Buon anno, naturalmente solo a tutti i lupi

orchetti“Dobbiamo camminare ad occhi aperti verso una trappola, con coraggio, ma con poca speranza di salvezza. Perché, signori, può darsi che periremo tutti in una battaglia lungi dalle terre dei vivi, e che, quindi, anche se Barad-dur soccomberà, non vivremo per vedere una nuova era. Ma tale, penso, è il nostro compito. Meglio, comunque, che perire ugualmente – ed è certo ciò che accadrebbe se rimanessimo qui ad aspettare – sapendo che non vi sarebbero nuove ere”

J.R.R.Tolkien – 1954

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Ringrazzzziamento per gli auguri

Miei cari Amici vicini e lontani

nel ringrazziarvi vi batto le mani

perchè de st’auguri so molto contento

in questo momento che Santa è in fermento

 

ma forse “qualcuno” di certo lo è meno,

lo definirei la serpa nel seno,

a troppo ha zazzato e senza clamore

perchè nc’era Donato il fustigatore

 

ma or che son qui più non più ho trovato

la verde “bacheca” dei tempi più belli

ma c’è ne sta uno chè tutto intronato

 

ma il peggio è che l’altri che gridan “all’untore”

co stelle le farci e pure i martelli

sono più intrtonati del nostro signore

 

ARSENIO

Porta un paio d’ore (una notte bella densa)

brunetta_dormeVi sembrerà sicuramente una cosa dissacrante, lo so, toccare i luoghi, gli oggetti di culto, farli vedere per quello che sono è sempre stato per me un must, un obbligo almeno morale. Poi questo dannato mestiere ti spinge sempre a vedere cose che gli altri, almeno a prima vista, non vedono e tutto il resto viene da solo. Anch’io quindi per la fine di questo 2012 mi sono regalato e vi trasmetterò la mia agenda, come ha fatto il senatore Monti. Cosa ci sarà in quest’agenda? Non tanto i buoni propositi né le strategie per un 2013 carico di successi. Ci sarà un elenco di nomi di nostri concittadini, quelli che per cinque anni ci hanno fermato per strada mentre andavamo a fare la spesa, che ci hanno fatto perdere il treno, che ci hanno rovinato la passeggiata domenicale per parlare dei problemi della nostra città, e sono tanti, per dirci di come sia stata governata male, e non abbiamo potuto dirgli di no, e di come questa sia la vera opportunità per voltare pagina, e come dagli torto? Ecco, noi che sembravamo distratti di questi amici ci siamo ricordati, proprio di tutti e quando siamo andati a dirgli che il momento di cambiare era arrivato e che ci serviva una mano per iniziare a lavorare ai nostri progetti alcuni ci hanno detto di averci ripensato, che gli hanno detto che tutto sommato questa volta le promesse le manterranno, che si impegneranno, che stavolta i fatti loro non se li faranno. Qualcuno più sincero ci ha anche confessato che ha bisogno di lavorare e noi lavoro non lo possiamo promettere, che ha soldi da investire e noi i soldi ce li guadagniamo, che ha visto mangiare così tante torte che si è ingolosito pure lui ed aspira almeno alle briciole e noi saremo invece sempre a dieta. Ecco, sulle pagine di questa piccola agenda ci sono i nomi di queste persone. Tutte mie amiche o amiche di miei amici. L’amicizia rimane perché è un sentimento, un valore che va oltre certi ragionamenti ma per favore non venite più a parlarci di politica, inseguite i vostri piccoli interessi che a quelli grandi ci ha già pensato qualcun altro. Ci incontreremo di nuovo per la strada ma parleremo di altro. Non vale la pena di farci perdere un altro treno, di farci far tardi quando facciamo la spesa, di far innervosire i nostri bimbi che vorrebbero andare a passeggio se non si crede in quello che si dice, se si dipende ancora dalla propria pancia piuttosto che dalla propria testa. A noi piace parlare di politica, confrontarci, proporre e proprio adesso che abbiamo l’occasione di passare dalle parole ai fatti non ci faremo corrompere con due bugie, pur sapendo bene che il nostro lavoro sarà un grande vantaggio per tutti, anche per quelli che non ci hanno voluto credere.

