Guarda sul mare il gabbiano leggero che và

Come abbiamo più volte annunciato i colpi di scena stanno arrivando e fino a marzo si susseguiranno con una rapidità ed un’intensità impressionanti. L’abilità da mago Zurlì del manovratore occulto della maggioranza che ha in pugno la sorte del sindaco di Santa Marinella ha suggerito di convocare un consiglio comunale che assomiglia più ad una sveltina che ad un atto d’amore, con il dubbio amletico legato strettamente alle capacità fisiche di un dongiovanni rachitico. Questo campione di scienza occulta, ma si dice che il parto abbia avuto più genitori, ha inscenato una provocazione a doppio taglio, mettendo all’ordine del giorno invece dell’obbligatoria verifica degli equilibri di bilancio il rendiconto dell’esercizio 2011. Nessuno naturalmente ha sollevato un fiato e così quando stasera è stata pubblicata l’integrazione dell’ordine del giorno della seduta è apparso evidente che la coperta anzi il velo pietoso, il tappeto sotto quale sono finiti sessanta mesi di pessima gestione aveva una gobba evidentissima. Non solo non ci sono i numeri per continuare ad amministrare ma adesso mancano anche i numeri per redigere una contabilità ordinata e rispondente a quei requisiti minimi di chiarezza ed oculatezza richiesti dalla legge. Per mesi siamo stati rincoglioniti da dichiarazioni stereotipate che tentavano di imbrogliarci sul fatto che il debito verso il Consorzio del Medio tTrreno fosse una mera fantasia. Oggi è calata la maschera e il sindaco bambino chiede ai suoi compari di aiutarlo a mettere una pezza per allungare questa coperta quanto basta per non scoprire, oltre ai piedi, anche il culo. Quelle che abbiamo denunciato, come al solito per primi, le nefandezze di un’amministrazione gaudente e spendacciona oggi sono diventate “debiti fuori bilancio”. La giurisprudenza contabile ci insegna che un debito fuori bilancio non è altro che un’obbligazione sorta senza il rispetto delle regole giuridiche contabili proprie degli Enti Locali, quindi in violazione di legge, senza cioè che in tempi ragionevoli fossero state accantonate le somme necessarie, si sono ricevuti atti a contenuto obbligatorio e queste carte sono state appoggiate da una parte. Abbiamo sempre e sempre più spesso denunciato l’impegno di ben quattordici amministratori locali occupati a fare qualsiasi altra cosa, sovente solo a gestire i fatti propri, meno che a curarsi degli interessi e delle vicende della Città che li aveva deputati su quelle poltrone ora sempre più roventi. Non basterà venerdì, sempre che ne abbiano il numero sufficiente, approvare gli importi che ormai tutti concordano nel definire fuori bilancio; il Consiglio Comunale dovrà anche prevedere ed approvare un piano per il loro rimborso. Vedo la cosa assolutamente astratta ma in linea con il contegno menefreghista di questa setta di individui, troppo occupata nella caccia alla prossima immeritata poltrona. Con l’incoscienza che li ha sempre contraddistinti non sanno che il piano di rientro li impegnerà personalmente anche se è vero che in molti non hanno nulla da perdere, nemmeno la faccia. L’incoscienza con la quale affronteranno questo delicatissimo passaggio istituzionale è dimostrata dal fatto che i documenti contabili sono stati elaborati sotto la tenda dello stregone di turno e nessuno, nemmeno l’ormai ectoplasmatico Presidente del Consiglio Comunale che incassa il suo immeritato gettone ma si astiene dal convocare gli uffici istituzionali, Consiglio compreso, ha mai evocato le Commissioni Consiliari preposte all’esame preliminare degli atti. Le regole se le sono riscritte da soli, con la complicità ed il consenso di una minoranza che ormai tiene in mano solo il rosario in attesa di un verdetto elettorale che a naso non potrà premiare un assenteismo politico durato cinque anni. E’ vero, l’amministrazione di Roberto Bacheca è stata straordinaria, lui ce lo dice e ripete sempre, noi ci crediamo soltanto da pochi giorni. E’ stata l’amministrazione delle tasse, dei debiti, dei cantieri infiniti, dell’urbanistica selvaggia, della confusione amministrativa, del disonore e per la prima volta dopo venticinque anni anche dei debiti fuori bilancio. Ora questo campione del nonsenso vuole incastrare la Città al soddisfacimento dei suoi bisogni per altri cinque anni. Effettivamente un premio per quanto è riuscito a combinare finora glielo dobbiamo proprio ma non dobbiamo dimenticare di premiare a modino anche i suoi compagni di giochi. Noi il nostro premio l’abbiamo già incassato maturando la consapevolezza che certe scelte non possono essere troppo istintive ed avventate. Attendiamo marzo con fiducia, possiamo sicuramente meritare di più, abbiamo il dovere di conservare questa Città e lasciarla alle generazioni che verranno in condizioni migliori di come l’abbiamo trovata e questo sicuramente non è il modo per farlo. Le bugie non pagano e non pagheranno mai.

