Er Grande Fratello

l’annuncio der sindaco assessore e delegato

è che la lotta al crimine han cominciato

e che ste telacammere individueranno

er responsabile dei reati che c’è saranno

 

stavorta co più pretese

e senza badà a spese

l’han piazzate su tutto er teritorio

pe scrutà popolo paese e pur ciborio

 

e tutte l’immaggini saranno inviate

ar commanno delli viggili p’ esse scrutate

dalle stesse guardie che fino adesso e pe fortuna

ngniela facevano a scrutanne manco una

 

e poi sta sorta de investigatori

che confonneno le vacche co li tori

dovrebbe da attivare

le pattuglie pronte a intervenire

 

dice che dopo na prima applicazione

s’è arrivati a na considerazzione

su tutti i monitor senza eccezzione

appariva na cazzata dell’amministrazione (opere incompiute)

 

ARSENIO

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Lollobrigida lascia il PdL: grazie Lollo

lollo“Lascio il Pdl e scelgo Fratelli d’Italia. Perché merito, partecipazione e rapporto con il territorio sono valori imprescindibili per chi crede in un partito strutturato e capace di interpretare le istanze della maggioranza degli italiani. Il Pdl non è riuscito in questi anni ad essere tutto ciò, evitando di investire nelle forme di confronto per la selezione della classe dirigente: dai congressi alle primarie, passando per la scelta delle candidature. Dal congresso fondativo in poi, i ruoli di partito sono stati relegati solo a poco più che incarichi rappresentativi, senza che si fossero messi a disposizione degli stessi gli strumenti basilari per fornire punti di riferimento organizzativi ai tanti militanti e iscritti”. E’ quanto dichiara l’esponente di ‘Fratelli d’Italia-Centrodestra nazionale’, Francesco Lollobrigida.

 

“E’ mancata la possibilità – prosegue – a tutti i livelli, di avere indirizzi politici chiari che evitassero degenerazioni o sanzionassero metodi e comportamenti non in linea con quanto anche il segretario Alfano aveva promesso al momento della sua nomina: onestà, regole e partecipazione”.

 

“Voglio ringraziare – conclude Lollobrigida – nel dimettermi da coordinatore provinciale, tutti i membri del coordinamento, i quadri, gli amministratori e i militanti del Pdl, sia quelli che decideranno di accompagnarmi in questa nuova esperienza, sia coloro che resteranno, perché è soprattutto grazie a loro che dal 2008, in provincia di Roma, i risultati conseguiti sono stati sempre significativamente superiori alla media nazionale, ed in particolare alla città di Roma”.

 

 

Suonava nell’orecchio come una pezza di seta ( lacerata da dieci coltelli)

La-lumacaE’ certamente vero che a forza di fare passi indietro c’è il pericolo di cadere dall’altra parte del burrone ma anche facendosi guidare dalla supponenza, andando dietro personalissimi convincimenti mai suffragati da prove o mai verificati non si va da nessuna parte. E’ quello che ormai da anni succede proprio a Santa Marinella dove specialmente nel campo della politica locale esistono mille preconcetti ma soprattutto ognuno, specialmente tra quelli che amano definirsi attori principali di questo teatrino, crede di sapere sempre tutto di tutti. Quindi capita che un mio amico mi racconti durante le ultime feste natalizie di essere stato additato come transfuga e/o traditore perché dopo aver aiutato uno dei contendenti alle amministrative del 2008, resosi conto di essere stato abbondantemente preso per il culo ( non è né sarà mai il solo) ha deciso di abbandonare ogni sua velleità e di non partecipare più alle periodiche pizzate, con annessa predicozza, né andare ad omaggiare il suo vecchio capobastone. Semplicemente questo mio amico è tornato dietro la sua pariglia di buoi ad arare il suo orticello e ha assunto quell’atteggiamento che proprio una trentina di anni fa fu battezzato come “riflusso”, è rifluito dentro casa sua probabilmente abbastanza schifato da certi atteggiamenti clientelari e devozionali che inquinano la politica cittadina. Orbene, come direbbe un signore con i capelli bianchi, questo mio amico, questo nostro concittadino è stato tacciato quale traditore, passato “al nemico”. Se non si frequenta più un certo giro si deve stare per forza dall’altra parte, se non si fanno più certi ragionamenti si sta lavorando con l’avversario, se si sparisce da quel basso palcoscenico che è la politica cittadina sicuramente si sta “remando contro”. Una terza posizione ( l’ho scritto minuscolo, attenzione) non è mai ammessa, o di qua o di là perché siamo tutti considerati burattini nelle mani di qualcun altro. L’autonomia di pensiero, e la successiva autonomia di azione, non è mai ammessa perché c’è sempre qualcuno che deve pensare per te, non per toglierti un ingombrante fardello ma semplicemente perché ritiene che tu non ne abbia la facoltà. Altro esempio eclatante è quello dei cenobi politici nei quali vengono prese le decisioni che questi signori, a volte più necrofori che negromanti, ritengono epocali. Sono conventicole sempre più ristrette, allo scopo di evitare qualsiasi tipo di dibattito e di discussione, di analisi e di crescita. Le decisioni che escono fuori dal conclave di turno sono sempre inappellabili e prevedono che il gruppo di persone a cui sono indirizzate le segua con pedissequa attenzione. Chi se ne distanzia è coma sopra esposto un traditore dell’altrui pensiero. Noi dobbiamo cambiare le cose, noi vorremmo cambiare le cose e visto che i programmi non si possono cambiare perché di decennio in decennio sono sempre gli stessi, come sempre gli stessi sono gli attori di questa grande farsa, proviamo ad iniziare dal manico. Ci piacerebbe che almeno i metodi fossero diversi, che la supponenza si sciogliesse per strada, che i cittadini fossero interpellati, convocati, ascoltati, convinti, mai insultati o additati. Noi pensiamo di essere diversi e già per il semplice fatto di pensarlo lo siamo.