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Buon Natale a tutti i lupi

Buon Natale a tutti, veramente a tutti. Oggi sarò buono, lo prometto, ma non più buono di tutti gli altri giorni. Chi mi disegna come cattivo non conosce quasi nulla di me. La bontà è un sentimento strano, per questo vi regalo una frase molto di circostanza, che potrebbe aiutarci a comprenderci uno con l’altro un pochino meglio. Prometto, tra qualche ora tornerò come sempre mi avete conosciuto e considerato.

Cris

Nessuno merita lodi per la sua bontà, se non ha la forza di essere cattivo; ogni altra bontà non è il più delle volte che pigrizia o impotenza della volontà.

François de La Rochefoucauld, Massime, 1678

 

Letterina a Babbo Natale

Caro Babbo a ogni natale

tutti quelli che nan fatto male

te chiedon na strenna co la letterina

da consegnarsi il 25 a mattina

 

pe me che so bravo pe definizzione

il compito è arduo in fine e in azzione

perchè quel che chiedo anche in più o meno

nce vole la slitta ma un autotreno

 

vorrei er materiale e non solo un assaggio

pe finì i lavori del sottopassaggio

consegname pure ma senza stimare

quelli che servono per il lungomare

 

e poi quel che occorre pe finì le vie

ma sopratutto pe le Colonìe

la strada più rotta de tutta la tera

più che na strada è npercorso de guera

 

se poi trovi ancora un po de spazzio

manname quello pe finì via Lazio

e infine te prego co la mano smunta

manname quello pe finì sta Giunta

 

ARSENIO

Prendi fra le mani la testa ( e non girerà)

il-pifferaio-di-hamelin-Eppure non è difficile. Eppure basterebbe estraniarsi un secondo e per un secondo fermarsi a riflettere e tutto sembrerebbe più chiaro. Sarebbero evidentissime le similitudini tra un fenomeno politico sociale appena spirato e chi sta tentando di imitarlo senza comprenderlo. Il paragone calzantissimo, la similitudine attiva è tra Gianni Moscherini ed il modo con cui in cinque anni ha messo in ginocchio Civitavecchia e Roberto Bacheca che ha fatto la stessa cosa a Santa Marinella. Adesso quello più giovane tenta di seguire le orme del suo omologo già confinante e non sa che gli si sta parando davanti lo stesso destino. Sarebbe facile studiare e trarre insegnamenti non solo dalla storia antica, non solo dalla storia contemporanea ma anche da quella che per vicinanza temporale si fatica a definire storia ma si chiama più comunemente cronaca. Le situazioni sono identiche, sono quelle di due città prese in consegna con una serie, nota, di problemi e lasciate dopo cinque anni con le casse prosciugate, con quei problemi irrisolti e con altri e più grandi casini montati e sul punto di esplodere. Hcs a Civitavecchia, Sms a Santa Marinella, disoccupazione, stagnazione economica, mancanza di sviluppo, criminalità, relazioni istituzionali, contributi Enel, instabilità politica, tutti temi che trovano uguaglianze, similitudini e riscontri da una parte e dall’altra del Marangone. Adesso stiamo entrando nel vivo della campagna elettorale e che fa il già sindaco ed ora candidato per disegnare la sua proposta da presentare alla città? Copia e ricalca le gesta del Marchese del Pincio nella speranza che a lui vada meglio. Libretto colorato, qualche taglio di nastro, cene e festini e la campagna è servita, il tutto condito da sproloqui su Facebook e dalla mancanza di un programma elettorale fatto di proposte vere, reali e commestibili. Berlusconi pochi giorni prima del voto sparò via cavo la notizia dell’azzeramento dell’Ici, Moscherini parlò ai quattro venti di 18.000 posti di lavoro sparsi tra terme e parco a tema. Sotto il Marangone la solfa è la stessa, ordita dai medesimi figuranti ma non in senso retorico, i registi di questa ennesima farsa sono gli stessi e stanno già arruolando disoccupati con la promessa di impiegarli nel nuovo progetto del Castello di Santa Severa e in quella mega opera che dovrebbe uscire fuori dai calcinacci del Cementificio. Di porto e di municipio non si parla né si parlerà più e chi vorrà farsi illudere dal nuovo pifferaio è libero di farlo. La democrazia è anche questo e lascia la punizione per lo spaccio inconsiderato di bugie alle sole urne. I problemi arriveranno dopo. Mi sono sempre domandato cosa sarebbe successo poi ovvero se a Civitavecchia avesse rivinto Moscherini il problema del gigantesco buco di bilancio, la questione della pessima gestione delle municipalizzate, il dramma dei dipendenti pubblici in sovrannumero sarebbero mai venuti a galla? Il tetro aspetto delle facce di quelli che ieri sera dovevano festeggiare l’ottima riuscita di cinque anni di amministrazione nasconde proprio la necessità vitale e virale di essere rieletti. Tra le vecchie volpi della politica, pur nella mancanza assoluta di onore e rispetto che abbiamo sempre segnalato, esiste un pactum sceleris che impegna a nascondere i panni sporchi che, rassettando, dovessero spuntare fuori nel passaggio tra una gestione e quella successiva. Cosa spaventa allora veramente queste persone e le obbliga a correre di nuovo come stessero gareggiando non per una questione di stile politico ma per la propria esistenza e basta? Il terrore per il nuovo, la paura che al posto loro vada gente senza nulla da dover barattare, senza un passato da dover giustificare che abbia il giusto approccio verso i problemi, tanti, che entro la fine del prossimo atto come tanti piccoli e grandi nodi verranno sicuramente al pettine. Il nuovo fa paura perché incontrollato, il nuovo fa paura perche non è ricattabile, il nuovo fa paura perché non ha interessi né nulla da barattare. Il nuovo fa veramente paura.