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Vedo gli amici ballare ( ma tu non sei qui con me)

Meno male che va tutto bene; ce lo ribadiscono contenti quei signori che si sono autoproclamati leader e che non sono ancora riusciti a dimostrare finalmente a tutti quanto valgono. O meglio, qualcosa a chi sa intendere, l’hanno saputo dimostrare portando allo sfascio non solo questa meravigliosa città ma anche il mito di una buona amministrazione che si trascinava forse immeritatamente da anni. Anche perché se così non fosse non ci sarebbe una logica nell’apprendere alcuni fatti che l’ufficio “belle notizie”, quello costosissimo piazzato al primo piano della Casa Comunale non si sognerebbe mai di far trapelare. E’ successo che dopo aver strombazzato in pompa magna che era partita la gara per l’affidamento dei lavori di rifacimento dei marciapiedi intorno alla scuola Vignacce (ricordavo che fossero a carico del proprietario del Centro Commerciale ma sono sempre più fazioso e quindi smemorato) nessuno si è presentato ad offrire la propria opera. E’ vero che si trattava di una gara il cui valore era intorno a venti o venticinquemila euro ma in un momento di crisi come questo era normale che almeno due delle cinque ditte invitate dall’amministrazione comunale si affacciassero. I lavori non sono stati quindi ancora appaltati. Qual è la ragione del boicottaggio di ben cinque imprese? Credo sia tutta nella stitica consistenza delle casse comunali. E’ fatto notorio che esistano alcuni provvedimenti di pignoramento sulle giacenze bancarie dell’amministrazione, è anche fatto notorio che molte delle mega opere di trasformazione ciclopica iniziate dal Magnifico et Omnipotente siano al palo perché la benzina è finita. A proposito di benzina anche sulla questione dei rifornimenti di carburante dobbiamo stendere un professionale velo di silenzio. I dipendenti comunali sono in agitazione e di solito si innervosiscono quasi sempre per questioni attinenti alla retribuzione. Dulcis in fundo c’è la mannaia del bilancio; anche qui è cosa nota come non tutti i consiglieri di maggioranza siano disposti a fare quadrato mettendo faccia e manina su un documento che è come una coperta, sempre troppo corta ma la scadenza del termine per approvare la verifica degli equilibri si avvicina paurosamente. Allora di cosa si deve magnificare un sindaco che ha tentato di governare la Città senza riuscire a progettare nulla, che ha distribuito un programma elettorale mai iniziato, che ha sperperato quasi otto milioni di euro di contributi Enel oltre alle somme incassate con l’addizionale Irpef da lui stesso istituita, per non parlare di autovelox, Bucalossi e gabelle varie? Prima di chiedere carta bianca per altri cinque lunghissimi anni, non farebbe bene a farci vedere due conti messi in fila? Come la Banca Centrale Europea, come ogni azienda quotata in borsa anche questa meravigliosa Città ha un suo rating finanziario. La fiducia in chi deve investire sta scemando vertiginosamente, se nemmeno una tra cinque imprese ha avuto l’ardire di avvicinarsi ai nostri confini, probabilmente con la consapevolezza di dover anticipare i propri soldi e di rivederli tra tantissimo tempo. Questi signori, quindi, non contenti di aver sputtanato loro stessi, seppelliti da una valanga di false promesse e vere bugie, sono riusciti a far vergognare tutti i cittadini ed a questi stessi cittadini chiedono ancora di essere votati, convinti di avere a che fare con un popolo di emeriti imbecilli. O gli imbecilli esistono veramente?

