il contrario di tutto, va bene qualsiasi cosa purché si conservi inalterata la magia ipocrita di questa lunghissima campagna elettorale. Poi si può parlare di ogni cosa, del valore, per esempio, e della misura della cultura cittadina. Si scopre piano piano che la cultura non ha nulla a che fare con il titolo di studio o con quanti libri si leggano, quante trasmissioni pedanti si ascoltino, quanti teatri si vadano a visitare. La cultura è il sentimento e l’insieme delle conoscenze che si trasmettono di generazione in generazione. Esiste una cultura santamarinellese? Sicuramente questo sentimento c’è anche se Santa Marinella è una città tendenzialmente e giuridicamente giovane, anche se Santa Marinella ha una popolazione non autoctona ma proveniente da vari ceppi nazionali ed ora anche internazionali. Ci sono elementi che si identificano però con la vera cultura cittadina, dei simboli che anche in un Comune che in cinquant’anni non è riuscito a dotarsi di un Municipio fanno risalto come pietra d’angolo nei ricordi delle generazioni che si sono susseguite nella Perla. un’amministrazione comunale avveduta ha a cuore la cultura della sua città, la esalta, la coltiva e la protegge. Uno dei simboli, pochi, che abbiamo a Santa Marinella, simboli tramandati di generazione in generazione, è la scuola di piazza Trieste che ha festeggiato da poco tempo i suoi cento anni di presenza e di attività in Città. Oggi una speculazione che è partita qualche anno fa vuole estirpare quella struttura e gli immobili dalla nicchia che si erano creati nel cuore del centro di questa meravigliosa Città per paracadutarci un business cieco ed irrazionale in un momento storico-economico come quello che stiamo vivendo. Non si tratta di occupazione, i posti in crisi sono pochi, meno di quelli della moribonda multiservizi comunale, e non si tratta nemmeno di sviluppo e di mercato. Basti guardare alle sorti della Colonia Pio X, altro esempio di tradizione gettata nello scarico del cesso e di business morto ancora prima di cominciare. Che tipo di volano economico sarebbe per una città condannata all’asfissia, lenta ed inesorabile, da amministratori ciechi, ingordi ed incapaci? Proprio l’amministrazione comunale ha giocato un ruolo principe, e mi si scusi il gioco di parole, in questo vero e proprio omicidio culturale, disinteressandosi dei problemi della scuola materna ed elementare tradizionalmente ospitata tra quelle mura e relegando il cortile dell’istituto ad arena estiva, ruolo sacrilego e molto opportunistico viste le recenti vicende commerciali dell’antica piazza. Nessuno ha saputo imporre quell’autorità che in un’amministrazione avveduta tutti si attendono, nessuno ha saputo giocare il ruolo guida nello sviluppo di una Città che un’amministrazione comunale attenta e consapevole dovrebbe avere. E’ inutile che domani gli attuali amministratori tentino di riciclarsi attribuendosi ruoli e prerogative che non hanno. Nessuno ha difeso l’Istituto pur sapendo quali erano le mire di chi si dice abbia comprato gli immobili. I nostri politici, molto attenti a mettere il naso in tutte le cose che interessano, specialmente dal punto di vista economico la nostra Città, non potevano non sapere che da tempo qualcuno si aggirava per gli uffici si informava sui possibili atti da mettere in cantiere per trasformare tutto il complesso in un business, facendo perdere a quelle mura la vocazione istituzionale che avevano saputo conservare passando indenni addirittura tra due guerre. Al posto dei banchi scolastici tanti lettini solari ed una fine ingloriosa per un istituzione che ha avuto il merito di offrire istruzione e cultura in un posto ed in un periodo nei quali si preferiva lasciare i bambini in casa a fare le faccende o mandarli nei campi a lavorare. E la cultura scolastica si può tramandare,. la cultura scolastica si attacca come una perniciosa malattia; se tanti ragazzi santamarinellesi oggi hanno appeso al muro un diploma universitario è perché i loro genitori, i loro nonni sono stati contagiati dai libri proprio su quei banchi, proprio tra quelle mura. Domai qualche grasso sedere occuperà quelle stanze, da quelle poche notizie che arrivano a singhiozzo da Roma si prevede che l’istituto diventerà un centro estetico, creme di bellezza e massaggi al posto degli abbecedari. Il delitto è servito su un piatto d’argento, se cercate la pistola fumante potete trovarla in via Rucellai, per una volta l’assassino non è il maggiordomo.
Stai riprendendo il posto che (tu non avevi perso mai)
Quelli bravi siamo noi, lo siamo ma non ce ne siamo mai accorti, altro che Grillini. Loro fanno tutto attraverso il grande fratello, sinonimo di correttezza e di imparzialità assoluta. Noi siamo governati dal grande fratello da cinque anni, qui a Santa Marinella, e non ce ne eravamo resi conto. C’è una pagina web che gestisce gli interventi di manutenzione dell’amministrazione comunale con un tizio che viene sollecitato dai cittadini ad intervenire a tappare buche a destra e mancina e le squadre degli operai del Comune vanno a chiudere, quando possono, queste piccole e grandi voragini, fanno potature, ritirano immondizia, sistemano cartelli stradali. Secondo voi sarebbe una cosa semplice se tutto avvenisse attraverso un URP, un ufficio relazioni con il pubblico che dal 2000 è obbligatorio in ogni Comune ma noi siamo avanti, qui si fa ancora di più. Perché sottrarre personale alle normali incombenze addirittura per dar retta ai cittadini quando si può fare tutto comodamente con un pc? E’ stata aperta una pagina face book e per farsi chiudere la buca sotto casa basta frequentarla e parlare bene dell’amministrazione comunale. L’obolo morale è necessario perché se chi gestisce la pagina vi vede come un contestatore o diciamo tecnicamente un rompicoglioni vi “banna” dalla pagina e quindi non potete accedere alla “facilitazione manutentiva”; La possibilità di essere esclusi può capitare anche se, per esempio, dopo due mesi dalla richiesta la voragine si fa sempre più ampia e voi vi siete organizzati con un ponte levatoio per entrare ed uscire di casa, questa opera viene considerata come atto di sfiducia nei confronti dell’amministrazione comunale e pertanto siete condannati all’oblio informatico. La dimostrazione che quando un’amministrazione comunale vuole essere efficiente lo può fare a costo zero è sotto gli occhi di tutti, o meglio a portata di mouse di chi ha accesso a Facebook ed è ben visto dall’amministrazione comunale. Gli altri invece di attaccarsi a tubo possono andare, che ne so, ad asciugare il parquet del palazzetto quando piove, è sempre un attività sociale e crea un contatto tra i cittadini. Vogliamoci bene, se nulla in cinque anni di “giovane amministrazione” è stato fatto è perché questi signori sono stati impegnati a fare ben altro, non sono mai stati con le mani in mano, fidatevi.