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Primarie del Centrosinistra

E’ da oggi che rido a crepapelle

perchè sur giornale c’è nè una de quelle

che nelle tombe ogni morto se rivorta

e fa dì ai vivi ” ce semo nartra vorta”

 

na sorta de mercato senza soni

ndo pare de giocà ai 4 cantoni

laddove chi era là ora sta qui

con scambio segretari PD UDC

 

la Prof. “strutta” e lo strizzacervelli

dovrebbero da esse proprio quelli

che co le loro idee rinnovatrici

dovrebbero caccià l’amici dell’amici

 

ma analizzanno npo chi è allo staccione

non se vedino poi notizie bone

de chi dovrebbe accomunare

rinnovamento e anche saper fare

 

c’è l’ex assessore ai pubblici lavori

già UDC ma po ne uscì de fori

pe fa er satellite e ciò non se sa come

dello zar pietro nder partito de baffone

 

in du anni de chiacchiere e dell’allori

fece pubblici si ma pochi li lavori

e invece l’altro, de baffetto er vice

non fece tanto ma però se dice

 

che na cosa si le fece, copiata a barcellona

che non capisce la gente chè è cafona

che se lamenta de tutto e parla male

i marciapiedi là fino a de pasquale

 

e spese i sordi pe fa quella cazzata

che pe camminnacce sopra e datte na sarvata

o fai la serpa seguenno er ciottolato

o vai de muso e te riarzi sdrumato

 

sulla Signora essendo cavaliere

tralascio e passo e più non dò a vedere

perchè poi de me mica se dica

che non commento perchè amo la.. (ognuno faccia la prorpia rima)

 

e in ultimo il barbuto ex rivoluzionario

lo specialista che viè da monte mario

lo ricordo ben trentanni fa già c’era

solo co la barba un pò più nera

 