La banda de Santa

Ha fatto er grande annuncio in chiesa addirittura
dicenno che la cosa è fatta e non è più futura
che finalmente e siccome nce mai stata,
grazie a lui anche qua la banda lè formata

quant’eri bello assessò dal pulpito rivolto
c’aringavi l’intelligente e pur lo stolto
con l’aria e l’intelletto sopraffino
non se capiva se il vescovo eri te o padre Lino

se so sempre sciolte come all’aria il vino
da quanno a Santa imperversava
la banda de tattano e de zizzino

scommetto che alla fine de sta storia
come de solito accade a sto paese
chiamerete a suonar andrea della DORIA

ARSENIO

L’illusione di un bimbo (che gioca agli eroi)

Restare bambini tutta la vita è bellissimo, restare bambini dentro e a volte atteggiarsi e comportarsi da bambini. C’è chi il bambino si diverte a farlo ancora nonostante sia grandino e debba fare almeno finta di essere diventato grande, come quando l’orsetto, che sarebbe quel signore che fa finta di fare il sindaco, annuncia la sua ricandidatura e dice di disporre, a giorni alterni, di cinque, sette o forse sei liste. Me lo immagino nella sua stanza ad allineare soldatini con un bel cartello “non disturbare” sulla porta, a fare le prove per la sfilata trionfale alla testa di questi ben cinque o sei o sette battaglioni agguerritissimi. Fuori qualcuno sta bussando e dice al sindaco di rimettere i giocattoli nella scatola perché è arrivato l’ufficiale giudiziario che gli sta notificando, che ne so (vado naturalmente ad ipotizzare) il solito pignoramento dell’esiguo conto corrente pubblico già stritolato dal debito dell’acqua e adesso bloccato dai creditori della discarica oppure da quelli dell’ultima sentenza del Tar su la solita ardita interpretazione della normativa urbanistica nazionale. Mi immagino questo finto giovanotto che controvoglia rimette i pupazzetti nel cassetto, accarezzandoli uno ad uno e promettendo loro di ritirarli fuori appena possibile. La stessa fervida immaginazione è rivolta dall’altra parte del fiume, dove altri bimbi stanno giocando, magari non da soli, e si litigano il fazzoletto del ruba bandiera: a loro piacerebbe più tenerlo in mano che far parte di una delle squadre che se lo contendono ma è impossibile giocare a ruba bandiera con più di una bandiera. Purtroppo dopo anni ed anni non hanno ancora capito che il gioco è semplice ma le regole sono immutabili. Con due bandiere in campo non ci si capisce una beta mazza, figuriamoci quando ognuno dei giocatori tira fuori la sua ed il gioco da bello e sportivo come era stato immaginato, diventa una gazzarra incomprensibile, talmente rissosa che mentre i bimbi litigano la bandiera gliela ruba da sotto il sedere qualcun altro. Appena apro gli occhi mi accorgo dell’incongruenza di questi ragionamenti. Siamo sempre al solito copione, tutti vogliono scendere in campo, tutti vogliono proporsi per guidare la nuova Giunta Comunale ma nessuno parla di programmi. Vogliamo cambiare le cose, vogliamo cambiare tutto il sistema ma andiamo a litigare sulle persone. Allora dobbiamo renderci conto che per la maggioranza dei cittadini il problema non sono le cose che non si dovrebbero fare ( ed invece si fanno) e nemmeno le cose che si dovrebbero fare ( e comunque nessuno fa) ma è la distanza che i cittadini percepiscono dal Potere, la convinzione che chi è stato eletto è li solo per fare gli interessi di una ristrettissima parte della Città, che ogni elezione amministrativa diventa la solita guerra per bande, concetto molto simile al gioco dei soldatini, a quello delle figurine ed alla maniera, tutta calcistica, con la quale le squadre ad ogni livello, si contendono i campionati. Cessione di giocatori, rinnovi, cartellini, contratti, questa è la modalità di svolgimento della politica a Santa Marinella e tutto ha una sua logica. Nel calcio, come nel basket e nella pallanuoto, quando si vince il campionato chi incassa sono i giocatori ed il proprietario della squadra mentre al popolo, ai tifosi, rimane soltanto lo spettacolo visto, bello o brutto che sia, e la possibilità di vantarsi di essere stati allo stadio in quel momento. La stessa cosa succede in Città, chi vince prende tutto, il proprietario della squadra è soddisfatto, i giocatori hanno il loro guadagno ed ai poveri spettatori a volte non rimane nemmeno un sedile sullo spalto. Ci deve essere per forza un altro modo, ci deve essere per forza la possibilità di uscire dal pantano in cui la Città ed i cittadini, anche loro malgrado contribuenti, sono stati fatti precipitare e stanno affondando. Io non so cosa racconti il bambino che gioca con i soldatini ai suoi pupazzi allineati sul pavimento della sua grande stanza ma mi piacerebbe che lui e la sua immensa squadra di calcio raccontassero ai potenziali elettori la ragione per la quale il più famoso tecnico ( non di calcio) della storia cittadina non riesca a presentare ancora il documento relativo al provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio 2012. Mancano diciannove giorni alla scadenza dell’ulteriore proroga concessa dal MinInterno ma qui non se ne interessa nessuno anche perché probabilmente più di un soldatino sa che verrà gettato nel fuoco e non vedrà più la sua ballerina di carta. La favola sta volgendo al termine, Non è difficile lasciarsi alle spalle quello che è stato, una lunghissima stagione di bugie e fallimenti, ma bisogna volerlo fare, bisogna crederci.