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La demmocrazia delle vorpi

volpiUn giorno tre vorpi, de un certo paese

de certo un pò furbe ma senza pretese

parlanno nder bosco de democrazzia

ognuna cercava de indica la via

 

parlò poi pe prima er vorpone più vecchio:

” ma cò che coraggio te guardi allo specchio

se chiudi la strada pe annà giù allo stagno

a chi solo ieri te era compagno?”

 

e così dicenno se chiuse er giubbetto

pe nasconne lo scudo (crociato) che aveva nder petto.

je fece poi eco na vorpe rossiccia

che poi era quella che ha acceso la miccia

 

miei cari compagni ma famo li seri

ve stimo perchè semo insieme da “ieri”

ma quello che viene e che c’è vole male

se ne ritornasse all’ospedale

 

perchè riciccia ogni cinquanni

a ricordacce i nostri malanni

e poi c’accusa, chiunque lui sia,

de patì de Democrazzia?

 

così dicenno richiuse l’ombrello

dove ripose la farce e er martello.

La femmina che stava sin ora in disparte

mettendo in campo la sua acuta arte

 

e quello spirito un pò sopraffino

che c’ha solo chi era contadino

e che s’è elevato e mo fa lavori

che trattan le vite di poeti e pittori

 

” secondo me nc’avete raggione

de lascià fori chi già lottò er padrone

in guerre furiose e con mille varianti

dove er cannone s’appicciava davanti

 

così dicenno a lor votò contro

sapenno che poi al dovuto riscontro

un voto seppur di persona coi ” toni”

vale meno de quelli de du cojioni

 

e questa “Dottore” è la democrazzia

che uno ne lascia e due ne pija

 

 

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Imu: per Giulio è incostituzionale.

giulio_tremontiL’idea shock è dell’ex ministro Giulio Tremonti, che nel corso della trasmissione In Onda, su La 7, condotta da Nicola Porro e Luca Telese, spiega: «L’Imu viola la Costituzione per la rivalutazione di colpo e di imperio delle rendite catastali a cui è incardinata, che peraltro non coincidono necessariamente con il valore degli immobili». Questo fa dell’imposta una sorta di «patrimoniale permanente», peraltro inflitta in un periodo di gravissima crisi. «Il debito di imposta – spiega Tremonti – resta negli anni invariato mentre i valori immobiliari precipitano, creando uno scollamento dai principi costituzionali di capacità contributiva e di eguaglianza tra i cittadini. Si crea di fatto una discriminazione tra chi, godendo di alti redditi, potrà conservare la proprietà dell’immobile e chi, non avendo redditi sufficienti per pagare l’Imu, sarà costretto a venderlo. In questo modo l’Imu va in direzione radicalmente opposta alla carta costituzionale: non favorisce l’accesso alla proprietà dell’abitazione e non tutela il risparmio», diventando addirittura un’«imposta contro il patrimonio. Disumana per le famiglie e suicida per l’economia, che resta bloccata».

 

Una ribellione? «No, una semplice valutazione di costituzionalità», minimizza Tremonti. Secondo cui l’Imu contravviene ad almeno tre articoli della Costituzione: il numero 3 (quello che celebra l’uguaglianza tra cittadini), il 47 (sia nella parte che «incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme» sia in quella che «favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione») e il 53 («tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva»). Il rimborso dell’Imu può essere richiesto da un cittadino singolo o in class action (i moduli sono scaricabili dal sito del movimento di Tremonti, www.listalavoroliberta.it, che durante la trasmissione è andato in tilt per l’enorme numero di accessi: oltre 10mila le richieste); se il Comune non risponde entro 90 giorni si può fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale, che se ritiene ammissibile un ricorso può trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale per costringere quest’ultima a esprimersi. «Basta che la Consulta dia ragione a un ricorrente per rendere il rimborso alla portata di tutti», dice Tremonti prefigurando uno scenario a suo modo rivoluzionario.

 

Naturalmente sullo sfondo c’è la figura di Mario Monti, sulla quale Tremonti va giù duro: «L’Imu era stata introdotta dal governo Berlusconi, ma a partire dal 2014, a invarianza di gettito, senza toccare la prima casa e senza rivalutazione della rendita catastale. Una cosa ben diversa dall’Imu di Monti. Il quale quando dice che l’Imu è un frutto malvagio ereditato dice il falso. E facendo della moralità la sua bandiera politica, ciò è immorale». Tremonti stuzzica Monti e la sua formazione-matrioska («sviti Monti ed esce Casini, lo sviti ed esce Fini, lo sviti ed esce Montezemolo…»), si bea della sua sovraesposizione mediatica («più va in tv meglio è per noi»), irride la sua credibilità internazionale («è apprezzato perché fa gli interessi degli altri Paesi») e fingendo un lapsus definisce la sua l’«agenda Merkel».

da IlGiornale.it