è tanto che c’è prova e ancora non s’arrende

lo vole fa e pur senza prebende

sè ripresenta testardo come un mulo

ve prego fateielo fa o mannatelo a …(ognuno faccia la propria rima)

 

ARSENIO

Partono le campane

dice che è sicura la partenza

dell’istituto de beneficenza

a suo tempo donato dall’indefessa

fervente cattolica la principessa

 

che doveva da servì all’istruzzione

de quella parte de popolazzione

che oggi so chiamati meno abbienti

ma all’epoca poracci oppur fetenti

 

dice che le suore se so accorte

che la scolarità non va più forte

e affidandose alla mente delle menti

c’è vorrebbero da fa l’appartamenti

 

se vede il mare e se vedono li monti

ed or l’interrogativo è su più fronti

lo chiedon i cittadini a mille a mille

s’opporrà roberto oppure achille?

 

o c’è sarà na nuova società

che aspettano che poi se calmerà

quella giusta indignazzione

che poi c’avrà la popolazzione

 

tra un ave e un pater in ginocchioni

e aspettanno le benedizzioni

de madre generale, vescovo e parrino

te preparano un progetto sopraffino

 

che er teatrino t’accontenta tutto

de chi credeva e chi negava tutto

e oggi interessato dall’affare

se batte il petto ridenno sull’altare

 

e robbertino sta a cercà l’azzione

che metta daccordo la convenienza co la convinzione

dice che adè dell’opinione

de sposta le campane sulla lottizzazione

 

dimodochè non se senta la nostalgia

de quello che dopo 100 anni se ne va via

insieme a un mare de ricordi

che verranno sotterrati dalli sordi

 

io spero come non mai

che insieme alle campane della chiesa

se ne andranno pure quelle de via RUCELLAI

 

ARSENIO

Invece io resto sul molo ( a guardare lo sfondo del mare)