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Ai ragazzi piace il rock (e la guerra nelle piazze)

Dire che addirittura non ci dorma sarebbe una grandissima bugia ma da un po’ di tempo c’è una domanda che mi frulla in testa: le primarie di Santa Marinella si faranno oppure no? La sensazione è che chi ci credeva non ci crede più ed invece chi non le voleva fare si sia talmente cullato in quest’idea che adesso le vuole per davvero. Esiste però un problema di carattere fondamentale ovvero che a qualche settimana di distanza dalla fatidica data sappiamo con buona a approssimazione quali siano i candidati e nulla sappiamo ancora su quali siano i programmi ovvero cosa questi fantomatici candidati vogliano proporre, quale modello di nuova città intendano portare avanti e quali istanza ritengano di poter rappresentare. Il rischio quindi si sta tramutando in una certezza e cioè che le primarie si facciano per le persone e non sui progetti, si facciano più per escludere concorrenti che per alimentare un’alternativa. Questa potrebbe essere la soluzione più radicale per avere la certezza di perdere le elezioni. Se il centrodestra fosse un centrodestra vero, e non quell’armata brancaleone che ha sempre dimostrato di essere, avrebbe la carta in mano, quella giusta, per vincere di nuovo. Basterebbe che le primarie le facessero loro, che facessero scegliere al loro popolo il candidato sindaco, questa sarebbe la vera rivoluzione, questo sarebbe il modo per ritornare in pista, per trasformare un naufragio amministrativo in un tentativo, pur misero, di rilancio. La presunzione che ha fatto vivere di luce riflessa un piccolo sindaco è la stessa che gli fa credere di essere l’unica strada percorribile, quando lui stesso la propria non l’ha mai trovata. Di queste ore è l’ultima sconfitta della politica fatta a suoni di “e che problema c’è?”: è arrivato il colpo di grazia sulla sfortunata gestione dell’azienda ex Anni Verdi, che nonostante sovvenzioni e contratti di ferro con la sanità regionale ha ripreso a licenziare e si avvia verso la chiusura della struttura di Santa Severa. Tutti ricordano le apparizioni mistiche di Roberto Bacheca in via dei Normanni, attorniato dai fedelissimi assessori. Grimaldi in prima linea con lo striscione in mano. Tempo di un paio di benedizioni il nostro ha sistemato i suoi fedelissimi con altrettante posizioni ad hoc e messi col culo al caldo i portatori sani di voti ma mandato gli altri dipendenti allo sbaraglio non senza prima averli unti con l’olio santo, averli fustigati con un bel ramo di rosmarino ed averli lasciati mentre in fila per tre intonavano uno splendido “grazie Lollo” camminando di buon passo verso la disoccupazione. Perché allora il centrodestra dovrebbe riproporre questo modello disgraziato e perdente se vuole riaffermarsi in città? Conosco bene per ragioni personali e genetiche cosa sia la Destra e come si faccia politica, da Destra, e posso quindi dire con chiarezza ed infinita coerenza che questi signori a destra non portano nemmeno il fazzoletto. L’unico motivo per continuare a votare in quella direzione, promesse elettorali a parte, potrebbe essere proprio incentrato su un nome nuovo, su una personalità carismatica che sappia incanalare le mille anime diverse di un complesso eterogeneo verso lo scopo dello sviluppo della nostra Città. Davanti al resto c’è solo la sconfitta, che se non equivale alla perdita di consensi corrisponde alla perdita di prospettive di futuro, non tanto per noi quanto per i nostri figli. Qual è la ragione per la quale dopo aver governato non fu riproposto agli elettori il sindaco Bordicchia? Se qualcuno ha la coerenza di giustificare quella scellerata scelta deve ben comprendere come l’abdicazione di Roberto Bacheca debba corrispondere ad una logica superiore che impone a chi vuole fregiarsi dell’appellativo di politico il rispetto prima dei suoi concittadini e soltanto poi del proprio orgoglio e del proprio ampio stomaco. Davanti ad una scelta coraggiosa come questa sarebbe difficile per il resto della politica cittadina rimanere a fare la calzetta, costringendo tutte le persone di buona volontà a mettersi in gioco evitando quei personalismi che da una parte sono veri ostracismi contro il costruttore Fronti e dall’altra contestano il fannullone Bacheca. I tempi sono difficili e proprio tempi come questi favoriscono le scelte radicali ma ponderate e non nichilistiche. Serve coraggio e serve anche il sapersi fare da parte. La situazione è di una gravità spaventosa, sia d’esempio quello che sta succedendo nella vicinissima, anche troppo, Civitavecchia dove un altro sindaco troppo simile al nostro ha governato per cinque anni nascondendo la polvere sotto il tappeto. I nodi prima o poi vengono tutti al pettine ed a pagare sono sempre le stesse persone. Un passo indietro non è codardia ma rappresenta senso civico e rispetto verso la propria Comunità. La gente di Santa Marinella sembra insensibile a certi temi, ma lo sembra solamente.

