Mi sogno la pioggia fredda (dritta sulle mani)

cammelliPoteva andare in un altra maniera. Anche l’esibizione della squadra di partenza, e voglio sottolineare la cosa, di questo Bacheca bis ha lasciato tutti con l’amaro in bocca; non c’è stato alcun salto di qualità ma si è continuato a recitare lo stesso copione, a suonare lo stesso spartito, magari con strumenti diversi, ma sempre la stessa musica. Eppure poteva andare in un altra maniera, i presupposti c’erano tutti ed oggi si cerca di guardare a quello che è stato con occhi diversi da quelli che solo due mesi fa non hanno fatto vedere bene le cose, non hanno fatto capire dove si stesse incagliando di nuovo la barca. Di nuovo ci siamo trovati su due blocchi contrapposti, da una parte una sinistra che si è auto promossa elite culturale e non è scesa semplicemente di un solo gradino, quello che occorreva per porsi all’altezza della gente, delle persone, per ascoltarne i bisogni veri. Dall’altra parte una cosiddetta destra che del non ascoltare la gente ha fatto un vero cavallo di battaglia e forte di questo non ha mai saputo capire la gente, ascoltare i suoi desideri, capire quali fossero le necessità essenziali ma piuttosto ha visto crescere le proprie fila, alimentate da persone attirate dal miraggio di ottenere qualcosa, di avere qualcosa in più anche senza averne bisogno. La rabbia con la quale è stata salutata questa vittoria, più che rabbia un vero delirio esistenziale, ha una sua origine profonda e coincide con la paura, alimentata nei mesi di campagna elettorale, che la vittoria dell’avversario avrebbe cancellato di colpo tutti i privilegi che un gruppo di cittadini aveva accumulato in cinque anni di continui arrembaggi. Su questo si è lottato per vincere da una parte e dall’altra, senza pensare al resto della città, la maggioranza dei cittadini, che di questi privilegi non ne ha chiesti ne visti mai. Torneranno i conflitti d’interesse,. Torneranno le speculazioni e quel metodo grigio e abbastanza banale di fare le cose. E’ un film già visto ma purtroppo è il nostro film; dobbiamo cercare di trasformarci da comparse in protagonisti, solo così la trama potrebbe cambiare. Sappiamo comunque che poteva andare in un altra maniera. Si, poteva…

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Se nel mio mondo non c’è più cielo

fabbro_incudine“Articolo quinto, chi c’ha i sordi in mano ha vinto”; mai proverbio popolare fu così azzeccato. E così dopo due alluvioni e mezza, una catastrofe ambientale, un declino economico da paura e mezzo secolo senza una casa comunale ci tocca sorbirci anche il Bacheca bis, il ritorno al futuro di un sindaco che nessuno voleva ma che tutti hanno votato. E’ difficile fare un’analisi su due piedi, ma alcuni dati sono assolutamente manifesti ed incontrovertibili. Il popolo santamarinellese ha votato, come sempre e come probabilmente farà sempre, protestando durante gli anni di mandato amministrativo ma esprimendosi sempre nella stessa maniera. Il popolo santamarinellese non vuole cambiare, è abbastanza scontento ma non vuole affrontare il cambiamento vero. Il popolo santamarinellese premia chi governa e chi ha già governato; se non hai sentito il profumo del potere passare tra le tue dita non potrai mai aspirare a governare; risposte piccole ma immediate, il popolo qui si nutre di questo e utilizzo il verbo nutrire perché proprio qui e come non mai la politica è passata attraverso le fauci delle persone. Sarà simpatico allora capire ma soprattutto toccare con mano in che modo quelli che hanno battezzato, per esempio, la multiservizi cittadina riempiendola di amici, possano trarre d’impaccio le cinquanta famiglie che stanno scivolando verso un baratro, nemmeno troppo lentamente. Ma cosa si dovranno rimproverare quei lavoratori e le loro famiglie? Nulla, se non il fatto che pur di galleggiare non hanno saputo scegliere e non hanno avuto il coraggio di manifestare il proprio disappunto verso chi li trascinava a fondo. Il caso della SMS equivale a quello di tante altre categorie di cittadini, come nel lavoro e come nella scuola, come per esempio nel settore dei servizi alla persona o a determinate fasce sociali. Ricordate la guerra dei centri anziani? Una questione di campanili e bandiere, giocata sulla schiena, in senso letterale, degli anziani della Città che avevano trovato qualche oasi per poter trascorrere poche ore di una giornata sempre più lunga e che sono stati presi ostaggio da una politica miope ed arruffona. Domattina Santa Marinella avrà un cielo diverso ma molto uguale a quello dei giorni passati, un cielo che non mi appartiene. Anche quest’occasione è stata sprecata da un copione troppe volte visto e l’astensionismo è aumentato non a causa della disaffezione dei cittadini dalla politica ma semplicemente alimentato dalla mancanza di una proposta veramente nuova, che avesse la capacità di intrigare i cittadini fino a portarli a scommettere sul loro futuro. Questo è lì’obiettivo vero dei prossimi cinque anni e la speranza, mai sopita, dovrà abbeverarsi anche alle risorse di tutti quelli che alla politica si sono affacciati e che non paghi del risultato se ne sono andati via fischiettando con le mani in tasca. Per ricostruire Santa Marinella ci vuole tanto e il fatto che il suo progetto di rinascita sia stato battezzato con lo stesso nome che hanno le pasticche che si danno ai ragazzi in discoteca mi mette paura . Ma questa paura me la dovrò far passare, io sono stato sempre da una parte sola e da quella parte ho fatto un grande lavoro per la mia Comunità, un lavoro che non finirà qui.