Piano piano è tutto chiaro, tutto diventa chiaro. Mi ero chiesto più volte perché gli amici del sindaco non riprendessero più le sedute del consiglio comunale. E’ vero, non erano un granché, le sedute non erano mai complete, tagliate all’inizio e soprattutto condizionate dalla durata dell’unica cassetta a disposizione dell’operatore ma erano comunque qualcosa. Credevo che la ragione di ciò fosse tutta nell’avidità dei percettori del contributo mensile ma giovedì scorso mi sono dovuto ricredere e lo faccio, come mio costume, pubblicamente con annesse scuse a tutti i protagonisti dei miei turpi pensieri. La ragione, l’unica, dell’interruzione delle riprese delle sedute pubbliche di consiglio comunale sta nel fatto che anche se a noi non sembra, anche se non ne siamo molto convinti questi signori che per cinque anni hanno fatto finta di fare i consiglieri comunali, difronte all’ultimo consiglio dell’era Bacheca hanno dimostrato che la vergogna è un sentimento di portata comune che anche loro stessi provano. Giovedì erano tutti là, avevano messo da parte l’aria boriosa con la quale si erano mossi per le strade della Città minacciando di non partecipare al Consiglio e di mandare a casa questa risicata maggioranza ed erano tutti accorsi muti ed a testa bassa in soccorso del sindaco pasticcione e del suo compare l’assessore al bilancio. Naturalmente i documenti non erano a posto, naturalmente mancavano le carte e naturalmente i consiglieri comunali di minoranza si sono visti “approvare addosso” un ordine del giorno confuso e pasticciato. Il metodo è stato sempre lo stesso, spupazzato per cinque anni e mai così efficace; invece del copia e incolla questi signori si sono dedicati al taglia e incolla, lasciandosi alle spalle brani interi di delibere (non loro) da adattare ad ogni occasioni. Il trattamento ittico ha lasciato i consiglieri di maggioranza basiti, a testa bassa e muti di fronte alle contestazioni che piovevano loro addosso. Uno spettacolo immondo, soprattutto se collegato con la tracotanza che ha distinto per anni il contegno dei rappresentanti dei cittadini e sono stati posti alla luce problemi di cui discutevamo da anni. Uno tra i tanti il rispetto dello statuto comunale e del suo regolamento. Credo anche quello sia stato copiato da qualche parte ed incollato male nella Perla del Tirreno ma se certi articoli esistono a qualcosa dovrebbero servire, altrimenti con una delle tante alzatine di mano collettive si potrebbero anche abrogare o modificare. Naturalmente quelli più svegli ( considerata la pomeridiana e freddolosa domenica ) avranno capito dove voglio andare a parare. La rappresentanza comunale negli organismi partecipati dal comune è un argomento di estrema delicatezza. Non si può sedere, incassando fra l’altro una robusta prebenda, su una poltrona e scaldarne anche un’altra. Il rappresentante del consorzio di cui si discuteva non è riuscito a spiegare nulla, preoccupato soprattutto a tenere estraneo se stesso dall’accusa, rivoltagli da un consigliere comunale, di non aver saputo informare in tempo la sua Città di quanto succedeva e dei soldi che avrebbe dovuto sborsare. In sua difesa il solo assessore al bilancio, anche lui a suo tempo rappresentante del Comune in un Consorzio, che ci ha detto di prepararci poiché sullo stesso tema i due arbitrati ancora in piedi potrebbero consegnare ai cittadini ancora qualcosa da pagare. Al momento della votazione il consigliere comunale ha abbandonato l’aula dimostrando con i fatti che l’incompatibilità di cui parlavamo dai tempi di Iachini ed Assumma di fatto esiste e sta condizionando un consesso che di condizionamenti non ne dovrebbe avere. Come sempre si è dimostrato che quell’incarico ha un valore squisitamente politico, che la competenza che abbiamo sempre cercato nei posti chiave e negli incarichi deve essere una condizione essenziale nella loro assegnazione e nel loro svolgimento. L’assessore al bilancio ha parlato a vuoto, i numeri non ci sono e non c’è nemmeno la possibilità di far diventare qualcosa simile alla politica l’azione amministrativa di un gruppo di persone che ha sempre pensato ad altre cose. I soldi non ci sono, il sindaco parla di nessun aumento di tasse ma sono proclami a vuoto: nel Comune dove si paga l’IMU più alta d’Italia cosa vuoi ancora aumentare? I cinquecentomila euro di maggiori entrate derivanti dall’Irpef comunale dove saranno attinti se non dalle tasche dei suoi concittadini? Esiste chi ancora vive di bugie, che campa spacciando facilissime illusioni, per questa ragione c’è bisogno di svegliare i nostri concittadini. A volte i sogni si trasformano in incubi indigesti, il primo della serie lo abbiamo avuto davanti agli occhi giovedì e lo sentiremo nel portafoglio dalla prossima settimana.

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Forse son stato esagerato (non farci caso se ancora puoi)