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Dove vai, ma dove stai correndo (forse dove è già il tuo cuore)

La politica ha le sue regole, fisse ed immutate da secoli, che possono subire piccole sfumature ma che non possono cambiare. La politica è rappresentatività e riferimenti, in maniera tale che la delega che si esercita con il voto, nelle elezioni o anche solo nei congressi, possa avere un sistema di rendicontazione documentale che serva come riferimento per chi ha dato la delega e come giustificazione per chi ha agito in nome dei propri elettori. Scusatemi, la giornata non è delle migliori e passare la commemorazione dei defunti a scrivere di politica non mi aiuta ad essere leggero, proverò a dire meglio. Santa Marinella è un’isola felice o meglio potrebbe esserlo. Una serie di questioni ancora pendenti, unite all’incapacità più volte denunciata di una cosiddetta classe dirigente, ne bloccano lo sviluppo. Nulla decolla e nulla cresce. Provare a cambiare è difficile, ci sono meccanismi inafferrabili che stroncano sul nascere ogni tentativo di uscire da un loop trentennale. La politica dovrebbe essere la soluzione di questo problema innanzitutto identitario ma le regole alle quali facevo riferimento all’inizio della “predica” sono sconosciute a Santa Marinella oppure non vengono applicate. Io propendo per la seconda ipotesi e vi spiego anche perché. Si stanno formando in questi giorni i primi gruppi di riferimento per la corsa di primavera, per l’arrembaggio al palazzo. E’ uso che i gruppi più piccoli s’incontrino fino a formare una coalizione che si presenterà agli elettori e che queste riunioni siano lunghe e appassionate ma manca un dato fondamentale. Dalle riunioni non esce mai un documento che è l’elemento cardine di ogni azione politica. Alle riunioni di solito partecipano i vertici con una delega della base che propone in sede assembleare la linea del partito o movimento che sia. Ma non si creda che il “documento politico” non viene stilato per la supponenza dei dirigenti di queste fazioni, che credono di poter fare e disfare come vogliono. Il documento non si deve fare perché non esiste in nessun gruppo la voglia di muoversi in una sola direzione, si gioca sempre su più tavoli con la stessa puntata nella speranza di poter vincere ad uno meglio che all’altro. Allora, in una situazione così ingarbugliata, è difficile stilare un documento politico e poi sottoscriverlo e poi trovarsi a fare gli stessi ragionamenti con un’altra parte ancora. In un mondo dove l’onore facesse la sua parte un comportamento di questo tipo sarebbe giudicato socialmente inammissibile ma a Santa Marinella, dove la politica è lo specchio della società, ci si prende in giro continuamente, mille salamelecchi e si è pronti a rimangiarsi tutto al prossimo inchino. Con questa logica scrivere sarebbe troppo compromettente e, come si dice nei polizieschi americani, potrebbe essere usato contro di noi. Meglio sorridere ed ammiccare ed andare avanti puntando su più tavoli. La speranza di aumentare le proprie possibilità di vittoria salirà, è matematica, ma si sarà dato un altro calcione nel sedere alla possibilità vera di cambiare qualcosa. Nel frattempo il tanfo sale.

