Santa Marinella villa sacchetti

Addio a Giulio Sacchetti

E’ deceduto il Marchese Giulio Sacchetti uno dei Padri di Santa Marinella.
Il GAR di Santa Marinella nel commemorare la recente scomparsa del Marchese Giulio Sacchetti, all’età di 85 anni, uno dei padri fondatori della Santa Marinella degli ultimi 100 anni, organizzerà una conferenza per ricordare questo illustre cittadino di Santa Marinella con la proposta di intitolargli una via. Come è noto la famiglia Sacchetti sul finire dell’800 acquistò la storica villa prospiciente il porticciolo di Santa Marinella, una volta stazione di posta e di cambio dei cavalli lunga l’antica via Aurelia. Don Giulio era cugino di Maria Cristina Bezzi Scali, nata Sacchetti, che andò sposa a Guglielmo Marconi il quale era spesso ospite in questa villa di negli anni in cui conduceva gli esperimenti a Torre Chiaruccia, con la sua nave Elettra era ormeggiata proprio di fronte la Villa. L’amore di Giulio Sacchetti per Santa Marinella è testimoniato dal suo recente libro SEGRETI ROMANI, con prefazione del Sen. Giulio Andreotti – anch’egli un grande amico di Santa Marinella – il quale sottolinea la punta di orgoglio familiare del Sacchetti, nel descrivere i progressi e lo sviluppo di Santa Marinella, compiacendosi che dai circa 100 abitanti del 1853, il paese si è trasformato in centro turistico, ricco di molte ville, senza dimenticare l’apporto della famiglia Odescalchi. Uno capitolo di SEGRETI ROMANI è dedicato alla storia di Santa Marinella, dall’antichità fino ai nostri giorni, corredato di note e riferimenti bibliografici, che costituisce una pietra miliare, per chi si accinge a studiare la storia del nostro giovane Comune. Nel libro, l’amore di Giulio Sacchetti per Santa Marinella e per suo fratello Marcello – grande benemerito dell’Ospedale Bambin Gesù – si avverte fin dall’inizio in questa dedica:

“A mio fratello Marcello in ricordo dei tanti giorni

sereni e felici trascorsi a Santa Marinella.”

Don Giulio Sacchetti, marchese di Castel Romano e «di baldacchino» (un’equiparazione alla dignità principesca, il Suo appellativo era Eccellenza), era stato per 34 anni, dal 1968 al 2002, prima Governatore e poi delegato speciale della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, di fatto un sindaco amministratore unico, che si occupava anche dei bilanci: nel 1997 costrinse austeri monsignori a girare con le schede telefoniche perché tagliò l’uso privato di tante linee negli uffici della Santa Sede. Manteneva, grazie a un rango prossimo a un capo di Stato esemplari rapporti con personaggi come Juan Carlos di Spagna ed Elisabetta II del Regno Unito. Discendeva da quell’omonimo cardinale Giulio che nel 1644 e nel 1655 mancò per poco il triregno pontificio nei due conclavi. Don Giulio (patrizio romano coscritto, ovvero appartenente all’elenco dell’aristocrazia «coscritta», dunque ridotta a un Pugno di antiche famiglie) era l’unico laico italiano di autentico potere in Vaticano, ultima cinghia di vera trasmissione tra lo stanco universo della nobiltà nera pontificia, il Papa regnante e la contemporaneità dopo l’abolizione della Corte spagnolesca voluta da Paolo VI. Don Giulio, dottore in agraria, era molto legato anche alla città di Tarquinia, dove negli ultimi anni della sua vita curava personalmente le sorti dei 440 ettari dell’azienda agricola di famiglia sul litorale della cittadina etrusca. Era Presidente onorario (ed ex effettivo) del Circolo di San Pietro, associazione di volontariato e di silenziosa assistenza ai poveri nata nel 1869 nel cuore di Trastevere, non limitandosi ad un semplice appartenenza, ma svolgendo un ruolo autentico e attivo. Era uno scanzonato conoscitore di cinema ed uno straordinario ospite. Nel meraviglioso Palazzo di famiglia in via Giulia, uno dei gioielli storico artistici di Roma ha ospitato, negli anni, mezzo mondo, compreso la festa di compleanno per i novant’anni di Giulio Andreotti. E poi continue visite di personaggi illustri, tra i tanti Margaret d’Inghilterra. Non è scontato dire in questo caso che con lui sparisce un pezzo di Santa Marinella.