Eppure fino all’ultimo ci avevo creduto. Quando ho saputo che il consiglio comunale era stato rimandato ed era stato riformulato l’ordine del giorno speravo in un fantastico testacoda dell’amministrazione comunale e nel rivivere di una coscienza civica e politica che avesse convinto questi piccolissimi amministratori a calare le carte ed a giocare l’ultima mano con la dignità di uomini che in teoria dovrebbe appartenere loro. Eppure questa volta ci avevo creduto, sperando che dopo il buio dell’amministrazione guidata da Bordicchia e il periodo, pur breve, nel quale il Faraone ha strapazzato il nostro territorio e i nostri cuori il giovane sindachetto ed i suoi accoliti avessero imparato la lezione e potessero fare qualcosa per la loro terra, non solo spogliarla. Eppure ci avevo creduto anch’io quando ho fatto la campagna elettorale per loro, quando li ho fatti votare perché si erano definiti stufi di un certo andazzo, pronti a cambiare le cose e attenti ai bisogni della loro gente. Non è cambiato nulla, lo dico con un misto di amarezza e di disillusione certo comunque che anche questa prolungata agonia non ha addormentato la voglia di lottare che ha sempre distinto me ed i nostri amici. La questione del bilancio è sintomatica di una supponenza e di una splendida incapacità, qualità che hanno distinto i cinque anni più oscuri della storia cittadina. La grande illusione che tentavano di somministrarci in piccole dosi era concentrata nel far apparire sempre più lontano il dissesto finanziario al quale sono state condotte le casse comunali, nell’attribuire i loro numerosi fallimenti ai vai “bastoni fra le ruote” che man mano gli si paravano davanti. E’ importante non focalizzare però l’attenzione sulla recentissima vicenda finanziaria ma cercare di ricordare la serie continua e ininterrotta di porcherie che ha accompagnato le vicende di questa misera amministrazione già dall’aprile del 2008 fino ai giorni nostri. Come poter ricordare la splendida estate del loro primo anno di amministrazione, il fumo negli occhi gettato stampando i manifesti della programmazione estiva con i nomi di Claudio Baglioni e di Pino Daniele, virando poi sul quello splendido pezzo di prosciutto confezionato sotto forma di panino caldo caldo offerto ai ai loro sodali attribuendogli l’organizzazione del terrificante “teiccheballacche” al parco Maiorca con valanga di denari pubblici annessi passando per le amnesie dell’assessore, quello alto e lungo e talmente insignificante che non me ne ricordo nemmeno il nome, che si vantava in giro di aver trovato la ditta che avrebbe degnamente sostituito l’organizzazione di Ferrara al Castello di Santa Severa salvo farsi venire una feroce crisi di memoria quando in consiglio comunale veniva pressato e gli veniva chiesto il conto dei soldi buttati, del nome sputtanato, dell’estate bruciata dalla Città intera. Da allora una serie continua ed infinita di cazzate e improbabili progetti, una dietro l’altra in un crescendo rossiniano. Ecco, le vicende di quell’estate mi hanno fatto aprire gli occhi ed hanno messo in evidenza la mia ostentata sicurezza, la maniera con la quale mi autroincensavo quale guru della politica di pluriennale esperienza, della mia figura di influencer multimediale, per usare un termine carissimo ormai ai miei amici grillini, ed all’improvviso mi sono reso conto di non averci capito un cazzo, di essere stato usato per oltre tre anni quale ariete, prepotente, documentato, irruento ed abile per far cadere anzitempo un personaggio che con la politica c’è sempre azzeccato poco e sostituirlo con un altro personaggio che con la politica non c’è mai azzeccato per niente. Credo di aver prontamente pagato per questo mio pur piccolo peccato di vanità e per aver attribuito fiducia alle persone sbagliate. Ecco io, proprio io, avevo sperato fino all’ultimo che Bacheca ed i suoi compari avessero fatto “qualcosa di destra”, avessero scelto la data del sei dicembre per dichiarare a tutta la città, conti alla mano, il loro fallimento ed avessero deciso di chiedere scusa ai loro concittadini per il freno allo sviluppo, per la distrazione dei contributi Enel destinati alla salute dei cittadini, per la colossale, duratura e perseverante presa per il culo, che loro e solo loro definiscono come azione politica, per mezzo della quale si sono sentiti autorizzati a farsi i fatti propri per cinque lunghissimi anni ed a spogliare una Città intera di ricchezze ed aspettative. Certo, mi sarebbe piaciuto vedere in prima persona proprio questo ma chi è vigliacco di natura il coraggio non se lo può dare, chi non ha mai avuto nemmeno in piccolissime dosi il senso dell’onore non può trovarlo in un colpo solo. L’unica speranza che ci fa capire che qualcosa potrà cambiare è la constatazione che noi siamo veramente diversi e che ormai la maggioranza dei cittadini, tutti quelli che non hanno avuto mai regalato nessuna mancetta da queste persone, tutti quelli che non devono nascondere un’ordinanza di demolizione o avere per grazia ricevuta un cambio di destinazione o un aumento di cubatura, sono dalla nostra parte, che poi è e sarà sempre anche la loro.

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