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Tutti d’accordo (e si può andare avanti)

Probabilmente sarà una pia illusione, quella di riuscire a governare oggi con un metodo vecchio di almeno trent’anni. Eppure sul fatto che il metodo sia sbagliato, vecchio ed inefficace i segnali ci sono tutti e sono tanti, vanno dalla stanchezza della gente alla crisi che mai come ora toglie respiro e prospettive, passando per una sonora processione di sconfitte a tutto campo riportate con la consueta benevolenza sotto silenzio da un ufficio che dovrebbe essere di pubblica informazione ed invece è di propaganda personale e basta, naturalmente retribuito con le imposte dei cittadini. Ricominciamo con le feste, da qui a San Giuseppe, Santo Natale compreso, la Città sarà tutta una bancarella e gli sponsor che di volta in volta ci assicurano la piena copertura finanziaria degli eventi sono sempre gli stessi, non speranzosi imprenditori locali o extraterritoriali ma i soliti diciottomila contribuenti santamarinellesi. Di cosa non possiamo lamentarci, oggi, cercando cioè di non farci prendere ulteriormente per il culo? Praticamente di nulla. Le grandi manovre intorno al porticciolo turistico fatte, come di consueto, di proclami militari (dovevamo spezzare le reni a non mi ricordo chi, dovevamo fermare l’assalto del “privato” sul bagnasciuga??) sono tutte fallite. Il tribunale amministrativo ci ha ordinato di stendere il tappeto rosso all’attuale concessionario, di rispettare i patti sottoscritti e di fargli fare quello che gli era stato promesso, pena la nomina di un commissario ad acta che dovrà fare tutto quello che l’amministrazione non ha voluto fare. E se ce ne facessimo nominare uno anche per tutto il resto? Pensate che bello, un commissario per l’applicazione del contratto con la concessionaria del servizio di raccolta dei rifiuti. Oggi siamo in pieno regime d’emergenza, anche il terzo step tanto decantato dal delegato Maggi è saltato e la morosità del Comune nei confronti della discarica aumenta giorno dopo giorno e sarà così fino a quando i cancelli di Cupinoro non ce li chiuderanno in faccia. Siamo in piena emergenza rifiuti ed il Comune cosa fa? La congrega dei cervelli pensanti ha escogitato una soluzione definitiva per risolvere il problema della città sporca. Invece di prendersela con una ditta che ha vinto l’appalto prendendo per stanchezza i concorrenti, che ha iniziato a lavorare senza avere né i mezzi né la professionalità richiesta e sufficiente (ricordate che gli operai hanno lavorato per almeno otto mesi con la tuta della precedente appaltatrice, l’Ama Servizi?) hanno iniziato a stigmatizzare il comportamento prima dei villeggianti e poi degli amministratori dei condomini. I primi non ci sono più e i secondi non si lamentano per definizione, ma allora perché la città continua ad essere sporca? La banda del buco (nel formaggio) ha messo alle costole dei lavoratori di Gesam un controllore che ha il compito di verificare se questi operai lavorino effettivamente. E’ il secondo tentativo di controllare l’operato della società, il primo era stato ordito, e noi l’avevamo denunciato prontamente come nostro costume, qualche mese fa, quando il sindaco stesso aveva conferito insegne e collare ad un gruppo di dipendenti della società che loro stessi dovevano controllare. Il cane si era morso la sua stessa coda, cosa abbastanza comune a via Rucellai, ed allora nessuno aveva fatto caso all’anomalia; adesso per controllare i lavoratori è stato incaricato un dipendente comunale che è stato distolto dal suo dovuto e retribuito lavoro. Ma non paghi o forse nell’intento di garantire la medesima logica spartitoria che ha distinto quest’amministrazione comunale dai primi vagiti fino agli ultimi sospiri di questi giorni dietro al dipendente comunale è stata mandata un’altra persona, in servizio da qualche giorno con il compito di controllare colui che controlla. A denunciare il fatto qualche cittadino che probabilmente a furia di leggerci ha iniziato a pensare al nostro stesso modo e si è incuriosito nel vedere la squadra in tuta arancione al lavoro seguita a breve distanza da un tizio con l’impermeabile chiaro, occhiali scuri, bavero alzato e cappello calato sugli occhi che si appiattava dietro agli alberi. Subito dietro di lui un altro signore che, invece degli occhiali scuri, aveva davanti alla faccia un quotidiano con due fori provvidenzialmente sistemati all’altezza dei bulbi oculari. Il trenino in mezzo alla strada ha appunto incuriosito i nostri affezionati lettori che davanti ad altri trenini consumati proprio in via Rucellai hanno fatto spallucce ma questo porta sulle fiancate l’insegna del ridicolo, di un sistema fine a se stesso che non sa introiettare il fallimento, un fallimento che era nell’aria dall’inizio e che ora sta diventando pericolosamente contagioso. E’ il fallimento che deriva dalla coincidenza tra personalità inesistenti, metodi clientelari, arroganza e brama di potere che hanno depauperato la città e tolto ogni speranza ai suoi abitanti. Cambiare metodo, basterebbe per ora soltanto questo e le cose potrebbero andare già meglio. E sarebbe soltanto l’inizio.