Livio Spinelli

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Il giro di boa

Domani la svolta, domani sarà il 12 aprile, giorno nel quale il Tar del Lazio sarà chiamato a decidere sulla richesta di sospensione delle delibere assunte nella riunione di consiglio comunale dello scorso 28 dicembre. Si parlò soprattutto del porto e della convenzione urbanistica che pare essere, secondo alcuni, la chiave di volta dello sviluppo cittadino. Ecco, domani saremo giunti ad un bivio. Chi governa impalpabilmente questa meravigliosa città, nel caso in cui il Tar dovesse dare ragione ai ricorrenti sospendendo le delibere di quella travagliatissima notte di fine anno, dovrà fare ammenda di un sistema che indipendentemente dalle valutazioni della magistratura non piace a nessuno. Dovrà ammettere che il chiudersi nelle stanze e decidere per conto degli altri è un modo che non paga, il pretendere di decidere il tutto per tutti non è un metodo efficace, il nascondere le carte a chi le deve vedere per tirarle fuori con espedienti da calcio della parrocchietta è un gioco che non vale la candela. Nel caso in cui invece il Tar decidesse di non sanzionare questi comportamenti chi ci governa dovrebbe iniziare a mettersi in testa di allargare la torta, di alzare il velo che socchiude tutti i progetti e le prospettive, perché è impensabile che non ce ne siano, di aprirsi al dibattito, sia con gli elettori che con la classe politica cittadina. Essere soli non ha mai pagato, la solitudine è consona al comando soltanto quando si sa comandare. Ecco, in ogni caso domani dovrebbe essere il giorno del giro di boa. Fare tesoro degli errori commessi è importante, darsi da fare per non commetterne più è più importante ancora. Dialogo e iniziative, questa la ricetta da percorrere senza più alcun indugio. La partita è importante, di avvoltoi appollaiati sui rami ce ne sono a decine, soggetti assetati di potere che nulla hanno a che vedere con le persone per bene e di buona volontà necessarie a far ripartire, non dico decollare ma semplicemente ripartire, questa città.

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I numeri di Bacheca (90 – 60 – 90)?

Non tocca a me commentare il risultato delle elezioni regionali, di solito ci pensa Cris, lasciamolo fare a lui. Vorrei farvi notare un dato molto particolare. Il candidato portato ( o trasportato) dal sindaco Bacheca, Melpignano, ha preso soltanto 582 voti. Dico soltanto perché era “portato” con grande dispendio di energie e mezzi da un sindaco, quattro assessori e quattro consiglieri comunali. Ma non solo, Melpignano era il candidato di mezzo PD. Già perché per ordine, per convenzione o convinzione sullo stesso candidato si sono concentrati i voti ( e gli sforzi) di Gasparri, Marcozzi, Vergati, Toppi e Manuelli, tutti candidati con il PD alle elezioni che hanno visto “trionfare” l’attuale sindaco di Santa Marinella. Senza questa gigantesco e qualificato apporto Bacheca quanto avrebbe pesato? Forse la gente si è già accorta che questo “giovanissimo” sindaco non ha nulla da dire oltre non aver nulla da fare?

Tutti allo sciopero ma Santa Marinella non c’è

Il Partito della Rifondazione Comunista di Santa Marinella, presente allo sciopero indetto dalle OO.SS. dopo l’ennesima morte bianca a Torrevaldaliga Nord, ritiene inqualificabile l’assenza del Sindaco e di tutta l’Amministrazione Comunale nonostante la richiesta dei lavoratori, che hanno occupato questa mattina l’aula consiliare di Civitavecchia, di parlare con i cinque Sindaci firmatari dell’accordo con l’ENEL.

La questione della Centrale colpisce da vicino il nostro Comune sia dal punto di vista ambientale che occupazionale, è per questo che riteniamo indecoroso che questa Amministrazione si faccia pubblicità nel momento di riscuotere fior di danari dall’ENEL e invece totalmente assente al fianco alla protesta dei lavoratori.

Noi ci siamo e ci saremo in tutte le forme di protesta da qui in avanti, invitiamo l’Amministrazione a fare lo stesso.

Circolo PRC Benedetti Michelangeli Santa Marinella