Se nei miei occhi è sceso un velo

bilancioCambiano le cose, di poco ma cambiano. Il prossimo sindaco, chiunque esso sia, avrà la necessità di giocare con carte sempre più scoperte. Il nuovo sindaco dovrà finalmente scrivere nero su bianco la “relazione di inizio mandato”, dando conto di quello che ha trovato, mentre il sindaco uscente dovrà farci sapere cosa ha lasciato. Prima ci si limitava ad un pizzino, a due firme sotto un pezzo di carta che il Segretario Comunale faceva mettendo due conti in fila e tutti giù a raccontare di aver lasciato le casse comunali piene di mazzi di bigliettoni strabordanti mentre chi entrava a via Rucellai piangeva miseria, raccontava sempre di aver trovato casse e cassetti vuoti, né un soldo né un progetto da cantierare. Ma questo documento sarà più ricco, entro novanta giorni dall’insediamento il nuovo sindaco dovrà sottoscrivere un documento nel quale dovrà emergere la situazione finanziaria ed anche la misura dell’indebitamento del Comune. Lo stesso documento doveva essere predisposto dal sindaco uscente entro novanta giorni dalla fine del suo mandato ma la mancata approvazione del decreto di attuazione ha fatto si che l’attuale amministrazione uscisse graziata dal doversi sottoporre anche a questo adempimento e quindi ad una possibile gogna pubblica. Non dobbiamo dimenticare i debiti fuori bilancio che entro fine anno saremmo chiamati tutti a ripianare, non dobbiamo dimenticare i cantieri infiniti, fermi per mancanza di liquidità, non dobbiamo dimenticare il salasso di IMU che ci attende entro la prossima settimana, non dobbiamo dimenticare tutto quello che finora ci ha guastato il sonno e fatto perdere la giusta ragionevolezza. Fortunatamente entro settembre questo documento potrà darci una mano, almeno a fare il punto della situazione. e potrà essere il punto di partenza, documentato e certificato, per poter giudicare la nuova amministrazione.

 