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2 novembre….. a Santa

“Ogn’anno il due novenbre c’è l’usanza

per i defunti andare al Cimitero

ognuno lla da fa chista crianza

ognuno a da ttenè chistu penziero”

 

il Principe comneno sì rimava

quando, or dovè, andava

a rendere omaggi ai suoi defunti

come al giorno d’oggi fanno tanti

in questi luoghi e in questo tempo

ogni viale è un gran fermento

si coloran di fiori i tetri tumuli

e ad illuminar lumini e luci a cumuli

e i campi santi diventano un giardino

come a seguir nò spirito divino

e in tutta la nazzione, in tutta quanta

meno che in quello della “Pianaccia” a Santa

appena entri t’accorgi che sconquasso

e che r’ profilo che se tiene è proprio basso

le siepi e l’arberi pizzuti, che na vorta eran belli

so bruttie so malati, pure perchè so sempre quelli

e se ner corridoio te fermi a guardà n’fornetto

te consiglio de mettete l’ermetto

perchè da sopra e vorrei di “mortacci”

te caschino n’testa fior de carcinacci,

da li lavori precisi c’ha fatto tarzanetto

quello che tanto pijo e poco metto.

nun parlamo poi de secchi, scope e scale

c’è ne sta una pe tutto l’arsenale

e la ringhiera tutta arrugginita?

che si te c’appoggi te cascheno le dita.

e er secchione che de tutto olezza?

lavandini attappati pieni de monnezza

poi vorrei sapere

chi è il fenomeno, il cui dovere,

è stato quello de circondà i lavori

co le transenne appiccicate ai fori

de li loculi e in questo modo

permette er passo e, io lo lodo,

all’omini secchi de traversa

e alle donne co le zinne meno de la terza

e quanto sopra e tutto ciò succede

perchè e, nun c’è se crede,

chi dovrebbe “seguire” il cimitero

è sempre appresso ar baffo il giorno intero

speriamo che alle prossima elezzione

se lo ricordi la popolazzione

de chi ha trattato li defunti co lo sdegno

e non se sbaijji nell’urna a mette er segno

 

ma se così non fosse davanti ar cancellone

dovremmo scrive ” QUI GIACE ER POPOLO COJONE”

 

ARSENIO