Se nel mio cor non c’è più fuoco

statuaTra il taglio di nastri a non finire e lo sbicchieramento augurale massivo, attività che hanno contraddistinto questi cinque anni di amministrazione autodefinitasi di centrodestra, è mancata l’unica cosa che probabilmente avrebbe potuto connotare e dare un senso sia al periodo che all’attività di una giunta comunale assolutamente monocorde, un bellissimo monumento all’ipocrisia che sarebbe spiccato nel vuoto della programmazione come il faro che avrebbe potuto illuminare i successivi cinque anni, la cosiddetta “proroga” che il sindachetto sta chiedendo fino a sgolarsi. La mancanza di trasparenza in ogni atto amministrativo è stata solo la ciliegina sulla torta di un’attitudine diffusa a prevaricare e prendere per il culo il prossimo in nome di un sentimento che se non sapeva generare profitti diretti si poteva nutrire anche del risentimento altrui, come la jena che non caccia per paura e quindi non mangia che le carcasse lasciate dagli altri predatori. Il modo di governare non è stato un mezzo per giungere ad uno scopo ma l’essenza stessa di una dimostrazione, bieca e molto piatta, del potere in quanto tale. Quella che è mancata è una strategia di azione globale e si è sopperito alla mancanza di un piano, di un grande piano, con lacrime da coccodrillo, accusando ora questo ora quel’altro potere “sovraordinato”, con un annaspare che in certe situazioni ha fatto anche tenerezza. Dobbiamo cambiare a tutti i costi, cambiare per sopravvivere. Abbiamo bisogno di persone che volino alto, che parlino con chiarezza alla gente, a tutta la gente anche quella comune, abbiamo bisogno di persone che sappiano cosa devono fare e che sappiano anche spiegarcelo. Se si sa cosa si vuole fare e se quello che si vuole fare è lecito, il dover dare un indirizzo, il dover esibire e spiegare una strategia è un obbligo per chi governa . E’ una richiesta esagerata quella di non prendere in giro i cittadini? Perché si evitano le consultazioni di massa durante il mandato elettivo? Perché si evitano i confronti pubblici? La politica ormai rimane chiusa dentro le stanze e l’interesse pubblico per le cose amministrative, che dovrebbe essere diffuso, sta invece via via calando. E’ il segno, terribile, che la gente ha rinunciato ad esercitare anche i propri più elementari diritti e che sta aumentando il livello di tolleranza verso le gestioni rapaci della cosa pubblica, una tolleranza alimentata anche dalle grandi difficoltà che le persone e le famiglie vivono su altri e ben difficili fronti. Le forti pulsioni politiche e sociali che una volta alimentavano dibattiti estenuanti anche in piccole città come la nostra non ci sono più, drogate dal bisogno, smorzate dalle necessità. Chi sa rispondere con una manciata di euro a queste necessità vince il consenso, un consenso ricattato, sottratto a gente già debole di suo e che con questa manciata di euro si indebolisce ancora di più fino ad arrendersi.

Se la mia voce non ha più eco

formicaUn po’ di pessimismo in tutto quello che facciamo è naturale, dicono sia una forma di auto protezione per garantirci, per cautelarci. Il pessimismo congenito è invece tipicamente santamarinellese,  si evidenzia soprattutto nel periodo immediatamente successivo alle elezioni e si  esprime nelle persone che hanno fino a ieri protestato per un sistema sbagliato, per uno stato di cose che non va, per un metodo di governo quasi illegale e poi hanno votato sempre nella stessa maniera e direzione. Una nuova Santa Marinella sarà possibile solo quando i cittadini acquisteranno il giusto grado di consapevolezza, avranno capito che il tunnel nel quale ci siamo introdotti è ancora lungo e profondo, che c’è ancora molto da fare ma che non si può più delegare. Abbiamo dati drammatici con file di creditori che bussano alla porta di via Rucellai per pignorare non i beni del Comune ma i “nostri” beni, cantieri aperti e che funzionano a singhiozzo perche imprese che lavorano e devono a loro volta pagare gli operai che a loro volta devo portare “il pane a casa” e pagare le bollette prendono i soldi a singhiozzo, quando a una non all’altra. Il mugugno è figlio della pazienza, io quando sono stato preso per il culo la seconda volta la pazienza l’ho persa, come tutti sapete.  Il risultato è un mondo maledetto, orfano di quel potere buono che sana i conflitti, che fa dimenticare gli odii e che aiuta a crescere intere generazioni. Oggi si va a governare per riuscire a contare qualcosa, per “incidere”, senza considerare la variabile che rende gli amici “delusi” tutti potenziali nemici in vista. Un meccanismo micidiale che si ripete di amministrazione in amministrazione. Il difetto è tutto nella digestione, dicono alcuni, nella incapacità di poter mandare giù tutto ed il contrario di tutto. L’ottimismo deve comunque trionfare, va contrastata la disintegrazione della società cittadina che porta ognuno contro l’altro, quel bipolarismo manicheo che trasforma in cattivi tutti quelli che non solo non si sentono buoni ma che fanno finta di voler fare i buoni. Pensiamo a colori e cominciamo a sorridere, martedì la città ricomincerà a vivere, in un modo o nell’altro, martedì saremo tutti costretti a fare i conti con il nostro prossimo futuro.